Raccontare come si è plasmata ed evoluta l’idea di Stato, a partire dai re della dinastia dei Trpimirović, nell’Alto Medioevo, passando per l’elezione di altri casati regnanti che si sono affermate nei periodi successivi – dagli Arpadi agli Angioini, dal Lussemburgo agli Hunyadi, dagli Jagelloni agli Asburgo-Lorena –, fino al 1918, mettendo in evidenza la continuità giuridica e simbolica della comunità statuale attraverso i secoli e fino ai giorni nostri. A Zagabria la galleria d’arte intestata al miniaturista quarnerino Juraj Julije Klović/Giorgio Giulio Clovio – tra le più prestigiose del Paese – ospita fino al 15 febbraio 2026 una delle mostre più attese e ambiziose di questi ultimi anni, l’evento museale clou di questa stagione espositiva in Croazia: In principio fu il Regno (in originale, “U početku bijaše kraljevstvo”), che gode dell’alto patrocinio del Governo e in coordinamento con il Ministero della Cultura e dei Media. Per l’occasione, si possono ammirare, in un allestimento suggestivo, i tesori di famiglia, testimonianze di eccezionale importanza storica e artistica provenienti da diversi enti e istituzioni.Il percorso espositivo si articola su tre piani della Galleria e presenta più di 400 opere, tra reperti archeologici, manufatti artistici, documenti storici, materiali d’archivio e oggetti di arte applicata. Alla realizzazione del progetto, insieme con i Klovićevi Dvori, hanno collaborato l’Archivio di Stato, il Museo storico croato, il Museo archeologico di Spalato e la Biblioteca nazionale e universitaria di Zagabria. Nel team scientifico erano inclusi il professor Dino Milinović, della Facoltà di Filosofia di Zagabria, autore principale, i colleghi Tomislav Galović e Trpimir Vedriš, entrambi professori associati della medesima facoltà zagabrese nelle vesti di coautori, mentre la curatela è stata affidata a Iva Sudec Andreis. Hanno partecipato oltre cento professionisti – tra cui museologi, archivisti, conservatori, restauratori e tecnici – e più di cinquanta esperti di storia e storia dell’arte provenienti dalla Croazia e dall’estero.

FONTI EMERSE CENT’ANNI FA
Tutto in omaggio del 1100º anniversario della fondazione del Regno di Croazia, atto associato all’incoronazione di Tomislav, primo sovrano nazionale, avvenuta secondo la tradizione nel 925. Come ha spiegato il direttore della Galleria, Antonio Picukarić, l’iniziativa s’ispira all’Esposizione storico-culturale della città di Zagabria per il millenario del Regno di Croazia (925-1925), di circa un secolo fa. Nel 1925, fu determinante la scoperta di una copia della lettera legata al sinodo di Spalato del 925, in cui papa Giovanni X (914 – 928) chiama Tomislav “figlio prediletto e sovrano dei croati” (termine che ricorre nella corrispondenza con altri sovrani feudali), dalla quale gli storici hanno dedotto che quasi fosse già re in quella data, sebbene le circostanze della sua incoronazione rimangano ignote.

Una delle fonti più importanti su Tomislav (o Tomislao) è la Historia salonitana maior, versione estesa e più ampia di una cronaca medievale scritta in latino da Tommaso l’Arcidiacono nel XIII secolo, che contiene note sui concili ecclesiastici di Spalato del 925 e del 928. Secondo questi dati, Tomislav fu il primo sovrano croato a fregiarsi del titolo di re (rex) e a governare sulle città e sulle isole della Dalmazia, nominalmente sotto il controllo bizantino. Tuttavia, Ivan Lučić o Giovanni Lucio di Traù, il padre della storiografia croata, ritenne la Historia una fonte inaffidabile e considerò Stjepan Držislav il primo re incoronato di Croazia (governò dal 969 al 997 circa).

PERCORSO SPALMATO SU TRE PIANI
Le sale offrono un viaggio coinvolgente, articolato in sezioni tematiche che affrontano i principali fenomeni politici, sociali, religiosi e culturali che hanno caratterizzato la storia croata. Sala dopo sala, il visitatore può seguire l’evoluzione dalla formazione del principato croato nel IX secolo, il periodo dei sovrani nazionali, le dinastie straniere che si sono susseguite sul trono di Croazia e la costante interazione tra le strutture imperiali e non – la Chiesa di Roma, Bisanzio, l’Impero Franco, le Terre della Corona di Santo Stefano, la Monarchia Asburgica – e le realtà locali, con la Repubblica di Ragusa come esempio più illustre di autonomia comunale. Il Regno di Croazia sarebbe esistito come Stato sovrano dal 925 al 1102, quando entrò in un’unione personale con il Regno d’Ungheria, sotto il controllo della dinastia Arpadiana ungherese. Nel 1527, al Sabor di Cettigne, i nobili croati elessero Ferdinando I d’Asburgo come nuovo sovrano e sotto questo casato la Croazia rimase fino al 1918, quando sia il potere degli Asburgo che il Regno di Croazia stesso cessarono di esistere (confluì nel Regno dei serbi, croati e sloveni).

TRA PASSATO E FUTURO
“L’intera esposizione è stata concepita con uno sguardo al passato e al futuro. Guardiamo al passato per raccontare una storia che riteniamo degna di essere narrata, un continuum che collega undici secoli della storia nazionale croata. Ma guardiamo anche al futuro: la mostra vuole essere un fondamento di quella che possiamo definire una ‘educazione alla memoria’: un aspetto educativo non superficiale né imposto, ma di grande rilevanza”, ha sottolineato Dino Milinović. Spalmata su tre livelli, il primo piano la narrazione si concentra sulla migrazione dei croati e l’arrivo nelle attuali terre, nonché fatti e fenomeni medievali; al secondo piano, invece, si tratta invece l’età moderna e il lungo Ottocento fino alla fine della Monarchia austroungarica; il pianoterra è dedicato interamente al re Tomislav. L’approccio dei curatori è fortemente documentario: ogni oggetto, documento o manufatto è selezionato per testimoniare la continuità dell’identità nazionale croata e il suo rapporto con i contesti politici e culturali europei.

Tra i capolavori, la fonte battesimale del principe Višeslav (VIII secolo-802 circa), proveniente da Nona e giunta a Zagabria da Venezia nel 1942. La sua iscrizione latina menziona il sacramento del battesimo e il nome slavo di Višeslav, arricchiti da un repertorio ornamentale classico, unico in Europa. Višeslav governò con il consenso del papa e dell’Impero bizantino. Il suo popolo combatté contro i Franchi durante il suo regno. Nel 799, partecipò in qualità di comandante, all’assedio dell’antica Tarsatica, sconfiggendo (e uccidendo) Enrico, duca del Friuli, nominato dal re dei Franchi, Carlo Magno, che aveva tenatao di estendere alla Croazia il suo dominio. Da ammirare anche il rilievo di Petar Krešimir IV (circa 1058-1074) e la lapide di Bescanuova (Bašćanska ploča), primo scritto in glagolitico a menzionare un re croato, Dmitar Zvonimir (1075-1089).

TRA I PEZZI PIÙ INTERESSANTI: UN’OPERA DI FRANCESCO LAURANA
Tra i reperti di maggior rilievo, le regalie delle dinastie straniere, come la corona angioina, conservata nella Mostra permanente di arte sacra di Zara, la croce processionale restituita ai francescani di Zara dopo il furto degli anni Ottanta; quindi oggetti raffinatissimi dell’oreficeria medievale europea, tra cui l’arca monumentale in argento contenente le reliquie attribuite a San Simeone Profeta, patrono di Zara, con il calice, il velo e la corona, che attestano la vivace vita religiosa e culturale della Dalmazia nel XIV secolo. Tra i pezzi più rari, figurano il mantello di Ladislao (XI-XIV secolo), proveniente dal Museo della Cattedrale di Zagabria e, dalla Biblioteca apostolica vaticana, la copia della celebre Historia Salonitana di Tommaso l’Arcidiacono. La Biblioteca nazionale austriaca di Vienna ha prestato l’unico esemplare noto dell’orazione di Bernardino (Bernardin) Frankapan o dei Frangipane, Oratio pro Croatia del 1522, drammatica testimonianza delle devastazioni successe dopo la battaglia di Krbava del 1493, combattuta tra l’esercito ottomano e le forze croate.

Particolare attenzione merita il busto di Antonio Barresi, opera di Francesco Laurana (Franjo Vranjanin). Come ha sottolineato Milinović, si tratta di un capolavoro raramente visibile al pubblico – esposto soltanto nel 2004 – e oggi conservato presso l’Istituto croato di restauro a Zagabria. La sua presenza in quest’esposizione ha un valore speciale: oltre la raffinatezza formale, una finezza squisitamente rinascimentale, offre la possibilità di riscoprire uno dei grandi maestri del Rinascimento adriatico. Laurana fu una figura chiave nel dialogo artistico tra le due sponde dell’Adriatico. I suoi busti di straordinaria purezza incarnano l’ideale umanistico dell’armonia e della misura.

Non mancano opere pittoriche e scultoree di Mato Celestin Medović, Oton Iveković e Robert Frangeš Mihanović, insieme a bozzetti, modelli, filmati d’epoca e materiali pubblicitari legati al centenario, come la “bionda” commemorativa prodotta nel 1925 dalla Birreria di Zagabria. Conclude il percorso la Costituzione della Repubblica di Croazia, a coronamento di un millennio di aspirazioni. Tomislav Galović ha dichiarato: “Questa mostra rappresenta un periodo profondo e complesso della storia croata, dal primo insediamento fino al 1925. L’intento è mostrare gli aspetti più importanti e solidamente documentati della nostra storia, seguendo il filo conduttore della celebrazione del Regno croato come tema centrale. L’approccio documentario permette di offrire al pubblico una ricostruzione chiara e rigorosa dei principali eventi e personaggi della storia croata”. L’installazione dell’artista contemporaneo Vitold Košir, all’ingresso della Galleria, è il “dittico” simbolico, filo prezioso che lega le radici antiche della Croazia alla creatività contemporanea, ricordando come la storia non è solo memoria, ma anche ispirazione per il futuro.
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