Immaginare il futuro

PANORAMA Nel 2027, «Panorama» taglierà il traguardo dei suoi 75 anni. In una realtà mediatica profondamente cambiata, servono nuove soluzioni. È giusto che a cercarle sia una persona in grado di leggere il mondo di oggi e anticipare quello che verrà. Dal prossimo numero, la direzione della rivista passa a Krsto Babić

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Immaginare il futuro
Foto Goran Žiković/Edit

Il primo amore non si scorda mai, recita un antico detto. E il mio primo amore professionale è stato il giornalismo. L’occasione di intraprendere questo percorso mi si presentò frequentando l’indirizzo “Collaboratore nel settore della informazione”, una delle offerte formative dell’allora Centro per l’istruzione in lingua italiana di Fiume (per poi iscrivermi, sostenuta da una borsa di studio – assicurata nell’ambito della collaborazione permanente tra l’allora Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume e l’Università Popolare di Trieste –, al Corso di Storia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Trieste, seguendo un consiglio di Umberto Eco, che avevo letto nel suo celebre manuale del 1977). Alle medie, accanto all’apprendimento di teorie, tecniche e linguaggi giornalistici – con la guida di maestro come Ezio Mestrovich, Alessandro Damiani, Renzo Vidotto, Irene Mestrovich e altri –, avevamo l’obbligo della cosiddetta pratica, un tot di ore da svolgere nel corso dell’anno all’interno di una delle testate della Comunità nazionale italiana. Grazie a questo approccio diretto con il funzionamento di una redazione, potevi capirne i meccanismi e i ritmi, ma anche se avevi la stoffa per fare il giornalista.

Krsto Babić. Foto Josip Mikacic/PIXSELL

In più, a darci una spinta ulteriore a scrivere, arrivava Ezio Giuricin, con “Panorama Giovani”, inserto del nostro quindicinale: accattivanti pagine colorate (rosa cipria, celeste-carta da zucchero, verde salvia, giallo-ocra), dalle tonalità desaturate ma dai contenuti vividi. I giovani, con la loro tipica energia propulsiva e lo slancio ideale, specchiavano le trasformazioni della società, i sogni di una generazione, si facevano portatori di visioni nuove o comunque diverse da quelle dei “padri fondatori”, di un pensiero forse acerbo ma critico, capace di porsi e porre domande. Era una palestra e ad “allenarsi” tra le sue colonne saranno firme poi entrate nella storia del giornalismo, ma anche della letteratura, della politica della Comunità nazionale italiana. Molti di questi protagonisti sono ancora attivi nelle redazioni italiane di queste terre. Forse non era il suo obiettivo principale e unico, ma questo progetto, con lungimiranza, correva già qualche metro prima dello start per assicurare la resistenza nel tempo di un pilastro imprescindibile per la conservazione e la diffusione di lingua, valori, cultura, identità della CNI.

Certo, non ci fu solo “Panorama Giovani” a cercare di prevenire il rischio di rimanere con le redazioni sguarnite. Negli anni, la stessa vecchia UIIF, e in seguito anche l’Unione Italiana, metteranno in campo strategie mirate a garantire il ricambio generazionale. Borse di studio vincolate, aggiornamenti professionali e stage in Italia, borse libro cumulative e individuali, abbonamenti alla stampa dall’Italia, incontri tra addetti ai lavori e altre occasioni di crescita personale e, soprattutto, professionale. Per articolare tematiche e interessi del settore, la Giunta esecutiva dell’UI si doterà pure un dicastero specifico – dedicato (anche nel nome) all’informazione e all’editoria – e l’Assemblea di una Commissione per i mass media, come suo organo operativo permanente, quasi a conferma dell’importanza strategica di una professione che, con rigore etico, ha cercato e cerca tutt’oggi di raccontare e spiegare la realtà, agendo al contempo da “collante”, costruendo il senso di appartenenza.

Da allora tante cose sono cambiate. È cambiato il rapporto con l’informazione, la considerazione che si ha di un settore che troppo spesso entra nei titoli soltanto quando c’è un problema. È cambiato il modo di accedere ai contenuti informativi, di consumarli, di condividerli, di produrli. Da un’indagine che l’agenzia Ipsos ha condotto a maggio per conto dell’Agenzia croata per i media (nell’ambito della strategia “Istituzione di un sistema di fact-checking dei media e di divulgazione pubblica dei dati”, finanziata dal Meccanismo per la ripresa e la resilienza dell’Unione europea), emerge che quasi il 60% dei cittadini croati intervistati (e il 70% di quelli della Gen Z e dei Millenials) si imbatte nelle notizie “per caso” piuttosto che cercarle attivamente; per il 4,5% di questi, semplicemente non fa parte della loro routine quotidiana. I canali principali sono le piattaforme digitali e i social (nella misura del 52% tra i più giovani, “contro” il 6% dei cosiddetti Boomers, di cui il 67% è orientato su giornali, radio e tv), seguiti dai siti web. Quasi il 40% ha dichiarato di evitare le notizie di carattere politico per il loro impatto emotivo negativo (risultato è in linea il “Digital News Report” 2024 del Reuters Institute, che monitora annualmente il comportamento dei media in oltre 40 Paesi).

Lo spostamento del baricentro verso gli algoritmi e altre dinamiche impongono ai media tradizionali di confrontarsi con le proprie fragilità e con sfide sempre più complesse. Il discorso investe anche “Panorama”, rivista che nel 2027 taglierà il traguardo del 75º della fondazione. La transizione è una strada obbligata, non un’opzione: la domanda è come gestirla e chi sarà a farlo. Non sarò io. Per rispetto delle legittime aspettative dei lettori, dell’editore e del fondatore, ho deciso di non ricandidarmi e di lasciare che a trovare le soluzioni sia una persona maggiormente capace di leggere il mondo di oggi e quello che verrà, di intercettare una sensibilità che è certamente diversa rispetto al passato.
Dal 2014 a oggi, ho provato a creare il miglior prodotto possibile che potevo fare con le mie competenze, la passione, l’impegno, le risorse a disposizione. Ringrazio i membri della Redazione, i collaboratori, quanti mi hanno dato fiducia, sostenuta e accompagnata in questo percorso, tutto in salita ma bellissimo e gratificante. Facendo tesoro di tutto ciò che ho acquisito, continuerò a curare il mio primo amore, mettendo al servizio della testata e delle altre pubblicazioni dell’EDIT, se lo vorranno, l’esperienza che ho maturato fin qui. Sono certa che il collega Krsto Babić, da ottobre in carica come caporedattore responsabile del quindicinale, con le carte che ha in mano e il suo entusiasmo riuscirà a realizzare una rivista “ancora più migliore” (perdonatemi il pleonasmo, ma ci sta), ancora più autorevole, più accessibile, in grado di integrare tradizione ed esigenze del pubblico moderno, ma sempre restando fedele alla sua mission nei confronti della CNI.

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