Il futuro è verde e digitale

Valter Flego, europarlamentare in carica da un anno e mezzo. Uomo dalle mille risorse, le sfide che lo attendono sono numerose ma il tempo per affrontarle di petto non gli mancherà. Come neppure l’energia. Parliamo infatti di un istriano doc

L’europarlamentare Valter Flego

Un europarlamentare agile, il cui operato è riconosciuto e apprezzato a tutti i livelli. Un ingegnere prestato alla politica: razionale, pratico, propositivo e creativo. Profondamente legato all’Istria, uno dei personaggi chiave della Dieta Democratica Istriana, è stato sindaco, presidente della Regione Istriana, ha partecipato a numerosi progetti che hanno per finalità la crescita e il dialogo interculturale, la coesistenza in un territorio multietnico, il rilancio del territorio. La nostra intervista a Valter Flego è stata condotta seguendo i criteri della “nuova normalità” in cui ci siamo imbattuti a seguito della Pandemia. Vale a dire servendoci di tutte quelle diavolerie che chiamiamo comunemente nuove tecnologie. Purtroppo il Covid ci sta privando di una dimensione fondamentale nel giornalismo che è il contatto umano, la stretta di mano che per tanti mesi non abbiamo potuto dare. Eppure la vita va avanti e dobbiamo fare di necessità virtù. Ciò non significa che non appena potremo lo incontreremo di persona, magari faremo una passeggiata assieme, per assaporare i profumi dell’Istria a cui lui ci tiene tanto e per parlare del nostro futuro, quel futuro che è già qui e che come ce lo spiega Flego… sta cambiando (speriamo in meglio) le nostre vite.

Quali impegni prioritari ha preso agli inizi del suo mandato?

“Sin dagli inizi mi sono concentrato su temi quali la trasformazione digitale e l’impiego delle nuove tecnologie, le politiche verdi, le mie priorità riguardano pure i Fondi Europei, il turismo, l’energia e l’agricoltura. In armonia con i miei ambiti d’interesse ho scelto pure le Commissioni a cui partecipare. Sono membro della Commissione per il traffico e il turismo, di quella per l’agricoltura e lo sviluppo rurale e della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo. Questi sono i settori in cui mi impegnerò anche in futuro, appoggiandomi pure al mio gruppo di riferimento che è Renew Europe. Mi occupo di politiche indirizzate ai nostri cittadini i cui benefit poi trovano riscontro nelle loro vite. Nel periodo a venire la mia priorità riguarderà senz’altro l’ingresso nell’area di Schengen. Purtroppo il Covid-19 ha messo in secondo piano questo importante argomento, ma ora è giunto il momento di attualizzarlo. L’ingresso in Schengen è per la Croazia molto importante, questo tema non deve essere ridotto aun dibattito che di tanto in tanto riproponiamo o commentiamo un paio di volte l’anno, quando ci ritroviamo con le code ai confini”.

Dopo aver ha aderito al gruppo Renew Europe, quali finalità si è posto?

“Renew Europe, ovvero Rinnoviamo l’Europa, è la terza formazione, in quanto a rilevanza, del Parlamento europeo. Noi rappresentiamo le forze liberali e i riformisti progressivi, ed è la prima volta, nella storia dell’Ue, che siamo così forti e ciò è molto importante per il lavoro che svolgiamo. Abbiamo la possibilità di incidere sulle politiche europee e promuovere la nostra agenda digitale, contribuire in modo determinante alle politiche verdi, una delle nostre priorità assolute. I voti del centinaio di deputati che hanno aderito al nostro gruppo ci permettono di esercitare un ruolo chiave nel processo decisionale e nella votazione in seno al Parlamento. Il nostro impegno è indirizzato ad aumentare gli investimenti su ricerca, sicurezza, tutela ambientale, impiego giovanile, sulla definizione di una cornice giuridica stabile per la regolamentazione delle nuove tecnologie. Puntiamo sull’aumento degli investimenti in progetti infrastrutturali sostenibili, soprattutto le ferrovie… Ecco queste sono le nostre priorità”.

È stato nominato a Relatore per l’Europa Digitale. Perché la digitalizzazione è importante per l’Europa e perché lo è per la Croazia? Che cosa comprende e in quale modo più aiutare i cittadini, le imprese e gli stati nel processo di ripresa economica?

“Il mio impegno nell’ambito del Programma Europa Digitale andrà avanti per tutto il mio mandato e sono convinto che i cittadini e le imprese riusciranno a comprendere l’utilità di questa trasformazione digitale europea in atto. Ciò aiuterà a superare le lacune degli investimenti, che incidono sia sul settore pubblico che su quello privato, aiuterà le aziende a implementare la propria attività, aprendo loro nuovi sbocchi, aiuterà pure i cittadini a sviluppare le proprie competenze digitali. La trasformazione digitale è una delle chiavi della ripresa economica di tutti i Paesi membri dell’Ue. Operazioni e verifiche a distanza, maggiore trasparenza e produttività dei servizi pubblici, un’e-business più efficiente, progetti rivolti alle Smart city, un’istruzione più moderna, soluzioni intelligenti per settori come il turismo o l’agricoltura… insomma non c’è attività che non sarà coinvolta in importanti cambiamenti. La trasformazione digitale della Croazia può essere molto importante per l’uscita dalla crisi, ci può aiutare a risparmiare tempo e denaro, anche se gli ostacoli ci sono, come per esempio l’assenza di una strategia e il non aver prestato le dovute attenzioni alle innovazioni e alla scienza. I soldi europei possono avere un ruolo chiave, ma è indispensabile che tutti i livelli di potere vengano attivati, e che il loro sia un approccio serio, soprattutto quando si tratta di stilare programmi operativi. Il fanalino di coda dell’Ue è riservato a coloro che sottovaluteranno l’importanza della digitalizzazione, e io mi auguro che la Croazia sia riuscita ad imparare qualcosa dai propri errori”.

Dove potremmo collocare l’Europa per quanto riguarda la digitalizzazione in rapporto a ciò che è stato fatto da Stati Uniti, Cina o Giappone?

“L’Europa in questo momento non tiene il passo con le grandi economie mondiali quali gli Stati Uniti o la Cina. Se paragoniamo il numero delle big-tech fondate negli ultimi dieci anni in Cina o negli States con i dati europei il motivo di questo ritardo è piuttosto evidente. Cina, Stati Uniti… sono alla guida della corsa tecnologica. Vedremo se negli anni a venire l’Ue riuscirà a modificare l’attuale assetto globale, superando il gap, sia per quanto riguarda gli investimenti che la digitalizzazione. Questo è il nostro piano. A confermare tutto ciò è l’incidenza del digitale sull’economia complessiva dell’Ue nel periodo di bilancio 2021-2027,che non è stato mai così grande. Europa digitale è il primo programma di finanziamento destinato esclusivamente al supporto della trasformazione digitale dell’Ue. Ben il 30 p.c. della spesa complessiva di ciascun programma va a favore degli obiettivi climatici, mentre la voce spesa in favore della trasformazione digitale si trova, a sua volta, inclusa in ciascuno di questi programmi. L’Europa ha riconosciuto il fatto che l’investimento nella trasformazione digitale e nella sovranità, non sono soltanto una questione di rilevanza esistenziale, ma anche un modo per riproporsi tra i concorrenti favoriti nella corsa tecnologica. L’Ue deve mettere in campo le proprie forze e sviluppare l’industria digitale, realizzando nel contempo l’indipendenza e rafforzando la concorrenzialità nell’economia digitale a livello mondiale. Non ci sono alternative ad un’Europa verde e digitale”.

Purtroppo la Croazia procede con grande lentezza nella digitalizzazione pur disponendo di grandi potenziali e altrettanta flessibilità, soprattutto nel settore privato. Riesce lo Stato a tenere il passo con tutte le complesse procedure che questa richiede? Chi sono i suoi interlocutori in Croazia e in quale senso vengono indirizzate le sue proposte? Si ritiene soddisfatto di quanto sia stato realizzato sino ad ora?

“La Croazia frena sé stessa. L’esempio più eclatante è il mancato, o se vogliamo il molto limitato, utilizzo del Fondi messi a disposizione dell’Ue. Il nostro sistema, obsoleto e lento, deve venir modificato quanto prima, le competenze e la stessa gestione sono, in prevalenza, concentrati a livello nazionale, mentre dovrebbero scendere a livello conteale e regionale. Inoltre, viene riscontrato un altro problema: la politicizzazione dei progetti e l’interferenza della politica in ambiti che non le competono. Dobbiamo porre l’accento sul settore privato, guardare a chi produce valore aggiunto, dobbiamo focalizzarci sulla qualità e sulle politiche del futuro e queste sono rappresentate dal digitale e dalle scelte verdi, si tratta di investire nella ricerca e nelle innovazioni, nella scienza e nell’educazione. Solo allora potremo evitare di trovarci nella situazione in cui, per citare un esempio, la Repubblica Ceca su 1 milione di euro ottenuti dai Fondi Ue apre quattro volte più posti di lavoro che la Croazia, oppure situazione in cui la Croazia versi nel Programma Horizon (relativo a ricerca e innovazione, ndr.) più soldi di quello che poi riesca ad attingere. Sono errori che non dovremmo ripetere mai”.
“In questo mio mandato cerco di incoraggiare e stimolare la concertazione a tre (Commissione, Parlamento e Consiglio) o come lo definiamo la politica del trialogo, con l’attenzione rivolta pure alla comunità scientifica e al il settore privato. Per questo motivo ho dato vita ad una collaborazione tra l’Università di Pola e quella di Fiume, ed ogni volta sia necessario mi consulto con chi ne sa di più. L’esperienza della Comunità accademica contribuisce in maniera significativa alle mie prese di posizione e al mio lavoro su temi quali l’Europa Digitale o il succitato programma Horizon. Fino al momento in cui sono stato impedito dal Coronavirus ho fatto visita a numerose istituzioni e Università, cercando di raccogliere intorno a me il potenziale di cui la Croazia dispone, che è immenso ma poco sfruttato. Lavoriamo assieme nell’intento di creare una rete, una connessione tra le istituzioni scientifiche in Croazia e il comparto economico assieme a tutte le cose che io da Bruxelles posso fare per il io Paese. Ed è per questo che continuerò su questa strada, allargando la rete di collaboratori, singoli, associazioni, Università e imprenditori. Quando ho lavorato sulla stesura della proposta volta a formulare un quadro legislativo sull’impiego dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle nuove tecnologie sul mercato automobilistico europeo, uno dei partner oltre e punto di riferimento per numerosi consigli è stata proprio l’azienda Rimac automobili. Sono convinto che questo tipo di collaborazione rappresenti il modo più veloce per raggiungere risultati concreti. La Croazia ha bisogno di riforme, cambiamenti, ripresa economica e crescita”.

In quale misure la Regione Istriana è riuscita a compiere progressi nel settore della digitalizzazione?

“Sono molto fiero che l’Istria, per quanto riguarda la digitalizzazione, ma anche altri ambiti, abbia fatto non un passo avanti rispetto al resto della Croazia, ma ben dieci passi in più, sia nella pubblica amministrazione che in genere nel gestire le attività economiche. Le faccio un esempio: in Istria è del tutto normale che un cittadino, se lo desidera, abbia in qualsiasi momento una visione completa delle cose di cui si occupa il suo sindaco, il consigliere, il deputato, come è del tutto normale che con un semplice ‘clic’ l’interessato possa avere un’informazione completa su come vengano spesi i soldi pubblici. Ci impegniamo in continuazione affinché in tutte le città e i comuni dell’Istria il lavoro degli amministratori pubblici sia quanto più vicino ai cittadini. Pola è stata nel 2020 campione assoluto in ambito croato, nella digitalizzazione delle proprie attività e servizi. In questa città già da anni viene applicato l’e-business, le e-consultazioni, l’e-bilancio, l’iscrizione digitale dei bambini agli asili. Esiste pure una App chiamata ‘Pola sul palmo della mano’ (Pula na dlanu, ndr) e una lunga serie di strumenti digitali a servizio dei cittadini. Sarei molto felice se anche le altre regioni della Croazia seguissero l’esempio dell’Istria. Nel periodo a venire la mia attività sarà incentrata su come aiutare l’Istria e la Croazia ad assorbire i fondi di Europa Digitale, questi soldi devono appena arrivare, ma sono convinto che questo sarà un buon esempio e una bella storia da raccontare. Vorremmo migliorare ancora, essere ancor più competitivi e in questo nostro percorso il fondo Europa Digitale ci può fornire un grande aiuto”.

Di recente è stata approvata la sua proposta legata al quadro giuridico sull’impiego dell’intelligenza artificiale nel traffico, ci può aiutare a capire di cosa si tratta?

“Sì, è proprio così. Alla sessione plenaria di ottobre sono state accolte le mie proposte volte a formulare un nuovo quadro giuridico sull’uso dell’intelligenza artificiale nel traffico. Questo va letto come un contributo fondamentale per la creazione di tecnologie sicure, valide e etiche, che non rappresentano più il nostro futuro ma sono la realtà in cui viviamo. Per alcuni mesi ho lavorato quotidianamente su questa proposta, e il tutto si è concluso con una votazione che ha ottenuto 559 voti a favore in sessione plenaria. L’avanzamento della scienza è una costante, mentre le nostre aspettative riguardano soprattutto il miglioramento e la semplificazione della nostra vita. La guida autonoma ha grandi potenziali, in primo luogo la sicurezza, l’efficienza, l’economicità. Ha la possibilità di trasformare non solo il modo in cui viaggiamo, ma anche quello in cui viviamo nei centri urbani. Questa tematica è integrata nel programma dell’Europa verde e digitale e ci può aiutare, in primo luogo a salvare vita umane, considerato il fatto che il 95 p.c. degli incidenti stradali viene causato dal fattore umano. La guida autonoma può facilitare la circolazione e la mobilità delle persone disabili, produrre nuovi modelli di business e, non meno importante, ridurre l’inquinamento ambientale. Ma quello che considero ancora più importante è che l’intelligenza artificiale è indirizzata all’uomo, alla creazione di nuove opportunità e pone al centro delle proprie attenzioni proprio l’uomo, colui che la ha creata. Sono molto felice per il fatto che il Parlamento mi abbia riconosciuto come uno dei promotori delle nuove tecnologie”.

Da un anno e mezzo lei svolge l’importante incarico di europarlamentare, com’è cambiata la sua vita e il lavoro in ambito politico dal suo trasferimento a Bruxelles?

“Tante cose sono cambiate. A partire dai chilometri che mi dividono da casa, ben 1300, e dalla sistemazione in una stanza d’albergo. Qui, inoltre, la giornata lavorativa va avanti fino a notte fonda. Ho più di 700 colleghi deputati all’Europarlamento, il mio riferimento è il gruppo Renew Europe, sono impegnato in tre Commissioni e posso contare sul mio team di assistenti. E, nonostante il fatto che io provenga da uno dei Paesi più piccoli dell’Ue e il fatto che ci troviamo nel bel mezzo di una pandemia, la quale ha inciso e modificato alla radice le nostre vite e il modo di lavorare, posso dire che sono soddisfatto di come sono andate le cose in questo anno e mezzo, un terzo del mio mandato complessivo. In questo periodo siamo riusciti ad approvare un bilancio a lungo termine che definirei storico per il periodo 2021-2027, che assieme al fondo per la ripartenza New Generation EU pesa complessivamente 1824,3 miliari di euro. In qualità di relatore del Parlamento per uno dei 15 più importanti programmi dell’Ue, ovvero Europa Digitale, posso dire che abbiamo concluso in modo soddisfacente le trattative e il dialogo a tre (Trilogo tra Parlamento Commissione e Consiglio, ndr.) riuscendo a raggiungere un accordo definitivo che vale 7 miliardi di euro, ottenendo inoltre su mia iniziativa un maggior controllo del Parlamento sull’implementazione di questo regolamento.
Nel mese di ottobre dell’anno scorso sono state accolte le mie proposte per la definizione di una legge quadro relativa all’uso dell’intelligenza artificiale nel traffico, ovvero per una guida più sicura ed ecologica. Ho lavorato intensamente anche sul tema del turismo in quanto uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi e ho insisto sull’importanza di un approccio coordinato al problema delle limitazioni alla libera circolazione all’interno dell’Ue, come pure sul criterio regionale, che poi di fatto è stato realizzato. Sono riuscito a unificare le posizioni, e ciò per la prima volta, di tutti gli eurodeputati croati sulla questione dell’ingresso della Croazia nell’area di Schengen ho lavorato sulla Risoluzione che contempla gli aiuti alle zone terremotate in Croazia”.

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