Il futuro dell’UI tra continuità e qualche rottura

PANORAMA La Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia ha scelto, per la decima volta dalla fondazione dell’associazione, i propri rappresentanti nell’Unione Italiana di Fiume e i suoi massimi vertici

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Il futuro dell’UI tra continuità e qualche rottura
Una connazionale al voto presso il seggio elettorale di Palazzo Modello a Fiume. Foto Ivor Hreljanović/Edit

Una tornata fra “tradizion e inovazion”, come il nome della lista che si è imposta a Palazzo Modello: rispettiamo il passato, che è la base della nostra identità, ma cerchiamo di evolverci, proponendo soluzioni diverse, se non del tutto innovative. E oltre che nelle sale della Comunità degli Italiani di Fiume, su tutta l’Unione Italiana sta soffiando un leggerissimo vento di bora: forse non sarà sufficiente a spazzare via tutta l’aria di stantio, ma comunque potrebbe regalare una (necessaria) boccata d’ossigeno a questa Comunità nazionale italiana che sembra un po’ in affanno, almeno a giudicare dalla scarsa affluenza all’ultima consultazione – per il rinnovo dell’Assemblea e dei massimi vertici in 35 anni è scesa di oltre 67 punti percentuali, nonostante una lievissima ripresa rispetto al 2022 (ma ci sono stati anche 216 elettori in meno) –, indice di un certo scollamento tra la base e chi dovrebbe rappresentarla (le cause dell’astensionismo non sono mai state indagate a fondo, nonostante la partecipazione al voto sia fondamentale per la legittimazione delle istituzioni). L’adesione più alta è stata registrata a Zara (il 65% degli aventi diritto ha esercitato tale diritto, forse anche motivati dalla rinascita della Comunità degli Italiani “Girolamo Luxardo e dal fatto che il seggio zaratino era rimasto vacante per diverso tempo), seguita da Zagabria (61%), Draga di Moschiena (60%), Lesina (59%), che per la prima volta ha scelto il proprio consigliere in seno all’UI. Nei grandi centri i dati sono stati più che deludenti: sotto le due cifre Pola (6,4%), Rovigno e Fiume (6,9%).
L’UI volta pagina sulla scia della continuità: in corsa senza sfidanti, già prima della domenica elettorale del 31 maggio, si sapeva che Marin Corva sarebbe diventato presidente e Paolo Demarin si sarebbe aggiudicato le redini della Giunta esecutiva. Candidati unici, erano già noti i nomi dei consiglieri assembleari di 37 delle complessive 52 Comunità degli Italiani (altrettante Circoscrizioni elettorali). Tante riconferme, qualche (significativo) addio, diversi gli esordi e le sorprese. Ad esempio, Rovigno ha deciso di cambiare corso. Lascia così (per ora) l’Assemblea UI uno dei consiglieri rovignesi più battagliero e dinamico: Gianclaudio Pellizzer. Spesso legato alla cosiddetta opposizione, nel 2014 si era proposto per la presidenza dell’UI, con la lista “La svolta” (in tandem con Astrid Del Ben), ma alla fine era prevalso Furio Radin (e Maurizio Tremul, per la Giunta esecutiva). Non ci sarà nemmeno la sua concittadina Ines Venier, preside della Scuola media superiore italiana “Antonio Borme”. Sotto l’Arena, rinuncia anche Tamara Brussich (in verità, già nel precedente quadriennio aveva disertato i lavori).

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Non saranno più in aula con diritto di voto figure storiche come l’agguerrito Valmer Cusma (nonostante l’impegno, questa volta i suoi “polesani” non l’hanno promosso), Elena Barnabà di Verteneglio (da sempre coinvolta, da anni assicura il funzionamento della locale Comunità degli Italiani), l’umaghese Mauro Jurman (protagonista del processo di riforma dello Statuto avviato nel 2018 e naufragato alla prova dei numeri), Alessandra Argenti Tremul (giornalista e storica di Capodistria), la vicesindaca di Verteneglio, Dionee Sirotić, il dignanese Sandro Manzin, il fiumano Fulvio Varljen, tra i padri costituenti dell’UI ma da diversi anni fisicamente lontano dal territorio; e sempre nel capoluogo del Quarnero, non convincono nomi noti come Sandro Damiani, già direttore del Dramma Italiano (nel 2018 aveva sfidato Marin Corva per la guida della Giunta esecutiva) o Sabrina Bachich, dei Servizi amministrativi UI.

Palazzo Modello di Fiume ospita sia la sede della Comunità degli Italiani del capoluogo quarnerino che il quartier generale dell’Unione Italiana. Foto Željko Jerneić/Edit

Tra i ritorni, quello di Neda Šainčić Pilato di Visinada – nello scorso mandato, a poco più di metà percorso, aveva passato la staffetta alla sua sostituta Lidia Legović e ora invece si è confrontata con la stessa per rientrare in Assemblea UI – e Roberta Stojnić a Torre. Tra i “veterani”, Corrado Dussich a Buie, Glauco Bevilacqua a Cittanova, Gianfranco Kozlovič a Crevatini, Rikardo Staraj a Draga di Moschiena, Claudio Stocovaz a Grisignana, Lara Musizza a Parenzo… Per certi versi, lo è anche Maurizio Tremul, il presidente uscente dell’UI che arriva in sede di Assemblea – organo che aveva già diretto dal 2002 al 2006 – con i colori della Comunità degli Italiani di Bertocchi. La centralità del mondo scuola, tra i settori strategici della CNI, emerge anche dalla promozione di consigliere che arrivano da questo ambito, come Debora Radolović, preside della Scuola media superiore “Dante Alighieri” di Pola, oppure la salvorina Samira Leganis, direttrice della Scuola elementare italiana “Edmondo De Amicis” di Buie, Gloria Tijan, direttrice della Scuola elementare “Gelsi” di Fiume, docenti ed educatrici come Arianna Brajko Gall di Momiano, Erika Šporčić Calabrò e Roberta Lakošeljac di Umago, oppure professori universitari come Elvio Baccarini (che, dopo un’assenza prolungata, rinnova la sua esperienza in ambito UI).

Intrigante l’esito del voto nelle circoscrizioni in Slovenia. A Pirano vincono Kristjan Knez, Alex Zigante e Dyego Tuljak (gli ultimi due già consiglieri assembleari), attestando la volontà di mantenere una certa linea (resta a bocca asciutta la lista “Unitarietà Pirano”). Ancarano manda avanti Moira Veljak invece di Maia Nerina Bertoch (tra le contestatrici dei fatti del 9 gennaio 2024, ossia la riunione della Consulta dell’Unione Italiana di Capodistria in cui sette consiglieri nominarono Astrid Del Ben al posto di Maurizio Tremul come coordinatore). A Capodistria, Gianfranco Stancich conquista un altro mandato con la lista “Insieme per la Comunità”; sarà affiancato da Clio Diabatè, candidata con la lista “Unitarietà – Capodistria”, con idee molto differenti dal collega capodistriano su determinate questioni che riguardano l’assetto interno dell’associazione (ad esempio, le sue posizioni sulla faccenda dell’unitarietà sono vicine a quelle di Tremul, mentre Stancich ha partecipato alle discusse decisioni della Consulta del gennaio 2024). Isola – CI “Pasquale Besenghi degli Ughi” punta ancora su Robi Štule (in gara da solo), mentre nella sorella “Dante Alighieri” trionfa Marko Gregorič (membro distinto dello staff dell’Ufficio Europa di Capodistria, già “giuntino” e vicepresidente dell’Esecutivo di Corva nel quadriennio 2018-2022, preferito a Kris Dassena, presidente e fondatrice del nuovo Circolo VitaNova).

Palazzo Modello. Foto Željko Jerneić/Edit

I due presidenti godono i favori dell’elettorato. In confronto a Marin Corva, contando i voti si direbbe che Paolo Demarin, cui è stata affidata la Giunta esecutiva, goda di maggiore sostegno quasi ovunque in Istria (ad eccezione di località come Buie, Crassiza, Girsignana, Levade Gradigne, Momiano, Sal Lorenzo Babici, Verteneglio) e nelle CI in Slovenia (esclusa Isola “Dante Alighieri). Smaltiti i risultati del voto del 31 maggio scorso, si guarda ora alla convocazione della seduta costitutiva dell’Assemblea (compito che spetta al presidente eletto), che dovrà avvenire entro il 27 giugno. C’è attesa per conoscere la composizione della Giunta Demarin. Finora al timone del “parlamentino” UI, investito direttamente dall’elettorato della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia di un ruolo a lui nuovo, il suo primo test, dopo quello delle urne – correva da candidato unico – sarà ottenere la fiducia dei consiglieri eletti nelle 52 Comunità degli Italiani. Demarin si presenterà con la sua squadra ma anche con la piattaforma politica che andrà a segnare il mandato 2026-2030. In campagna elettorale e nelle prime dichiarazioni a seggi chiusi, aveva accennato alle coordinate di massima della sua azione: affermazione del senso di appartenenza (con l’intenzione di introdurre un settore che si occuperà della questione identitaria e delle dinamiche socio-demografiche), recupero di un rapporto più immediato con i connazionali, maggiore incisività dell’UI nell’affrontare tematiche o problemi che riguardano da vicino la CNI (tra cui nodi irrisolti da anni, come la maturità di Stato in Croazia, su cui è intervenuto di recente in parlamento Anteo Milos, deputato della Dieta democratica istriana e sindaco di Cittanova, auspicando il passaggio a un modello che riconosca le specificità dell’istruzione della CNI e delle minoranze in generale).

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Gli occhi sono puntati anche sul futuro presidente dell’Assemblea: stando agli atti interni, dovrà essere scelto tra i connazionali residenti in Slovenia, visto che sia Corva che Demarin vivono in Croazia. Tra le ipotesi fatte nel corso di un intervento alla trasmissione “Meridiani” (approfondimento di Tv Capodistria curato da Ezio Giuricin), Tremul, sempre attento al principio delle pari opportunità, ha pensato a una donna, ma soprattutto ha auspicato che si punti sui valori che il presidente dell’Assemblea dovrebbe incarnare. Tra i dieci consiglieri designati tra Ancarano, Bertocchi, Capodistria, Pirano e Isola, Marko Gregorič è tra i più papabili per ricoprire tale incarico. Parte da favorito. Si suppone che la costruzione del consenso attorno al suo nome sia già stata avviata (anche per evitare rallentamenti nel percorso, come lo scenario del 2022, quando un primo tentativo di insediare Demarin fallì, raggiungendo solo successivamente il compromesso che portò lui alla presidenza e Diriana Delcaro Hrelja alla vicepresidenza). Ma nulla è scontato. Sarà pertanto interessante vedere come si aprirà l’agenda che proietterà l’UI nel 2030, anno target di molte, grandi sfide.

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