Si dice che la pensione sia quel momento d’oro in cui finalmente ci si può dedicare al giardinaggio, alle lunghe passeggiate e in generale ai propri hobby. Evidentemente, nessuno ha spiegato questo concetto a Furio Radin, né tantomeno al primo ministro croato Andrej Plenković. Lo scorso 25 giugno, dopo ben 34 anni di onorata e ininterrotta presenza sui banchi del Sabor, lo storico deputato della Comunità Nazionale Italiana ha ceduto il proprio seggio parlamentare al suo successore, Marin Corva. Chiunque avrebbe immaginato per lui un meritato riposo lontano dai riflettori della politica. Invece, con un tempismo che farebbe invidia ai migliori sceneggiatori hollywoodiani, il congedo è durato meno di una pausa caffè. Radin è stato nominato consigliere speciale del premier per i diritti umani e i diritti delle minoranze nazionali. Come dire, alcune carriere non finiscono, fanno semplicemente un upgrade alla versione 2.0.
Al di là dell’humor su una quiescenza politica che sembra costituzionalmente impossibile, la nomina firmata da Plenković rappresenta un elemento di assoluta novità istituzionale che merita di essere valorizzato. Non si tratta di un semplice “riconoscimento alla carriera”, ma del posizionamento strategico di una figura dall’altissimo peso specifico direttamente nella “stanza dei bottoni” del governo croato. Per la CNI, questo passaggio indica un raddoppio della propria capacità d’azione. Se Corva presidierà i banchi del Sabor con nuova energia, Radin siederà a un ufficio di distanza dal capo dell’Esecutivo, potendo influenzare i dossier strategici prima ancora che questi arrivino al dibattito pubblico.

L’ingresso di Radin nel Gabinetto dei collaboratori più intimi di Plenković evoca una suggestiva coincidenza storica. Tra i banchi dei consulenti di alto profilo figura infatti Mate Granić, responsabile per gli Affari esteri. Fu proprio Granić, trent’anni fa, a firmare insieme all’allora omologo italiano Lamberto Dini lo storico Trattato italo-croato del 1996 sulla tutela delle minoranze nazionali. Ritrovare oggi Radin e Granić a collaborare fianco a fianco ai Banski dvori non ha solo un valore simbolico; idealmente significa blindare l’applicazione di quell’accordo bilaterale proprio in un momento internazionale estremamente instabile, ponendo le basi affinché le tutele storicamente riconosciute alla nostra Comunità continuino a trovare ascolto e adeguata considerazione nelle agende dell’Esecutivo.
La vera forza di questo nuovo incarico risiede tuttavia nell’ampiezza del mandato affidato a Radin. Nel corso della sua lunghissima esperienza politica, l’ex deputato, consigliere dell’Assemblea regionale istriana, già presidente dell’Unione Italiana, ha dimostrato che la tutela delle minoranze non è una battaglia isolata, ma un tassello fondamentale di un mosaico molto più grande: la promozione globale dei diritti umani in Croazia. Presiedendo la Commissione parlamentare per i diritti umani e delle minoranze e facendosi spesso portavoce del Gruppo parlamentare dei deputati delle minoranze nazionali, Radin ha legato indissolubilmente il nome della CNI alla difesa dei valori democratici e civili di tutto il Paese.
Oggi, questa visione ecumenica dei diritti riceve una consacrazione ufficiale. La presenza di un esponente della CNI come garante dei diritti umani generali a stretto contatto con il vertice governativo non fa che accrescere l’autorevolezza e il prestigio dell’intera comunità nazionale agli occhi dell’opinione pubblica croata. Naturalmente, come spesso accade di fronte a passaggi politici così complessi e a figure del calibro di Radin, la notizia della nomina ha suscitato un ventaglio di reazioni contrastanti. Accanto ai messaggi di congratulazioni e agli attestati di stima per la sua competenza diplomatica, non mancano voci critiche e commenti più sarcastici, sia sulle reti sociali che all’interno dello stesso ecosistema della CNI. Nelle fila della CNI, infatti, alcune voci alternative ed esponenti di sensibilità diverse avrebbero preferito un più netto e definitivo ricambio generazionale, interpretando questo nuovo incarico come una persistenza dello status quo.
Al di là dei dissensi interni alla CNI, la realtà istituzionale vede oggi l’avvio di un’inedita azione sinergica: da un lato l’esperienza di corridoio di Radin ai Banski dvori, dall’altro l’autonomia parlamentare del neo-deputato Marin Corva, al quale spetta ora l’onere e l’onore di far valere la voce della nostra minoranza nell’Aula del Sabor, dando continuità al progetto politico che i due condiviso, come testimoniato dalla loro candidatura in tandem alle scorse elezioni.
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