Il 2025 della CNI

Di particolare rilievo per la Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia, questi ultimi dodici mesi sono stati segnati da eventi istituzionali di alto profilo, importanti decisioni politiche e significativi passaggi nella vita culturale e associativa dell’etnia. Non sono mancate neppure le sfide, nuove e vecchie

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Il 2025 della CNI
Palazzo Modello, sede dell'Unione italiana e della Comunità degli Italiani di Fiume / Foto Željko Jerneić

Il 2025 si è rivelato un anno di particolare rilievo per la Comunità nazionale italiana (Cni) in Croazia e Slovenia, segnato da eventi istituzionali di alto profilo, importanti decisioni politiche e significativi passaggi nella vita culturale e associativa dell’etnia. Un insieme di fatti che, nel loro complesso, contribuiscono a definire il ruolo della Cni quale interlocutore e parte integrante dei rapporti tra Italia, Croazia e Slovenia. D’altro canto, non sono mancate nemmeno le sfide, nuove e vecchie (ad esempio, il caso dei toponimi storici a Pirano), che continuano a rallentarne lo sviluppo. Nel loro insieme, questi eventi delineano un 2025 denso di significati per la Cni, caratterizzato da riconoscimenti istituzionali, prospettive di maggiore stabilità e nuove sfide.

Tra i momenti più significativi dell’anno va annoverata la visita ufficiale in Slovenia del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, svoltasi nel settembre scorso. Un appuntamento dal forte valore simbolico, culminato a Capodistria con l’inaugurazione del Collegio dei Nobili, sede della Scuola elementare “Pierpaolo Vergerio il Vecchio” e del Ginnasio “Gian Rinaldo Carli”, restaurato ai sensi dell’accordo di collaborazione tra l’esecutivo di Lubiana e i parlamentari delle Comunità nazionali (italiana e ungherese), nello specifico con Felice Ziza, deputato della CNI alla Camera di Stato del Parlamento sloveno. L’apertura dell’anno scolastico in uno degli edifici storici più rappresentativi della presenza italiana in Istria è stato un riconoscimento concreto al ruolo centrale della scuola nella tutela dell’identità linguistica e culturale della minoranza. Nel suo intervento, Mattarella ha sottolineato l’importanza delle comunità nazionali quali fattori di dialogo e cooperazione tra i Paesi.
Pochi mesi prima, nel luglio del 2025, Mattarella (che il 10 febbraio aveva ospitato al Quirinale la cerimonia solenne nella ricorrenza del Giorno del Ricordo), aveva fatto tappa a Zagabria, per la prima volta a distanza di un decennio. Accanto agli incontri istituzionali con i vertici dello Stato croato, il capo del Quirinale ha avuto dei colloqui anche una delegazione della Cni, riaffermando l’attenzione dell’Italia verso la propria minoranza storica e il suo ruolo di ponte tra le due sponde dell’Adriatico. Un segnale politico rilevante, che s’inserisce nel solco di una prassi consolidata di coinvolgimento della Comunità italiana autoctona nei momenti chiave delle relazioni bilaterali.

IMPLEMENTARE L’ACCORDO DEL 1996. In questo contesto si colloca anche la bilaterale del mese scorso a Roma, con il primo ministro croato Andrej Plenković, ricevuto al Quirinale da Mattarella, a Palazzo Montecitorio dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana, e a Palazzo Chigi, dalla presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. Anche in quest’occasione, in tutte le sedi il premier croato ha incluso nella propria delegazione il vicepresidente del Sabor e deputato della Cni, Furio Radin, consuetudine ormai consolidata da quando Plenković è ai Banski dvori.

A Roma Plenković e Meloni hanno accennato alla necessità di un tavolo tecnico per l’attuazione dell’Accordo bilaterale sui diritti delle minoranze nazionali. Un tema destinato ad assumere ulteriore rilevanza nel 2026, quando ricorreranno i trent’anni dalla firma del Trattato siglato nel 1996 dagli allora ministri degli Esteri, il croato Mate Granić e l’italiano Lamberto Dini. “Il programma operativo del nostro governo dimostra che stiamo attuando l’accordo, ma è nostra volontà migliorarlo ulteriormente e in questo contesto il deputato Radin avrà sicuramente un ruolo importante”, ha detto Plenković.

RAPPORTI TRANSFRONTALIERI. Sul piano politico-istituzionale, il 2025 ha registrato un passo avanti sul fronte della cooperazione transfrontaliera. In Slovenia, il deputato della Cni alla Camera di Stato del Parlamento di Lubiana, Felice Ziza, ha ribadito d’aver ottenuto il via libera all’avvio dell’iter volto alla definizione di un accordo sloveno-croato dedicato alla Cni. Un processo ancora in fase embrionale, ma che potrebbe contribuire a rafforzare il quadro giuridico di tutela della minoranza in entrambi i Paesi.
Particolarmente rilevante è stata, inoltre, la decisione del Parlamento italiano di prorogare fino al 2037 i finanziamenti destinati alla Cni. Una scelta – assunta in realtà nel 2024, ma notificata nel gennaio scorso – che premia il lavoro portato avanti per decenni dall’Unione italiana (Ui) e che costituisce un segnale di continuità e stabilità per le attività culturali, educative, informative e istituzionali della Comunità. Pur non configurandosi ancora come una legge d’interesse permanente in senso stretto, la proroga riduce sensibilmente l’incertezza del sistema e rende meno lontano un traguardo a lungo auspicato.

CHIAMATA ALLE URNE E NOMINE. Le elezioni amministrative svoltesi in Croazia nel maggio scorso, per quanto riguarda gli incarichi in quota Cni, sono state caratterizzate da una sfida a cinque per il ruolo di vicesindaco di Pola (si è imposto Vito Paoletić), da una sola candidatura per la vicepresidenza della Regione istriana (secondo mandato per Jessica Acquavita), ma anche dalla mancata elezione del vicesindaco di Torre e, in generale – nota dolente – dalla scarsa adesione dei connazionali alle aggiuntive tenutesi nell’ottobre scorso per assegnare i seggi rimasti vacanti nell’Assemblea della Regione istriana, nel Consiglio municipale di Fiume e in quello comunale di Verteneglio. Le statistiche mostrano una partecipazione in flessione e un crescente disinteresse verso la politica. Ne è una prova il caso di Visignano, dove le elezioni per il consigliere garantito alla Cni nel Consiglio comunale non si sono svolte perché nessuno si è candidato.
Il 2025 è stato anche un anno di passaggi importanti nella vita culturale e diplomatica. Nei primi mesi dell’anno, Mirko Soldano è stato nominato direttore del Dramma italiano del Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc” di Fiume (a un altro italiano, Paolo Mangiola, è stata affidata la guida del corpo di ballo del teatro fiumano). Il 19 novembre Simona Ciuffoni ha assunto l’incarico di console generale d’Italia a Capodistria.

NUOVI SODALIZI E RUOLI STORICI. Sul versante associativo, il 2025 ha visto la nascita della nuova Comunità degli italiani di Zara, intestata a Girolamo Luxardo, espressione di una rinnovata volontà di organizzazione e rappresentanza della minoranza in Dalmazia. L’Unione italiana, che nel frattempo ha rilevato dalla vecchia Ci zaratina i diritti di fondazione della Scuola materna “Pinocchio”, ha manifestato l’intenzione di accoglierla nelle proprie file, insieme con la Comunità “Gian Francesco Biondi” di Lesina (Hvar), ampliando così la rete associativa sul territorio.

L’anno è stato scandito anche da importanti anniversari: i 125 anni dalla fondazione dell’Università popolare di Trieste e i 60 anni di collaborazione tra l’ente morale del capoluogo giuliano con le Comunità italiane nei Paesi dell’ex Jugoslavia. Ricorrenze che hanno offerto l’occasione per ripercorrere una lunga storia d’impegno culturale, formativo e istituzionale a sostegno della presenza italiana oltreconfine. È stata riconfermata la sua missione, sia per conto della Farnesina che della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, tra gli italiani in Croazia e Slovenia, così come nei Balcani (in primis Montenegro).
“L’Università popolare di Trieste ha una grande importanza in tutto l’Adriatico orientale”, ha evidenziato l’ambasciatore Daniele Rampazzo, ministro plenipotenziario presso il Ministero degli Affari esteri – coordinatore per le minoranze e gli esuli presso la Direzione generale per l’Europa e la politica commerciale internazionale, membro del Consiglio d’amministrazione dell’UpT e presidente del Comitato di coordinamento delle attività in favore della minoranza italiana in Slovenia, Croazia e Montenegro. Il governatore dell’FVG, Massimiliano Fedriga, ha affermato che l’UpT “è uno strumento fondamentale per la valorizzazione della nostra identità, della nostra cultura e delle nostre radici” e che “continuare a mantenere i legami con la popolazione di lingua italiana attraverso le Comunità italiane nei Paesi dell’Adriatico orientale è un interesse anche economico per l’intero sistema Paese e la sua visione internazionale”.
Nel corso della maratona celebrativa, alla quale è stata conferita la “Medaglia del Presidente della Repubblica”, e che ha visto la consegna di diversi attestati, tra i quali anche a Giovanni Radossi, presidente onorario dell’Ui e un ricordo in memoria dei professori Antonio Borme e Luciano Rossit.

Sulla questione Ui Capodistria, lo scorso 16 luglio l’Assemblea aveva chiesto ai presidenti dell’associazione di individuare una soluzione condivisa con tutti i soggetti interessati. Foto Goran Žiković
Sulla questione Ui Capodistria, lo scorso 16 luglio l’Assemblea aveva chiesto ai presidenti dell’associazione
di individuare una soluzione condivisa con tutti i soggetti interessati. Foto Goran Žiković

NODI IRRISOLTI E «INCIDENTI DI PERCORSO». Il 2025 sarà ricordato anche per la mancata individuazione di una soluzione definitiva alla crisi nella quale l’Associazione degli appartenenti alla Comunità nazionale italiana – Unione italiana (più nota come Ui di Capodistria) è piombata nel 2024, a seguito della destituzione, nel gennaio di quell’anno, del presidente dell’Ui, Maurizio Tremul, dal ruolo di coordinatore dell’Ui di Capodistria, incarico ricoperto sin dal 1998, ossia dalla sua costituzione. Al suo posto era stata nominata Astrid Del Ben. Un colpo di scena che ha profondamente diviso l’opinione pubblica comunitaria e dato vita a una lunga serie di ricorsi e controricorsi, conclusisi nell’aprile scorso con l’annullamento, da parte dell’Unità amministrativa di Capodistria, della decisione della Consulta di affidare ad Astrid Del Ben il ruolo di coordinatrice.

Nel pronunciarsi, l’organo amministrativo sloveno ha evidenziato, in un documento di 17 pagine, una serie di irregolarità, segnalando al contempo la necessità di procedere a una revisione degli atti fondamentali dell’Ui di Capodistria. Due, in particolare, i rilievi principali: da un lato il fatto che l’assemblea dell’associazione (la Consulta), che dovrebbe deliberare in piena autonomia, operi congiuntamente a quella di una realtà straniera, l’Ui di Fiume, i cui delegati risultano peraltro in netta maggioranza; dall’altro la prassi, mai formalizzata, secondo cui il ruolo di coordinatore dell’Ui di Capodistria verrebbe automaticamente ricoperto da chi, residente in Slovenia, assume una carica presidenziale all’interno dell’Ui di Fiume.

L’11 giugno a Torre, la Giunta esecutiva, pur ribadendo il principio dell’unitarietà della Cni e la centralità dell’Ui di Fiume, ha dovuto prendere atto che, dal punto di vista formale e giuridico, l’Ui di Fiume e l’Ui di Capodistria non costituiscono un unico soggetto. Nel luglio successivo la questione è stata affrontata, a tratti emotivamente, anche a Gallesano dai consiglieri dell’Assemblea dell’Ui, ai quali sono state necessarie due sedute per delineare una possibile strategia.

Una soluzione al nodo legato al funzionamento dell’Ui di Capodistria non è tuttora emersa, sebbene una possibile via d’uscita sembri iniziare a delinearsi grazie al coinvolgimento di esperti legali. Tra agosto e settembre si sono svolte due riunioni dalle quali sono scaturite le indicazioni espresse dall’Assemblea dell’Ui, orientate verso l’ipotesi della creazione di una federazione di associazioni. Un argomento delicato, che avrebbe dovuto essere discusso a Isola il 12 dicembre scorso, messo nell’agenda dell’Assemblea dell’Ui, ma la diciassettesima sessione ordinaria dell’organo deliberativo è stata annullata per mancanza del quorum.
Un “incidente di percorso”, verificatosi per la prima volta dal 2022 a oggi, stigmatizzato dal presidente Paolo Demarin, anche alla luce del fatto che all’ordine del giorno figuravano temi di particolare rilevanza, come l’approvazione del Piano finanziario per il 2026, un obbligo di legge (Demarin ha deciso di ricorrere a una seduta per corrispondenza, rispolverando una procedura già adottata durante la pandemia di Covid). Restano al momento in panchina, in attesa di entrare nell’universo Ui, sia la Comunità degli italiani “G. F. Biondi” di Lesina, che una volta accolta diventerà il 52º sodalizio, (il terzo in Dalmazia), e la Comunità degli italiani “Girolamo Luxardo” di Zara, che andrà a sostituirsi a quella precedente, ormai disattivata. La riunione in cui i consiglieri avrebbero dovuto accogliere ufficialmente la loro adesione (dopo il “sì” dato dalla Giunta esecutiva, rispettivamente l’8 ottobre e il 1º dicembre) non era deliberativa. Tutto rinviato, quindi, a data da destinarsi.

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