I Delmati: alle origini della Dalmazia

PANORAMA Al Museo Archeologico di Spalato una mostra straordinaria svela per la prima volta la storia completa, i costumi e i segreti dell’antica e indomabile confederazione dalmata, tra reperti inediti e culti legati alla natura

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I Delmati: alle origini della Dalmazia
Foto Damiano Cosimo D'Ambra

Al Museo Archeologico di Spalato è stata allestita un’importante mostra intitolata ”Delmati – Tra il mito e la realtà”, inaugurata lo scorso giugno e aperta al pubblico fino alla fine di ottobre. Per la prima volta in assoluto, un’esposizione presenta la storia completa dei Delmati, l’antico popolo da cui prende il nome la regione geografica della Dalmazia. Il percorso espositivo offre ai visitatori oltre 400 reperti provenienti da numerosi musei, istituzioni e collezioni, arricchiti da scenografie suggestive e dettagliate illustrazioni. Fin dall’ingresso, l’allestimento immerge il pubblico nell’universo di questa civiltà, mostrando molti oggetti presentati in esclusiva e mai esposti prima d’ora. Le sale dedicate occupano la grande sala centrale del museo, le due sale laterali e uno spazio esterno appartenente al lapidarium. In ogni ambiente sono state create accurate ricostruzioni scenografiche che riproducono i panorami del territorio dell’epoca, l’ambiente naturale dei villaggi e il centro economico e politico di Delminium, l’area cardine della regione un tempo abitata da questa popolazione. I Delmati costituivano un’identità storica e politica ben definita, già ampiamente documentata dalle fonti scritte romane, a cui si aggiungono le testimonianze degli Illiri e degli stessi Delmati, incentrate sui loro lunghi conflitti con Roma.

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

Le origini e l’espansione della confederazione

La cura dell’esposizione è affidata a Marta Kalebota. Il pubblico può ammirare una vasta selezione di reperti e manufatti emersi da importanti scavi archeologici condotti tra la fine del XIX secolo e tutto il XX secolo. Gli oggetti, le stele e le lapidi esposte provengono dalle collezioni di prestigiose istituzioni culturali e museali della Croazia, eccezionalmente riunite a Spalato. Grazie a questa ricchezza documentaria, la mostra offre uno sguardo d’insieme organico e completo su questo gruppo etnico. L’itinerario comincia focalizzandosi sulla Dalmazia centrale, un’area che oggi presenta un’elevata densità di siti archeologici scoperti nel corso dei secoli. Questa regione adriatica fu molto dinamica sin dalla preistoria, in particolare durante l’Età del Ferro, un’epoca in cui le tribù locali si muovevano all’interno di una struttura abitativa e sociale complessa. Le reti di comunicazione ramificate permettevano facili spostamenti tra le diverse comunità locali. La costa adriatica e l’entroterra, delimitato dalla catena dei monti Dinari, sono stati per secoli un crocevia di scambi commerciali, di merci, e di circolazione di idee, culture e costumi sociali.

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

Gli studiosi identificano la cultura dell’Età del Ferro in Dalmazia proprio con la presenza dei Delmati, anche se molti ritengono che le loro prime tracce nell’area risalgano già alla tarda Età del Bronzo. La struttura socio-politica di questa etnia si consolidò nella seconda metà del primo millennio a.C.. All’epoca, gli insediamenti erano composti da piccoli gruppi vicini tra loro che gravitavano attorno al centro principale di Delminium. I Delmati non erano i soli abitanti della Dalmazia centrale: l’area era condivisa con altre tribù come i Lizavijati, i Barizanijati, gli Osinijati, i Riditi, gli Hilejci, i Bulini, i Manijci, gli Onestini e i Nerastini. Con il passare del tempo, queste diverse comunità si unirono politicamente, dando vita a un’identità comune delmata. Durante l’Età del Ferro, il territorio controllato dai Delmati iniziò a espandersi nell’entroterra, inglobando i grandi campi carsici di Livno, Duvno (l’odierna Tomislavgrad) e Glamoč. Nel II secolo a.C., i Delmati ruppero i rapporti con il vicino Regno degli Illiri e intrapresero una decisa politica espansionistica. La confederazione delmata si scontrò così con i Liburni a nord e con i Daorsi a sud. In breve tempo, i Delmati attaccarono i centri costieri di Salona, gli empori greci di Epetium (Stobreč) e Tragurium (Trogir) e altre comunità alleate di Roma. Al culmine della loro espansione, i confini della confederazione etnica si estendevano lungo la fascia costiera dal fiume Cherca (Krka) fino al fiume Narenta (Neretva), includendo le isole di Lissa (Vis), Brazza (Brač), Lesina (Hvar) e altre isole minori, oltre ai campi carsici a ridosso del monte Dinara. Il confine orientale era invece delimitato dai monti Šator, Vitorog, Ljubuša, Vrana e Čabulja.

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

Guerrieri d’élite e vita quotidiana

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

Il territorio dei Delmati era costellato di fortificazioni, fortezze collinari (gradine), accampamenti militari, villaggi e necropoli. Il centro amministrativo e rituale della confederazione sorgeva nella pianura di Duvno. Questa forte spinta espansionistica portò inevitabilmente a lunghi e sanguinosi conflitti con la Repubblica e poi con l’Impero Romano. Noti per essere guerrieri formidabili, i Delmati resistettero per oltre due secoli prima di essere definitivamente sottomessi e integrati nel sistema amministrativo romano, a seguito della repressione della Grande rivolta illirica (avvenuta tra il 6 e il 9 d.C.). In mostra è esposta una grande quantità di armi, fibule ed elmi rinvenuti in sepolture appartenenti a un’élite militare, classe che occupava una posizione di rilievo nella struttura sociale delmata. Tra questi spiccano gli elmi in stile greco-illirico, chiari indicatori dello status sociale del portatore.

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

L’allestimento, tuttavia, non si limita a celebrare la natura bellicosa di un popolo che seppe tenere testa a Roma, ma fa luce anche sugli aspetti più intimi della vita quotidiana. Sono esposti preziosi gioielli femminili e testimonianze dei costumi, della cultura e della religiosità locale. L’economia delmata si basava principalmente sull’allevamento ovino e sulla produzione della lana. A testimonianza di ciò, il pubblico può osservare la riproduzione di un antico telaio verticale, che utilizza contrappesi in argilla originali per tendere i fili.

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

Il profondo legame con l’ambiente e il culto di Silvano

Foto Damiano Cosimo D’Ambra

Oltre ai manufatti, a colpire il visitatore sono le numerose stele, le lapidi e una monumentale installazione collocata nel lapidarium. Si tratta di una struttura alta più di tre metri che riproduce il Dio Silvano, divinità di origine italica o romana che assunse un ruolo di primissimo piano nelle credenze dei Delmati. Silvano, protettore delle foreste selvagge, dei pascoli e dei pastori, veniva raffigurato con tratti simili al dio Pan della mitologia greca. L’opera esposta è la copia fedele di una piccola statua originale ritrovata nella zona di Vrlika (Verlicca), lungo il corso del fiume Cettina. Questa installazione simboleggia il legame viscerale che legava i Delmati alla natura circostante. Intorno alla grande statua centrale sono disposti numerosi altorilievi di varie dimensioni che raffigurano la medesima divinità, a conferma della profonda spiritualità di questo popolo. Alcuni reperti in pietra mostrano Silvano in compagnia di Diana (assimilabile all’Artemide greca) e delle ninfe dei boschi, chiamate silvane. Il pantheon dei Delmati era infatti strettamente legato alle forze della natura incontaminata, ai boschi del fiume Cetina e ai ricchi pascoli montani.
La mostra sui Delmati rappresenta una straordinaria opportunità per scoprire un gruppo etnico del passato ricco di storia e cultura, la cui eredità ha dato il nome alla Dalmazia moderna. Il grande successo di pubblico registrato fin dall’apertura sta incoraggiando gli studiosi a promuovere nuove ricerche, che in futuro sveleranno ulteriori segreti di questo affascinante popolo.

 

Foto Damiano Cosimo D’Ambra
Foto Damiano Cosimo D’Ambra

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