Grande protagonista dell’Impresa di Fiume

I nipoti Franca, Renzo e Giorgio recuperano la figura di Riccardo Frassetto, primo dei «sette Giurati di Ronchi», fidatissimo collaboratore e amico del Vate

Del suo ritratto cattura lo sguardo intenso e quella barba curata, all’epoca un po’ dandy, oggi in perfetto stile hipster, fenomeno mainstream tra i ragazzi di oggi. È giovane, Riccardo Frassetto, quando a 26 anni, dopo aver combattuto nella Grande Guerra, decide di recarsi a Venezia bussando alle porte della famosa casetta rossa affacciata sul Canal Grande per convincere Gabriele d’Annunzio a marciare su Fiume e unirla all’Italia. Gli offre il comando del battaglione dei Granatieri di Sardegna, poi chiamati legionari. Originario della patria del prosecco – di Crocetta del Montello (Treviso) –, nato per caso a Roma nel 1893, tenente nel 2° Reggimento dei Granatieri di Sardegna, Frassetto è uno dei sette ufficiali che in una stanza della casa del macellaio di Ronchi, dove si riuniscono alcuni granatieri usciti da Fiume il 25 agosto 1919, firma il seguente giuramento: “In nome di tutti i morti per l’Unità d’Italia, giuro di essere fedele alla causa santa di Fiume e di non permettere mai, con tutti i mezzi, che si neghi a Fiume l’annessione completa ed incondizionata all’Italia. Giuro di essere fedele al motto: ‘Fiume o Morte’”. Insieme con lui ci sono il tenenete Vittorio Rusconi ed i sottotenenti Claudio Grandjacquet, Rodolfo Cianchetti, Lamberto Ciatti, Enrico Brichetti e Attilio Adami.
Per intenderci, è il “patto” che prepara la Marcia di Ronchi e tutta l’impresa fiumana fino ai tragici giorni del Natale di sangue (dicembre 1920). Frassetto ha con Gabriele d’Annunzio un rapporto di amicizia e fiducia, che non verrà mai meno. Il Vate lo definisce “primo compagno di San Giulian e di Ronchi”; a Fiume è suo fidatissimo collaboratore, l’ufficiale “addetto alla sua persona, per incarichi speciali” e “primo e unico Comandante della Legione di Ronchi”. Ha scritto due libri: I Disertori di Ronchi nel 1926 e Fiume o Morte nel 1940. Ora, a distanza di un secolo, Frassetto torna a raccontarci la vicenda, attraverso la sua avventurosa biografia, i ricordi e la documentazione raccolta dai nipoti Franca, Renzo e Giorgio, figli del fratello Umberto, in Zio Riccardo. La vita, la storia, le imprese, libro di circa 170 pagine che hanno curato insieme e pubblicato con Antiga Edizioni (Crocetta del Montello). La narrazione è intrigante e offre una visuale dall’interno, con retroscena, aneddoti, discorsi, cronolgia, commenti. A settembre vedrà invece la luce la ristampa anastatica de I disertori di Ronchi (Antiga edizioni), una delle ricostruzioni più fedeli di quell’avventura (che sarà oggetto di approfondimenti e confronti i prossimi 5-7 settembre al Vittoriale, che ospiterò il convegno internazionale di studi “Fiume 1919-2019. Un centenario europeo tra identità, memorie e prospettive di ricerca). Ebbe tre edizioni e si meritò il placet dello stesso Poeta Soldato: “Ho letto il tuo bel libro. Caro Riccardo, ora sei autore fra gli autori”.
“Per noi è stato un eroe, forse meno in vista rispetto ad altri più notabili, ma pur sempre eroe, meritando un suo spazio nella storia d’Italia” dice Giorgio Frassetto, presente a Trieste insieme con Renzo all’inaugurazione della mostra “Disobbedisco. La rivoluzione di d’Annunzio a Fiume 1919-1920” (fino a novembre presso il Salone degli Incanti). “Ci siamo resi conto che le sue valorose gesta non vengono soventemente rievocate, oppure non sono collocate nel posto e nel modo che storicamente meritano – aggiunge –, anche per la sua proverbiale modestia. Lo zio era un personaggio molto discreto e riservato, ma noi pur con fatica abbiamo scavato nella memoria e cercato di ricordare quel poco che ci raccontava”.
Frassetto rimarrà a Fiume per tutti i 16 mesi, fino all’ultimo, quando la macchina di d’Annunzio “la stessa Fiat 501 rossa che l’aveva portato da Venezia a Ronchi e da Ronchi a Fiume, è pronta per rifare la strada percorsa il 12 settembre del 1919. Il saluto della popolazione è commovente e dalle finestre piovono fiori e lacrime. Lo riaccompagnano, sulla strada del ritorno, il tenente Frassetto, il tenente Keller, il tenente Antongini e il fedele Italo Rossignoli. Sono i medesimi che l’11 settembre 1919 avevano avuto la fortuna di essergli compagni nella fiduciosa partenza dall’approdo di San Giulian”. Riccardo parteciperà anche alla Seconda guerra mondiale. Vivrà a Treviso, dove morirà nel 1964.

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