Geppino Micheletti la memoria condivisa

PANORAMA Vergarolla, nell’80º della strage, altri passi avanti: tutti concordi sull’importanza di preservare il ricordo di un evento tragico che ha lasciato un segno indelebile in queste terre. E mentre al Parlamento italiano arriva, la proposta di istituire una commissione parlamentare di inchiesta con l’obiettivo di fare chiarezza su mandanti e motivi dell’eccidio, a Pola si ritrova la comunione nell’omaggio alle vittime (i nomi di quelle identificate sono ora scolpite sulla pietra) e all’eroica figura del medico chirurgo che si prodigò nei soccorsi e «che meriterebbe un omaggio permanente in questa città», come ha auspicato l’ambasciatore d’Italia a Zagabria

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Geppino Micheletti la memoria condivisa
Foto Roni Brmalj/Edit

Molti storici e filosofi considerano una memoria pienamente condivisa un obiettivo difficile, un’utopia, poiché a differenza della storia, che si fonda su fonti, documenti e un metodo critico verificabile, la memoria è per sua natura un’esperienza intima, soggettiva ed emotiva legata al vissuto personale o di fazione, che cambia a seconda del dolore, del trauma e della prospettiva di chi lo vive. Se sulla strage di Vergarolla, a ottant’anni dall’eccidio, gli studiosi – per la mancanza di prove certe – non sono riusciti ad appurare scientificamente chi furono i responsabili e a individuare una chiave interpretativa consolidata, a Pola, nell’80º della tragedia sono stati compiuti ulteriori passi avanti. La città dell’Arena non ha mai dimenticato queste morti innocenti e, grazie anche alla Comunità degli Italiani, ai rappresentanti dei cosiddetti rimasti, di concerto con le associazioni dei “polesani” spinti all’esodo anche da quei drammatici fatti e l’amministrazione cittadina, da oltre trent’anni il ricordo di Vergarolla è un dovere morale e civile, con l’impegno di farlo entrare nella coscienza collettiva di Pola e del Paese. Quest’anno, poi, è stata trovata una vera e propria comunione nell’omaggio alle vittime e all’eroica figura del medico chirurgo che si prodigò nei soccorsi, Geppino Micheletti. Qui la memoria si è fatta condivisa e inclusiva.

Foto Roni Brmalj/Edit

Quest’anno la commemorazione di quel sanguinoso 18 agosto del 1946 ha visto una folta e sentita partecipazione congiunta di autorità italiane e croate, locali, regionali e statali, in continuazione con lo spirito del 2017, che per l’occasione vide recarsi a Pola i ministri degli Esteri e della Salute di Italia e Croazia (rispettivamente Angelino Alfano e il suo omologo Davor Ivo Stier, Beatrice Lorenzin e il collega Milan Kujundžić). Particolarmente significativi gli interventi del sindaco di Pola, Peđa Grbin, preludio di possibili nuove vie da percorrere, e dell’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Paolo Trichilo. Grbin l’hanno scorso abbandonò la cerimonia contrariato dalle parole del presidente del Consiglio regionale della minoranza nazionale italiana autoctona, Ennio Forlani, citando Edvard Kardelj e Milovan Đilas, si era riferito a Vergarolla come a “un massacro inconcepibile se non inquadrato in un preciso disegno di pulizia e sostituzione etnica”. “Un chiaro tentativo di revisionismo storico che ha l’obiettivo di promuovere false accuse di genocidio”, così nel comunicato diffuso dall’amministrazione cittadina.

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GRBIN: LA COSA PIÙ GRAVE È NEGARE. “Oggi siamo qui tutti insieme per ricordare una delle più grandi, se non la più grande tragedia che ha colpito la nostra città: esattamente 80 anni fa a Vergarolla l’esplosione di ordigni rimasti dalla guerra si è portata via decine di vite. Io posso solo cercare di immaginare il dolore delle famiglie per tanti morti, per i feriti, per i mutilati, per le vite strappate. Ma quello che ha aggiunto l’oltraggio al dolore è stato l’oblio”, ha dichiarato il sindaco socialdemocratico, affiancato dal vicesindaco Vito Paoletić e dal presidente del Consiglio municipale, Valter Boljunčić. Grbin ha sottolineato l’importanza della cultura del ricordo e della salvaguardia della memoria delle vittime, ma anche di coloro che, nei momenti più difficili, hanno dimostrato uno straordinario senso di umanità. Il primo cittadino di Pola, che si è rivolto ai presenti anche in italiano, ha sottolineato che la strage di Vergarolla è stata un dramma per l’intera città, non soltanto per una parte di essa.

E ha condannato l’oblio della società (non quello privato, delle famiglie, che non hanno mai dimenticato). La spiaggia di Vergarolla è ancora una ferita aperta nella coscienza della città. “Quando succede un fatto come Vergarolla – ha detto Grbin a Umberto Bosazzi, di Telequattro, l’emittente che ha seguito in diretta a cerimonia –, la più grave via che possiamo prendere è di negarla. Questo è successo a Pola esattamente ottant’anni fa. E a me dispiace davvero che le autorità per decenni hanno deciso di ignorarlo, di metterlo nell’oblio. Adesso dobbiamo riparare i ponti che sono stati rotti durante gli anni di silenzio”. Pertanto, l’impegno della sua amministrazione municipale sarà rivolto alle famiglie, quelle delle vittime e dei sopravvissuti, per dimostrare che la città in cui è avvenuta la strage si ricorda di loro “e sa che deve rispettarle”.

Il sindaco di Pola, Peđa Grbin, l’Ambasciatore d’Italia a Zagabria, Paolo Trichilo e il primo cittadino di Gorizia, Rodolfo Ziberna alla commemorazione. Foto Roni Brmalj/Edit

TRICHILO: IMPORTANTI PROGRESSI. Per l’ambasciatore Trichilo, il dovere della memoria “ci impone di tener vivo il ricordo di quei fatti, ancorché, o forse proprio perché, terribile”. Il diplomatico ha evidenziato con soddisfazione i progressi registrati negli ultimi anni: in primo luogo, assumendo l’organizzazione degli eventi commemorativi, che così non sono stati più lasciati all’iniziativa delle persone di buona volontà ma hanno trovato una cornice istituzionale, dando un segnale chiaro che la strage di Vergarolla è entrata a far parte dell’eredità storica della città. Ma non solo: è stato sostituito il precedente cippo con uno che reca i nomi delle 64 vittime che è stato possibile accertare, l’associazione degli esuli polesani è stata ricevuta per la prima volta in maniera formale in Municipio e nel teatro cittadino è stato allestito uno spettacolo dedicato all’esodo. Inoltre, in questi ultimi anni il bilinguismo ha fatto registrare ulteriori passi avanti: si tratta di azioni concrete e visibili, non di mere dichiarazioni di intenti, che hanno segnato un cambio di marcia. “Di ciò ringrazio le autorità e tutti quanti hanno contribuito al progresso, agli italiani di Pola e agli esuli polesani. Questo percorso va alimentato in maniera virtuosa nel futuro – ha aggiunto –, sia sul profilo storiografico che nella collaborazione, che auspico sempre più fruttuosa fra tutti quanti hanno a cuore il passato, il presente e il futuro di questa bellissima città che porta i segni di una straordinaria arena e altre vestigia della romanità e che ha meritato una citazione nientemeno che di Dante Alighieri nella Divina commedia”. “Il dovere della memoria va accompagnato con quello di guardare al futuro – ha concluso –, specialmente in un contesto dove l’Italia e la Croazia sono Paesi amici ed entrambi membri della comune casa europea”.

VICENDA CHE TUTTI DEVONO CONOSCERE. Auspicando che si possa fare piena luce sulle cause della tragedia e sulle zone d’ombra tutt’ora esistenti, l’ambasciatore si è anche espresso sulla figura fondamentale del dottor Geppino Micheletti – il chirurgo-eroe dell’ospedale di Pola che, dopo l’esplosione operò senza sosta curando i feriti e salvando numerose vite, senza fermarsi nemmeno dopo aver appreso che tra le vittime vi erano i suoi due figli (Carlo di 9 e Renzo di 4 anni), il fratello e la cognata. A suo avviso, Micheletti “meriterebbe un omaggio permanente in questa città”. Da anni il Consiglio della minoranza nazionale italiana autoctona della Regione Istriana cerca di intestargli – finora senza successo, ma chissà – uno spazio nell’attuale Ospedale di Pola (l’intento originario era che portasse il suo nome il nosocomio, iniziativa respinta dal Ministero della Salute, ora si punta all’unità di Pronto Soccorso o forse una via).

Visitabile fino al 7 settembre, la mostra sul dottor Micheletti, omaggio dell’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (dov’è stata allestita per il 10 Febbraio) è approdata a Pola, alla Galleria Civica (in sala, il presieduto Franco Degrassi, e Giovanna Penna, co-curatrice con Piero Delbello). Tra documenti, fotografie e testimonianze sulla strage del 18 agosto 1946 e sulla figura del medico che di quella giornata divenne, drammaticamente, uno dei protagonisti, l’esposizione ricostruisce a tutto tondo quella che è l’immagine non solo dell’eroe, nel momento della tragedia di Vergarolla, ma anche l’immagine dell’uomo. I materiali utilizzati provengono in larga parte dagli archivi e collezioni dell’IRCI e ha visto il contributo dello storico Roberto Spazzali e altri che hanno approfondito in particolare la storia familiare di Micheletti.

Foto Roni Brmalj/Edit

Una vicenda che tutti devono conoscere, che appartiene profondamente alla città: così Vito Paoletić, vicesindaco italiano di Pola e principale promotore dell’iniziativa, sostenuta dal Consiglio della minoranza italiana autoctona, dalla Municipalità e dall’Ambasciata d’Italia e, ovviamente, la collaborazione dell’IRCI. “L’obiettivo è parlare anche a chi quella storia non la conosce, non per colpa o per disinteresse, ma perché il passare delle generazioni e i cambiamenti demografici possono allontanare dalla memoria collettiva gli avvenimenti del passato. Non possiamo colpevolizzare chi non conosce la nostra storia. Sta a noi tramandarla – sottolinea Paoletić –, diffonderla attraverso documenti, immagini e testimonianze. Le persone devono potersi fare un’idea di quanto tragico è stato quell’evento e di quanto eroiche sono state le gesta del dottor Micheletti”.

MELONI: «FARE LUCE». In Italia, sulla “più grave e sanguinosa strage nella storia dell’Italia repubblicana”, come l’ha definita la premier Giorgia Meloni, arriva in Parlamento italiano la proposta di istituire una commissione di inchiesta. Il 18 agosto 1946, sull’esplosione di ventotto ordigni bellici precedentemente disinnescati, gli accertamenti condotti dalle autorità alleate portarono a escludere la natura accidentale della deflagrazione, senza tuttavia giungere mai all’individuazione definitiva degli esecutori materiali, dei mandanti e delle eventuali responsabilità politiche. Chi fece brillare quelle mine? Un ufficiale britannico affermò di averle ispezionate tre volte, l’ultima il 27 luglio, concludendo che le stesse potessero essere fatte esplodere solo intenzionalmente.

La verità resta ancora lontana. La Commissione d’inchiesta – ha spiegato Pretto – sarà chiamata ad acquisire e approfondire la documentazione conservata negli archivi italiani e stranieri, oltre che a verificare se omissioni, reticenze o condizionamenti di varia natura dell’epoca abbiano ostacolato il completo accertamento dei fatti. “Non per alimentare contrapposizioni – ha presi il deputato –, ma per restituire dignità alle vittime, ai loro familiari e agli esuli istriani, fiumani e dalmati, costruendo una memoria finalmente fondata sulla conoscenza e sulla tanto auspicata riconciliazione. Vergarolla aspetta ancora verità e giustizia, e le istituzioni del nostro Paese hanno il dovere di rispondere”.

Nella commemorazione organizzata a Palazzo Montecitorio, la deputata dem Debora Serrachiani ha osservato: “Un punto fermo rimane: quell’ecatombe fu freddamente pianificata e le vittime furono italiane. Da quel momento in poi per moltissimi cominciò la fuga, l’abbandono delle case e l’esodo”. Infatti, anche sulla scorta del trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, quasi la totalità dei “polesani” (nella stragrande maggioranza italiani) avrebbero lasciato il capoluogo istriano. “Altri 300 mila circa partirono dalle tre aree alla volta di Trieste da dove furono smistati in campi profughi in tutta Italia. Indelebile è la macchia di un delitto mai giudicato da alcuna autorità”, ha scandito, aggiungendo che “la rievocazione non basta”. “Non capiremo nulla della profondità della ferita subita dal corpo vivo della Nazione se non facessimo nostro, con il dolore e il rimpianto, anche il monito durissimo che si leva dalla spiaggia di Pola. Se non capiremo che Vergarolla è uno dei volti del male”.

IL MERITO DEI POLESANI. Per la premier Meloni, una carneficina dimenticata per decenni “è stata restituita alla memoria collettiva grazie all’impagabile impegno della Comunità italiana di Pola, degli esuli, dei loro discendenti e delle associazioni. Quello che è successo ottant’anni fa sulla spiaggia di Pola rappresenta ancora oggi un crimine impunito. Decine e decine di civili innocenti – uomini, donne e bambini – vennero uccisi secondo un macabro disegno, mentre assistevano a una manifestazione sportiva. Mai accertati gli autori, individuati i mandanti, chiarite le finalità. Ricercare la verità rimane la via maestra per rendere pienamente giustizia alle vittime e svelare quello che, ancora oggi, non sappiamo di questa pagina buia del Novecento”. E ha assicurato che il Governo italiano continuerà il proprio impegno a 360 gradi per custodire e tramandare il ricordo delle complesse vicende legate al confine orientale”, pagine che oggi “appartengono alla memoria nazionale ed europea”.

“Con Nova Gorica abbiamo vissuto l’esperienza di Gorizia Capitale europea della cultura 2025, un percorso che ci ha insegnato come non serva inseguire la retorica artificiale di una ‘memoria condivisa’, poiché i vissuti e i dolori di ciascuno sono unici e vanno rispettati. Quello che dobbiamo costruire è il rispetto reciproco e la conoscenza: guardare alla storia dell’altro senza paura e chinarsi di fronte al dolore altrui senza strumentalizzarlo”, sottolinea Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia (che conta una popolazione composta per il 20% da esuli dalle terre d’Istria, Fiume e Dalmazia e dai loro discendenti), a Pola anche perché toccato personalmente da quest’evento storico. “Mio padre lasciò Pola con la morte nel cuore a 17 anni. Oggi io sono qui per testimoniare che da quel dolore, dal rispetto della verità e dalla collaborazione fraterna tra le nostre comunità possiamo continuare a costruire la vera dimensione europea”.

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