Felice Žiža: «Stare all’opposizione? Non ha senso»

A colloquio con Felice Žiža, deputato al seggio specifico della Comunità nazionale italiana alla Camera di Stato di Lubiana, per parlare di rapporti con la Comunità autogestita della nazionalità italiana e con l’Unione Italiana, ma anche di tutta la vasta problematica che accompagna la vita e l’attività degli italiani che vivono in Slovenia

Abbiamo penato un po’ prima di raggiungerlo. Felice Žiža ha una miriade di attività che porta avanti sia in ambito politico, come rappresentante della CNI al Parlamento di Lubiana, che come medico che non ha rinunciato alla professione. Chirurgia e politica possono andare assieme? Il dott. Žiža dice di sì e aggiunge di avere ancora altro tempo a disposizione. Il contatto umano per lui è fondamentale: è abituato a parlare alle persone, capirle, comunicar loro notizie che talvolta non rallegrano. Un medico deve fare anche questo, ma lo fa pure il politico. Proprio per questo motivo i successi, quando arrivano, sono vissuti con maggior gioia e soddisfazione. Un lavoro fatto bene offre l’energia necessaria per andare avanti, per percorrere strade mai battute prima, per osare quello che si pensava impossibile. Mi si permetta la sincerità, ma Žiža non sembra essere il classico politico con cui abbiamo a che fare spesso e volentieri. Possiede un’autenticità tipica di chi è sceso in politica convinto di poter cambiare le cose. Possibilmente in meglio. Purtroppo l’intervista è stata fatta per telefono. Avremmo voluto incontrarlo di persona… ma gli impegni non l’hanno permesso. Speriamo in una prossima occasione.
Di recente ha firmato un’intesa in quanto deputato della Comunità nazionale alla Camera di Stato con il governo sloveno di Janša. Ci può spiegare di che cosa si tratta e che cosa prevede questo documento, che ci risulta essere piuttosto articolato?
“Per spiegare i rapporti tra la CNI in Slovenia e il governo va detto che questo è il 14.esimo governo e il 14.esimo accordo di collaborazione firmato dalla CNI con il governo il quale porta avanti le sorti politiche del Paese. Ciò significa che, prima Battelli e poi io, abbiamo sempre firmato un accordo di questo tipo per il semplice motivo che non siamo un partito politico e quindi non siamo in conflitto e nemmeno in accordo con quelle che possono essere le idee politiche della compagine di governo, bensì ci riteniamo neutrali, eticamente e moralmente corretti. Facciamo la nostra politica che ha come finalità tutelare, mantenere, sviluppare e migliorare le condizioni della CNI e per tal motivo non vediamo altra possibilità che collaborare perché andando all’opposizione non si ottiene mai niente. Siamo più che convinti che è di fondamentale importanza collaborare con tutti i governi. Chiaramente per avere questa approvazione ho pregato di convocare la Presidenza allargata della CAN Costiera, dove ci sono il presidente (Scheriani, ndr), i vicepresidenti e tutti i presidenti delle CAN Comunali per far leggere loro il testo dell’accordo e chiedere un’opinione. La Presidenza della CAN Costiera allargata, all’unanimità, ha accettato la firma dell’accordo e a quel punto io ero autorizzato dalle massime cariche politiche della nostra Comunità a firmare il documento e a portarlo avanti”.
Che cosa prevede l’accordo e quali sono i benefit che ne derivano?

L’accordo è abbastanza elaborato, ci abbiamo messo un po’ di tempo per completarlo e armonizzarlo con tutte le richieste, anche perché nel mezzo delle trattative c’è stato il Covid. Abbiamo iniziato a marzo, poi è stata sospesa l’attività, per due o tre mesi e poi abbiamo ripreso a fine giugno. L’accordo è costituito da due parti: una generale dove vi è il riferimento alle norme di legge, atti costituzionali e internazionali volti a sviluppare, tutelare e promuovere tutte le attività della CNI in Slovenia. Seguono tutti i paragrafi che parlano di educazione e istruzione, delle nostre scuole, dello sviluppo dei quadri, dei finanziamenti. Poi c’è il capitolo sulla pubblica informazione, quello sulle attività culturali, quello sull’attuazione delle norme del bilinguismo, il capitolo sulla catalogazione di tutto il patrimonio culturale nel nostro territorio nazionalmente misto. Grazie al progetto Primis potremo avviare la catalogazione dei beni culturali nel registro generale. In Slovenia ne esiste uno solo e vale per tutti. In questo registro vengono iscritti i patrimoni culturali, sia materiali che immateriali, sia mobili che immobili: il dialetto istroveneto è uno dei primi elementi di questo patrimonio culturale immateriale che verrà iscritto. Abbiamo tanti beni da inserire nel registro e, dunque, dovremo lavorare tanto. Mi auguro che questo progetto ci offra tante opportunità e la possibilità di mostrare le nostre competenze. I firmatari del documento sono i due rappresentanti delle minoranze, quella italiana e quella ungherese e il Presidente del governo.

Nella seconda parte dell’accordo ci sono le tabelle, divise in progetti a breve termine da iniziare e completare entro la fine del mandato, sia per gli italiani che per gli ungheresi, e poi ci sono i progetti a lungo termine da iniziare con questo mandato o che sono il prosieguo di un precedente mandato e che andranno avanti per un arco di tempo che va oltre l’attuale legislatura. E qua figurano 14 progetti comuni, mentre tra i progetti a breve termine abbiamo 8 progetti per ciascuna comunità.
Per quel che riguarda la CNI va detto che iI primo punto da attuare a breve termine è l’assunzione di una figura professionale presso la CAN Costiera di Capodistria. Non appena verrà fatta la revisione di bilancio per il 2020, quindi entro quest’anno, presumo tra settembre e ottobre, potremo ottenere un impiegato in più con laurea come collaboratore professionale della CAN Costiera.
Il secondo punto prevede la stabilizzazione dei quadri dei programmi e dei finanziamenti di RTV Capodistria con particolare attenzione rivolta alla stabilizzazione dei quadri e qui menzionerei pure la modifica alla Legge sulla RTV di Slovenia che è già iniziata. La stabilizzazione dei quadri è un discorso lungo 15 anni. TV Capodistria ha avuto un lento ma progressivo declino del numero degli assunti perché chi andava in pensione non veniva sostituito. Abbiamo perso più del 17 o forse 18 p.c. del personale giornalistico (la radio ne ha perso oltre il 30 p.c., ndr). Già con l’inizio del mio mandato abbiamo stipulato un accordo con l’allora governo Šarec e già in quell’occasione avevamo chiesto la stabilizzazione dei quadri. Così nell’arco di un anno abbiamo assunto tre giornalisti e abbiamo programmato l’assunzione di altri tre giornalisti perché ci sono dei pensionamenti e quei posti devono venir rimpiazzati da nuovi professionisti. Per un certo periodo RTV Slovenia non ha voluto assumere, vuoi per carenza di fondi, vuoi per restrizioni decise dalla direzione. Siamo riusciti però a concordare che le paghe, per quei professionisti che verranno inseriti nell’organico, saranno coperte dal governo. Visto che il governo è garante dei diritti delle minoranze esso deve sopperire alle spese dell’informazione in lingua italiana. Per quanto riguarda invece i programmi, va detto che il governo non ha stanziato ancora i fondi: bisognerà continuare a trattare sia sulla programmazione che sulla stabilità finanziaria.
Per RTV Capodistria abbiamo inserito nell’accordo la richiesta di stabilità e garanzia assoluta a lungo termine sui trasmettitori. (che sono stati oggetto di un contenzioso tra Slovenia e Italia, ndr.). Il trasmettitore era stato messo in gioco come forma di ricatto dal direttore di RTV Slovenia nel momento in cui l’Italia aveva denunciato un trasmettitore sloveno vicino a Sezana che disturbava i segnali dell’altra parte e poi lo ha pure bloccato. A quel punto siamo intervenuti e devo dire che siamo stati aiutati dall’ambasciatore italiano a Lubiana, Carlo Campanile e dal MAECI. Ora nell’accordo di coalizione viene stabilito che i trasmettitori sono intoccabili e che non ci possono togliere le frequenze. Se abbiamo programmi, giornalisti, un palinsesto curato e progettato con cura non ci possono togliere le frequenze, soprattutto non i trasmettitori storici. Quello che siamo riusciti a ottenere è l’aiuto e il coordinamento nella trasmissione all’estero di RTV Capodistria, senza però ottenere impegni finanziari da parte del governo, ma solo l’aiuto diplomatico e formale.
Nel nostro contratto vi è un terzo punto che riguarda la soluzione dei programmi e corsi universitari in lingua italiana per insegnanti ed educatori realizzati dall’Università del Litorale. L’articolo 23 sulle scuole delle due minoranze obbliga il governo a finanziare questa attività. Per aiutare l’Università si è resa necessaria una modifica alla legge sull’Università che verrà attuata entro il 2021, in modo da assicurare a questa autonomia e finanze.
Tra gli altri punti vi è pure l’assunzione di un ulteriore giornalista all’Aia (Agenzia informativa adriatica) per la pagina capodistriana de ‘La Voce del popolo’ con l’impegno di affrontare nella seconda pagina di cronaca temi locali e nazionali, dunque anche politica generale slovena, il tutto a partire dal gennaio del 2021.
Abbiamo inoltre richiesto di parificare gli indennizzi sul bilinguismo nelle scuole. Infatti i docenti percepiscono attualmente il 15 p.c. in più sulla paga, mentre gli altri solo il 6 p.c. e in quest’ultima categoria ci sono i Presidi, i consulenti pedagogici e il personale tecnico-amministrativo. Ecco noi chiediamo che gli indennizzi per costoro vengano parificati. Puntualizziamo che nelle scuole slovene del territorio c’è l’obbligatorietà dell’insegnamento della lingua italiana, inoltre la legge prevede che non ci debba essere alcuna discriminazione, dunque la lingua italiana nella zona del Litorale viene parificata a quella slovena e viene considerata lingua d’ambiente, lingua ufficiale e come tale va insegnata obbligatoriamente nelle scuole slovene. Purtroppo, negli ultimi anni la lingua inglese è preponderante e vediamo che i ragazzi parlano poco l’italiano. Per questo ci siamo accordati con il Ministero dell’istruzione per migliorare le competenze degli insegnanti chiedendo che i programmi italiani nelle scuole slovene venissero parificati in quanto a difficoltà, qualità e contenuti ai programmi di lingua slovena applicati nella scuola italiana. Idem per i testi scolastici in cui ci deve essere questa parità e questo stesso criterio dovrebbe valere anche per le ore d’insegnamento.
Abbiamo insistito sull’aggiornamento professionale per il corpo docente di lingua italiana nelle scuole slovene. Abbiamo concordato infine l’assunzione di due consulenti pedagogici per l’Istituto scolastico di Capodistria dedicati esclusivamente alle scuole italiane. Abbiamo già 2 consulenti che lavorano però per la maggior parte per le scuole slovene e il resto in quelle italiane, mentre la nuova Legge sull’istruzione e l’educazione nella lingua delle minoranze italiana e ungherese prevede che ci siano due consulenti dedicati completamente alle nostre scuole e per questo abbiamo richiesto l’assunzione di due consulenti a partire dal gennaio 2021. Ci sono praticamente 9 quadri nuovi che verranno inseriti nelle nostre istituzioni”.
In quale modo collabora con la CAN Costiera e con le CAN municipali? Su quali argomenti si snoda il vostro dialogo e l’attività politica? E quali rapporti intercorrono con l’Unione Italiana?
“Con la CAN Costiera la collaborazione è praticamente quotidiana, comunico prevalentemente con il presidente perché lui porta avanti tutte le attività. Ci sentiamo ogni giorno su tutti i temi che ci riguardano, ci vediamo se necessario anche tutti i giorni e collaboro anche con la Presidenza della CAN Costiera. Ultimamente abbiamo avuto 4 riunioni: con i direttori degli Ospedali della zona, della Casa di sanità, dei Centri sociali e con il direttore dell’Istituto per la Sanità Pubblica della Repubblica di Slovenia, si è trattato di incontri legati all’applicazione del bilinguismo. Discutiamo delle proposte di legge, di questioni di attualità come pure dell’Accordo di coalizione con il governo. Si lavora tanto. Con le CAN Comunali si lavora meno, ma nella CAN Costiera ciascuna CAN Comunale ha tre rappresentanti. Vengo invitato a tutte le riunioni della CAN Costiera che, prima di convocare la riunione plenaria, mi chiede quando sono libero e così ci organizziamo, perché visti i miei impegni non riuscirei mai ad andarci senza un accordo sulle date, cosa che non succede con l’Assemblea dell’Unione Italiana.
Con l’Unione Italiana collaboro per quanto ciò sia possibile. Vorrei fare di più perché l’UI è la nostra associazione principale che coinvolge e unisce tutte le nostre Comunità che in Slovenia si chiamano associazioni e vengono regolate dalla Legge sulle associazioni. Quindi l’UI è l’organizzazione che unisce tutti i sodalizi della Croazia e della Slovenia e quindi anch’io faccio parte di questo grande gruppo e l’UI rappresenta pure me, come connazionale iscritto alla CI di Isola. La collaborazione devo dire con l’UI c’è, c’è stata, ma a singhiozzo. Ho partecipato ad alcuni eventi a cui sono stato invitato e dove ho anche portato un saluto. Collaboro pure con alcune CI in Croazia, ancor da prima, perché conosco le persone, ho amici, ho parenti… lei deve sapere che io sono “parentino” anche se sono nato a Pola, i miei genitori vengono dalla periferia di Parenzo, anche se sono cresciuto a Isola, per cui sono istriano croato e istriano sloveno. Ho nel cuore tutta l’Istria e quindi vedo l’UI come l’unica istituzione che ci possa tenere uniti, favorendo la collaborazione tra Croazia e Slovenia. In Slovenia lo si può fare a livello di Comunità, di associazioni, non esistendo un accordo bilaterale italo-sloveno come invece quello firmato dalla Croazia e mi riferisco al famoso accordo Dini-Granić del 1996. L’UI in Croazia ha grandi competenze, grandi doveri e responsabilità. In Slovenia invece questa sua responsabilità e rappresentatività è limitata ai nostri sodalizi. E naturalmente collabora con la CAN Costiera e per quanto sia possibile anche con me in quanto deputato della CNI, ma nel rispetto dei rispettivi ruoli”.
Lei si reputa soddisfatto?
“Sì, ma si può fare meglio. Ovviamente c’è la mancanza di tempo da una e dall’altra parte, io sono impegnato tantissimo per quanto riguarda le attività della CNI in Slovenia. Si potrebbe fare molto di più, bisognerebbe fare molto di più. Io fatico a far capire alle nostre istituzioni in Slovenia, che bisogna essere molto più incisivi, molto più caparbi, nel raggiungere certi obiettivi, che bisogna lavorare tutti insieme, come una squadra, con tanta dedizione e questo dovrebbe farlo anche l’UI in Croazia che vedo ancora più in difficoltà rispetto a noi in Slovenia con le CAN. Credo che l’Unione abbia molto più da lavorare in Croazia, dove ha molte difficoltà ed è molto più indietro su certe cose”.
Indietro su che cosa?
“Per esempio sulle scuole. Nelle scuole croate la lingua italiana non è obbligatoria. Mentre stando all’accordo Dini-Granić del 1996 (Trattato italo-croato sui diritti delle minoranze e l’accordo bilaterale per la promozione e protezione degli investimenti) dovrebbe essere obbligatoria. L’attuazione del bilinguismo in Istria credo sia applicato formalmente e a macchia di leopardo. Nelle città dove ci sono ancora tanti italiani non c’è, presumo, il problema di formalizzare il bilinguismo, si attua da solo in mezzo alla strada come può accadere nel Buiese e Umaghese, a Rovigno e a Dignano dove c’è una considerevole fetta di popolazione italiana, ma negli altri comuni ci sono grandi resistenze per quanto riguarda il bilinguismo. Prendiamo l’esempio di Fiume, che però non appartiene al territorio formalmente bilingue. Credo che con il progetto Capitale europea della cultura 2020 (CEC) molte cose dovevano essere fatte in maniera diversa. Bisognava insistere, bisognava essere testardi, più incisivi. Perché il fatto che una città non metta nella tabella neanche il nome storico, che guarda caso è italiano, vale a dire Fiume… è imperdonabile. Bisogna lavorare in sinergia, aiutare e farsi aiutare. E poi vedo le difficoltà che incontrano i vari connazionali nelle rappresentanze comunali, come i vicesindaci oppure i membri di vari organismi. Mi sembra di capire che ci siano dei problemi, anche se io guardo dall’esterno, non conosco molto bene l’ambiente, come pure il contesto giuridico costituzionale croato”.
Ci è parso di capire che lei non sia un assiduo frequentatore dell’Assemblea dell’Unione Italiana. C’è qualche problema?
“Per le prime assemblee, non ricordo bene, non ho mai ricevuto l’invito per cui ho reagito, chiedendo di inviarmelo… E poi non mi crederà, ma tutte le assemblee che sono seguite venivano indette proprio quando io o avevo la seduta Plenaria al Parlamento di Lubiana o delle sedute delle Commissioni parlamentari importanti e dunque ero impossibilitato a partecipare. Quando devo andare in Parlamento ci vado, raramente mi assento. Se non sono presente è perchè c’è un motivo, qualche cosa di straordinariamente importante, a cui non posso mancare. In Assemblea dell’UI vengo invitato, ma non ho competenze, non ho nessuna possibilità di votare, sono semmai un ospite e se devo scegliere se andare in Parlamento o all’Assemblea dell’UI, è logico che io scelga di andare a Lubiana. Spero che in futuro le cose cambino.
La CAN Costiera mi contatta e mi chiede quando sono libero e anche in base alla mia disponibilità viene convocata la riunione. L’UI non ha mai fatto una cosa del genere. Come ho detto prima, siccome non arrivavano gli inviti, ho chiamato Demarin e lui mi ha detto: ‘Ti abbiamo invitato’… Ma l’invito non era mai arrivato, l’avranno inviato da qualche altra parte o semplicemente si sarà perso nella rete. Comunque, quando ho potuto, mi sono presentato. Spero che tengano conto del mio suggerimento.

Suppongo leggeranno l’intervista…

“Ciò potrebbe valere anche per gli Ambasciatori e i Consoli, che, mi è stato detto, ultimamente sono poco presenti. Probabilmente perché non tutti possono essere sempre disponibili. Chi dall’ufficio di segreteria organizza le Assemblee dovrebbe contattare anche i diplomatici e vedere di concordare le date”.

Lei dispone di un Ufficio in cui riceve, in qualità di deputato, i nostri connazionali. Con quali problematiche si presentano?

“Ho aperto l’ufficio poco dopo la mia elezione. Funziona… non c’è la fila davanti all’ufficio, i connazionali prenotano l’appuntamento per telefono, che è quello mio privato, ed in genere quando si presentano lo fanno per risolvere problemi di natura privata, molto spesso con questioni che non hanno nulla a che vedere con quella che è la nostra realtà comunitaria. Per quello che posso, vengo loro incontro e do consigli. Già Battelli mi aveva informato che l’affluenza durante il suo mandato non era grande… Mi sono organizzato da subito e ancora prima di partire con l’ufficio ho promosso degli incontri presso le CI del territorio a partire dal settembre del 2018, appuntamenti che dovevano servire per dialogare su problemi che coinvolgono la nostra Comunità nazionale.
Adesso il Covid ha bloccato un po’ tutto, ma la volontà di continuare c’è. Le nostre CI sono complessivamente sette, quella di Pirano però si divide in altre quattro: Sicciole, Portorose, Lucia e Strugnano. Quando vado a Strugnano non vado nella Comunità perché non hanno una sede, ma vado nelle sedi delle Comunità locali. Gli incontri così sono complessivamente 11. Quando finisco il primo giro, riprendo tutto da capo per altre 11 volte, visitando appunto i connazionali del territorio. Giro continuamente e riesco a fare 22 incontri all’anno. Vale a dire che sono presente sul territorio tutto l’anno nella giornata di lunedì, festività escluse come pure i due mesi estivi. L’affluenza in alcune CI non è poi tanto male. Agli inizi tutti erano molto curiosi e volevano capire fino a che punto potevano contare su di me, ora l’affluenza è leggermente calata. A Capodistria viene sempre tanta gente come pure a Isola e a Pirano, nelle piccole si presentano una decina di connazionali, ma anche questo va bene. Una certa affluenza c’è”.

Pur avendo scelto la carriera politica non ha mai rinunciato all’esercizio della professione medica. È difficile conciliare politica e chirurgia?

“Sono un chirurgo generale con specializzazione in chirurgia addominale. Non è per niente difficile, è stato il lavoro della mia vita. L’ho fatto per due motivi. Uno è l’obbligatorietà dell’esercizio della professione medica continuativa per almeno il 20 p.c dell’orario di lavoro, condizione questa per poter mantenere la licenza medica. Se mi fossi ritirato del tutto avrei dovuto, allo scadere del mio mandato di quattro anni, rifare degli esami di abilitazione professionale. Per mantenere la licenza devi esercitare. Come seconda cosa, lo avevo promesso ai miei elettori. Ho tantissimi pazienti tra i nostri connazionali, tanti amici, e molti avevano detto: ‘Noi non ti votiamo perché prima di perderti come medico, rinunciamo a darti il voto. Perché dovremmo votarti se poi te ne vai?’. Ho spiegato loro che per obbligo di legge sarei rimasto in ospedale per almeno una volta alla settimana. Ho fatto loro presente che avrebbero potuto continuare a contattarmi. Nella mia agenda ho un migliaio di contatti telefonici a cui ho sempre permesso di telefonarmi ogni qualvolta ne avevano bisogno, giorno e notte, sabato e domenica e devo dire che lo fanno.Cerco di essere sempre rintracciabile, per qualsiasi problema sanitario. Li ho abituati così, sono un chirurgo, lavoro in ospedale e sono sempre stato disponibile anche fuori dagli orari di lavoro. Inoltre sono il medico competente per il Consolato italiano di Capodistria e per l’Ambasciata italiana di Lubiana. Anche loro, se hanno bisogno mi consultano e di recente ho esposto degli aggiornamenti sulla questione del Covid. Di tempo ce n’è poco, ma riesco ad organizzarmi.
Le volevo chiedere qualche dettaglio sull’accordo stipulato tra la RTV di Slovenia e la Telecom croata (HT) e l’UPT relativa alla ricezione dei programmi di RTV Capodistria sia via satellite che via cavo anche nell’Istria Croata e in genere in Croazia. Quanto costerà questa operazione?
“Questo è un traguardo importantissimo perché nel mese di novembre dell’anno scorso quando il segnale era stato spento, quello del satellite, eravamo tutti abbattuti perché non si sapeva se avremmo potuto riattivare un giorno il segnale. Anche se io ero quasi convinto che ce l’avremmo fatta. Sul problema avevo iniziato a lavorare sin da luglio con la CAN Costiera e con l’Unione italiana, ma poi ci sono stati dei contrasti su dove cercare le fonti di finanziamento. Qualcuno diceva che bisognava andare a Lubiana, chi a Zagabria e chi a Roma… Insomma io mi sono messo in gioco e un grande supporto ci è arrivato anche da Furio Radin, deputato CNI e vicepresidente del Parlamento croato, che ha organizzato una prima riunione a Zagabria, al Sabor, tra i vertici della RTV Slovena e quella croata, nonché con i vertici delle Telecomunicazioni slovene e croate. Tutto è partito da là. In novembre sono andato a Roma, all’Audizione alla Commissione affari esteri. All’incontro c’erano anche Maurizio Tremul e Furio Radin. In linea di massima abbiamo parlato tutti la stessa lingua, fatto richieste simili, ma in quella sede ho insistito sul fatto che l’Italia avrebbe dovuto finanziare il progetto perché l’Italia stessa aveva tagliato i fondi dello stesso perchè aveva constatato che era troppo dispendioso. Con questa formula abbiamo portato delle facilitazioni per tutta la Croazia. Gli utenti interessati in Italia, potranno, con un accorgimento tecnico, vedere tutta la Tivù trasmessa da Croazia e Slovenia, Balcani inclusi. Dopo aver contattato il Ministro plenipotenziario Francesco Saverio de Luigi, che è anche il presidente del Comitato di coordinamento, lo abbiamo informato di aver individuato la soluzione per la ritrasmissione in Croazia grazie al Direttore di RTV Capodistria. Il Ministro plenipotenziario De Luigi, si è detto soddisfatto perché il via cavo con il satellite in questione sono destinati alla nostra comunità e quindi copre essenzialmente l’Istria croata e tutta la Croazia, cosa che non avveniva in precedenza, ed è una spesa molto più sostenibile. La posizione del Ministro pl. De Luigi è stata confermata dal Sottosegretario agli Affari Esteri, Ivan Scalfarotto, dalla Commissaria Francesca Adelaide Garuffi, dell’UPT, da Fabrizio Somma, all’epoca Direttore generale dell’UPT e, in seguito anche dal nuovo Presidente dell’UPT, Emilo Fatovic. Il progetto dovrebbe andare avanti per 15 mesi e sarà fruibile a partire dal 20 agosto. Il contratto prevede la distribuzione via cavo del segnale televisivo, in alta definizione e in definizione standard nel pacchetti ‘italiano’ ed ‘europeo’ e di quello ‘radiofonico’ nel pacchetto base di MaxTV nonché la diffusione satellitare dei due canali per tramite del canale Eutelsat 16 gradi est. Questa posizione satellitare è attualmente usata anche dalle Tv nazionali slovena e croata.
Si tratta indubbiamente di un risultato importante per i nostri connazionali e non solo dell’Istria croata e spero che tutti gli affezionati di RTV Capodistria potranno riprendere a seguire i programmi. In questo modo abbiamo dato un ulteriore stimolo a tutti i giornalisti di RTV Capodistria che avranno un pubblico più ampio che guarderà il grande lavoro che fanno con maestria e professionalità ogni giorno”.

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