Fari. Luci del Mar Adriatico

Una forma ricettiva di nicchia, lontana dal turismo industriale, dalla calca e dal rumore, ha riscontrato un successo inaspettato. Ora si capisce che rappresenta un quid in più dell’offerta generale

L’anno scorso il faro di Salvore (Savudrija), ha celebrato i 200 anni. È alto 36 metri ed è stato progettato da Pietro Nobile. È il più vecchio dll’Adriatico ancora funzionante. Foto Dusko Marusic/PIXSELL

Per il cantautore brianzolo Roberto Vecchioni le luci sono quelle di San Siro, illuminanti, splendenti, sfocate: dipende cosa succede in campo e se il cuore batte per una delle due squadre milanesi. In mare le luci sono un punto di riferimento imprescindibile anche nel 21.esimo secolo quando la tecnologia, tra GPS e radar, consente di portare l’imbarcazione anche a occhi chiusi. I primi fari erano costituiti da falò di legna accatastata in punti prominenti della costa come riferimento nella rotta dei naviganti per indicare secche, zone di pericolo o di approdo.
È attorno al 300 a.C. che sorsero le due grandi strutture che rimarranno per secoli esempi unici di fari monumentali: il Colosso di Rodi, considerato una delle sette meraviglie del mondo, statua enorme di circa 32 metri con un braciere acceso in una mano, collocata sopra l’entrata del porto ebbe vita breve, distrutta successivamente da vari terremoti; l’esempio più illustre dei fari dell’antichità un’altra delle sette meraviglie del mondo fu il Faro di Alessandria, la città fondata in Egitto da Alessandro Magno. Fu costruito sull’isolotto di fronte alla città, dal cui nome Pharos (Faro) deriva la parola faro nelle lingue di origine greca e latina.
“Dove”, supplemento del ‘Corriere della Sera’ dedicato ai viaggi, ha riservato un ampio spazio ai fari della Croazia (Istria e Dalmazia) che con il tempo si sono trasformati e messi in funzione al Dio turismo per quei viaggiatori che amano la solitudine, l’odore della salsedine, lo sciabordio delle onde, e odiano la calca del turismo industriale e il turismo mordi e fuggi.
Insomma un contatto diretto con la natura. Sulla costa croata ci sono una cinquantina di fari la gran parte può venir noleggiata tramite airbnb, o con l’aiuto di agenzie turistiche. Complessivamente i posti letto a disposizione si aggirano attorno ai 200. I prezzi variano e vanno da 600 kune a notte fino a qualche migliaio per i fari trasformati in vere e proprie ville sui generis. Inconsueti alloggi capaci di regalare quiete ed isolamento, dove potersi addormentare al dolce suono della risacca, e svegliarsi salutati dall’azzurro del mare e dall’albeggiar del sole. L’offerta è modesta se confrontata con i risultati dell’intero comparto turismo. “Quello dei fari – dice Boris Žgomba, proprietario dell’agenzia turistica Uniline – è un settore di nicchia che registra più domande di quanta sia l’offerta”. Scherzando aggiunge che “l’offerta di turismo sui fari è limitata dal loro numero, non dipende da un investitore che acquisterà un isolotto e vi costruirà – un faro”. “Pur non essendo degli appartamenti classici il noleggio dei fari dà risultati più che soddisfacenti ed è una delle attrattive del nostro turismo” continua Žgomba. Il target sono famiglie o gruppi di amici che hanno voglia di turismo in stile Robinson Crusoé.

Il faro di Premantura si trova a 31,5 mt di altezza e produce una luce visibile a 25 miglia. Foto Dusko Marusic/Pixsell

Istria
Il Faro di Porer o Lanterna – di fronte al Parco Kamenjak e alla penisola di Premantura – venne costruito nel 1833 ed è uno dei fari più belli dell’Adriatico. Venne costruito nel 1846 su disegno dell’architetto Pertsch che sviluppò il progetto dell’architetto Nobile del 1818 costruendo una struttura in legno che poteva ospitare due custodi insieme alle loro famiglie. Quando la struttura di legno venne distrutta da un incendio si procedette a ricostruire il faro in pietra; venne installata una squadra con 4 custodi che dovevano accendere e spegnere la luce del faro, pulire le lenti, rabboccare il serbatoio del petrolio necessario all’accensione della lanterna, curare il funzionamento e il mantenimento del faro e in caso di forte nebbia avevano il compito di attivare una sirena. I turni di lavoro duravano 6 ore sotto la supervisione di un controllore. Nell’estate del 1996 la lampada a petrolio venne rimpiazzata da una lampada elettrica e venne collegata alla rete elettrica di Premantura: si trova a 31,5 m di altezza e oggi produce una luce visibile a 25 miglia nautiche di distanza (mentre precedentemente era visibile solo a 17 miglia nautiche).
Non lontano il Faro Marlera si trova in una zona isolata sulla punta sud-orientale dell’Istria a 4 km dal villaggio di Lisignano e a 10 km dalla città di Pola. È posizionato su una superfice di terra di circa 1.000 metri quadrati sulla quale crescono lavanda e rosmarino. Attorno solo mare e natura incontaminata. È stato costruito nel 1882 e ristrutturato nel 2012. Il faro Marlera si trova su una roccia in una distanza di circa 25 m dal mare.
Il Faro di punta Salvore è il faro più vecchio ancora attivo in Croazia ed è anche quello più settentrionale. È alto 36 metri ed è stato disegnato dall’architetto Pietro Nobile per ordine di Deputazione della Borsa di Trieste con l’appoggio dell’imperatore austriaco Francesco I. Una leggenda narra addirittura che la costruzione ebbe inizio per volontà del conte Metternich che lo volle dedicare a una nobildonna croata di cui si era innamorato durante un ballo a Vienna. Lo scopo del faro era quello di garantire la sicurezza della navigazione verso il porto di Trieste ed allo stesso tempo di ottimizzare le pratiche portuali di attracco delle imbarcazioni grazie al sistema di comunicazione mediante bandierine possibile grazie alla vicinanza tra i due tratti di costa. Per svolgere al meglio queste funzioni si sono succedute generazioni di fanalisti impegnati a garantire il costante approvvigionamento di carbone necessario per far funzionare il faro. Oggi il sistema di illuminazione è automatizzato ma la figura del fanalista è rimasta per vigilare su tutta la struttura.
La costruzione del faro ebbe inizio nel 1817 ed è stata usata pietra locale, estratta dalla vicina spiaggia. Venne messo in funzione nel 1818. Il faro di Salvore è stato il primo faro al mondo ad impiegare per l’impianto di illuminazione il gas ottenuto dalla distillazione del carbone.

Il faro Marlera sulla punta sud-orientale dell’Istria

Il Faro di San Giovanni in Pelagio è stato costruito sull’omonimo isolotto davanti alla città di Rovigno: la gente del posto lo chiama semplicemente lanterna. Si tratta dell’isolotto più sporgente del piccolo arcipelago di 13 isole di fronte a Rovigno. È uno scoglio nudo di 70 m di lunghezza e 50 m di larghezza. Il faro è stato costruito dalle autorità austro-ungariche nel 1853. La torre ottagonale in pietra del faro, dalla quale si estende una vista stupenda, è alta 23 m, mentre l’edificio dispone di due appartamenti. Sul faro è presente permanente il guardiano del faro. Sull’isola c’è un approdo piccolo e una gru per le barche piuttosto piccole.
Le rocce piatte dello scoglio di San Giovanni sono ideali per la tintarella. Chi ama il nuoto deve fare attenzione a non allontanarsi dalla costa dell’isolotto, sia per la presenza delle correnti marine variabili, sia per non disturbare i delfini. Su ciascuno dei due lati opposti dell’isolotto si trova una spiaggia con il mare poco profondo. La profondità del mare intorno a San Giovanni varia dai 10 a 40 m, dove il fondo è ricco di vegetazione e numerose specie di pesci. Il fondo marino è molto interessante per i numerosi relitti delle imbarcazioni. La leggenda racconta che un doge veneziano navigava nella direzione di Rovigno seguito da tempesta. Il suo equipaggio aveva notato in tempo gli scogli pericolosi di San Giovanni e sono riusciti a cambiare l’itinerario della navigazione. Il doge aveva fatto il voto a San Giovanni (Sveti Ivan) che, qualora arrivasse sano e salvo a Rovigno, avrebbe acceso, sull’omonimo isolotto, una candela alta come la torre della cattedrale quale segno di ringraziamento al santo. Arrivato sano e salvo a Rovigno il doge si era pentito della propria promessa pensando a una candela sempre più piccola. Siccome aveva fretta di far ritorno a Venezia non aveva acceso nemmeno una candela piccola sullo scoglio di San Giovanni. Alcuni mesi dopo nella stessa zona si trovò nel mezzo di un temporale ed il mare aveva gettato la sua barca sugli scogli di San Giovanni: l’intero equipaggio con il doge veneziano sparì nel mare burrascoso.

Lissa, il faro sullo scoglio Stončica. È stato costruito nel 1865 sulla parte nord-orientale dell’isola. Foto Josip Regovic/PIXSELL

Dalmazia
Dall’Istria alla Dalmazia il passo è breve. Nella misteriosa bellezza tra misticismo e un non so che di romantico i fari si ripropongono con rinnovato fulgore. A nord del Parco Nazionale delle Incoronate sull’Isolotto Vela Sestrica (Sorella grande), disabitata, ecco crescere dal mare nella solitudine più estrema il Faro Tajer. Costruito nel 1876 lo compongono una casa in pietra collegata alla torre in ferro da un ponte coperto, si tratta di 400 metri quadrati circondati da un bosco di abeti marittimi: dal faro si ha una vista eccellente sull’Isola lunga (Dugi otok).
L’isolotto di Prišnjak dista appena 300 metri dalla costa occidentale dell’isola di Murter. Nell’anno 1886 vi fu costruito un faro affinché i capitani si orientassero più facilmente quando arrivavano di notte nell’arcipelago di Murter. L’isolotto, ornato con dei muri a secco in quanto a verde pini e fichi, è uno dei più belli dell’arcipelago di Murter. Il Parco nazionale delle Incoronate dista appena 6 miglia nautiche.
A sud tra le isole di Curzola (Korčula), Lesina (Hvar) e la penisola di Sabbioncello (Pelješac), sorge il Faro di Pločica. Costruito nel 1887 si raggiunge dal porto di Prigradica, sull’isola di Curzola, e ha una capacità d’accoglienza di massimo 14 persone che lo rende turisticamente il più grande come ricettività. Ricco di vegetazione, agli amanti dell’immersione sub presenta fondali molto interessanti per gli amanti della pesca sportiva. È un faro automatizzato, a disposizione degli ospiti due appartamenti per un totale di 165 mq.

Il faro di Pelagosa (Palagruža)

L’arcipelago di Pelagosa (Palagruža), una decina di isolotti vicini l’un l’altro e sparsi nel bel mezzo del mare Adriatico, rappresenta uno dei tanti paradisi della costa ed è lontanissimo dalla terraferma: si trova a 68 miglia nautiche a sud di Spalato, ed è più vicino alla sponda italiana che a quella croata dell’Adriatico. Questo sparuto gruppo d’isole è capeggiato da Pelagosa grande (Vela Palagruža) col suo faro. Nonostante l’inospitalità della sua natura su Vela Palagruža l’uomo era presente già 9.000 anni fa. Alcuni reperti archeologici, poi, sembrano indicare che l’eroe greco Diomede abbia trovato sepoltura proprio su questo solitario fazzoletto di terra. Diomede, re di Argo, era uno degli eroi della Guerra di Troia. Costruito nel 1875 il faro è imponente si eleva a 90 metri di altezza e vanta due appartamenti riservati al soggiorno di turisti. La zona è ricoperta da macchia mediterranea. Per muoversi lungo Pelagosa (1.400 metri di lunghezza e 300 di larghezza) sono stati predisposti due sentieri: entrambi portano a due piagge magnifiche delle quali Južno zlato è una delle più affascinanti dell’Adriatico. Il mare è ricco di pesce, è una delle aree più pescose dell’Adriatico. Attività subacquee individuali sono vietate.
Ci avviciniamo a Dubrovnik (Ragusa), la regina incontrastata della costa. Purtroppo il turismo di massa ha pregi e difetti. L’ideale per chi ama stare in pace e godersi sole e mare senza dover aspettare in fila come succede sulle antiche mura della città ragusea c’è il Faro Grebeni. Edificato nel 1872 e rinnovato (e si vede) nel 2012 nasce sulla più grande tra gli undici isolotti e scogli situati a 500 metri dalla costa, con una vista che dà sugli alberghi d’élite di Dubrovnik. Anche il faro come l’intera area ragusana è all’insegna del lusso più sfrenato: sulla terrazza esterna c’è addirittura una piscina il che in un certo senso rovina quell’atmosfera mistica del faro in sé. Per raggiungere il centro storico di Dubrovnik ci vogliono solo pochi minuti in barca.
Fieri e immobili se ne stanno sulla roccia, guardano l’orizzonte. Sulle torri il segno del tempo e delle intemperie, imperterrite resistono: vento e salsedine, salsedine e vento, onde, mareggiate, quella luce come un puntino nel buio a segnare la via. tante luci. Luci dell’Adriatico.

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