l termine per la consegna delle candidature scade tra pochi giorni. Lo spettacolo sta per cominciare, anzi è già iniziato in anticipo e ora non resta che godersi le danze. La campagna elettorale in Slovenia si preannuncia scoppiettante e senza esclusione di colpi. Si vota domenica 22 marzo. I cittadini saranno chiamati a scegliere a chi affidare le redini del Paese per i prossimi quattro anni, mentre i poco meno di 3.000 italiani dovranno eleggere anche il parlamentare che andrà a occupare il seggio specifico riservato alla minoranza. Salvo sorprese dell’ultima ora – o clamorosi ritiri – i candidati in lizza dovrebbero essere quattro: Felice Ziza, Alberto Scheriani, Stefano Destefano e Christian Poletti.
Il deputato uscente, Felice Ziza, ha annunciato con largo anticipo la sua intenzione di rimanere al suo posto, rimangiandosi la promessa fatta otto anni fa, quando aveva dichiarato che due mandati sarebbero stati più che sufficienti. A onor del vero, non ci aveva messo molto a cambiare idea: già nella campagna elettorale scorsa non aveva escluso la possibilità di scendere nuovamente in campo. All’epoca volava sulle ali dell’entusiasmo.
Grazie alla collaborazione con il traballante governo di centrodestra di Janez Janša era riuscito a far arrivare nelle mani di Alberto Scheriani, presidente allora come oggi della Comunità autogestita costiera, le chiavi di Palazzo Tarsia. Molti considerarono quell’episodio una vera e propria ciliegina sulla torta, al termine di un periodo che aveva portato risultati significativi e che sembrava dimostrare come la squadra funzionasse alla perfezione.
I due, insieme a un’ampia schiera di collaboratori insediati in tutti i gangli della vita politica della minoranza, controllavano un meccanismo ben oliato, capace di far funzionare tutto secondo i loro ritmi. L’idea era di continuare così. Poi, però, le cose sono cambiate. Ziza non era fatto per fare il numero due, né per rimanere confinato nella capitale slovena. Prima ha tentato la scalata alla presidenza dell’Unione Italiana, poi non ha rinunciato a guidare una propria lista alle elezioni per la Comunità autogestita di Isola. Ben presto è apparso chiaro che non si sarebbe mossa foglia senza che Ziza voglia.
DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA. All’improvviso il clima si è fatto caotico, il livello del confronto è aumentato e dietro quel caos molti hanno iniziato a intravedere lo zampino del deputato: dal caso dell’Unione italiana di Capodistria fino alle baruffe interne alla comunità di Isola culminate con l’arrivo delle forze dell’ordine. Scheriani era abituato a gestire le questioni minoritarie con una certa bonaria tranquillità. Negli anni non aveva mai voluto inasprire troppo il confronto con alleati ed avversari, ma adesso le cose stavano sfuggendo di mano.
I rapporti tra i vecchi alleati hanno così cominciato a incrinarsi, senza mai sfociare in uno scontro aperto. Due capitani sulla stessa nave però sono troppi ed è proprio per questo che Alberto Scheriani ha deciso di scendere in campo contro. L’intento dichiarato è quello di riportare normalità e calma in una comunità che mal tollera l’animosità e l’acrimonia viste nell’ultimo periodo. Scheriani promette di volersene stare a Lubiana e di lasciare ad altri la politica locale. Il suo messaggio è chiaro: alla minoranza serve un deputato, non un padre padrone.
I tradizionali oppositori della leadership minoritaria in Slovenia osservano intanto la situazione con una certa soddisfazione e, dopo tante sconfitte, sognano improbabili rivincite. Con ironia, qualcuno tra gli storici contestatori della squadra – e anche qualche membro della squadra stessa – dice che, in caso di vittoria, Ziza verrebbe incoronato “Re Felice”, libero di dominare la scena finché lo vorrà.
Per i critici dell’attuale leadership, però, la soluzione non è certo Scheriani. Dopotutto, è stato lui a volere il medico isolano a Lubiana, convincendolo a scendere in campo contro Maurizio Tremul al momento dell’uscita di scena di Roberto Battelli, ed è sempre stato lui ad aver costruito il sistema su cui oggi si regge la minoranza italiana in Slovenia. I due, dunque, non sarebbero che due facce della stessa medaglia e Scheriani non sarebbe altro che uno Ziza dal volto umano.
PRONTI PER UNA SVOLTA RADICALE? Per cambiare davvero le cose, sostengono, servirebbe un mutamento radicale, che potrebbe essere garantito solo da Stefano Destefano. Un personaggio pittoresco che ricorda quegli esploratori della Federazione spaziale della nota serie “Star Trek”, catapultati in strani nuovi mondi di cui percepiscono solo in parte regole e meccanismi.
In questi anni, Destefano ha scosso profondamente la minoranza italiana, presenziando a iniziative politiche e culturali, scrivendo sui social, alimentando polemiche e utilizzando una retorica diretta e brutale a cui, da queste parti, nessuno è abituato. La sua teoria – condivisa dai suoi sostenitori – è che per cambiare davvero serva qualcuno di completamente nuovo, capace di ridisegnare gli schemi interni alla minoranza e i rapporti con le autorità locali e statali. Il suo obiettivo dichiarato è dare voce agli esclusi.
Non troppo diverso è il ragionamento di Christian Poletti, vicesindaco italiano di Pirano ed esponente di quella fronda piranese che avrebbe voluto la presidenza della Comunità autogestita costiera già in questo mandato. Il suo gruppo non ha mai fatto parte della squadra di Scheriani e Ziza e, proprio per questo, ritiene di non aver avuto lo spazio che avrebbe meritato. A dimostrarlo ci sarebbe anche la decisione di non affidare a Poletti la guida della Comunità degli italiani “Giuseppe Tartini” dopo le dimissioni di Fulvia Zudič, probabilmente per evitare di offrirgli una vetrina troppo ampia in vista delle elezioni locali. Ora Poletti si rifarà alle parlamentari e, se questo dovesse favorire la rielezione di Ziza, per lui non sarebbe certo un suo problema.
SCELTE DETTATE DA SIMPATIE E ANTIPATIE PERSONALI. La partita è aperta. Con quattro candidati, Ziza parte favorito. Lui il suo zoccolo duro di sostenitori ce l’ha. Scheriani se la gioca, ma gli avversari del deputato uscente rischiano di sottrarsi voti a vicenda. In queste settimane i tre hanno anche provato a dialogare, senza però riuscire a trovare un punto d’incontro.
In assenza di veri progetti politici e di visioni realmente alternative, la sfida si giocherà soprattutto sulle simpatie e antipatie personali e sulla capacità dei singoli candidati di raccogliere il consenso dei “grandi elettori”, ovvero di quelle figure che, all’interno della comunità nazionale, sono in grado di orientare il voto di ampie fasce dell’elettorato.
Nel frattempo, un’altra partita si gioca a livello nazionale, dove il risultato appare incerto. Nel paese andrà in scena l’ennesima sfida tra il centrodestra ed il centrosinistra. Sarà il solito referendum a favore o contro Janez janša, carismatico leader del centrodestra per alcuni e pericoloso principe delle tenebre per altri. I deputati delle minoranze nazionali non sono alieni che vivono su un altro pianeta rispetto agli altri cittadini del Paese. Sapere, prima di votarli, come la pensano sulla questione, su chi vorrebbero al governo e sulla direzione che dovrà prendere la Slovenia nel prossimo futuro non sarebbe poi nemmeno così male.
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