Croazia, in fase di rodaggio il Registro della popolazione

PANORAMA Sarà pienamente operativo dal 1º gennaio 2027 e fino a ottobre i cittadini possono aggiornare i loro dati personali. È uno strumento che dovrebbe rendere più efficiente la pubblica amministrazione, sostituendo i censimenti condotti ogni dieci anni. L’Unione Italiana invita i connazionali a prestare attenzione alla dichiarazione relativa alla madrelingua e alla nazionalità

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Croazia, in fase di rodaggio il Registro della popolazione
Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Addio ai censimenti. Questo tipo di rilevazioni statistiche – condotte con scadenza decennale, l’ultima pubblicata nel 2021 – sono, infatti, destinate a passare alla storia, a essere superate, a sentire il ministro croato delle Finanze, Tomislav Ćorić. La Croazia passa al Registro centrale della popolazione, che sarà pienamente operativo dal 1º gennaio 2027. Intanto, da giugno e fino a ottobre, tramite il sistema e-Građani o presso la sede locale dell’Ufficio imposte, i cittadini possono controllare i dati che li riguardano e, se necessario, correggerli e aggiornarli. Grazie alle banche dati elettroniche disponibili, a iniziare dal reddito e dalle proprietà, il Registro, gestito dalla Direzione fiscale del Ministero delle Finanze, sarà la base ufficiale per la realizzazione di tutta una serie di diritti, sociali e altri. Sarà utilizzabile da tutti gli organi della pubblica amministrazione, così come dal Governo, anche in termini di tasse e delle politiche che si riferiscono al bilancio. Con la sua implementazione, i cittadini non dovranno più presentare richieste in diverse istituzioni, poiché lo Stato proattivamente identificherà chi ha diritto a determinati benefici e li erogherà direttamente.

Gli analisti ritengono che non ci sia Paese dell’Unione europea che abbia messo finora in piedi una banca dati così esaustiva sui singoli cittadini. Costato 13,8 milioni di euro – a fronte dei 23 milioni di euro spesi per il censimento –, include circa 5,64 milioni di persone. Riguarderà tutti i cittadini croati, sia con residenza in Croazia che all’estero, nonché stranieri con permessi di soggiorno. Il Registro non conterrà nuove informazioni, ma collegherà e sincronizzerà i dati esistenti da vari registri, garantendo un approccio rispettoso della privacy. L’accesso ai dati sarà regolamentato, con i cittadini in grado di visualizzare solo le proprie informazioni tramite un sistema d’identificazione, il tutto in conformità con le normative europee GDPR. “L’accesso ai dati è concesso esclusivamente a utenti autorizzati, cittadini e istituzioni, e solo quando esiste una chiara e giustificata base legale per farlo”, ha dichiarato il governo.

Come si diceva, il progetto mira anche a eliminare la necessità dei censimenti, sostituendoli con un sistema più efficiente, offrendo così una panoramica dettagliata della popolazione del Paese. Il censimento, sotto quest’aspetto, si è rivelato inadeguato, basti pensare che quello del 2021 parla di una popolazione complessiva di 3.871.833 abitanti, tuttavia, nessuno sa con precisione quanti abitanti vivano effettivamente in Croazia oggi. Il Registro nazionale offrirà un quadro più completo, accurato e aggiornato in tempo reale. Oltre a generalità, stato civile, dettagli sulla parentela, sui nuclei familiari, sui titoli di studio, residenza permanente/temporanea, saranno inseriti elementi di carattere socio-economici, migratorio e abitativo e altro. Per il ministro Ćorić, si tratta di un enorme passo avanti nel funzionamento degli organi della pubblica amministrazione, anche in termini di conduzione della politica fiscale e di tutte le politiche di bilancio. Inoltre, l’istituzione del Registro abolirà il classico censimento della popolazione, che, secondo Ćorić, diventerà “continuo” a partire dal 1° gennaio 2027.

Una sfida per la CNI

Tra le dichiarazioni su base volontaria, oltre a quella sulla fede religiosa, i cittadini sono chiamati a esprimere anche la propria madrelingua e la nazionalità. Una dimensione importante, giacché a termini di legge diversi dei diritti delle minoranze dipendono dalla consistenza numerica delle stesse nei vari territori. Un aspetto che la Comunità Nazionale Italiana che vive in Croazia considera delicato e al quale prestare particolare attenzione, tant’è che il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Paolo Demarin, l’ha inserito nelle sue linee programmatiche. Se ne occuperà un settore specifico, introdotto a Torre con le modifiche dello Statuto UI, intitolato “Identità e Demografia”. Si guarda, infatti, con preoccupazione al calo demografico, un andamento generale e che non risparmia nessuna area, ma che per la CNI potrebbe comportare conseguenze ancora più gravi. Si teme il distacco dei giovani, che spesso parlano, studiano e lavorano in italiano, ma non si dichiarano tali al censimento.

“L’introduzione del nuovo Registro della popolazione in Croazia rappresenta una sfida di grande rilevanza per la Comunità Nazionale Italiana – si legge nel programma della Giunta Demarin –. La corretta registrazione dell’appartenenza nazionale e linguistica costituisce, infatti, un elemento fondamentale per la tutela dei nostri diritti collettivi, per la rappresentanza politica e per la pianificazione delle politiche destinate alle comunità nazionali. Per questo motivo sarà necessario avviare un’attività costante, capillare e continuativa di informazione e sensibilizzazione rivolta ai nostri connazionali, affinché comprendano l’importanza di dichiarare la propria nazionalità italiana e la lingua italiana come lingua madre all’interno delle procedure previste dal nuovo sistema”.

“Il nostro impegno dovrà tradursi in azioni concrete di supporto e assistenza, attraverso campagne informative, incontri pubblici, materiale divulgativo e un servizio di accompagnamento. Sarà inoltre fondamentale offrire un aiuto diretto ai cittadini nella compilazione delle pratiche amministrative, sia attraverso gli strumenti digitali sia presso gli sportelli delle istituzioni competenti, garantendo a tutti la possibilità di esercitare consapevolmente questo diritto. La salvaguardia della consistenza numerica della Comunità Nazionale Italiana – si afferma ancora – non è soltanto una questione statistica, ma rappresenta una condizione essenziale per la tutela della nostra identità, della nostra lingua e dei diritti che ci sono riconosciuti dagli ordinamenti nazionali e dagli accordi internazionali”.

Nel censimento di cinque anni fa soltanto 13.763 cittadini (lo 0,36%) si sono dichiarati di nazionalità italiana in Croazia, a fronte dei 17.507 (lo 0,42%) della precedente rilevazione e dei 19.636 (lo 0,44%) del 2001, con una riduzione pari al 30% nel giro di quattro lustri. Inoltre, è emerso un calo, ancora più alto, di coloro che hanno dichiarato madrelingua italiana, scesi a 12.890, mentre dieci anni prima erano 18.573 e venticinque anni fa erano stati 20.531. L’Istria è rimasta la regione a più alta densità di cittadini di nazionalità italiana in Croazia, ma anche qui la “conta” ha riservato amare sorprese: con 9.784 dichiarati, la percentuale è scesa al 5% del totale dei residenti (nel 2011 gli italiani erano 12.543 e nel 2001 in tutto 14.284), superando il 30% soltanto nei comuni di Grisignana (35,82%) e Verteneglio (31,78%) e comunque anche qui in diminuzione.

Alle elezioni che si sono tenute in seno all’Unione Italiana, erano iscritte come aventi diritto al voto complessivamente – tra Istria, Fiume e Quarnero, Dalmazia e Slavonia – ben 30.202 persone, in altre parole i soci effettivi delle varie Comunità degli Italiani del territorio, che come requisito devono avere nazionalità e/o cultura e madrelingua italiana. Nella trentina di 30 sodalizi istriani, avrebbero potuto partecipare alle consultazioni ben 19.836 soci. Alle amministrative 2021, per quanto riguarda il vicepresidente della Regione Istriana in quota CNI, negli elenchi figuravano 11.541 elettori connazionali. Anche se si tratta di contesti diversi e alcune cifre potrebbero risultare “gonfiate” (soprattutto quelle delle CI, non “scremate” da decessi o altre dipartite e cambiamenti), la discrepanza meriterebbe un’analisi più approfondita, dalla quale poi avviare una riflessione più ampia, per capire se esistono realmente dei margini d’intervento ed eventualmente, ragionare sulle iniziative da intraprendere.

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