Potremmo descriverlo come un edutainment, vista l’impostazione e quell’approccio che mira a far conoscere ed educare in modo coinvolgente e leggero, trasformando il pubblico da passivo “spettatore” a protagonista e anche chi è ormai grandicello, difficilmente resisterà al “gioco”, mettendo alla prova le proprie conoscenze, ad esempio “dialogando” (è possibile farlo in italiano, sloveno, croato e inglese, con un labiale sincronizzato alla lingua parlata) con il celebre Santorio Santorio (1561-1636), pioniere della medicina moderna fondata sulla misura, noto fisiologo, inventore di strumenti come il termometro, tra i figli più illustri di Capodistria, capace di rispondere alle domande.
Non lui in carne e ossa, ovviamente, scomparso ormai da quasi quattro secoli, ma con il suo avatar “parlante”, che accoglie i visitatori del nuovo Centro multimediale italiano “Gravisi”. Una struttura nuova, coinvolgente e stimolante, che ha preso corpo nella sua città natale, allestita nel complesso architettonico dello storico Palazzo Gravisi Buttorai. Sarà inaugurata ufficialmente il prossimo 22 maggio, suggellando al contempo il primo ventennale di attività dell’Ufficio Europa dell’Unione italiana di Capodistria e le sue molteplici iniziative.

La reazione di chi ha già avuto l’occasione di fare un giro tra le sue postazioni – autorità, giornalisti e scolaresche – è stata più che positiva, forse anche oltre le aspettative. Tutto da esplorare, sorprendente per la ricchezza dei contenuti, il modo in cui sono proposti e resi fruibili, ma anche per com’è stato concepito e portato a termine, merita a pieno titolo la definizione di progetto tra i più innovativi realizzati negli ultimi vent’anni dalla Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia. Ha “scomodato” pure l’intelligenza artificiale, accanto all’ingegno degli autori. Maestro concertatore il presidente uscente dell’Unione italiana, Maurizio Tremul, con un’orchestra affiatata (l’Ufficio Europa) che ha prodotto un’avvincente opera corale – vale a dire Sandro Vincoletto, Marko Gregorič, Elena Ricardi di Netro, più lo stesso Tremul –, avvalendosi dell’apporto di una serie di studiosi ed esperti esterni, coinvolti nell’approfondimento di segmenti specifici, come Kristjan Knez e Roberta Vincoletto, rispettivamente direttore e capo programma del Centro italiano “Carlo Combi” di Capodistria, la professoressa Nives Zudič Antonič, del Dipartimento di Italianistica dell’Università del Litorale, la musicologa Margherita Canale Degrassi, docente presso il Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste, il geografo Luka Juri…

LAVORO STRAORDINARIO. Nella scheda, il Centro “Gravisi” – che ha come emblema un drago stilizzato, riprendendo un particolare dello stemma della nobile casata veneziana che fece costruire l’edificio – si presenta come un moderno polo culturale nel cuore del centro storico capodistriano. Custodisce e promuove la memoria, la lingua e l’identità italiana attraverso postazioni interattive, eventi e percorsi didattici in una chiave europea. “Un angolo di italianità tradizionale”, ha osservato l’ambasciatore d’Italia a Lubiana, Giuseppe Cavagna. “La comunità italiana ha fatto un lavoro straordinario”, ha rilevato il sindaco di Capodistria, Aleš Bržan. “Questo punto d’informazione è un ottimo progetto: racconta la convivenza tra la maggioranza e la minoranza – ha aggiunto –, che un tempo era a sua volta maggioranza, spiegando come e perché siamo arrivati a oggi”. In un’occasione, Tremul ha spiegato che questo Centro multimediale “ha il vantaggio di essere incentrato sulla presenza culturale e storica autoctona degli italiani in Istria, ma anche di essere aperto alla maggioranza”, aggiungendo: “Noi italiani, sloveni e croati di queste terre abbiamo solo due scelte per il nostro futuro: andare d’accordo o andare d’accordo. Altre opzioni non ci sono”.

Allestito nell’ala destra del palazzo sede della Comunità degli italiani “Santorio Santorio”, il Centro è spalmato al pianoterra, con un’appendice (chiamiamola così per comodità, ma è un progetto a sé, che ha preso corpo con Primis plus, Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021–2027) qualche gradino più su, riservata al Castello del Leone, qui ricostruito e “animato” (con un gioco in cui il visitatore, per accedere alla città passando per questa fortezza deve superare delle prove). Leggiamo dalla scheda: “Il castello aveva una duplice funzione: sorvegliare il traffico cittadino e proteggerlo, qualora ve ne fosse bisogno. Ma ne custodiva anche una terza, più celata: rappresentare un punto fermo della supremazia veneziana, un simbolo di controllo e potere sulla città”. La sua demolizione fu imposta nel 1819 dall’autorità austriaca “ufficialmente per ampliare la via d’accesso alla città, ma in realtà per cancellare, lentamente ma con fermezza, la memoria della Repubblica di Venezia”. La tradizione locale narra che non si trovò un solo capodistriano disposto a portare a terminare l’opera “e alla fine dovette intervenire un intero reggimento militare, inviato appositamente per radere al suolo l’antico bauardo”.

FINESTRA SU UN MONDO MONDO MULTICULTURALE E PLURILINGUISTICO. Nell’itinerario, che ha un carattere didattico, si aprono finestre (in buona parte multimediali e interattive) sul passato, sui nostri luoghi di frontiera e le dinamiche che li hanno caratterizzati (in particolare nel travagliato Novecento), su cultura, scienza, arte (i dipinti istriani che straordinariamente si muovono, riprodotti su quadri interattivi tattili), architettura (fra campanili e trifore veneziane, piantine e monumenti delle città, tradizioni, lingua (ci si affaccia, letteralmente, sulla nostra parlata dialettale, resa anche da battute in gergo, scambiate tra donne, uomini e bambini), gastronomia (trovare gli ingredienti giusti dei piatti più popolari è allo stesso tempo arte culinaria e acquisizione di una lingua diversa da quella propria), la Comunità nazionale italiana e le sue istituzioni. L’austerità degli interni (le mura, in pietra, sono possenti, lo stile è piuttosto umile in confronto all’edificio centrale) è spezzata dai colori vivaci dell’arredamento, delle postazioni, dei filmati che vengono proiettati. Uno su tutti, lo splendido cartoon sulla vita del compositore e violinista Giuseppe Tartini (nato a Pirano e studente a Capodistria).

Il Centro si rivolge a un pubblico ampio: turisti, studenti, scolaresche e chiunque voglia approfondire la storia di un territorio che ha radici profondamente italiane e che oggi è condiviso tra Slovenia, Croazia e Italia. “Se vuoi conoscere questa cultura rapidamente ma in maniera esaustiva”, afferma Tremul, “e avvicinarti ad essa anche attraverso giochi interattivi, vieni qui e vivrai un’immersione in un mondo multiculturale e plurilinguistico”. Eppure vi è anche un valore più profondo, locale e comunitario. “Per noi italiani, sloveni e croati di queste zone, il Centro multimediale è un tassello importante rivolto alla costruzione di percorsi culturali che portano all’amicizia, alla pace e al dialogo interculturale”. Emerge la cura con la quale sono stati preparati i materiali esposti, al fine di renderli accattivanti e accessibili a tutti. Ci sono voluti quasi sei anni.

FONDI EUROPEI, ITALIANI, SLOVENI. Per quanto riguarda la palazzina, si tratta di un immobile che era stato danneggiato da un incendio e che grazie al progetto Primis (intitolato “Viaggio multiculturale tra Italia e Slovenia attraverso il prisma delle minoranze”) nell’ambito dell’Interreg Italia-Slovenia è stato recuperato. L’intervento, che ha incluso scavi archeologici, è iniziato nel 2019/2020. Ora, dal febbraio 2024, accoglie la sede operativa dell’Ui di Capodistria, l’Ufficio Europa e il Centro “Gravisi”. I lavori non sono ultimati al 100 per cento, c’è ancora un piano da risistemare, alcuni dettagli da affinare e completare nel percorso, la terrazza da ripensare…
Le idee non mancano, fondi permettendo, si attueranno. Finora la strategia di finanziamenti complementari ha funzionato: risorse europee assicurate tramite i programmi Interreg Italia-Slovenia (Primis, Kiss&Go, Primis Plus, Re-active, Tartini bis), mezzi del Ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, della Repubblica di Slovenia per il tramite della Comunità autogestita costiera della nazionalità italiana (Programma per lo sviluppo della base economica della Cni) e di altri. L’intervento complessivo, che ha coinvolto anche il restauro della parte del palazzo in stato di abbandono, cui bisogna aggiungere l’Incubatore creativo “Istria” di Santa Lucia, è costato poco più di 1,4 milioni di euro. Soldi spesi bene: se i calcoli fatti da Tremul sono esatti, risulta che su ogni euro investito si sono aggiunti un euro e sedici centesimi.


l’Unione italiana di Capodistria e l’Uffico Europa. Foto Goran Žiković/EDIT


Fonte: unione-italiana.org

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