Così parlava Giovanni Radossi nell’intervista rilasciata a “Panorama” nel 2018 (si veda il numero 21 del 15 novembre di quell’anno), in occasione del 50º anniversario del Centro di ricerche storiche di Rovigno, di cui è stato fondatore e la cui guida si apprestava a lasciare, dopo mezzo secolo di direzione, per la meritata pensione. “Da ricercatore, ho già dei progetti. A uno ci tengo molto… Si tratta di un’antologia di documenti d’archivio del Centro che si riferiscono all’UIIF, e ciò dal 1949 al 1966 – 1967, gli anni della svolta, del crollo, dell’asservimento totale e poi della ripresa con il professor Borme…Spiego chi sono i personaggi che agivano, faccio una biografia di tutte queste persone che compaiono nelle carte per permettere a chi verrà domani o tra 40 anni di sapere chi erano i firmatari o i destinatari di quelle carte.”

Sette anni dopo, quel “domani” è diventato realtà: il volume Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume 1948-1967. Guida biografico-storica alla consultazione dell’Archivio, presentato l’11 settembre 2025 nella sala conferenze “Bernardo Benussi” presso il Centro di ricerche storiche di Rovigno, è molto più di una raccolta documentaria: è un atto di restituzione. Restituzione di memoria, di volti, di contesto. È la voce delle carte – selezionate, annotate e intrecciate con cura – che racconta un’epoca complessa, fatta di trasformazioni imposte, resistenze culturali e adattamenti difficili. L’opera raccoglie 120 documenti scelti dall’archivio dell’istituto, raccontando le vicende della Comunità nazionale italiana in Istria e a Fiume dal dopoguerra fino alla fine degli anni Sessanta. Particolare attenzione è riservata agli aspetti biografici: circa 500 profili di individui, tra leader politici, figure di spicco e semplici attivisti, documentano il tessuto umano di una minoranza che resisteva, rifletteva e in parte si riorganizzava.

Frammenti di vita
Aprendo l’incontro, il direttore del Crs di Rovigno, Raul Marsetič, ha sottolineato l’importanza di questa guida biografico-storica come strumento essenziale per orientarsi in un periodo spesso trascurato della storia della Cni. In quasi 750 pagine, questo tomo restituisce volti e voci ai documenti conservati, tracciando percorsi individuali e collettivi che si intrecciano con le grandi trasformazioni del secondo dopoguerra. “Ogni nominativo ritrovato nei registi di un politico, di un attivista presso una Comunità, di un funzionario, un giornalista o di un docente è parte di una trama storica più ampia. Ecco perché questa guida fornisce anche cornici interpretative, inquadrando ogni fondo documentario nel suo contesto ben preciso: il clima politico jugoslavo, le relazioni con l’Italia, le strategie di tutela o anche di soppressione della cultura italiana, i processi di assimilazione linguistica e la graduale ridefinizione identitaria delle comunità”, ha rilevato Marsetič.
L’opera, edizione numero 17 della collana “Etnia” che il Centro di ricerche storiche di Rovigno porta avanti dal 1990, fornisce inoltre vari strumenti per orientarsi tra le fonti – spiegazioni pratiche, contesti istituzionali e consigli per un uso critico della documentazione. Pensata per studiosi, studenti e discendenti alla ricerca delle proprie radici, si propone come un invito alla scoperta, alla conoscenza e soprattutto alla responsabilità della memoria. “Auguro a ciascun lettore di intraprendere verso le pagine di questo stupendo volume un percorso di conoscenza, perché ogni documento custodito in un archivio non è soltanto un pezzo di carta, ma un frammento di vita”, ha concluso il direttore del Crs, studioso che vanta una lunga e proficua attività scientifica centrata sulle ricerche riguardanti l’Istria in epoca contemporanea.

Fogli che racchiudono volti
Nel suo intervento, Diego Han – storico e redattore della collana “Etnia” – ha inquadrato con precisione il contesto editoriale in cui si inserisce questa nuova fatica di Giovanni Radossi. “Ognuna delle nostre pubblicazioni – ha detto Han – è dedicata a un tema o a un periodo specifico, dalla classicità fino alla contemporaneità, ma Etnia ha un ruolo particolare: è interamente incentrata sulla realtà storica e culturale della popolazione italiana dell’Adriatico orientale”. L’idea di avviare questa collana risale alla fine degli anni Ottanta, in un momento di svolta per l’area ex-jugoslava, quando la transizione democratica permette di affrontare pubblicamente temi fino ad allora “problematici, se non addirittura vietati”. Da allora, Etnia ha affrontato una vasta gamma di temi legati alla Cni e alle sue istituzioni, in particolare l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF) e, più tardi, l’Unione italiana.
“Abbiamo dedicato numerosi volumi alla salvaguardia dell’identità e della cultura italiana su questi territori, come pure per il diritto della popolazione italiana ad avere una propria rappresentanza politica. In questo contesto storico e scientifico, va a collocarsi il volume del professor Radossi”. L’imponente pubblicazione si concentra su un periodo complesso, che parte dal 1948, l’anno delle prime opzioni, e si conclude con il 1967, una fase delicata della storia della “vecchia” Unione degli Italiani, quando si apre la stagione del riscatto politico e civile.

Orizzonti d’identità
Ma non è solo una raccolta di carte. “I documenti non sono soltanto testimonianze burocratiche o politiche: essi racchiudono storie personali, vicende biografiche di più di cinquecento persone, tra leader politici, figure di spicco e semplici attivisti, presentando in questo modo al lettore la complessità di una Comunità colpita da un drammatico stravolgimento etnico, culturale e politico avvenuto nei primi decenni del secondo dopoguerra”, ha precisato Han.
“Questo non è un libro da leggere”, premette così Giovanni Radossi. Difatti, Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume 1948-1967 non va affrontato come un romanzo o un saggio in senso classico, ma come una mappa da esplorare liberamente, un archivio vivo dove ogni voce, ogni biografia, può improvvisamente illuminare un intero periodo storico. “Mi incuriosisce che uno possa aprire il volume a pagina 350, trovare la biografia di una persona che conosceva e scoprire che è legata ad avvenimenti cruciali per la Comunità nazionale”, spiega Radossi.
La crisi e la rinascita
Questo è il cuore del progetto: un’interpretazione biografica della storia, in cui non sono gli eventi a spiegare le persone, ma le vite delle persone a illustrare gli eventi. Radossi ha poi proceduto spiegando com’è nata l’idea: “Mi ero accorto già da qualche tempo di essere con i miei 89 anni arrivato a una categoria particolare; faccio parte di un gruppo dei pochi connazionali in grado di leggere i documenti dell’archivio che riguardano l’Unione degli Italiani”. Questi materiali, ha precisato, non provengono da archivi ufficiali istituzionali, ma da un lavoro meticoloso di raccolta privata, carte salvate da amici, compagni di strada, attivisti.
Radossi ha selezionato con cura i documenti che riguardano un periodo chiave delle vicissitudini degli italiani rimasti in queste terre, segnati da eventi traumatici, ma anche da una lenta, faticosa ripresa della coscienza nazionale nella Jugoslavia del dopoguerra. Soffermandosi sul perché ha iniziato con l’anno 1948, l’autore ha spiegato che “il 1948 è un anno tragico per la Comunità dei rimasti” e ciò a causa di due importanti fatti: il primo è l’indizione delle prime opzioni, quella misura amministrativa che rendeva possibile a chi non se la sentiva di rimanere qui, di prendere la via dell’esilio, mentre il secondo, strettamente legato al primo, è la rottura di Tito con Stalin. Sono due cose che hanno fatto tremare le strutture del Paese, ma anche le coscienze delle persone che vivevano qua”.
All’altro estremo della cronologia c’è il 1967, anno in cui si percepiscono i primi effetti della rotta impressa da Borme, di riforme, di autonomia, di iniziative in campo economico, sociale, culturale, dei primi contatti con la madrepatria, della collaborazione con l’Università popolare di Trieste e della nascita, poco dopo, dello stesso Centro di ricerche storiche. Purtroppo, nel giro di pochi anni la fase di ripresa subirà una dolorosa battuta d’arresto a seguito della repressione messa in atto dal regime nei primi anni Settanta per colpire sia le spinte nazionalistiche che quelle democratiche, che rischiavano di far crollare l’impalcatura jugoslava (e l’egemonia del Partito unico).
La «microstoria»
Accanto alla grande storia, ci sono le storie personali. Come quella di Lea Raner, giovane attivista partigiana, poi membro del Consiglio provvisorio dell’Unione degli italiani nel 1945, e persino capitano dell’Ozna, la polizia segreta (era sorella di Ciro Raner, già studente universitario di medicina a Bologna ed ex sergente nell’esercito italiano, che divenne comandate del campo di concentramento jugoslavo per prigionieri italiani di Borovnica). “Fu ferita durante la guerra e portata a Trieste dal vescovo dell’Istria, Raffaele Radossi, un mio lontano parente”. Una figura forte, controversa, emblematica del tempo e delle sue contraddizioni.
La narrazione non segue un filo unico, ma si presenta come un mosaico di storie, episodi e volti: non una storia lineare, ma frammentata, fatta di connessioni inattese, di dettagli che assumono senso solo nel contesto più ampio. Radossi ha voluto restituire il ritratto di una comunità che ha attraversato prove durissime, ma che ha saputo resistere e riorganizzarsi, anche nei momenti più difficili. Il suo lavoro, in fondo, è un omaggio a quel tessuto umano che ha reso possibile la sopravvivenza – e la continuità – della cultura italiana in Istria e a Fiume, anche quando sembrava destinata a sparire.
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