Ricordando Anita Forlani una maestra a tutto tondo

A 95 anni ci ha lasciati una figura storica della Cni. Da Fiume a Dignano, «bumbara» acquisita e per vocazione, ha dedicato la vita al mantenimento della cultura italiana e ai suoi allievi. Appassionata educatrice, ma anche poetessa, pubblicista, saggista, ricercatrice etnologica attenta al dialetto, alle usanze e ai costumi istriani, principalmente dignanesi, è stata una figura di riferimento per intere generazioni

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Ricordando Anita Forlani una maestra a tutto tondo
Anita Forlani (Fiume, 19 dicembre 1930 – Dignano, 8 dicembre 2025) ritratta nel 2014 in occasione dell’intervista rilasciata a Panorama

Di sé dava l’impressione di una donna di polso, ferma, risoluta e autorevole, ma soprattutto di una donna molto preparata e competente nelle materie cui si era dedicata, di grande cultura, intelligenza e saggezza. Una donna dai molteplici interessi; una donna in carriera, come si dice oggi, abile direttrice della Scuola elementare, presidente della Comunità degli italiani, consigliere comunale a Pola e a Dignano. Ma, soprattutto, un’educatrice appassionata, una poetessa e saggista pluripremiata, un’accurata ricercatrice etnologica, attenta al dialetto, alle usanze e ai costumi istriani, principalmente dignanesi. Una donna al servizio della Comunità cui apparteneva, in prima linea nel mantenimento della cultura e dell’identità italiana di queste terre. Annamaria Forlani ha segnato la storia della Comunità nazionale italiana. Per tutti era Anita, come la famosa eroina garibaldina, simbolo di forza d’animo, libertà, integrità morale, la fedeltà ai propri ideali e alla famiglia, amore e maternità. Con Dignano, la città che l’ha accolta giovanissima nel 1949 per insegnare alla locale scuola italiana, ha intrecciato un profondo senso di appartenenza, un legame emotivo e spirituale da cui ha tratto ispirazione per le sue opere. “È stata una figura di riferimento per generazioni”, afferma la Comunità degli italiani di Palazzo Bradamante. Per i suoi allievi è stata “la maestra Anita”.

Fiumana per origini e nascita, “bumbara” per vocazione, si è spenta a 95 anni. Nell’ultimo periodo, causa problemi di salute, appariva poco in pubblico. “Non ho rimpianti, non ho nulla da rimproverarmi del mio operato sia nel campo professionale che sociale, ho cercato di dare il massimo”. Così aveva dichiarato alla collega Liliana Venucci, che nel 2014 l’aveva intervistata per “Panorama” (l’articolo, dal titolo “Sono la depositaria di un’epoca che si sta perdendo”, è stato pubblicato nel numero 8, uscito il 30 aprile di quell’anno). Lei, che aveva indubbiamente contribuito alla costruzione dell’unica scuola e all’intervento di restauro di Palazzo Bradamante, completato nel 2005, ma che aveva anche valorizzato e recuperato la memoria dei personaggi più importanti della città, si rimproverava di non aver portato a termine la monografia su Dignano.

ATTIVA IN UNA STAGIONE DIFFICILE. “Mi sono adoperata a raccogliere un patrimonio di cultura”, riconoscerà lei stessa. E l’ha fatto un contesto difficilissimo, mentre era in corso l’esodo che stravolgerà la fisionomia della regione, trasformando gli italiani in minoranza, in un clima in cui le autorità politiche guardavano a ogni mossa con sospetto, condizionando le scelte e le libertà delle persone. Il padre, operaio, era di S. Dorligo della Valle (provincia di Trieste), eppure gli fu rifiutata l’opzione, con la motivazione che l’italiano non era la loro lingua d’uso. Terminate le Magistrali, a 19 anni viene mandata in Istria a insegnare (successivamente, nel 1963, conseguirà il diploma di Lingua e letteratura italiana e storia alla Scuola Superiore di Pedagogia di Zagabria), perché mancavano docenti, prima a Ossero e in seguito a Dignano. Dove conoscerà l’amore della sua vita. “Ho trovato mio marito, che era cittadino italiano, lui aveva il passaporto e tutto… poi, per potersi sposare, ha dovuto restituire la cittadinanza italiana, ha dovuto firmare che restava qua con la cittadinanza jugoslava… “, narrò a Gloria Nemec, studiosa di storia sociale (“Processi di formazione della minoranza italiana, memorie e interpretazioni sul tema delle opzioni”, saggio uscito sul fascicolo monografico “Sjevernojadranski povijesni panopticumj”, a cura di Vanni D’Alessio e Mila Orlić, numeri 6 e 7 del “Časopis za povijest Zapadne Hrvatske”, rivista pubblicata dal Dipartimento di Storia della Facoltà di Filosofia di Fiume, 2011-2012). Quale direttrice della Scuola elementate, che comprendeva sia la sezione croata che quella italiana, si batté perché questa fosse dotata di una sede adeguata (che fu inaugurata nel 1983), considerato che quella vecchia era un ex caserma, inadatta, sprovvista degli strumenti necessari per offire percorsi educativi in sintonia con le esigenze della didattica moderna.

MANTENERE LA VITALITÀ DEI RIMASTI. I ragazzi sono stati sempre al centro della sua azione. “In quelle condizioni era molto importante coltivare la cura della lingua, la tutela dell’identità degli alunni e dei genitori, gente semplice, brava, far loro coraggio – raccontò a Liliana Venucci più di dieci anni fa –. In paese restavano gli anziani o le famiglie che non potevano lasciare i vecchi”. Guardando a ritroso, ammise: “Forse avrei dovuto dar più spazio alla famiglia in senso materiale, ma non so quanto di più”. La sua eredità sono le opere che ci ha lasciato, i suoi insegnamenti, una lezione che è stata raccolta dai figli Flavio, noto giornalista di Radio Capodistria e autore di testi sulla storia e le tradizioni locali, ed Ennio Forlani, oggi presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana autoctona della Regione istriana, oltre che pluriennale attivista della Comunità degli italiani, in particolare nel campo del folclore.

Alla commemorazione, Ennio Forlani, a nome di tutti i familiari, ha ricordato, con commozione, affetto e tantissimo orgoglio, che Anita è stata “una madre premurosa, amorevole e pertanto anche molto ansiosa”. Forlani ha raccontato le difficoltà e i problemi con cui si era confrontata dopo il trasferimento a Dignano da una grande città, Fiume. “Sono stata subito inclusa nella vita comunitaria italiana per mantenere la vitalità dei rimasti! Sono stata segretaria del Circolo, ho curato spettacoli, mostre, riunioni. Ero molto coinvolta nell’attività dell’Unione degli italiani, stimata dai professori Borme e Illiassich… Dignano era una comunità molto aperta e siccome ero sempre in grado di svolgere tutti i compiti che mi venivano affidati, anche in ambito locale avevo un ruolo importante”, questa la sua testimonianza a “Panorama”. “Ha difeso la nostra scuola, ha nutrito la cultura dei ‘bumbari’, ha custodito dialetto, tradizioni, usi e memoria, sempre con quella sincerità schietta e quella determinazione che la contraddistinguevano. Per me Anita Forlani non è stata solo una maestra di scuola, è stata una Maestra di vita”, ha scritto, nella sua nota di commiato, la vicesindaca italiana di Dignano, Manuela Geissa.

OPERE E RICONOSCIMENTI. Attiva in seno alla massima associazione degli italiani in Croazia e Slovenia, alla Ci di Dignano e altre istituzioni, ha collaborato con il Centro di ricerche storiche di Rovigno, l’Edit di Fiume, Radio Capodistria, Radio Pola, Radio RAI e altri media. Esordisce come poetessa nel 1958, mentre la prima pubblicazione, insieme con altri autori, è del 1964 (Poesia 1, raccolta edita dal Circolo dei Poeti, dei Letterati e degli Artisti dell’Unione). Nel 1973, la sua prima importante silloge, Tempo amico nemico; seguono Padrone di un gioco (1974), Così un giorno (1976), Come si vive (1980), Alla fine il delirio (1981), Frammenti (1983), Voci e pensieri (1987), Piccolo diario (1994), Poesie (1996), Incanti (1996), Inedite (1997), Bolle di sapone (1998), Come in sogno, la vita (1999), Parole migrate (2003), Fino a ieri (2003), La casa (2004), Divagazioni (2005), Oltre la voce (2006), Scadenze quotidiana (2010). La terra, la casa paterna, i genitori, i figli, il compagno di vita sono temi costanti; secondo la critica letteraria, ha il merito di aver portato sulla scena poetica la presenza della donna. I suoi modelli erano Pascoli e Carducci, Pavese e Montale, e poi Biagio Marin, il grande gradese, al cui mondo poetico Anita Forlani si sentì molto vicina.

Oltre a imporsi a diverse edizioni del concorso d’arte e di cultura “Istria Nobilissima”, promosso e organizzato dall’Unione italiana in collaborazione con l’Università popolare di Trieste, ad Anita Forlani sono stati assegnati numerosi riconoscimenti: l’Ordine per meriti verso il popolo con Stella d’argento della Repubblica socialista federale di Jugoslavia (1964), l’Ordine al Merito del Lavoro con Serto d’argento RSFJ (1969), il Premio “Ivan Filipović” per lo sviluppo della teoria e della prassi pedagogica del Comitato repubblicano per la cultura della RS di Croazia (1985), Lavoratore culturale scolastico esemplare dall’Unione degli italiani dell’Istria e di Fiume nel 1984; nel 1990 ha ottenuto l’Onorificenza al merito della Repubblica Italiana, con il titolo di Cavaliere d’Italia – per l’impegno etico, la perfezione morale e il costante lavoro svolto a beneficio della tutela e della promozione della cultura italiana nell’istroquarnerino –, nonché nel 2010 il Premio Città di Dignano “per gli eccezionali risultati ottenuti nell’attività di grande importanza per lo sviluppo ed il prestigio cittadino”.

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