Agata Tomšič al Mittelfest l’arte dell’incontro, dialogo e riflessione

PANORAMA Per la prima volta la direzione artistica dell’evento di Cividale del Friuli apre alle donne. L’attrice, drammaturga e regista connazionale di Isola, eredita il testimone da Giacomo Pedini

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Agata Tomšič al Mittelfest l’arte dell’incontro, dialogo e riflessione
Foto LUCA L'AGOSTINO@MITTELFEST2026

Il Mittelfest di Cividale del Friuli apre alle donne. Non che questo evento culturale disdegnasse l’universo femminile, ma dopo 35 anni di attività, per la prima volta ha scelto di affidare la direzione artistica a una donna. Il timone, su 43 candidature pervenute, è stato affidato ad Agata Tomšič, attrice, drammaturga e regista. Prende le redini da Giacomo Pedini, che – ricordiamo – per poche settimane è stato anche direttore del Dramma Italiano di Fiume. Anzi, c’è una doppia novità che – in un certo senso – ci fa giocare in casa perché la Tomšič è nata in Slovenia ed è connazionale di Isola.

Il percorso artistico e professionale l’ha portata a Ravenna, dove assieme a Davide Sacco nel 2010 ha fondato la compagnia di teatro contemporaneo ErosAntEros e nel 2018 POLIS Teatro Festival. I contatti e gli affetti con Isola sono però sempre rimasti al centro della sua vita con visite, appena poteva, ad amici, parenti e alle istituzioni della Comunità Italiana. Inoltre, ha vinto diversi premi al concorso di arte e cultura Istria Nobilissima. Del Mittelfest ne parla con entusiasmo e passione, “ma sono anche ben consapevole delle responsabilità che mi attendono”, ci ha detto senza preamboli in quest’intervista che ci ha rilasciato alla conclusione dell’ultima edizione del Mittelfest.

È reduce dall’incontro conoscitivo del Mittelfest, importante per entrare nello spirito di questo evento internazionale. Che impressione si è fatta?
“Ho pensato di ricavare un’esperienza tra l’utile e il dilettevole, ma alla fine non c’è stato tempo per lo svago in quanto dal 13 luglio sino al 30 luglio sono stata impegnata a conoscere i vari profili che lavorano al festival, ma anche le istituzioni pubbliche, private, i sostenitori, il pubblico, la stampa ecc. È stata una ‘full immersion’ molto bella che mi ha consentito di conoscere da vicino diverse realtà”.

Quali sono i motivi per i quali ha voluto intraprende un nuovo percorso?
“Le ragioni sono due: la prima è, diciamo, personale perché per me è quasi come tornare a casa, dove si intrecciano molteplici lingue e culture, la slava, latina, germanica e altre convivono da secoli. Sono identità plurime alle quali appartengo da sempre, ancora prima della mia nascita. Sono cresciuta affacciandomi al Golfo di Trieste, alle Alpi, a Monfalcone, al monte Matajur e con esso anche a Cividale e ai suoi dintorni, a contatto con la cultura di confine.
Per 22 anni ho abitato in un’altra regione d’Italia e lavorato intensamente in quasi tutta Europa e mi emoziona l’idea di portare a Cividale le mie esperienze, in questo luogo vicino alla mia identità originaria. Il secondo motivo è legato al percorso professionale e artistico che ho fatto nell’ambito del festival teatrale POLIS negli ultimi 10 anni, in quanto mi ha permesso di conoscere tante realtà che operano a livello internazionale. Sarà ora una sfida mettermi al servizio di un organismo diverso, di un festival fondato e sostenuto da soci di enti pubblici o privati. Sento, perciò, una forte responsabilità sia a livello di programmazione che finanziario, nonché di ricaduta che avrà sul territorio. ErosAntEros e POLIS li abbiamo creati da soli, partendo dalle fondamenta accollandoci tutti i rischi e problemi. Al Mittelfest la responsabilità è diversa, tuttavia la trovo stimolante in quanto mi dovrò confrontare con più soggetti e collaboratori già collaudati non solo all’interno del festival, ma anche nel sistema teatrale italiano”.

In che modo intende integrare le sue esperienze che hanno sempre avuto al centro il teatro contemporaneo? Potranno soddisfare le aspettative dei tanti soggetti del Mittelfest?
Immagino che lei non vorrà rinunciare al suo linguaggio e che continuerà a recitare. “Sarà, diciamo, una performance da funambolo, cioè bisognerà trovare un equilibrio tra le proposte di richiamo popolare con quelle più sperimentali che sono più vicine alla mia estetica come artista. Vorrei portare dei progetti di sperimentazione, ma coinvolgendo il territorio e i suoi abitanti. In poche parole, mi prefiggo di avvicinarli all’arte contemporanea in maniera naturale, di accendere in loro la curiosità di andare a teatro, di conoscere dei nomi che magari non avevano ancora sentito. Non pretendo di fare cambiamenti radicali, ma è un percorso che faremo insieme. Inizierò a seminare nel 2027 e spero che fino al 2029 avrò visto fiorire qualcosa che prima non c’era”.

Foto Claudia Raspolič

Lei stessa nasce in un territorio multilingue, ricco di storia e tradizioni in cui la Comunità Nazionale Italiana è spesso definita ponte tra Italia, Slovenia e Croazia. Quanto ha inciso questo sulla sua mentalità e crescita?
“Quando racconto la storia della mia famiglia in Emilia-Romagna o in altri territori che non sono di confine, rimangono tutti estremamente affascinati, cioè da come i conflitti e la storia del 900, in parte anche della fine dell’Ottocento, abbiano influito sulla vita delle persone, sui nostri cognomi, sulle lingue e sull’identità. Mi è stato pure chiesto: ‘Ma perché non fai uno spettacolo su questi temi? Perché non parli di te?’ Forse non l’ho mai fatto per paura di essere autoreferenziale in quanto l’ho sempre guardato con sospetto da artista e da programmatrice. Noi siamo sempre stati ‘mischiati’ perciò non mi è sembrata mai una particolarità, ma fuori dal nostro contesto, visto da persone esterne, può sembrare eccezionale.
Anni fa avevo fatto uno spettacolo sul tema dei confini e sulla fondazione dell’Unione europea che ho affrontato viaggiando tra Lussemburgo, Belgio, Francia, Germania e l’Olanda, nella cosiddetta Grande Région, la regione in passato strettamente legata alle miniere e segnata dalle guerre. Mi ha portato a conoscere e intervistare persone che, seppure in un contesto storico politico diverso, hanno avuto delle vicissitudini simili alle nostre: attraversare un confine di nascosto, contrabbandare prodotti, ritrovarsi da un lato del confine senza poter vedere la propria famiglia o avere un nome che cambia a seconda del dominio di quel momento. Le tante culture che si intrecciano è una peculiarità dei territori di confine che però oggi, nel mondo globalizzato in cui si parlano diverse lingue, sta diventando praticamente di tutti. In poche parole, il futuro sarà sempre più simile a noi, gente di confine”.

So che è ancora troppo presto per parlare del calendario, ma ha pensato a eventuali collaborazioni con gli enti istriani – ad esempio con il Dramma italiano del Teatro “Ivan de Zajc di Fiume”, con il Teatro di Capodistria o con artisti dei suoi luoghi di nascita?
“Sono aperta a tutti i soggetti del territorio, sia del Friuli Venezia Giulia che istriani, della Slovenia, Croazia, ma anche dei 27 Paesi che il Mittelfest ha individuato in questa Mitteleuropa estesa. Alcuni mi hanno già contattata, ma non so ancora se questo tradurrà in una collaborazione perché non si tratterà di privilegiare i vicini di casa. Dipenderà molto dalle proposte e se troveremo dei punti in comune nell’ambito del percorso che sto immaginando, avranno le porte aperte”.

Che il Mittelfest dopo 35 anni sia ancora attivo, la potremmo definire una conquista perché non è affatto scontato che un progetto artistico riesca a sopravvivere a tante sfide. Lei e Davide Sacco ci siete riusciti con ErosAntEros e il festival POLIS, che, infatti, sono ancora attivi. Come mantenere la continuità?
“Se il Mittelfest esiste ancora è perché, nel corso degli anni, con direzioni diverse, ha saputo rinnovarsi. Quando ho deciso di candidarmi ho riflettuto sul Mittelfest di oggi rispetto all’anno della sua fondazione, nel 1991. C’è una grande nostalgia nei racconti di chi ha vissuto quel periodo speciale, che però, in realtà, è una nostalgia di un tempo irripetibile col crollo del muro di Berlino, la caduta della cortina di ferro – eventi storici che hanno portato all’apertura di un mondo che l’Occidente non conosceva.
Il Mittelfest è nato da una volontà politica di fare da ponte fra queste due culture, di essere osservatorio di ciò che c’era al di là di quel confine. E mi sono chiesta: che funzione può avere oggi, quando queste barriere non ci sono più? Esiste poi un patrimonio culturale che è quello mitteleuropeo, un’identità che esisteva anche prima ed è alla base del sogno europeo: la convivenza tra popoli, culture e religioni differenti. Gli spettacoli che vorrei portare non saranno tutti orientati verso questi temi, ma vorrei che diventasse luogo di riflessione sul nostro presente, su quello che c’è più ad est o a sud dei confini europei e, attraverso ciò, comprendere meglio i conflitti del nostro tempo”.

Il Mittelfest è infatti nato in un periodo dalle grandi aspettative e fermento, del sogno di un’Europa unita. Oggi si possono ancora trovare spunti interessanti?
“Non trasformerò Mittelfest esclusivamente in un dibattito politico sui conflitti del nostro tempo, non è questa la vocazione. Non rinnego però temi che si possano relazionare col nostro presente e venir analizzati da molteplici prospettive. Nel presentare il mio progetto triennale, ho puntato la mia attenzione su alcune parole, tra cui ‘piacere’ che etimologicamente deriva da ‘placare’, ‘levigare’, ciò che inizialmente è teso. L’arte, secondo me, è importante appunto anche per appianare le divergenze attraverso il dialogo. Potrà sembrare un’utopia, ma credo nella forza dialettica della cultura”.

Lei è la prima donna a dirigere la programmazione artistica del Mittelfest. Come se lo spiega, dopo così tanti anni?
“È una domanda che mi hanno posto in tanti. Già durante il mio percorso al festival POLIS ho sempre cercato di dare visibilità alla creazione femminile. Al riguardo, proprio quest’anno ho organizzato una tavola rotonda a cui ho invitato a riflettere sul tema diverse direttrici artistiche dei paesi baltici e scandinavi. In Slovenia, la scena performativa e sperimentale è gestita prevalentemente dalle donne, in Italia è invece più raro. Solo negli ultimi anni si stanno facendo strada, anche nell’ambito politico. La mia nomina, però, non vorrei venisse capita come una quota rosa, bensì per le mie competenze e quello che potrò portare al festival, al di là del mio genere di appartenenza”.

Assumerà ufficialmente questo incarico il primo ottobre. Sono certa le siano pervenuti tanti auguri. Qual è, invece, il suo?
“Innanzitutto, auspico di fare un buon lavoro, di creare un equilibrio nei rapporti con le persone che, con la propria passione e lavoro, danno vita al Mittelfest già da tempo. Vorrei creare una buona squadra, anche con il nuovo presidente Toni Capuozzo. Spero che alla fine del mio primo mandato, il territorio sarà soddisfatto dei risultati e che il Mittelfest svilupperà ulteriormente la sua vocazione internazionale”.

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