Nella storia di Fiume si intrecciano numerosi episodi che testimoniano la ricchezza del passato della città e dei suoi abitanti. Alcuni sono noti, altri meno conosciuti, ma tutti contribuiscono a formare un patrimonio storico e culturale di straordinario valore. Tra coloro che da anni si impegnano a mantenere viva la memoria di Fiume, vi è lo storico dell’arte Theodor de Canziani, un divulgatore sempre in primo piano, quando si tratta di trasmettere e diffondere tutto ciò che ha acquisito nel corso della sua carriera, e che oggi accompagna con instancabile entusiasmo i cittadini interessati in passeggiate tematiche attraverso la città, organizzate in collaborazione con il Comitato comunale di Podmurvice e la sua segretaria Đulijana Desanti. L’iniziativa prosegue con successo ormai da quasi un decennio. Ogni passeggiata è un momento di condivisione, in cui i racconti del passato si intrecciano con le esperienze del presente e le piccole storie diventano parte di una narrazione più ampia, tramandata alle nuove generazioni di fiumani.

Una delle visite guidate ha avuto come tema il Primo ginnasio croato di Sussak (Sušak): attraverso il racconto di Theodor de Canziani, gli spazi dell’istituto hanno ripreso vita, restituendo ai presenti un frammento prezioso della memoria collettiva. “Spero che mi aiuterete in questa scoperta del Ginnasio che, nel corso dei secoli, è diventato un punto di riferimento per la scienza, l’arte e la cultura, e soprattutto un luogo dove molti hanno scoperto – e altri scopriranno – ciò che nella vita avrebbero voluto o vorranno diventare”. Con queste parole de Canziani ha inaugurato il tragitto-esplorazione di quello che è un simbolo non soltano per quanto riguarda l’istruzione, ma per la cultura e l’identità della cittadinanza croata di quest’area. All’epoca (nell’Ottocento) il ginnasio è stato, dopo quello di Zagabria, il più grande della Croazia per numero di alunni, luogo in cui si sono formate (e continuano a farlo) generazioni di giovani. Tra i suoi allievi, un gran numero di personaggi illustri della storia culturale, politica e scientifica della Croazia e dell’Europa centrale: dal naturalista Joseph Lorenz von Liburnau a Matko Laginja, Drago Gervais, Janko Polić Kamov, Ivan Zajc, Vladimir Nazor e molti altri… “È impossibile elencare tutti i nomi dei professori e alunni che hanno segnato questa scuola dalla sua fondazione fino a oggi – premette il nostro cicerone, che tra l’altro insegna al Ginnasio (arti figurative) –, l’hanno resa grande con il loro impegno, il lavoro e la volontà di trasmettere conoscenza. In questa scuola non è mai esistito un criterio basato sulla ricchezza o sulla nazionalità. Questa scuola è sempre stata aperta all’umanità, ai valori, alle persone e al sapere; ha voluto trasmettere rispetto e curiosità in passato, lo fa ancora oggi, e sono certo che continuerà a farlo anche in futuro”.
Al tramonto dell’Ottocento, quando i movimenti nazionali si trasformarono in nazionalismo, la situazione divenne particolarmente tesa: le tensioni linguistiche e politiche aumentarono e ciò ebbe dei riflessi significativi anche in ambito scolastico. “Per la Fiume ungherese, la definizione dell’istruzione in lingua croata rappresentava una sfida – ha ricordato de Canziani –. La fine del XIX secolo, soprattutto durante il governo del bano Hedérváry, segnò un’epoca di forte magiarizzazione, in cui la lingua croata doveva essere progressivamente messa in secondo piano rispetto all’ungherese”.

In questo contesto, le autorità magiare costruirono un liceo reale in lingua ungherese, progettato dall’architetto di Budapest, Győző Czigler (o Viktor Czigler), in pieno centro città, mentre si opposero fortemente alla costruzione di un nuovo edificio per il liceo croato, arrivando persino a volerlo abolire, poiché rappresentava una concorrenza. Sostenevano che tre licei (c’era anche quello italiano) nella stessa città fossero troppi, soprattutto se ciascuno insegnava in una lingua diversa. Fu Izidor Kršnjavi, ministro dell’Istruzione pubblica presso il Dipartimento di teologia e dell’insegnamento del Governo statale di Zagabria, a guidare gli sforzi diplomatici per garantire la conservazione del ginnasio croato di Fiume, ma con il trasferimento dell’istituto nel territorio comunale di Tersatto, cioè a Sussak. La scuola operava le palazzo Adamich-Giacovcich, sulla Fiumara.
“Ci troviamo in un luogo speciale che, forse, oggi non esisterebbe senza l’intervento del sindaco di Sussak, Hinko – o Enrico – Bačić, figura chiave nello sviluppo della città, a cavallo tra ’800 e ’900”. Fu infatti proprio Bačić (proveniente da una famiglia benestante, il padre, originario di Ragusa-Dubrovnik, era un grossista e uno degli armatori più potenti, partecipò alla costruzione del primo piroscafo a lungo raggio di Fiume, il Liburno) a cedere un terreno privato, successivamente donato dal Comune di Sussak, che rese possibile la costruzione del nuovo edificio. Su sollecitazione di Kršnjavi, il bano Hedérváry accettò di finanziare la costruzione del ginnasio utilizzando i fondi che la Croazia riceveva dall’Ungheria nel rendiconto comune. Le controversie diplomatiche tra Kršnjavi e l’allora governatore ungherese di Fiume, Lajós Batthyány, si protrassero a lungo.

UN’OPERA D’ARTE. I lavori per la costruzione Ginnasio di Sussak iniziarono tra il 1893 e il 1894. L’istituto fu edificato su un’altura che garantiva un magnifico panorama sulla città e sui dintorni. Il progetto del complesso ginnasiale, concepito come istituzione educativa rappresentativa dell’architettura pubblica di fine Ottocento, fu realizzato nello spirito dello storicismo e, in specifico, nello stile neorinascimentale italiano. Nel XIX secolo, lo storicismo ra lo stile architettonico dominante in Europa: a ciascuna istituzione statale importante era assegnato un determinato “neo-stile”, così parlamenti e tribunali si ispiravano al neoclassicismo, i municipi al neogotico, i teatri al neobarocco, mentre gli istituti educativi, guidati da uno spirito umanistico, venivano edificati nello stile neorinascimentale.
A realizzare il progetto fu il “Bureau für Schul- und Krankenhausbauten” di Ludwig e Hülssner, specializzato nella progettazione e costruzione di scuole e ospedali. L’impresa, con sede a Lipsia, aveva già ottenuto la commessa per il complesso ginnasiale della “città bassa” di Zagabria (la palazzina oggi ospita il Museo Mimara) e conosceva bene i principi della didattica moderna, riuscendo a integrare in un edificio monumentale tutti gli elementi necessari al corretto svolgimento dell’insegnamento. Tra le altre cose, De Canziani ha richiamato l’attenzione dei presenti anche sull’accesso all’edificio, segnato da una scalinata rappresentativa. La salita non era solo funzionale: conferiva dignità dell’istituto. Particolare rilievo aveva anche il parco circostante, concepito come elemento complementare dell’architettura. Gli urbanisti di quel periodo non si limitavano alla progettazione degli edifici, ma erano anche creatori di spazi verdi, poiché parchi e vegetazione rientravano nel patrimonio monumentale della città, contribuendo a valorizzare l’intero contesto urbano.
E fu così che nel 1896, con alle spalle una tradizione lunga 269 anni, il Ginnasio con i suoi 354 studenti, l’intero corpo docente (20 insegnanti ordinari, speciali e assistenti guidati dal preside Franjo Kresnik) e tutti i beni mobili si trasferirono nel palazzo dov’è attivo ancora oggi. Nel corso degli anni, l’aspetto originario dell’edificio è cambiato: nel 1913, il costruttore proveniente da Sussak, Franjo Matković, sopraelevò la struttura aggiungendo un piano. L’edificio, così come lo vediamo oggi – un pianterreno e tre piani – assunse quell’altezza dopo che si constatò che il numero e le dimensioni delle aule non erano più sufficienti alle esigenze scolastiche. La struttura risultava, tra l’altro, troppo bassa rispetto al contesto circostante; una situazione che Ludwig e Hülssner non potevano prevedere né correggere, dovendo attenersi agli standard sul numero di piani. Matković portò a termine l’incarico con maestria, ottenendo il riconoscimento professionale dei “proti litorali”, architetti stimati nel settore.
Particolarmente elegante la sala cerimoniale, arricchita da una galleria più ampia, proporzionata alle esigenze del coro, che ancora oggi testimonia la cura e la funzionalità degli spazi. L’edificio è stato progettato secondo i canoni dell’Alto Rinascimento, con un avancorpo centrale su cui si concentrano decorazioni e elementi monumentali. La struttura è simmetrica e si sviluppa su due ali laterali, con una facciata lunga 85 metri. Dietro alle grandi finestre arcuate dell’avancorpo c’è l’aula magna, mentre la parte inferiore è resa imponente dall’imitazione della muratura bugnata (lavorazione che conferisce ai blocchi un rilievo ruvido e decorativo, tipico dell’architettura rinascimentale).
La decorazione architettonica si concentra sul corpo centrale, con semicolonne che incorniciano le finestre e un balcone cerimoniale al mezzanino. Sopra di esso, uno spazio dedicato allo stemma emerge come un piccolo palcoscenico simbolico, un vero e proprio emblema dell’identità e dell’autorità dell’istituzione. Cornicioni e fregi scandiscono la facciata, creando un ritmo visivo armonioso che riflette l’organizzazione degli spazi interni. L’ingresso principale si apre su un vasto vestibolo, accessibile attraverso tre porte sotto un portico ad arcate.

LUOGO DI FORMAZIONE E CULTURA. De Canziani ha evidenziato come la monumentalità dell’esterno si riflette negli spazi interni, riccamente organizzati e funzionali. Con un notevole numero di aule e laboratori – tra cui quelli di fisica e biologia – e sale specializzate per modelli didattici, l’edificio raggiunse presto gli standard delle scuole delle più grandi città europee. Il vestibolo al piano terra, concepito per accogliere gli studenti con solennità, avrebbe dovuto trovare posto una galleria di busti: da un lato quelli di scienziati e filosofi; dall’altro le sculture dell’epoca antica, a rappresentare l’eredità umanistica. “Tuttavia, la cosiddetta bustoteca non fu mai realizzata. Lo spazio venne costruito, ma i busti non furono mai collocati a causa della Prima e della Seconda guerra mondiale, che ne impedirono l’acquisto e l’installazione”, ha spiegato de Canziani. A completare l’interno, un’ampia scalinata con ringhiera in ferro battuto conferisce all’ambiente un’eleganza solenne, tipica di un istituto umanistico.
Particolare attenzione meritano le decorazioni pittoriche, oggi visibili sui soffitti del vestibolo e del terzo piano. Il soffitto del terzo piano, eseguito a secco, si distingue per la sua gamma “manierista” di colori – rosso-violaceo, ciclamino, blu basalto, carminio – con intrecci di gioielli, ventagli e stilizzazioni vegetali. Come ricordava de Canziani, si tratta di uno dei rari esempi in cui tali elementi decorativi non nascondono significati simbolici, ma svolgono un ruolo puramente estetico, sotto l’influsso dei neo-stili. Considerando l’edificio nel suo insieme, si può affermare chiaramente che si tratta di un Gesamtkunstwerk (termine che indica un’unità artistica coesa in cui tutti gli elementi creano un effetto armonioso) di alto livello. Gli elementi decorativi contribuiscono a valorizzare e completare l’architettura, e la loro varietà testimonia la professionalità e l’esperienza di tutti gli architetti e gli artisti che vi hanno lavorato, dai progettisti iniziali ai decoratori degli interni.

Il Primo ginnasio croato di Sussak attinge le sue radici al collegio che i padri gesuiti fondarono nel Seicento, nei pressi della medievale chiesa di San Vito: le lezioni furono inaugurate il 23 novembre 1627, con una messa solenne officiata da Giovanni Battista Agatich (Ivan Krstitelj Agatić), vescovo di Segna e Modrussa, accompagnati dal suono dei campanili cittadini e dal cerimoniale sparo dei cannoni. “Nonostante la sua storia turbolenta, il Ginnasio di Sussak può e deve essere considerato un monumento di altissimo valore, nel quale si sintetizza il simbolismo della lotta per l’istruzione nazionale e il suo progresso all’interno della dimensione europea”, osserva de Canziani, concludendo “Ogni elemento dell’edificio, dagli spazi didattici alle decorazioni, dalla scalinata ai soffitti, racconta la dedizione, la visione e la cura di chi ha contribuito a renderlo un luogo unico di formazione e cultura”.
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