«Uniti pur nelle nostre differenze»

PANORAMA A colloquio con Massimiliano de Lindegg, dal maggio scorso alla guida della comunità elvetica triestina

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«Uniti pur nelle nostre differenze»
Massimiliano de Lindegg Foto Roni Brmalj/Edit

Dopo quasi vent’anni alla guida del Circolo, Giuseppe Reina ha lasciato la presidenza a Massimiliano de Lindegg, eletto nel maggio 2026. Se la prima parte di questo racconto ripercorre la memoria e il percorso compiuto negli ultimi anni, la seconda guarda alle prospettive future, ai nuovi progetti e alla visione della nuova presidenza.

Foto Maurizio Bekar via Circolo Svizzero di Trieste

Il desiderio di nuove sfide

Ci racconta il suo percorso personale e professionale? Cosa l’ha portata a vivere e lavorare a Trieste?
“Sono nato a Trieste da padre italiano e madre svizzera. La mia formazione, sia scolastica sia personale, si è svolta in Svizzera, dove ho anche assolto il servizio militare.
In seguito, ho avuto la fortuna di vivere e lavorare in diversi Paesi: Austria, Germania, Brasile e spesso anche negli Stati Uniti. Rientrato in Svizzera, sono entrato nell’azienda di famiglia, poi ceduta e integrata nel principale gruppo europeo di noleggio di carri ferroviari. Sentivo però il desiderio di nuove sfide e così sono tornato in Italia per aprire la filiale italiana della società per la nuova proprietà. Da lì, grazie agli incontri e alle opportunità nate nel settore, mi sono progressivamente avvicinato non solo al noleggio dei carri, ma anche all’organizzazione del trasporto ferroviario.
Dopo i primi anni a Milano, l’attività si è sviluppata sempre più verso l’Est Europa. Ho quindi deciso di trasferirmi a Trieste, città strategica per i rapporti con Croazia, Serbia, Ungheria, Romania e Slovacchia. A Trieste avevo anche un ramo della famiglia e la qualità della vita di questa città ha fatto il resto: vivo qui da quasi trent’anni.”

Massimiliano de Lindegg Foto Roni Brmalj/Edit
Massimiliano de Lindegg Foto Roni Brmalj/Edit

Quanto può essere utile la sua esperienza internazionale nella guida del Circolo Svizzero?
“Credo che l’esperienza internazionale sia un valore importante anche nella guida di un’associazione come il Circolo Svizzero. Sono stato formato in Svizzera, ma ho avuto la possibilità di confrontarmi con culture, mentalità e modi di lavorare molto diversi tra loro. Questo insegna ad ascoltare, mediare e cercare punti di incontro.
Il Circolo Svizzero di Trieste riunisce svizzeri italiani, francesi e tedeschi: una ricchezza straordinaria. Pur nelle differenze linguistiche e, talvolta, culturali, l’identità svizzera rimane forte, solida e condivisa. In un contesto internazionale complesso, credo che questa capacità di trovare unità nella diversità rappresenti un esempio importante.
Uno degli obiettivi del Circolo sarà far conoscere ancora meglio il contributo storico, culturale ed economico che la comunità svizzera ha dato alla città di Trieste. Personalmente, coltivo anche un sogno: avvicinare idealmente le mie due città, Ginevra e Trieste. Sono diverse per dimensioni, ma entrambe città di confine, internazionali, aperte alla ricerca, al terziario avanzato e alla vela. La Barcolana e il Bol d’Or sono due simboli magnifici di questa comune vocazione.”

Giuseppe Reina e Massimiliano de Lindegg Foto Maurizio Bekar via Circolo Svizzero di Trieste

Essenziale il lavoro di squadra

Come intende dare continuità al lavoro svolto dal suo predecessore e quali aspetti desidera sviluppare?
”Giuseppe Reina ha svolto un lavoro straordinario, in particolare sul piano culturale e storico, contribuendo a rafforzare la memoria e la consapevolezza del ruolo della Svizzera a Trieste. Penso ai libri pubblicati, alle ricerche e alle iniziative che hanno dato profondità alla vita del Circolo.
Il mio intento è certamente quello di dare continuità a questo percorso, valorizzando quanto è stato fatto e cercando di rafforzare ulteriormente la coscienza del contributo svizzero alla città. Allo stesso tempo, vorrei sviluppare nuove occasioni di incontro, collaborazione e visibilità, per rendere il Circolo ancora più presente nel tessuto triestino.
Ho alcune idee in questa direzione, ma ritengo corretto condividerle prima con i soci e con il nuovo direttivo, perché credo molto nel lavoro di squadra.”

Quali saranno le priorità del suo mandato?
“La priorità sarà rafforzare il Circolo, renderlo più partecipato e ancora più integrato con la città. Per questo abbiamo costituito un direttivo composto da dieci soci motivati, con esperienze, competenze e relazioni diverse, che potranno essere molto utili per dare nuovo impulso alle attività. Credo molto nel lavoro di squadra e nella continuità. Il direttivo dovrà riunirsi con regolarità, idealmente almeno una volta al mese, per mantenere il focus sui progetti, sull’agenda e sugli obiettivi condivisi.
Vorrei che il Circolo fosse percepito non solo come luogo di memoria e appartenenza, ma anche come spazio vivo di dialogo, iniziativa culturale e relazione tra la Svizzera e Trieste.”
Luogo di dialogo e collaborazione

Massimiliano de Lindegg Foto Roni Brmalj/Edit
Massimiliano de Lindegg Foto Roni Brmalj/Edit

Quanto ritiene importante rafforzare il dialogo tra il Circolo, Trieste e le istituzioni locali?
“Rafforzare il dialogo con Trieste e con le istituzioni locali è fondamentale. Il Circolo deve essere sempre più integrato nella vita culturale, sociale ed economica della città. Trieste è stata, ed è tuttora, una delle città più internazionali d’Italia: una piattaforma naturale di incontro, transito e scambio con l’Europa centrale, l’Adriatico e i Paesi limitrofi. In questo contesto, la presenza svizzera può avere ancora molto da dire e da offrire.
Cercheremo quindi di coinvolgere maggiormente anche l’Ambasciata, il Consolato svizzero di Milano e la Camera di Commercio Svizzera in Italia, affinché Trieste venga valorizzata come luogo privilegiato di dialogo e collaborazione tra la Svizzera e il territorio.”

Come immagina il futuro del Circolo e quale messaggio vorrebbe rivolgere ai giovani svizzeri o agli italo-svizzeri che potrebbero avvicinarsi per la prima volta a questa realtà?
“Immagino un Circolo capace di custodire la propria storia, ma anche di parlare alle nuove generazioni. Ho due figli di 24 e 21 anni, entrambi soci del Circolo, ci sono altri giovani, figli e nipoti di soci, che rappresentano il futuro dell’associazione. Le nuove leve si stanno avvicinando, ma è necessario creare occasioni di partecipazione sempre più naturali e continuative.
Vorrei favorire questa socializzazione, rendendo il Circolo un luogo nel quale i giovani possano sentirsi coinvolti, ascoltati e protagonisti.
Il messaggio che vorrei rivolgere loro è semplice: portate avanti i valori che hanno permesso alla Svizzera di essere ciò che è oggi. Un Paese unito pur nelle sue differenze, operoso, aperto al dialogo, capace di far dialogare gli altri non attraverso la forza, ma attraverso il buon senso civico, la responsabilità e il rispetto.”

Su questo tema leggi anche: Una storia che merita di essere raccontata

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