«Scuola rossa». Un gioco con i simboli

Alla Galleria Filodrammatica è stata inaugurata la mostra della rinomata scrittrice e saggista croata Dubravka Ugrešić

Petar Milat, Vojko Obersnel e Davor Mišković

Alla Galleria Filodrammatica è stata inaugurata ieri la mostra “Scuola rossa” della rinomata scrittrice, saggista e traduttrice croata Dubravka Ugrešić, evento che rientra nella direttrice programmatica Dopolavoro del progetto Fiume Capitale europea della Cultura.

 

Nel 1991, all’inizio della guerra nell’ex Jugoslavia, Dubravka Ugrešić trovò per caso un sillabario che, a giudicare dall’anno di pubblicazione, sarebbe potuto anche essere suo. Il libro risvegliò nell’autrice il mondo lontano e dimenticato del sillabario, che prometteva un futuro felice, e quello attuale, reale all’epoca, in cui il futuro veniva brutalmente cancellato dal conflitto bellico. Quest’episodio stimolò Dubravka Ugrešić a iniziare a collezionare sillabari e risultò in una serie di testi e opere visive presentate alla mostra, accompagnata da un catalogo.

La mostra rimarrà in visione fino al 26 marzo

Il mondo dopo il lavoro
Petar Milat, dell’Istituto multimediale di Zagabria, ha ricordato che il progetto espositivo era stato pianificato all’inizio del progetto Fiume Capitale europea della Cultura, ma si è stati costretti a rimandarlo. “Questa sera si presenta una delle più importanti scrittrici in Croazia e a livello internazionale – ha dichiarato Milat -. Lo spunto alla partecipazione della scrittrice nell’ambito della direttrice programmatica Dopolavoro è stato il suo libro ‘Tu nema ničega’ (Qui non c’è nulla) nel quale l’autrice cerca una risposta a che cosa sarà il mondo dopo il lavoro. Una parte del libro è ambientata nelle terme di Topusko, nella Banovina, mentre la scrittrice riflette sui frutti dei tre decenni di transizione in Croazia e nell’Europa dell’est”, ha puntualizzato Milat, il quale ha rilevato che Dubravka Ugrešić ha voluto presentarsi nell’ambito del progetto CEC con una mostra sulla scuola nell’epoca socialista, in quanto è da decenni che l’autrice colleziona con passione i sillabari risalenti all’epoca dell’ex Jugoslavia. Si tratta di interventi di un’artista dilettante – così si autodefinisce la scrittrice – nei quali gioca con il materiale visivo.
120 diorama
“La parte centrale della mostra rappresentano i 120 diorama nei quali è visibile il suo gioco con la stella rossa a cinque punte e la falce e il martello, disseminati nelle varie scenette che rappresentano diversi aspetti della vita nel socialismo e denotano anche un raffinato umorismo, per cui devono essere osservati con molta attenzione – ha proseguito Milat -. La stella rossa e la falce e il martello servono da ammonizione all’assuefazione della società croata alla fiumana di croci uncinate e simboli ustascia che ci sommergono da trent’anni e che purtroppo sono ormai normalizzati, anche se così non dovrebbe essere. La stella rossa che si ripete ossessivamente nell’ambito della mostra per l’autrice non rappresenta necessariamente un simbolo vittorioso, ma in questo contesto è piuttosto un gesto di sconfitta. Anche se il socialismo, ha dichiarato la scrittrice, non è mai stato una sua scelta ideologica, quest’esposizione dimostra che nel nuovo Stato abbiamo rinunciato alla giustizia sociale”, ha puntualizzato Milat, aggiungendo che Dubravka Ugrešić, che vive e lavora ad Amsterdam, a causa della pandemia e rientrando nella categoria a rischio non ha potuto presenziare all’inaugurazione della mostra.

Valori attuali anche oggi
Il sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, si è detto dispiaciuto per il fatto che la rinomata scrittrice non abbia potuto presenziare all’evento e ha osservato che Fiume è il luogo ideale per l’allestimento della mostra “Scuola rossa”. “Con questa mostra nell’ambito di Fiume CEC, la nostra città dimostra ancora una volta la sua dedizione alle idee di apertura – ha rilevato Obersnel -. Non c’è dubbio che Dubravka Ugrešić, un personaggio illustre, con il suo lavoro abbia contribuito al patrimonio culturale della Croazia. Si tratta di una grande scrittrice tradotta in una ventina di lingue, di una studiosa che insegna in diverse Università in Europa e negli Stati Uniti, ma che purtroppo in Croazia non è la benvenuta, anche se non è chiaro per quale motivo si rinunci così facilmente a persone di cui una società normale andrebbe fiera”, ha osservato il sindaco, stando al quale i sillabari che hanno ispirato l’allestimento sono una sublimazione di quelli che venivano usati nell’ex Jugoslavia, ma anche in altri Paesi del blocco socialista. “I valori che troviamo in questi libri scolastici sono gli stessi ai quali ambisce l’umanità civile e sono attuali anche oggi”, ha concluso Obersnel.

La mostra rimarrà in visione fino al 26 marzo, mentre l’ingresso è libero.

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