«Rijeka in flux». I cambiamenti storici nel capoluogo quarnerino

Fiume CEC: gli anni della II guerra mondiale al centro dello studio di relatori croati, italiani e di altri Paesi

Nell’ambito del programma di Fiume CEC, ha avuto luogo un incontro online organizzato dal gruppo di ricerca impegnato nel progetto “Rijeka in flux”.

 

L’incontro, intitolato “Rijeka in flux: What we have learned so far” è stato allestito per il tramite della piattaforma Zoom e ha riunito gli studiosi impegnati nel progetto. Si tratta di un’iniziativa con l’obiettivo di studiare la storia e gli sviluppi della città di Fiume intorno agli anni della Seconda guerra mondiale. In particolare, il progetto intende analizzare l’attività socialistica del periodo precedente allo scontro bellico; l’influenza del confine sullo sviluppo urbanistico; la politica linguistica e lo spazio urbano; le migrazioni dal resto dell’allora Jugoslavia; lo sport e l’educazione; nonché lo sviluppo del porto.

La transizione nel primo dopoguerra
Il fiumano Ivan Jeličić, ricercatore presso l’Istituto di storia politica di Budapest, si è soffermato sul periodo di transizione che la città di Fiume attraversò durante il primo dopoguerra. A partire dall’analisi di alcuni monumenti storico culturali fiumani, tra cui la statua, successivamente rimossa, a Svetozar Borojević, maresciallo dell’Impero austro-ungarico, innalzata a Sušak nel 1916, lo studioso ha illustrato i complicati rapporti che caratterizzavano la società fiumana in quegli anni, rapporti che al nazionalismo mescolavano la fedeltà alla monarchia.

«L’urbanismo di frontiera»
Il secondo dopoguerra fiumano è stato successivamente discusso grazie all’intervento di Gruia Bădescu, studioso presso il Dipartimento di Storia e Sociologia dell’Università di Konstanz in Germania. Lo storico ha attraversato le tappe della riconfigurazione architettonica che seguì alla soppressione del confine e alle conseguenti migrazioni. Nel corso della sua esposizione, Bădescu ha illustrato le varie problematiche della ricostruzione urbanistica della città avviata al termine della Seconda guerra mondiale, che ha visto Fiume trasformarsi passando da città separata dal confine a città di frontiera. In questo contesto, lo studioso ha applicato il termine di “urbanismo di frontiera” per descrivere lo sviluppo architettonico fiumano di quegli anni.

La mappa interattiva dell’app mobile

Socialismo e identità nazionale
In seguito, Marco Abram, dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, ha parlato del cambiamento del profilo della città sotto l’influenza del socialismo, delle nuove identità nazionali e dell’evoluzione degli spazi pubblici. Lo studioso si è soffermato, in particolare, sull’unione che era nata tra le diverse etnie e culture che costituivano la popolazione fiumana, tra cui quella tra i croati e gli italiani. L’argomento dell’integrazione culturale è stato toccato anche da Francesca Rolandi, ricercatrice dell’Istituto e archivio Masaryk dell’Accademia delle scienze della Repubblica Ceca, la quale ha esaminato le migrazioni interne e le dinamiche sociali fiumane del secondo dopoguerra. Vanni D’Alessio, ricercatore associato e assistente presso il Dipartimento di Scienze sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha invece illustrato le modalità con cui l’identità nazionale e territoriale veniva dichiarata all’interno delle strutture scolastiche e sportive nella seconda metà del secolo scorso: gli stemmi delle varie squadre sportive attive sul territorio di Fiume, nel corso della storia, sono cambiati riflettendo, per il tramite di determinati simboli e colori, le mutazioni all’interno della composizione sociale della popolazione.

Storia della Jugolinija
L’ultima presentazione dell’incontro è stata quella di Brigitte Le Normand, dell’Università della Columbia Britannica canadese, la quale ha riferito della storia della Jugolinija, l’ex-azienda navale fiumana fondata nel 1947 e rinominata Croatia Line nel 1992. La ricercatrice, durante l’esposizione del lavoro intitolato “Rijeka as a city of flows” (Fiume come città di flussi) ha illustrato gli sviluppi dell’azienda in rapporto alle strategie politiche dell’allora Jugoslavia, soffermandosi, inoltre, sull’affluenza di lavoratori e turisti che contribuì, dall’altro lato, alla diffusione dell’informazione.

Un’app mobile
L’incontro si è concluso con una tavola rotonda in cui i membri del gruppo di ricerca si sono confrontati discutendo sui risultati delle analisi svolte all’interno del progetto “Rijeka in flux”. L’appuntamento online è stato guidato da Vjeran Pavlaković, professore della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Fiume, che da anni svolge ricerche e pubblica lavori legati al tema dell’impatto degli scontri bellici sulle popolazioni dell’ex-Jugoslavia.

Ricordiamo che alla fine dell’anno scorso era stata presentata, da parte della stessa Le Normand, l’app mobile Rijeka-Fiume in Flux, per il tramite della quale gli utenti possono esplorare la storia di numerosissimi siti della città.

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