Orchestra sinfonica: convincente serata di musica

L’Orchestra e il Maestro alla fine del concerto. Foto Željko Jerneić

Mercoledì sera, in Piazza della Risoluzione, è stata di scena l’Orchestra sinfonica del TNC “Ivan de Zajc”, diretta dal Maestro Ville Matvejeff, con un programma sinfonico che comprendeva musiche di John Adams e di Šostaković.
Fiume Capitale europea della Cultura 2020, che inseguito alla frustrante ed alienante parentesi epidemica rischiava di implodere e dissolversi – nonostane tutto – si sta riprendendo. La manifestazione probabilmente si sta sviluppando in maniera imprevista e diversa rispetto ai progetti iniziali, ma è indubbio che FIUME CEC 2020 si stia rimettendo in carreggiata, dimostrando in questo modo la vitalità culturale del capoluogo quarnerino; vitalità che poggia su fondamenta capaci e solide; ovvero, sulla qualità, agilità e su una lunga tradizione.
La «rinascita» di Fiume CEC 2020
Prova ne sono le quattro serate sinfoniche e liriche della valente Orchestra che si stanno svolgendo nel corrente mese, con la partecipazione di artisti ospiti di primissima scelta (il Maestro Valentin Egel) e dei solisti dell’Opera dello “Zajc”, noti pure in ambito internazionali. Un calendario che avrà il suo culmine il 31, con la prima di “Giulio Cesare in Egitto” di G. F. Haendel e con cantanti di richiamo. Più gli spettacoli di prosa del Teatro fiumano, e tutta una serie di mostre, il Festival di danza contemporanea, concerti rock e quant’altro. Insomma, siamo rimontati in sella e ora non ci rimane che continuare la coraggiosa cavalcata. A dispetto di quanti speravano in un ruzzolone definitivo di Fiume CEC 2020.
Piazza della Risoluzione, chiusa su tre lati dalle architetture settecentesche dell’ex Convento degli agostiniani e dall’antica chiesa di S. Gerolamo, costituisce una “location” (ci concediamo questo anglicismo) rappresentativa, atta a eventi artistici e culturali, anche in virtù della sua buona acustica.
La dinamica dell’acqua
La serata è stata aperta con “Became river” di Adams, uno dei più noti compositori americani contemporanei. Il brano è giocato tutto sulla dinamica, che va dal “pp” al “f” finale – ossia sulla graduale aggregazione degli strumenti – e sul colore; mentre il breve motivo e l’armonia, ripetitivi, sono essenzialmente privi di sviluppo. Un filo d’acqua, un ruscelletto, un ruscello, un torrentello, un torrente, un fiumiciattolo, un fiume che cresce, s’ingrossa, si allarga, si espande fino a diventare un imponente fiume.
Sinfonia dedicata a Lenin
La sinfonia n. 12, inizialmente concepita come una parodia della rivoluzione – il che è indicativo circa l’opinione di Šostaković sui fatti rivoluzionari del 1917 – fu ben presto trasformata in un insieme sinfonico di carattere celebrativo, onde evitare inutili rischi di tipo “rieducativo”. Si tratta di un’opera vasta, magniloquente e vigorosa, costruita magistralmente.
Dmitri Šostaković, rileviamo, ebbe un rapporto estremamente travagliato con il regime. Dagli onori del compositore “di regime”, ai terrori di finire in Siberia.
Dedicata alla memoria di Lenin, la Sinfonia nel primo tempo descrive la vigilia della rivoluzione a Pietroburgo: il brano, in forma-sonata del tutto ortodossa, si apre con un motivo di carattere popolare che costituisce l’elemento tematico principale. Il secondo tempo è intitolato alla località a circa sessanta chilometri da Leningrado (Razliv), da cui Lenin, nascosto in una capanna di contadini, dirigeva le operazioni rivoluzionarie. Il terzo è dedicato all’incrociatore Aurora, nave che diede il segnale dell’insurrezione sparando contro il Palazzo d’Inverno. La sinfonia si conclude con sonorità enfatiche e magniloquenti, celebrando l’alba di una nuova umanità.

Il pubblico ha saputo apprezzare la magnificenza del direttore Matvejeff. Foto Željko Jerneić

Lodevole maestria e bravura
Il Maestro Matvejeff ha affrontato questa complessa partitura con la sua ben nota maestria, avvalorando con forte partecipazione i tanti momenti espressivi dei vari movimenti: dal greve cupore iniziale e le agitazioni drammatiche che pervadono il primo tempo, ai momenti di maggiore introspezione e poesia (“Razliv”), allo slancio e al vigore roboante – a volte piuttosto ampolloso – del terzo movimento, all’eroica retorica dell’ultimo tempo, ottenendo la validissima risposta della compagine orchestrale, in tutte le sue sezioni di strumenti. È stata indubbiamente un’esecuzione forte, plasticamente scolpita, quand’era necessario, la quale ha coinvolto l’attento pubblico, che ha abbondato negli applausi finali.
Scritta a Mosca tra il 1960 e il 22 agosto 1961, la dodicesima Sinfonia venne eseguita per la prima volta nella Sala grande del Conservatorio di Mosca dall’Orchestra sinfonica di Stato dell’URSS diretta da Kiril Kondrasin.

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