L’evoluzione dell’Istituto regionale di salute pubblica

La mostra racconta 120 di storia dell'ente fondato nel 1900 come Stazione chimica sperimentale dello Stato ungherese e sviluppatosi in seguito sotto l'Italia, la Jugoslavia e infine Croazia. La continuità dell'istituzione permise di conservare preziosi oggetti da laboratorio e manuali

Il Palazzo della direzione dell’ex Zuccherificio, ora Museo civico di Fiume, è stato aperto poco più di un mese fa e in questi giorni ha inaugurato la sua prima mostra, intitolata “Un laboratorio per quattro Paesi” e dedicata all’Istituto regionale di salute pubblica, situato a poche centinaia di metri dal museo stesso. Il progetto espositivo si inserisce nell’ambito di Fiume Capitale europea della Cultura.

Il Console Davide Bradanini col direttore del Museo, Ervin Dubrović

L’Ungheria come fondatrice dell’ente
Il direttore del Museo civico, Ervin Dubrović, ha spiegato che il lavoro a questo allestimento è iniziato già due anni fa, ben prima che ci colpisse il Covid-19 e ci rendessimo conto dell’importanza della tutela e della prevenzione sanitaria. “Quello che oggi è l’Istituto di salute pubblica è nato nel 1900 come Stazione sperimentale per gli esami chimici, fondata dal ministero ungherese dell’Agricoltura – ha puntualizzato Dubrović -. È quasi incredibile che l’ente sia riuscito a sopravvivere per 120 anni e abbia man mano ampliato il suo campo d’azione. Questa continuità ha permesso di preservare alcuni oggetti d’epoca che altrimenti sarebbero andati sicuramente perduti o sarebbero stati distrutti, dal momento che parliamo di alambicchi, vetrini da microscopio, provette e altri oggetti di vetro sottilissimo risalenti a più di un secolo fa”.

Una bilancia d’epoca

Antonio Grossich e Vinko Frančišković
All’inaugurazione della mostra ha preso parte anche il direttore dell’Istituto di salute pubblica, Vladimir Mićović, che ha ricordato la mostra dedicata all’Accademia di Marineria e allestita nel 2013, la quale ha dato parecchi spunti per l’allestimento dedicato all’Istituto. Mićović ha ringraziato soprattutto il Console generale d’Italia, Davide Bradanini, e il rappresentante dell’Ambasciata ungherese a Zagabria, Zoltàn Csaba Thuròczy, per la loro presenza all’apertura, la quale ha sigillato in questo modo la multietnicità di Fiume e dell’Istituto in sé, un organismo alla cui creazione hanno partecipato tutti i Paesi in egual misura: Ungheria, Italia, ex Jugoslavia e Croazia. Dell’enorme mole di persone che hanno operato in seno all’Istituto sono stati ricordati Antonio Grossich, a cui dobbiamo l’invenzione della tintura di iodio che permise la disinfezione delle ferite e salvò migliaia di vite a livello mondiale, e Vinko Frančišković, il chirurgo che effettuò a Fiume il primo trapianto di rene in tutta l’Europa orientale. Proprio in questo periodo di grande apprensione in fatto di salute, ha concluso Mićović, dobbiamo pensare alla prevenzione e all’enorme importanza di programmi di questo tipo.

Un microscopio dell’inizio del XX secolo

La prevenzione come idea di base
A fare i complimenti sia all’Istituto di salute pubblica che al Museo civico è stata pure Đulija Malatestinić, capodipartimento per la sanità della Regione litoraneo-montana, fondatore dell’ente, la quale ha spiegato che la Regione sostiene anche dal punto di vista finanziario i programmi di prevenzione e gli esami per la diagnosi tempestiva di tumori e altre malattie.
L’intervento più interessante è stato quello della docente Ana Alebić-Juretić, la quale ha curato la mostra e ha illustrato brevemente gli oggetti da esposizione più interessanti, ma ha anche esposto i punti cruciali dell’evoluzione dell’ente negli ultimi 120 anni e la necessità di ampliare i campi di studio e di analisi per migliorare la qualità del cibo e dell’acqua.
Le epidemie, il problema più grosso
“La Stazione chimica sperimentale dello Stato ungherese nacque a Fiume nel 1900 per analizzare la qualità del cibo che veniva esportato – ha esordito -. Ciò era essenziale in quanto all’epoca succedeva spesso che a causa di cibi contaminati moltissimi bambini morissero per dissenteria. Fino ad allora i problemi sanitari più grossi furono le epidemie: peste, colera, vaiolo, malaria endemica e il cosiddetto morbo di Škrljevo. Come vedete, le epidemie sono esistite da sempre e per questo motivo dobbiamo fare il possibile per prevenirle. In seguito alla caduta dell’Impero austro-ungarico, nel 1924 Fiume fu annessa al Regno d’Italia e la Stazione chimica fu trasferita in via Ciotta (ora via E. Barčić). Nel 1932 fu inaugurato il reparto batteriologico o microbiologico e per la prima volta, a fianco dei campioni di cibo, acqua e aria, iniziarono gli esami anche su campioni di tessuto e liquidi corporei. Dal 1927 al 1945 il nome ufficiale dell’ente era Laboratorio Provinciale d’Igiene e Profilassi. Nel 1946 furono istituite due Stazioni epidemiologico-sanitarie: una a Fiume e una a Sušak. I due enti si unirono nel 1950 in quello che era l’Istituto regionale d’igiene e dal 1960 Istituto di salute pubblica”, ha concluso la linea temporale Alebić-Juretić. Per quanto riguarda gli oggetti esposti, la docente ha spiegato che gli strumenti di misurazione, le provette e tutta l’attrezzatura in vetro dell’inizio del XX secolo venivano realizzate a mano, erano estremamente sottili e quindi a rischio di rottura.
Oggetti decorati come opere d’arte
D’altro canto, tali oggetti erano pure decorati in maniera inusuale e quindi rappresentano delle vere opere d’arte. È incredibile che tali oggetti siano sopravvissuti fino ai giorni nostri. Tra i tanti strumenti esposti nell’ambito della mostra ci sono microscopi, densitometri, mortai, bilance, e tanto altro.
A salutare l’iniziativa è stato pure il Console generale d’Italia, Davide Bradanini, il quale ha affermato che eventi di questo tipo sono estremamente interessanti anche in quanto danno lustro alla storia di Fiume. “Penso sia importante sottolineare questo aspetto multietnico della storia della città – ha affermato – e penso sia stata una bella idea farlo in maniera così originale, ovvero concentrandosi sulla salute, che in questo periodo ci sta particolarmente a cuore ed è un tema tragicamente attuale. Da quanto ho potuto vedere, pur non essendo un esperto, si tratta di oggetti di grande pregio. Vorrei congratularmi con la Città di Fiume e col signor Dubrović per aver fatto luce su questo aspetto di Fiume”.

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