Grattacielo. Stile americano e simbolo di Fiume (foto)

Nell’ambito delle iniziative pensate per Fiume Capitale europea della Cultura 2020 l’artista fiumano laureato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Nemanja Cvijanović, intende collocare il prossimo 3 maggio in cima all’edificio una scultura rappresentante una stella rossa a cinque punte. Da quanto si apprende, nuovi sono i materiali (tra i quali 2.800 frantumi di vetro) e i messaggi che l’artista vuole lanciare, ma l’idea fondamentalmente riprende un qualcosa di già visto in quella stessa location nel maggio del ’45, quando oltre alla stella partigiana su Casa Albori comparvero anche la scritta Tito e i disegni della falce e martello. L’opera (temporanea) vuole essere un “monumento alla Fiume rossa, alla memoria e alla crisi della memoria” votato “all’autodifesa”. Le reazioni sono varie a seconda delle sensibilità dei singoli. Per alcuni si tratta di un’iniziativa benvenuta, per altri di una provocazione, terzi ignorano il tutto e continuano a vivere la propria quotidianità programmando il futuro. Un ventaglio di reazioni che fa ripensare alle parole dette dal Presidente eletto, Zoran Milanović, nella notte elettorale: “Non dividerò i cittadini in base a quanto provoca loro dolore, in base alle cose per le quali hanno una bassa soglia di tolleranza. Ci sono cose che forse non serve dire o che vanno dette in un altro modo. L’esperienza m’insegna che alle volte ho fatto ad altri un danno senza nemmeno rendermene conto, penso ai danni morali…”.

Casa Albori
Un “armadio a cassetti” tutelato dal Ministero croato della Cultura come patrimonio culturale immateriale individuale e classificato nell’apposito registro con l’indicazione Z-4719. Parliamo del Grattacielo di Fiume, ovvero di Casa Albori, la “casa alta” voluta da Marco de Albori e realizzata dall’architetto triestino Umberto Nordio in base al progetto firmato anche da Vittorio Frandoli. Il palazzo che domina il centro storico imponendosi per la sua altezza – 53 metri – fu costruito dal 1939 al 1942, un periodo lungo dovuto a vari motivi. Il Grattacielo sorge infatti nel luogo di un’antica necropoli romana, ma a determinare la durata dei lavori furono anche i conflitti con la Sopraintendenza dell’epoca, i cui addetti ritenevano l’altezza dell’edificio in contrasto con il tessuto edilizio circostante. I contrasti furono comunque superati e la “casa alta” – un edificio a torre addossato a un volume edilizio di altezza inferiore sulla facciata laterale – venne inaugurato in tutto il suo splendore “di stampo americano”. Definizione non dovuta al caso. Il denaro investito sarebbe stato quello guadagnato dal padre di Marco de Albori negli Stati Uniti all’epoca in cui, stando alla narrazione, fu il contabile di Al Capone. Inoltre, Casa Albori nella parte residenziale proponeva appartamenti di lusso dotati di ogni confort possibile all’epoca: due ingressi, armadi a incasso fatti su misura, cucina e bagno moderni, riscaldamento centrale… Nell’attico erano situate la lavanderia e gli spazi adibiti a zone in cui stendere e stirare il bucato, e il palazzo era dotato anche di un rifugio antiaereo, di spazi destinati a fungere da ripostiglio e di un locale portineria. Al pianterreno trovò casa il grande magazzino Standa, mentre nel pur angusto atrio reso luminoso dal bianco dei rivestimenti in marmo di Carrara intercalato con il rosso di quello di Montecatini Carlo Sbisà, realizzò l’affresco D’Annunzio legge la Carta del Carnaro andato distrutto e del quale rimangono soltanto poche visibili tracce che proponiamo nelle foto.

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