Fiume sarà per sempre Capitale europea della Cultura

Chiacchierata con la direttrice della società Rijeka 2020, Irena Kregar Šegota, la quale illustra le problematiche e le sfide cui è andato incontro l’ambito titolo conferito dall’Unione europea per l’anno segnato dalla pandemia

Irena Kregar Šegota Foto: FOTO DALIBORA BIJELIĆ

Tutti gli enti culturali, senza eccezioni, hanno avuto un anno obiettivamente difficile, incerto e stressante. Il 2020 si prospettava come un periodo di festa, incontri, scambi internazionali, crescita interiore e tante altre esperienze culturali, ma a causa della pandemia siamo rimasti bloccati entro i confini e le manifestazioni culturali hanno assunto una forma che prima ci sembrava impossibile, ovvero non sono più un’occasione di coesione e vicinanza anche fisica, ma piuttosto un incontro con il prodotto culturale facendo attenzione a mantenere le distanze tra gli altri fruitori dello stesso. Ad averci rimesso maggiormente è stato il programma di Fiume Capitale europea della Cultura e la società Rijeka 2020, la quale ha dovuto licenziare la maggior parte dei dipendenti alla fine di aprile, nell’attesa che la situazione si stabilizzi. Nonostante le perdite e le modifiche all’ultimo minuto, la maggior parte degli eventi di Fiume CEC 2020, alla fine è andata in porto e la città può dirsi soddisfatta, tutto sommato, di quest’anno dedicato alla cultura. Se all’inizio del 2020 era Emina Višnić la direttrice di Rijeka 2020, dopo lo scandalo legato ai finanziamenti della cerimonia d’apertura, ovvero del noleggio dell’equipaggiamento, le è subentrata Irena Kregar Šegota, la quale rimarrà in carica fino alla fine del mese di aprile del 2021 ovvero fino alla chiusura della società.

Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Quello che forse non si vede dall’esterno, sono le difficoltà e gli enormi ostacoli incontrati nell’allestimento di mostre e nell’organizzazione di tutti quegli eventi che sembravano semplici, ma si sono rivelati estremamente complessi. Ne ha parlato con noi Irena Kregar Šegota, la quale ha dovuto sobbarcarsi la gestione e l’organizzazione di tutti gli appuntamenti del programma CEC nel bel mezzo dell’anno che sta per concludersi.

Potremmo definire il 2020 un anno di successo nonostante i problemi verificatisi?
“I parametri per il successo sono strettamente legati alle condizioni in cui operiamo e agli sforzi che facciamo o meno. Nel caso del programma CEC, dopo molti anni di piani intensi e preparativi, nonché di obiettivi molto ambiziosi, ci siamo trovati in circostanze incredibili, nelle quali era impossibile raggiungere tali traguardi. Però, se consideriamo l’enorme impegno e l’investimento di tanta energia da parte di tutti noi, posso dire che il 2020 è stato un anno tutto sommato di successo. Soltanto nel periodo estivo, in collaborazione con i nostri numerosi partner – enti culturali, società artistiche indipendenti e organizzazioni e individui attivi nel settore, abbiamo portato a termine 390 programmi artistico-culturali che sono stati visitati da circa 53mila persone. Reputo che in questi ‘anti-tempi pandemici’ questo numero rappresenti un grande traguardo del quale siamo tutti molto fieri. L’estate è iniziata con il festival Tobogan e molti altri programmi per l’infanzia ed è continuata sullo spiazzo davanti all’Exportdrvo, un edificio che in questo anno ha assunto le caratteristiche di un vero punto d’incontro e di consumo di contenuti culturali della nostra città. L’Export ha ospitato eventi eccezionali, dalla mostra ‘Usijano more’ (Mare incandescente) e ‘Fiume Fantastika’, fino all’installazione di robot ‘Histerične mašine’ (Macchine isteriche), ma anche molti concerti ed eventi letterari.
Anche nei vicinati l’atmosfera era molto dinamica – da Novi Vinodolski, attraverso il Gorski kotar e fino ai vicinati fiumani, tutte le squadre hanno dimostrato la propria creatività e la costanza, anche in questo periodo particolare. Con l’arrivo dell’autunno la situazione epidemiologica è peggiorata un po’, ma noi abbiamo continuato a lavorare intensamente. Abbiamo realizzato il festival Porto Etno, abbiamo allestito la mostra ‘51000 Balthazargrad’, abbiamo aperto il bellissimo Palazzo della direzione dell’ex Zuccherificio, con un’incredibile esposizione permanente, abbiamo collocato una serie d’installazioni artistiche in seno al programma Lungomare Art. Pure i progetti legati alle infrastrutture hanno incontrato le scadenze prefissate. Il programma di volontariato ci ha portato numerosi premi importanti. Quando sommiamo tutto questo possiamo dire che il piano approvato a maggio e che mirava ad adeguare il programma alle nuove circostanze, verrà realizzato entro la fine dell’anno, mentre altri programmi sono in piano fino alla fine di aprile del 2021”.

Fiume è diventata Capitale europea della Cultura all’inizio di febbraio. Poco dopo l’apertura è scoppiata la pandemia, ma anche uno scandalo legato alla cerimonia d’inaugurazione. Questo inizio difficile ha segnato in un certo senso anche il resto dell’anno?
“L’inizio dell’anno è stato estremamente positivo, sia in senso programmatico che per quanto riguarda la visibilità di Fiume a livello europeo, senza tralasciare i risultati economici legati ai consumi e al turismo della città in quel periodo. La cerimonia che si è svolta nel Porto fiumano e tutto il programma d’accompagnamento, che ha coinvolto tutto il centro urbano, ha creato nei cittadini una sensazione grandissima di fierezza di essere fiumani. L’effetto si è sentito non solo a Fiume, ma ben più lontano dai confini della Croazia. I media stranieri hanno dipinto un’immagine di Fiume che non avremmo nemmeno potuto immaginare. Questa energia era enorme. L’anno è iniziato con un’apertura della quale si è parlato in tutto il continente, in tutta Europa, ma anche con altri programmi splendidi: da Wagner al TNC ‘Ivan de Zajc’ e la mostra di David Maljković all’MMSU, fino alle feste legate al carnevale e al festival del gruppo artistico belga Needcompany. Purtroppo già all’inizio di marzo ci siamo trovati nel bel mezzo di una pandemia di proporzioni mondiali e abbiamo dovuto ripensare le nostre priorità, riorganizzarci in un tempo brevissimo e adeguarci a una situazione che nessuno di noi avrebbe potuto prevedere. Quando si nominano gli ‘scandali’ probabilmente si fa riferimento alle accuse, alle critiche e alle lettere anonime che in quei giorni circolavano e infangavano il nome della società Rijeka 2020. Questo è un progetto enorme con numerosissimi partner e numerose risorse finanziarie pubbliche e per questo motivo mi rendo conto da dove scaturisca questo bisogno di attaccarci. Il progetto CEC, dal momento dell’apertura e dalla splendida cerimonia di febbraio, è stato notato da tantissime persone, molte delle quali non sono minimamente interessate alla cultura né la considerano importante. Per questo motivo gli attacchi che ci giungono da questi ‘pulpiti’ non li considero minimamente importanti, a differenza della pandemia che ci ha toccati e riplasmati eccome. Abbiamo fatto degli sforzi sovrumani per difendere il titolo di Capitale europea della Cultura e per realizzare ciò che avevamo promesso e che a marzo ci sembrava impossibile. Ora che l’anno si sta concludendo possiamo affermare di esserci riusciti, in barba alle malelingue”.

Irena Kregar Šegota

Quando è subentrata a Emina Višnić come direttrice di Rijeka 2020?
“Emina Višnić ha dato le dimissioni all’inizio di giugno di quest’anno, dopo aver completato il difficile processo di ridefinizione del programma e del bilancio. È rimasta a lavorare come coordinatrice del programma e ha contribuito a realizzare tutti i progetti culturali dal mese di maggio in poi. Il Consiglio dell’organizzazione mi ha nominato a questa carica e da quel momento in poi siamo riusciti ad assumere nuovamente parte dei dipendenti licenziati a causa della pandemia e chiudiamo l’anno con una ventina di persone che si sono impegnate anima e corpo per fare riuscire il progetto CEC in questa ‘nuova normalità’ che speriamo di abbandonare quanto prima”.

Che cosa ha cambiato nella direzione rispetto a Emina Višnić?
“Emina Višnić ha guidato la società Rijeka 2020 dalla sua fondazione, un’organizzazione nata per preparare e promuovere i progetti di Fiume CEC 2020 ed è riuscita a portare alla realizzazione, con grande impegno e fatica, tutto quello che era previsto, dalla grande apertura in poi. Noi abbiamo collaborato già in precedenza, nel periodo di preparazione del progetto, che è durato circa tre anni prima dell’inizio ufficiale. Avendo svolto questa grande mole di lavoro, era necessario trovare pure l’energia necessaria a portare in porto ciò che era stato avviato e in una situazione del genere. Quando si è sotto pressione e stressati dall’incertezza della situazione, lavorare diventa molto difficile. Questi cambiamenti nella direzione non sono inusuali per i progetti CEC, nei quali ogni fase esige una dinamica e un flusso di energia sempre nuovi”.

Ora che la maggior parte dei programmi è conclusa, anche se molti nella versione ridotta, cambierebbe qualcosa se potesse tornare indietro?
“Se avessi la possibilità di cambiare qualcosa, cambierei l’anno in cui Fiume porta il titolo di Capitale europea della Cultura, perché avrei voluto tanto poter realizzare tutti i progetti proprio come erano stati concepiti, il che non è stato possibile in questo 2020 a causa della pandemia. Però tornare indietro è impossibile. Guardando agli inizi, con il senno di poi, posso dire che anche il 2020, con tutte le sue situazioni fuori dal comune, gli imprevisti e l’instabilità, ci ha fornito un’esperienza preziosa e incommensurabile”.

Qual è stato il momento più brutto della direzione?
“Il periodo più difficile in assoluto sono stati i giorni d’incertezza che hanno seguito lo scoppio della pandemia e la proclamazione del primo lockdown, ovvero i momenti quando abbiamo capito che non sarà possibile presentare i risultati di un lungo e duro lavoro durato diversi anni. Un momento particolarmente arduo è stato quando abbiamo compreso che non potremo continuare a collaborare con tanti splendidi colleghi che ci hanno aiutato a costruire l’impalcatura del 2020”.

Quali sono i programmi che siete riusciti a realizzare e a quali avete dovuto rinunciare?
“Mi rammarico molto del fatto che la mostra ‘Il Klimt sconosciuto’ non sia stata realizzata in questo anno nella forma che avevamo immaginato, anche se stiamo cercando di spostare parte del progetto legato a questa splendida mostra che ci porterà i lavori della fase giovanile dell’autore, al 2021. Mi dispiace anche che lo splendido progetto dell’installazione audiovisiva ‘Il bagno anacronistico’ dell’artista tedesco Heiner Goebbels, pianificata negli spazi del vecchio lavatoio di Scoglietto non si sia potuto realizzare, come pure il padiglione ‘Contemplum’ dell’accademico Bašić. Mi è dispiaciuto pure di non poter ospitare tutti gli autori, curatori, collaboratori, ospiti e visitatori dell’Europa e del resto del mondo che sarebbero arrivati se la situazione non fosse stata così rischiosa. Mi dispiace non aver potuto mostrare loro la nostra Fiume nella miglior luce possibile, come avevamo in piano.
D’altra parte, nonostante le circostanze sfavorevoli, siamo riusciti ad allestire tante manifestazioni nel nuovo spazio espositivo dell’Exportdrvo, sul Delta, e sono contenta che questo ex magazzino si sia dimostrato la soluzione della quale avevamo bisogno in quest’epoca così difficile: uno spazio autentico, flessibile, aperto e diverso. L’Export ha ospitato quest’estate fiere, laboratori, balli, concerti, ma anche numerose esposizioni importanti, come lo è ‘Fiume Fantastika’. L’Export è oggi un nuovo centro culturale e non sarebbe stato possibile se non fosse stato per il progetto CEC. Sono molto fiera della mostra ‘51000 Balthazargrad’, un’iniziativa unica per il nostro pubblico sia di bambini che di adulti. L’esposizione si può visitare tutt’ora al Museo d’Arte moderna e contemporanea (MMSU). Con le novità e i cambiamenti della situazione epidemiologica, dobbiamo apportare delle modifiche anche al programma. Visto che tali cambiamenti erano molto frequenti e ogni novità portava a una riduzione del nostro budget, abbiamo deciso di rivolgerci agli artisti e operatori culturali della nostra città e regione, cercando comunque di rispettare le direttive del programma CEC che ci eravamo prefissati all’inizio.
Siamo riusciti a portare a Fiume alcuni degli artisti più rilevanti a livello mondiale, come ad esempio la diva Karita Mattila, il coreografo Andonis Foniadakis o la curatrice tedesca Inke Arns. Contemporaneamente abbiamo cercato di ottenere visibilità tramite i programmi online, come le mostre virtuali di cui una inaugurata recentemente, ‘Confini- tra l’ordine e il caos’, presso il Museo di Storia e Marineria del Litorale croato, ma anche conferenze specialistiche come la 28.esima edizione della Rete europea delle organizzazioni museali NEMO, la quale ha raccolto 250 partecipanti da tutta Europa. Sempre usando i canali telematici, siamo riusciti a presentare al pubblico lo spettacolo ‘Labirint’, il quale è inserito nella stagione 2020 del Teatro Young Vic a Londra e che doveva raggiungere Fiume nel mese di marzo. Ogni singolo programma CEC, anche i più piccoli, merita un grandissimo applauso perché è riuscito a raggiungere il suo pubblico e ha dimostrato che non ci siamo arresi, ma abbiamo continuato a lavorare con impegno difendendo a spada tratta il titolo di Capitale europea della Cultura”.

Com’è stata la situazione con i finanziamenti, cioé con i fondi europei?
“Il progetto CEC è finanziato principalmente da fondi pubblici, ovvero dal bilancio della Città, dal ministero della Cultura e dei Media e in parte dalla Regione litoraneo-montana. Proprio come era stato annunciato allo scoppio della pandemia, tali finanziamenti sono stati in larga parte ridotti, proprio come è avvenuto con il programma. Per quanto riguarda i finanziamenti dell’Unione europea, ci arrivano sotto forma del premio Melina Mercouri, ottenuto da Fiume all’inizio dell’anno”.

Fino a quando Fiume deterrà questo titolo e che cosa possiamo aspettarci fino ad allora?
“Il nostro anno è iniziato il 1.mo febbraio del 2020 e si concluderà il 1.mo febbraio del 2021. La Commissione europea ha proposto di prorogare la scadenza per le città di Galway e Fiume fino alla fine di aprile del 2021. Ci aspettiamo che il Parlamento europeo decida prima della fine dell’anno (la proposta è stata approvata, nda). Questa proroga ha una valenza simbolica per la città e per la regione, ma credo che il lascito del progetto porterà sicuramente effetti benefici anche dopo il 2020. Entro la fine di aprile del 2021 realizzeremo la mostra dedicata a Klimt, ci aspettano le inaugurazioni di due sculture permanenti in seno all’indirizzo programmatico Lungomare Art, l’apertura della Casa dell’infanzia e il gran finale del programma dei 27 Vicinati. Ci aspetta anche la mostra ‘Cicatrici: ‘90’ nell’MMSU e una serie di programmi all’Export. Per quanto riguarda la domanda fino a quando Fiume sarà Capitale europea della Cultura, posso dire che Fiume lo sarà per sempre ed è entrata a far parte della mappa delle CEC, un titolo che porteremo con orgoglio anche in futuro”.

Che cosa ci ha portato il 2020? Quale sarà il lascito culturale permanente?
“Innanzitutto ci restano le infrastrutture, che rappresentano lo scheletro del nostro nuovo quartiere Art nell’area prima occupata dal complesso industriale del Benčić. Si tratta innanzitutto dello splendido Palazzo dell’ex Zuccherificio, aperto a novembre dopo una complessa ristrutturazione, nonché la Casa dell’infanzia che sta per venire inaugurata, ma anche il nuovo palazzo della Biblioteca civica, il quale sta subendo in questo momento un intenso processo di restauro e ricostruzione. Non dobbiamo dimenticare nemmeno il nuovo spazio dell’MMSU nonché la nave Galeb, che sarà un nuovo museo galleggiante della nostra città. Il progetto ci lascerà pure una serie di installazioni artistiche, murali e interventi negli spazi pubblici. Sono nati nuovi festival, programmi di volontariato culturale, il nuovo programma universitario del Delta Lab. Un lascito permanente sarà il ricordo dei programmi CEC realizzati finora, mentre il valore più grande che resterà alla città di Fiume sono le persone che hanno lavorato all’iniziativa e la loro preziosa esperienza”.

Dove si vede una volta che la società Rijeka 2020 cesserà di esistere?
“Sono convinta che continuerò a lavorare nel settore della cultura e che continuerò a occuparmi di management culturale e politiche culturali. Continuerò ad aprire porte, soprattutto quelle che ci promuovono e ci legano all’Europa e al mondo”.

Facebook Commenti