Una tragedia colpevolmente dimenticata

Giorno del ricordo; Le testimonianze di Egea Haffner e di Paolo Sardos Albertini in Consiglio regionale FVG. Piero Mauro Zanin sottolinea l’importanza della legge del 2004 e della lotta al negazionismo

Paolo Sardos Albertini e Piero Mauro Zanin

“Una tragedia che è stata a lungo, e colpevolmente, dimenticata”. Così Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ha definito in apertura della commemorazione nell’Aula di piazza Oberdan a Trieste il dramma delle foibe. “Sono passati 17 anni – ha rammentato Zanin – dall’approvazione della legge che istituisce il Giorno del ricordo, ma la scelta compiuta dal Parlamento il 30 marzo del 2004 ancora emoziona”. Quella norma infatti è frutto, ha sottolineato, “di un sofferto cammino per arrivare alla consapevolezza di quel che avvenne negli anni del secondo dopoguerra”. Questa ricorrenza è ancora più importante nell’FVG perché, ha detto Zanin, “proprio da qui partì l’idea di quella legge, così come ora in molti si battono contro ogni forma di negazionismo e riduzionismo”. L’operazione-verità dunque deve proseguire, e va portata avanti “fino in fondo, ma non certo nell’ottica di rinfocolare odio e antichi rancori, bensì con l’intento di arrivare a una memoria condivisa di quei tragici anni – ha auspicato Zanin – e costruire in modo chiaro e onesto un rapporto sempre più stretto di amicizia e collaborazione con la Slovenia, la Croazia e gli altri popoli dell’ex Jugoslavia”. Con questi Paesi oggi viviamo fianco a fianco “nel pieno rispetto delle identità nazionali e delle minoranze linguistiche e culturali”.

Egea Haffner in videoconferenza

Zanin ha quindi lasciato spazio alle testimonianze di Egea Haffner e di Paolo Sardos Albertini, definendoli “i veri protagonisti” e “ringraziandoli per il messaggio che portano: non dimenticare, per costruire un futuro di pace”. Ospite in videoconferenza, Egea Haffner, esule da Pola, ha raccontato la sua immagine scattata dal fotografo Giacomo Szentiványi il 6 luglio 1946 e diventata la foto-simbolo dell’esodo. “Quella foto è ormai molto conosciuta: stavo per lasciare la mia città, era l’estate del 1946 e, insieme alla mamma con poche cose al seguito, avrei raggiunto la Sardegna, dove avremmo trovato ospitalità. Uno scatto suggestivo, anche se frutto di una messinscena organizzata dallo zio Alfonso, dal grande valore simbolico in quanto testimonia la grande tragedia”. “Nel marzo del 1947 – ha raccontato – la mamma mi affidò alla nonna e agli zii che vivevano a Bolzano e iniziai le scuole. Poi il lavoro e, infine, una famiglia. Tuttavia, non ho dimenticato nulla e, quando mi è possibile, porto sempre la mia testimonianza nelle scuole, affinché sia di aiuto alle nuove generazioni per comprendere e tenere viva la memoria”. Oggi, mamma di due figlie e nonna di sei nipotini, vive a Rovereto, in Trentino.

Ricordare per capire il senso di quanto è successo, perché il ricordo puro e semplice non basta. È questa la chiave per comprendere l’esodo fiumano-istriano-dalmata secondo Paolo Sardos Albertini, presidente della Lega Nazionale e del Comitato martiri delle foibe, nato a Capodistria da famiglia paterna capodistriana e materna dalmata. Sartos Albertini ha esposto la sua esperienza di sradicamento dalle proprie origini e un’interpretazione storica di quanto accaduto nel dopoguerra. “Grazie alla legge Menia 92/2004 – ha evidenziato – è innegabile che il Giorno del ricordo sta progressivamente smantellando la cappa di silenzio che, per tanti anni, è gravata sulla tragedia delle foibe e dell’esodo, quando, a guerra finita, migliaia di italiani vennero trucidati tra foibe carsiche, acque di Dalmazia e lager di reclusione. Ma sono stati assassinati anche migliaia di sloveni e di croati. Sono tutti martiri e, come tali, potrebbero essere onorati come vittime di una stessa tragedia”, ha detto Sardos Albertini, che in chiusura del suo intervento ha voluto ricordare il lavoro dello storico fiumano tragicamente scomparso William Klinger.

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