Per la prima volta al Raduno dei Fiumani della scorsa settimana c’era anche il prof. Konrad Eisenbichler, il quale torna nella nostra regione dopo tanti anni. “L’ultima visita ad amici e parenti, ma anche ai colleghi delle Università di Trieste, Udine e Fiume, risale ormai al 2017 o più lontano nel tempo. Il Covid ha cambiato le nostre abitudini, ma non il desiderio di riprendere la via di… casa”.
Il prof. Konrad Eisenbichler, infatti, è nato a Lussinpiccolo, da padre austriaco nato anch’egli sull’isola, dove continuava la tradizione del negozio di barbiere/parrucchiere ch’era stata di suo padre, e da mamma Martinolich di antica famiglia del luogo. “Sì, Martinolich, come i famosi armatori – scherza spesso Konrad – ma del ramo povero”.
Il «Soggiorno Anziani»
In effetti questo suo viaggio è legato all’attività che egli svolge da molti decenni in seno all’associazione Giuliani nel Mondo che organizza, proprio in questi giorni, l’evento annuale per un gruppo di persone provenienti da tutto il mondo che partecipano al programma “Soggiorno Anziani 2025” voluto fortemente dalla Regione FVG.
“Saremo in parecchi perché in effetti l’attività comprende sia Anziani che Gruppo Giovani che procederanno a volte uniti, altre in alternativa, ma comunque avranno modo di conoscersi, scambiare opinioni ed esperienze”.
Perché il suo viaggio ha voluto toccare anche Fiume?
“Era da tanto che desideravo partecipare per diversi motivi: perché per lungo tempo ho fatto parte del Consiglio dell’Associazione, prima Libero Comune ora AFIM (Associazione Fiumani Italiani nel Mondo); desideravo inoltre conoscere la Comunità italiana di Fiume in modo meno formale, fuori dagli ambienti universitari dove ho instaurato da tempo una bella amicizia e collaborazione con le prof.sse Gianna Mazzieri Sanković e Corinna Gerbaz Giuliano, che più volte mi avevano invitato a tenere delle lezioni sugli autori giuliano-dalmati in Canada, ma anche sul ruolo delle poetesse nel Rinascimento, da sempre mia materia di studio e insegnamento all’Università di Toronto. Devo dire che sono stato spinto anche da una recente lettura, l’ultimo libro di Diego Bastianutti che a Fiume è nato e ora vive a Vancouver”.

Foto: ROSANNA TURCINOVIH GIURICIN
Naufraghi…
Ultimo libro?
“Si tratta di una collezione dei suoi scritti in lingua italiana tradotti ora in inglese in una miscellanea intitolata ‘Castaways and other writings – 1996-2024’, ovvero Naufraghi, un volume che comprende quattro sezioni: la prima s’intitola Esilio e memoria e racconta del suo concetto di Fiumanità, un omaggio alla sua città e l’esperienza dell’esodo. Segue Il mondo intorno a noi, dedicato alla Dalmazia, la città di Zara e la famiglia Luxardo e così via… Molti dei suoi scritti erano sparsi in riviste non più raggiungibili. Il valore delle sue idee riportate in questi testi è talmente alto che meritavano di essere rese accessibili a tutti. Con questo libro, Bastianutti dimostra veramente di appartenere a quella schiera di scrittori fiumani aperti al mondo, ma ben ancorati alle loro origini che contribuiscono a rendere unico questo spazio geografico e filosofico. Con questo volume egli partecipa al dibattito ‘a distanza’ sulla Fiumanità di tanti autori nati nel medesimo luogo”.
Il libro è pubblicato da una casa editrice di recente fondazione che lei ha voluto proporre al Club giuliano-dalmato di Toronto. Come è stata accolta questa idea, certo nuova nel mondo giuliano-dalmato?
“Mi ero reso conto che dovevamo creare uno strumento per rendere palpabile il ricordo delle nostre e delle altrui vicende e tramandarlo ai posteri. Abbiamo scelto come nome della collana ‘Arpa d’or’ tratto dai versi del famoso canto ‘Va pensiero’ del Nabucco verdiano che recitano ‘Arpa d’or dei fatidici vati/perché muta dal salice pendi?/le memorie nel petto riaccendi/ci favella di un tempo che fu’. Direi che spiega tutto. Anche l’entusiasmo con cui il nostro Club ha abbracciato tale attività. In effetti già da anni sul giornale El Boletin si pubblicavano racconti e riflessioni dei nostri soci, ad un certo punto si è sentita l’esigenza di dare spazio a testi più impegnati”.

Foto: ROSANNA TURCINOVIH GIURICIN
Il XX secolo, una storia complessa
Quali sono gli altri autori e come sono stati accolti i libri fin qui pubblicati?
“Gli autori sono vari, mi preme ricordare, oltre a Diego Bastianutti, di cui era già comparsa una prima biografia, anche la vicenda di Cherubino Colussi sull’Isola Calva, raccontata dalla figlia Claudia Sonia Colussi Corte. Poi la biografia del trombettista jazz triestino Mario Fragiacomo firmata dal critico milanese Luigi Maria Guicciardi e, ultimamente, la biografia del senatore canadese Peter Bosa originario dal Friuli”.
I giovani sono incuriositi da questa proposta, comprendono la portata del messaggio, ovvero approfondire la conoscenza delle loro radici?
“Credo di sì, visto che questi titoli sono presenti nelle biblioteche universitarie di tutto il Nord America, da Harvard a Berkeley, da Halifax a Vancouver. I volumi sono così a disposizione per la lettura, ma soprattutto per la ricerca su argomenti quali l’emigrazione, la diaspora, l’esilio, l’appartenenza, l’identità nonché la complessa storia del Ventesimo secolo”.
Che cosa ha colto di questi festeggiamenti per San Vito a Fiume?
“La grande vitalità della Comunità italiana, l’apertura della comunità croata che condivide la gioia per San Vito. L’energia delle giovani generazioni, la ricchezza della parlata fiumana e il desiderio della continuità. D’altronde noi a Toronto San Vito l’abbiamo sempre omaggiato per la presenza di molti fiumani nel nostro Comitato, sin dalla sua fondazione negli anni Sessanta. Uno dei capostipiti del Club è stato Alceo Lini, fiumano”.

Foto: ROSANNA TURCINOVIH GIURICIN
Una lezione di civiltà
Lei ha avuto modo di partecipare anche alla proiezione del film “Fiume o morte” del giovane regista Igor Bezinović. Lo ha visto per la prima volta; qual è la sua impressione?
“Una sceneggiatura affascinante, un approccio a una questione delicata e importante per la storia di Fiume fatto in modo elegante, ma con capacità ironica, senza sminuire né il personaggio D’Annunzio, né il bagno di folla che lo accolse all’inizio della sua impresa. Interessante e significativa la partecipazione degli attori non professionisti, in particolare di lingua croata, alla realizzazione del film, che si sono calati nella parte facendo propria la vicenda. Credo sia una lezione di civiltà”.
Queste giornate fiumane l’hanno coinvolto completamente, come si è sentito?
“Ho apprezzato la varietà dell’attività della Comunità e il ricco programma delle Giornate della Cultura. È stato emozionante entrare nell’Aula Magna del Liceo, assistere alla premiazione dei ragazzi, ma anche girare per Palazzo Modello, tra il salone delle Feste e il Bar nelle varie occasioni, confondersi tra il numeroso pubblico, dall’assemblea alla lotteria e al ballo e poi trovarsi magicamente tutti insieme nella grande piazza della Risoluzione fiumana, per il Festival delle Canzonette fiumane, della cui qualità prendevo coscienza per la prima volta. Ho apprezzato la creatività sia in campo musicale che nella proposta dei testi, sempre con temi molto opportuni, con una visione personale, ma profonda, mai banale, che ben focalizzano il senso del Festival stesso. Credo si tratti di un evento eccezionale. Poi c’è stato anche un momento di contatto col mare. Non mi aspettavo di partecipare alla ‘Navigada in Quarnero’, una giornata in barca che ha ispirato tanti pensieri e ha sottolineato il piacere dello stare insieme”.
Alla scoperta di luoghi nuovi
Quale il programma per i prossimi giorni e fino al rientro a Toronto?
“Dopo Fiume, ora sono a Trieste dove prenderò parte alla settimana organizzata tradizionalmente dall’Associazione Giuliani nel Mondo del Soggiorno degli Anziani e Ritorno alle Radici, ci saranno visite e incontri in tutta la regione, a luoghi che conosco, ma che avrò modo di vedere con altri occhi attraverso una diversa esperienza, per esempio Miramare, Parenzo e Rovigno e luoghi nuovi che gradirò scoprire. Ma soprattutto questo mio ritorno apre quella che intendo considerare una nuova stagione, per me, di contatti ed esplorazioni dell’Adriatico orientale… e poi ancora e sempre Lussinpiccolo. Ci sono tornato a diciotto anni insieme a mio fratello Willy. Viaggiavamo da soli, ma sull’isola c’era un’intera comunità ad accoglierci e tante tante scoperte da fare sulle nostre radici che avevamo già interiorizzato grazie ai dettagliati e continui riferimenti dei nostri genitori”.

Foto: ROSANNA TURCINOVIH GIURICIN
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