Pietra attorcigliata su se stessa in un incontenibile anelito di identità. La pietra crea torri che svettano verso il cielo e…parlano. Emmanuele Bugatto firma alcune decine di quadri di diverse dimensioni che dal 5 settembre sono in mostra negli spazi Knulp di Trieste di via Madonna del Mare. Sede di incontri, conferenze, presentazioni e pomeriggi a chiacchierare con amici e conoscenti immersi in un mondo di carta, di libri e autori. In questa cornice, le opere di Bugatto calzano a pennello perché oltre a rappresentare i suoi ultimi lavori di artista-grafico, favoriscono l’incontro con le sue radici.
Scopriamo grazie a queste “Torri, costruzioni quasi fantastiche” che si piegano e crescono verso l’infinito accompagnandosi agli amici alberi, che Emmanuele proviene da una famiglia di Parenzo: un’altra storia dell’esodo? Potrebbe essere, ma è una storia unica, uguale solo a sé stessa perché questo mondo che andiamo raccontando è composto da tanti esempi a sé stanti che solo per un’alchimia della storia diventano collettivi.
Che cosa cercano le tue Torri?
“Nascono da questa mia necessità di elaborare le linee curve. Di solito disegno una linea e tutto prende vita, il disegno si definisce nei suoi elementi di base ma soprattutto tende verso l’alto, come le chiome degli alberi ma partendo da una premessa, delle radici molto forti, ben definite”.

Una natura fatta di pietra, che domina ovunque…
“Pietra e terra. Provengo da una famiglia sempre legata alle storie dei nonni che avevano trasformato in ragione di vita il loro lavoro nelle campagne di Parenzo, anche se il bisnonno, Matteo Corazza, era il farmacista della località. Ho avuto la grande fortuna di conoscerlo, raccontava dell’incredibile esperienza della Prima guerra mondiale, finito in Russia con il suo gruppo. Riuscì a tornare a casa, ma prima di questo fortunato epilogo era successo di tutto. Suo fratello, che giovanissimo era andato per mare, troverà la morte nella Rivolta dei Boxer, a fine Ottocento. Succedeva allora che tra fratelli ci fosse una ragguardevole differenza di età. Il bisnonno Matteo, tornando a casa, dovette affrontare rappresaglie e attacchi. Durante uno di questi, un soldato del suo plotone, fu ferito alla testa da una scheggia, cercò di intervenire e di assisterlo per permettergli di continuare la marcia. Riuscì a riportarlo a casa. Gli piaceva attorniarsi di foto che gli servivano come spunto dei suoi racconti, ma ne amava una in particolare, quella della moglie che era morta prematuramente e che lui continuava ad amare, si chiamava Anna Zanini”.
Perché la famiglia lasciò Parenzo?
“Il primo ad andarsene fu il nonno materno, Nicolò Mazzarol, che dovette lasciare la cittadina nel 1943 perché perseguitato. Era stato avvisato del pericolo e per fortuna riuscì a fuggire su una nave con la famiglia. Morirà poco dopo, l’idea che mi sono fatto è che fosse per disperazione. Aveva lasciato terre, case, allevamenti. Sono andato a Parenzo con la nonna a rivedere la loro casa, ma ero un bambino e non riesco a ricordare l’esatta ubicazione. Le chiesi di tornare anni dopo, ma lei declinò la nostra richiesta, mia e di mio fratello, siamo gemelli. Lui ha raccolto tanto materiale delle vicende familiari…”.
Per esempio?
“Una delle figlie del nonno (Amalia Corazza) lavorava all’Istituto agrario di Parenzo, così siamo venuti a conoscenza dell’importanza che questa struttura scolastica ha sempre avuto per la cittadina e per l’Istria in generale, qui si formavano quadri e scaturivano conoscenze preziose per l’evoluzione dell’attività in loco. Il fatto che la zia vi lavorasse come assistente chimico indica comunque che fosse acculturata, istruita, cosa non comune all’epoca”.
Le Torri indicano anche il groviglio di queste storie che rappresentano la tua identità? “Credo che ci sia un nesso”.
Quando hai iniziato a disegnare?
“Da sempre, non ricordo ci fosse un prima. Alle elementari mi chiedevano di disegnare per scopi scolastici, illustrazioni che servivano alla classe. Era gioco forza che io continuassi la mia educazione all’Istituto Nordio dove ho avuto insegnanti di chiara fama. Livio Schiozzi, Renzo Grigolon ma anche altri, tutti meriterebbero di essere citati perché sono stati d’ispirazione e di grande insegnamento. Il resto l’ho coltivato con discrezione”.
Una mostra è un impegno importante…
“Ne sono cosciente, ma sono stato spinto da più parti per cui ho cercato di superare la discrezione di fondo che è nel mio carattere”.
Le tue Torri sono esseri parlanti…
“Hanno enormi bocche e occhi curiosi, forse vorrebbero divorare la storia o semplicemente restituirci i racconti delle nostre famiglie che non finiscono mai di stupire. Ricordo la curiosità con cui io e mio fratello abbiamo analizzato i registri del nonno che annotava ogni cosa riguardante i raccolti, gli investimenti ed i ricavi. Sono pagine di vita che raccontano ciò che siamo stati e ciò che siamo: la disciplina, l’ordine, la chiarezza, la capacità di programmare e guardare in faccia il futuro”.

di Matteo Corazza. Foto concesse Da Emmanuele Bugatto
Ti senti fortunato di poter coniugare la passione per la grafica con la tua professione, l’impegno quotidiano?
“Direi di sì. Quando ho terminato la scuola, mi sono subito inserito nella produzione andando a lavorare in una tipografia, Stella, dove c’era un personaggio di riferimento, Gilberto, che mi ha insegnato moltissime cose. Ma mi spingeva la creatività e dopo varie esperienze ho deciso di aprire un mio studio di grafica. In tipografia avevo conosciuto la collega Fulvia Casara che qualche anno dopo passò a trovarmi e ragionando si materializzò in modo molto spontaneo, quasi scontato, l’idea di unire le forze, da allora, e sono passati decenni, operiamo in team. Ci occupiamo della realizzazione di materiale pubblicitario ma anche di riviste, siti, libri e tutto ciò che il cliente ci chiede e che rientra nel novero delle nostre possibilità tecnico-strumentali. Diciamo che rimaniamo sulle piccole tirature, per progetti maggiori ci appoggiamo a tipografie ed altre realtà ma amiamo moltissimo le sfide. Ogni nuovo progetto diventa una ragione in più per crescere e conquistare nuove competenze, sempre aiutati dall’enorme esperienza acquisita negli anni. Oggi con le nuove tecnologie tutto è possibile ma guai ad oltrepassare i limiti, bisogna conservare la lucidità ed avere chiare le mete che intendiamo raggiungere”.
La mostra, a cura dell’Associazione culturale Daydreaming Project e Knulp, è stata inaugurata ieri sera. Accanto all’autore, a illustrare il percorso, Franco Rosso, editore, scrittore e critico d’arte.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.






































