Memoria, identità e futuro: il Circolo Istria presenta due nuovi volumi

Doppio appuntamento tra Rovigno e Capodistria per la presentazione delle pubblicazioni nate dai convegni dedicati alle fonti orali e alla visione europea di Fulvio Tomizza

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Memoria, identità e futuro: il Circolo Istria presenta due nuovi volumi

Doppio appuntamento per il Circolo di cultura istro-veneta “Istria” di Trieste che martedì 16 giugno presenterà a Rovigno e a Capodistria gli atti dei convegni svoltisi nel 2024 e nel 2025 e che ora escono in due volumi prestigiosi, tutti da leggere, ma anche importanti per la consultazione di chi vuole approfondire gli argomenti trattati.

Il primo incontro si svolgerà alle ore 12 al Centro di Ricerche Storiche di Rovigno che ha ospitato nel 2024 il seminario-scuola di formazione “Per un archivio della memoria”, che il Circolo Istria ha realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana di Storia Orale e il CRS rovignese. Il primo volume raccoglie proprio gli atti di questo importante incontro, per certi versi sperimentale.

“Nell’occasione – spiega il presidente del Circolo Istria, Ezio Giuricin – erano stati coinvolti docenti delle scuole, studiosi delle Comunità degli Italiani e delle istituzioni del gruppo nazionale in Istria e a Fiume e di varie realtà del mondo degli esuli che si sono confrontati con professionisti del settore, su un tema fondamentale per la nostra identità e l’esistenza stessa del gruppo nazionale: ovvero la raccolta, conservazione e buone pratiche di ricerca con le fonti orali. Il seminario-scuola di storia orale è stato il frutto di un importante sforzo collettivo coordinato dal comitato scientifico composto da Antonio Canovi, Raul Marsetič, Orietta Moscarda, Kristjan Knez, Daniele Kovačić e dal sottoscritto. Il progetto è stato realizzato con il contributo del Ministero della cultura italiano di concerto con il Ministero degli esteri grazie alla Legge 72/01. Il volume è stato curato da Gloria Nemec, con il contributo del sottoscritto e il prezioso apporto di tutti i partecipanti”.

Le testimonianze orali

Perché è così importante stabilire delle precise regole nella raccolta dei dati?

“Le testimonianze orali, divenute un importante strumento nel campo della ricerca storiografica e della comprensione degli avvenimenti del nostro passato, devono essere raccolte seguendo dei precisi criteri metodologici e scientifici per sottrarre la materia a possibili banalizzazioni, deformazioni o interpretazioni errate. In tempi di podcast e vari prodotti multimediali, ove spesso si estrapolano pochi minuti ‘spettacolari’ da ‘testimoni importanti’, è necessario invece approcciarsi al testimone con un atteggiamento di grande rispetto per la complessità che concepisce la memoria del passato come un mosaico, un’immagine complessiva, tanto più in queste nostre terre segnate da profonde lacerazioni.

È un esercizio – afferma Alessandro Portelli – di democrazia sostanziale come antidoto a tante versioni ufficiali e stereotipate. Fondamentale è inoltre la conoscenza delle ‘buone pratiche’ nella raccolta delle testimonianze orali. Qui un grande apporto ci è stato dato al convegno, nell’ambito del quale si sono svolte esercitazioni pratiche con vari gruppi di corsisti impegnati a realizzare interviste in loco – dai riferimenti del ‘Vademecum per il trattamento delle fonti orali’ dell’AISO. Non basta raccogliere e custodire le testimonianze e le interviste; è necessario rendere quanto capitalizzato un patrimonio comune, accessibile a tutti. Negli ultimi decenni, nelle Comunità, le università e le scuole, così come nel mondo associativo degli esuli, è stato fatto un grande lavoro di raccolta e valorizzazione della storia orale. Ecco perché dal seminario di Rovigno è partita la proposta di mettere ‘in rete’ questo patrimonio, per creare un archivio della memoria comune, a disposizione di tutti”.

Il «museo virtuale»

Il Circolo Istria, con il Museo virtuale ESPOES che si può visitare entrando nel sito www.circoloistria.com, ha introdotto una diversa visione nell’uso della storia, ha messo a disposizione di tutti materiali straordinari, preparando anche delle pubblicazioni per divulgare il progetto, con quali risultati?

“ESPOES, ovvero l’Esposizione multimediale e interattiva del nostro Circolo sulla storia dell’esodo e, più in generale, sul patrimonio storico e culturale della componente italiana dell’Adriatico orientale, è certamente un progetto pilota e anticipatore, teso a far conoscere a un pubblico quanto più vasto, in modo nuovo e con l’apporto della moderna tecnologia digitale, la dimensione storica, culturale e civile degli italiani di queste terre. Con il nostro ‘museo virtuale’ ci proponiamo di divulgare, rivolgendoci soprattutto alle giovani generazioni, non solo la storia – straordinariamente complessa – di un popolo e di un territorio, ma soprattutto di parlare dei valori della nostra identità e di una ricca eredità culturale. Il progetto – forse l’unico del suo genere nell’ambito delle associazioni degli esuli – ha suscitato grande interesse. Ora stiamo cercando, vista la sua straordinaria valenza quale strumento didattico, di portarlo capillarmente nelle scuole”.

Quali le novità riguardanti il sito?

“Il sito è in costante aggiornamento; infatti questa sua caratteristica di ‘work in progress’ rappresenta forse il suo principale elemento di forza. Abbiamo sviluppato nuove sezioni e piani del museo virtuale estendendone via via i contenuti dalla letteratura dell’esodo ai profili delle grandi personalità storiche, dall’esodo d’eccellenza ai principali eventi storici e culturali del nostro territorio. Per la guida alla consultazione del sito abbiamo realizzato varie pubblicazioni e manuali, fra cui ‘Esodo: un percorso storico’ e ‘Il patrimonio storico e culturale della componente italiana dell’Adriatico orientale’, corredati da numerosi QR code, per un accesso immediato ai contenuti multimediali e agli approfondimenti offerti da ESPOES. E’ in programma, inoltre, la traduzione completa dei contenuti del sito in croato, sloveno e inglese”.

I valori europei di Tomizza

Sempre martedì 16 giugno, ma nel pomeriggio, si parlerà di letteratura, un altro tassello del Museo ESPOES che fornisce un lungo elenco di scrittori e poeti che sono parte della storia letteraria dell’Adriatico orientale… Fulvio Tomizza è stato tra i fondatori del Circolo Istria, perché è così importante parlarne oggi?

“Parlare di Fulvio Tomizza oggi, della sua visione europea, del segno che la sua scrittura ha lasciato nel sentire dei conterranei, del modo in cui il suo lascito letterario e umano continua a vivere, oggi, in Istria e Trieste, a fecondare e stimolare il suo tormentato ‘mondo di confine’ è un obiettivo imprescindibile. Con il convegno ‘L’Istria e la visione europea di Fulvio Tomizza’, dedicato al Novantesimo della nascita dello scrittore, abbiamo voluto proporre una riflessione sulla vitalità e la persistenza oggi, nei luoghi in cui viviamo, del messaggio e dei valori europei di Tomizza: a partire dai significati del dialogo e della convivenza, della comprensione e il rispetto dei ‘diversi’, del superamento dei confini, delle barriere ideologiche, delle contrapposizioni nazionali, in una dimensione che ponga l’uomo e le sue speranze, le sue aspirazioni più autentiche, i suoi sentimenti più profondi, al centro di ogni impegno culturale e civile”.

Come si è svolto il convegno di cui martedì alla Biblioteca centrale “Srecko Vilhar”
di Capodistria verranno presentati gli Atti?

“Il convegno si è svolto in due giornate. Ci siamo valsi della collaborazione del Il Circolo della stampa di Trieste per la prima giornata e, per la seconda, della Biblioteca centrale Srecko Vilhar e del Centro italiano di promozione, cultura, formazione e sviluppo Carlo Combi di Capodistria. Il contributo richiesto ai numerosi relatori era di riflettere sulla portata del lascito letterario dell’autore di Materada, e l’attualità oggi, del suo messaggio. Due giorni di studio, di confronto e dibattito sull’opera dello scrittore articolati in una prima sessione pomeridiana a Trieste, e un incontro, la giornata successiva, teso ad approfondire la riflessione sui ‘valori, i significati e i messaggi di Tomizza in Istria oggi’. È stato un momento straordinario di studio, dibattito e confronto che ha voluto proporre, con il contributo di alcuni dei più attenti conoscitori dell’opera e della dimensione umana e intellettuale di Tomizza, con l’apporto di studiosi italiani, croati e sloveni degli Atenei e dei Dipartimenti di italianistica dell’area nord-adriatica, l’immagine di un Tomizza senza tempo, il cui pensiero non si esaurisce, continua a vivere con noi e per noi ogni qualvolta evochiamo il suo nome”.

Un profondo debito da saldare

Quale il ruolo delle università in questo contesto?

“Abbiamo inteso avviare un’analisi sulle ricerche e gli studi condotti negli ultimi decenni sull’opera di Tomizza nelle università del territorio, a partire dai saggi, le tesi di laurea e di dottorato presentati nei vari atenei e dipartimenti. L’obiettivo era quello di tentare di proporre un sintetico catalogo di saggi, ricerche e tesi, per cercare di capire come si sono articolati e declinati, nel mondo universitario e della ricerca di quest’area, gli studi sull’opera tomizziana, e in che modo sia ‘passato’ il suo messaggio, e lo ‘spirito’ della sua visione letteraria e umana, nella società di frontiera, multilingue e multiculturale in cui viviamo. Nel contattare le realtà universitarie ci siamo accorti che da molti anni gli studenti non affrontano le tematiche tomizziane nelle loro tesi, è una questione sulla quale continueremo ad indagare se, come è emerso dal dibattito, il pensiero di Tomizza è più attuale che mai nella realtà odierna”.

Tomizza è importante oggi per il mondo sloveno e croato, oltre che per quello europeo e mondiale, anche attraverso le traduzioni delle sue opere, le esperienze e l’apporto dei traduttori. Una dimensione arricchita anche dall’illustrazione dall’analisi del ruolo svolto dalle istituzioni, come l’Archivio Prezzolini della Biblioteca cantonale di Lugano, che custodiscono i documenti e gli scritti di Tomizza. Che cosa emerge da questa dimensione?

“Emerge il tormento di un intellettuale che continua a dividere gli animi, in modo positivo, perché tutti se lo contendono, ma anche in senso inverso: a livello locale, triestino, l’impegno alla conoscenza e alla divulgazione della sua opera non è così importante come si potrebbe immaginare. E forse anche questa consapevolezza ad averci spinti ad organizzare un convegno che si è proposto soprattutto di stimolare il dibattito sull’eredità di un grande scrittore che ha descritto l’anima di una terra di confine segnata da profonde fratture e sofferenze, tratteggiandone e consacrandone la ricca e composita identità. Un modo per ricordare, a novant’anni dalla sua nascita, un autore cui l’Istria e Trieste devono moltissimo, che continuiamo ad ammirare, e nei cui confronti questo nostro angusto mondo di frontiera ha ancora, probabilmente, visti i suoi affanni e tormenti, un profondo debito da saldare”.

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