Marama Toyo. Il fiumano che anticipò il futuro

Dalla Fiume dell'infanzia alle piste triestine, fino alla visionaria Galbusera V8: torna alla luce la straordinaria vicenda di un pioniere del motociclismo italiano a lungo dimenticato

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Marama Toyo. Il fiumano che anticipò il futuro
Marama Toyo a Trieste nel 1946. Foto Moto Club Trieste

Che l’esodo abbia disperso un piccolo popolo, lo sappiamo, molte carriere hanno subito un arresto, tanti hanno dovuto reinventarsi o hanno avuto la forza di continuare la loro strada, spesso avventurosa. All’ultimo incontro dei Fiumani a San Vito, alla cerimonia di consegna dei premi Maylender, è stata ricordata l’impresa di Marama Toyo, che pochi conoscono. Cerchiamo di togliere un poco di polvere…

Adolfo Marama Toyo è una delle figure più affascinanti e meno conosciute del motociclismo italiano del Novecento, un personaggio che per decenni è rimasto avvolto da un’aura quasi leggendaria. Pilota di speedway, progettista, viaggiatore e uomo di confine, fu protagonista di una delle vicende tecniche più sorprendenti dell’industria motociclistica italiana: la progettazione della Galbusera V8, una motocicletta rivoluzionaria destinata a rimanere incompiuta a causa della guerra. Lo scopriamo dal volume che gli ha dedicato lo storico Franco Damiani di Vergada (di antica famiglia dalmata) con rigore documentario e al lavoro dell’Ufficio Storico del Moto Club Trieste che ne conserva la memoria.

La scoperta dello speedway

Le notizie biografiche su Marama Toyo sono frammentarie, anche perché gran parte della documentazione relativa alla sua vita andò perduta con gli eventi bellici e con l’esodo da Fiume. Le ricerche più recenti hanno però consentito di ricostruire almeno i tratti essenziali della sua vicenda. Nato a Fiume da famiglia fiumana (all’anagrafe Roberto Ivancich) e registrato come cittadino egiziano per particolari vicende anagrafiche, Adolfo Marama Toyo trascorse una parte della giovinezza come marinaio e capitano di naviglio mercantile. Proprio durante i suoi viaggi avrebbe scoperto, probabilmente in Australia, una disciplina motociclistica allora del tutto sconosciuta in Europa: lo speedway, o dirt track. Tornato in Italia all’inizio degli anni Trenta, si adoperò per introdurre questa specialità nel Nord-Est italiano, contribuendo in maniera decisiva alla sua diffusione.

La svolta avvenne quando Marama Toyo conobbe Plinio Galbusera, costruttore bresciano specializzato in motociclette da speedway. Fra i due nacque un’immediata sintonia. Galbusera possedeva le capacità costruttive; Marama Toyo un’immaginazione tecnica fuori dal comune.

Fu quest’ultimo a proporre un progetto destinato a lasciare sbalorditi gli specialisti dell’epoca: una motocicletta stradale equipaggiata con un motore otto cilindri a V, due tempi, ottenuto dall’accoppiamento di due propulsori quattro cilindri. L’architettura prevedeva inoltre la possibilità di derivare una versione quattro cilindri di 250 cm³, dimostrando una concezione modulare estremamente moderna.

Ad Assen nel 1934. Foto Motoc CLub Trieste

Al Salone di Milano

Tra il 1937 e il 1938 il progetto prese forma nelle officine Galbusera. Il risultato fu qualcosa di assolutamente inedito nel panorama motociclistico mondiale: un motore V8 a due tempi, sovralimentato mediante compressore, concepito quando la maggior parte delle motociclette di serie disponeva ancora di uno o due cilindri.

Presentata al Salone di Milano del 1938, la Galbusera V8 suscitò enorme curiosità. La stampa specializzata parlò di un progetto visionario, mentre tecnici e appassionati si interrogavano sulla reale possibilità di trasformare quel prototipo in una motocicletta funzionante. Accanto alla V8 venne presentato anche il progetto di una versione V4 da 250 cm³, rimasta allo stadio sperimentale.

Per molti osservatori l’idea appariva quasi fantascientifica. In realtà numerose soluzioni tecniche immaginate da Marama Toyo anticipavano concetti che sarebbero stati sviluppati solo molti anni dopo nell’industria motociclistica. L’entusiasmo durò poco. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale arrestò ogni sviluppo. Le priorità industriali cambiarono radicalmente e le officine Galbusera subirono pesanti danni durante i bombardamenti. Dei prototipi originali si persero le tracce e, per decenni, si ritenne che fossero andati definitivamente distrutti.

Il dopoguerra e la tragedia

Anche Marama Toyo riprese l’attività agonistica nel dopoguerra, continuando a correre nelle gare di speedway che avevano contribuito a renderlo celebre. La vicenda ebbe però un epilogo drammatico. Il 30 maggio 1946, durante una gara di speedway disputata all’ippodromo di Montebello, a Trieste, Marama Toyo cadde violentemente dopo il traguardo, andando a urtare le protezioni del circuito. Le ferite riportate risultarono mortali. Con la sua scomparsa svanì anche la possibilità di completare il progetto della Galbusera V8. Plinio Galbusera non riprese più lo sviluppo del motore e, negli anni successivi, preferì dedicarsi a motociclette più convenzionali.

Per oltre settant’anni la Galbusera V8 rimase una sorta di “Santo Graal” del motociclismo italiano: una motocicletta esistita realmente, ma della quale sembravano sopravvivere soltanto poche fotografie.

La storia di Marama Toyo non è soltanto quella di una motocicletta perduta. È anche la vicenda di un uomo nato nella Fiume italiana, formatosi in un ambiente cosmopolita e capace di immaginare soluzioni tecniche straordinariamente innovative. La guerra, i mutamenti politici del confine orientale e la sua morte prematura impedirono che quel talento trovasse piena realizzazione.

La copertina del libro di Franco Damiani di Vergada. Foto Moto Club Trieste

L’ippodromo di Montebello

Oggi, grazie alle ricerche storiche e alla ricostruzione della Galbusera V8, il nome di Marama Toyo è tornato al posto che gli compete: quello di uno dei più originali progettisti e pionieri del motociclismo europeo tra le due guerre, simbolo di una stagione in cui il genio individuale poteva ancora dare forma a progetti che sembravano impossibili.

La città di Trieste conserva ancora oggi alcuni luoghi fondamentali della sua attività di pilota, organizzatore e pioniere dello speedway italiano. Il luogo simbolo della sua vicenda è senza dubbio l’Ippodromo di Montebello. Fu qui che, a partire dalla fine degli anni Venti, Marama Toyo organizzò e disputò le prime competizioni italiane di speedway (allora chiamato dirt track), disciplina che aveva conosciuto durante i suoi viaggi in Australia.

L’anello in terra battuta dell’ippodromo si adattava perfettamente alle gare motociclistiche e divenne il centro dello sviluppo di questa specialità in Italia. Lo stesso ippodromo fu anche il teatro dell’episodio più tragico della sua vita.

Le dimostrazioni al Grezar

Un secondo luogo fondamentale è lo Stadio Giuseppe Grezar. Prima che Montebello diventasse il principale centro dello speedway, Marama Toyo organizzò qui alcune delle prime dimostrazioni italiane della disciplina, contribuendo a far conoscere al pubblico uno sport fino ad allora praticamente sconosciuto in Italia.

Un luogo “della memoria” è rappresentato dal Moto Club Trieste. L’Archivio Storico del Moto Club conserva fotografie, programmi di gara, risultati e documentazione che hanno consentito, negli ultimi anni, di ricostruire con precisione la figura di Marama Toyo. Le ricerche condotte dal club hanno inoltre permesso di chiarire aspetti fondamentali della sua biografia e del progetto della Galbusera V8. Non soltanto, recentemente, l’artigiano friulano Mirco Snaidero ha realizzato una replica perfettamente funzionante della Galbusera V8, basandosi sulle fotografie d’epoca e sulla documentazione tecnica superstite. La replica è stata presentata al pubblico nel 2025, restituendo idealmente vita a uno dei progetti più audaci del motociclismo italiano.

Un prototipo audace

Per gli appassionati di storia del motociclismo, il tragitto che conduce all’ippodromo attraverso il quartiere di Montebello conserva ancora oggi un forte valore simbolico. Negli anni Trenta era la strada percorsa da piloti, meccanici e spettatori diretti alle riunioni motociclistiche che richiamavano concorrenti italiani e stranieri. In quel contesto Trieste divenne la culla dello speedway italiano.

Per Marama Toyo Trieste non fu soltanto la città in cui gareggiò. Fu il luogo dove prese forma il suo progetto sportivo e tecnico. Qui introdusse una disciplina completamente nuova, qui incontrò l’ambiente che gli consentì di sviluppare le sue idee, e da qui nacque il rapporto con Plinio Galbusera, destinato a portare alla progettazione della celebre Galbusera V8, uno dei prototipi più audaci della storia del motociclismo.

Un protagonista dimenticato

Un itinerario dedicato a Marama Toyo potrebbe quindi articolarsi in quattro tappe: l’Ippodromo di Montebello, dove iniziò e si concluse la sua avventura agonistica; lo Stadio Grezar, teatro delle prime dimostrazioni di speedway; l’Archivio Storico del Moto Club Trieste, custode della sua memoria, qui si possono vedere fotografie, documenti, programmi di gara e testimonianze relative alla sua attività agonistica e organizzativa; e infine il quartiere di Montebello, che conserva il contesto urbano di una stagione pionieristica del motociclismo italiano. E, naturalmente, Fiume.

Questo itinerario non rappresenta soltanto un percorso nei luoghi di Marama Toyo, ma anche un viaggio nella storia di due città che seppero coniugare passione sportiva, innovazione tecnica e apertura internazionale. Attraverso questi luoghi è possibile riscoprire la figura di un protagonista dimenticato del motociclismo europeo, il cui ingegno contribuì a scrivere una delle pagine più originali della tecnica motociclistica del Novecento.

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