L’arte di Leonardo Bellaspiga che celebra l’identità storica

Dentro al Tempio d’Augusto è stata inaugurata la mostra delle chine «Pola e Istria - Terre d’amore»

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L’arte di Leonardo Bellaspiga che celebra l’identità storica
Le chine che fanno innamorare di Pola e Istria

Il Tempio romano di Pola con le sue poderose quattro colonne si è arricchito come spazio espositivo immersivo regalando arte, emozione e bellezza. Più che la luce naturale tra i capitelli è la gente, tantissima, che ha invaso l’angusto spazio interno per ammirare la mostra intitolata “Pola e Istria – Terre d’amore”, un titolo che cozza contro tutte le peggiori vicissitudini storiche toccate a questa città ed a questa penisola e che oggi invita a condividere un grande momento di serenità e stupore. Si dirà che la colpa è del sentimento amoroso. Un’italiana di Pola si innamora di un italiano di Osimo, viceversa egli si innamora del luogo natio della consorte e tutto si traduce in un esteso omaggio artistico, oggetto d’amore per il pubblico che l’ammira. Sulla scia dei cari protagonisti, Carmen Ursini e Leonardo Bellaspiga, l’operazione compiuta dentro all’augusteo tempio ha generato qualcosa di squisitamente apprezzabile, per chi vive Pola da sempre, per chi verrà, per chi è ieri tornato e per chi ricorda Pola e queste terre vivendo la catarsi di un maestro dell’inchiostro di china, che è stato in grado di comprendere e tradurre in arte, una struggente nostalgia nei confronti dei luoghi abbandonati.

Un atto d’amore
Il “responsabile” che ha fatto rivivere con un tocco d’arte particolare, monumenti e panorami di casa nostra è Leonardo Bellaspiga, nella mostra organizzata dal Museo Archeologico di Pola insieme all’AIPI-LCPE, mentre a condividere ogni “colpa” è la figlia Lucia Bellaspiga, rea confessa di aver recepito l’intimo desiderio del padre, di onorare la bellezza dei nostri luoghi, che egli ha voluto raccontare col pennino grondante di nero. E anche questo è un atto d’amore. Il plauso non è mancato dal direttore del Museo archeologico istriano, Darko Komšo, ieri generoso di ringraziamenti nei confronti di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di una preziosa mostra d’arte, dentro ad un’altra mostra, quella permanente dei reperti antico-romani. Per voce del dirigente-archeologo si è sentito commentare che abbiamo di fronte due modalità di comunicare una impressionistica, sposata ai paesaggi naturali e l’altra iper-realistica applicata ai monumenti, che diremmo associano a quelle “immagini fotografiche” dei secoli che furono, “scattate” per modo di dire dai grandi ritrattisti del patrimonio classico. Vedi il librone di Lavallée-Cassas e le meraviglie esposte alla mostra Ab Antiquo nella Chiesa dei Sacri Cuori. Se Darko Komšo ha ringraziato per i ruoli di tramite assunti nell’iniziativa da Vito Paoletić e Bruno Cergnul, vicesindaco rispettivamente ex vicesindaco italiano di Pola, Lucia Bellaspiga si è detta riconoscente nei confronti di Roberta Tomičić che, da “angelo custode”, l’ha aiutata nel coordinamento di tutto il percorso di allestimento. Ha colpito il ritratto da lei presentato del padre, a sua volta ritrattista, osservatore più che ingegnere, dalla creatività instancabile, laboriosità diurna e notturna, meticolosa e talmente produttiva da aver viaggiato in ogni dove con centinaia e centinaia di opere. E ora ci si sente onorati a sentir dire la presidente di AIPI-LCPE, che l’apice della montagna è raggiunto, con una mostra ispirata ad un patrimonio identitario, dentro alla “pancia” del nostro tempio, monumento simbolo di Pola, del milieu che ne compone la storia vecchia duemila anni. Compiacimento ieri, anche da parte dell’assessora cittadina alla Cultura Emina Popović Sterpin, per l’operazione di reunion compiuta dall’arte nel nome dell’apprezzamento di cotanto lascito oltre che storico-architettonico, anche umano e ambientale d’Istria.

Lucia Bellaspiga, Darko Komšo ed Emina Popović Sterpin

«Ma tu guarda che meraviglia!»
Chi vorrà e tutti coloro che capiteranno per caso, dentro a questa struttura recuperata dopo le bombe nel dopoguerra, da Mario Mirabella Roberti, avranno tempo tutta l’estate per scoprire la romanità e veneticità, la polesanità e l’istrianità dei luoghi attraverso gli occhi di un architetto dalla precisione geometrica e di un artista dal cuore sensibile alla bellezza. “Ma tu guarda che meraviglia!”: si è sentito commentare a ogni angolo, davanti a questi disegni a inchiostro che esaltano l’architettura attraverso il netto contrasto tra il nero assoluto e il bianco della carta. Scoppia davanti agli occhi di noi polesani di ieri e di oggi la solidità della pietra dell’Arena, l’autenticità dell’Arco dei Sergi con tanta capillare precisione dei dettagli, la gradinata, oggi “morente” che conduce alla Chiesa della Marina e via ammirando. Il segno grafico puro, unito alle ombreggiature fa trionfare la tridimensionalità e l’eleganza senza tempo dei monumenti e degli angoli storici di Pola. Anche i paesaggi marini, pur in assenza di colore diventano superfici argentee e giochi di luce, mentre gli ambienti rurali scoppiano di intima semplicità e poesia, per poi girare pannello e imbattersi nei tratti netti, calligrafici, nella profondità dei chiaroscuri di Palazzo Bettica e di Santa Fosca nel Dignanese. Basta guardare e finire per interagire con i disegni, colpiti da questa ritrattistica, che separa l’architettura dallo sfondo, quasi a veicolare nella precisione fotografica, un impatto drammatico dell’usura del tempo sulle pietre e dei giochi di contrasto da estetica cinematografica o da grafic novel. È un grande regalo per i profani e per i professionisti archeologi e architetti che siano, consci di poter studiare una testimonianza artistica e portare rispetto nei confronti di un’indelebile traccia di questo comune passato europeo.

Nel tempio dell’arte ad ammirare le opere di Leonardo Bellaspiga

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