A ottant’anni dalla strage di Vergarolla la sfida non è soltanto ricordare, ma trasmettere, in vario modo. Convegni, incontri, raccolta di testimonianze, nuove incursioni negli archivi ma anche dibattiti ed esperienze a confronto, non soltanto per omaggiare il passato, ma soprattutto per costruire il futuro.
Esce in questi giorni dalle stampe un volume veloce, ma denso, che permette di focalizzare il dibattito sviluppato a Trieste durante la Tavola rotonda, organizzata dal Circolo “Istria” su Vergarolla con la partecipazione di Ezio Giuricin, Kristjan Knez, Lucia Bellaspiga, Franco Papetti, Livio Dorigo, Vito Paoletić e Debora Radolović, come pure rappresentanti di associazioni che nell’FVG si occupano di evolvere il ruolo della storia e della cultura in ambito scolastico, “Io deposito” e “Opera viva”.
Progetti comuni con le scuole di Pola permetteranno di far entrare, per la prima volta la memoria della tragedia del 18 agosto 1946 nelle scuole, attraverso iniziative che uniscono ricerca storica, arte contemporanea e partecipazione dei giovani.
Scompare la memoria vissuta
Scuola e cultura, sono due momenti che durante la tavola rotonda hanno prodotto eventi concreti con l’annuncio di future iniziative, in effetti già in via di attuazione. Perché? Per molti decenni Vergarolla è stata una memoria custodita soprattutto dalle famiglie degli esuli e da chi quella tragedia l’aveva vissuta in prima persona. I racconti dei sopravvissuti, le testimonianze raccolte nel tempo e il lavoro degli studiosi hanno permesso di sottrarre all’oblio uno degli episodi più drammatici della storia dell’Adriatico orientale. Oggi, però, la sfida è cambiata.
Il tempo passa inesorabilmente. I testimoni diretti sono sempre meno e con loro rischia di scomparire quella memoria vissuta che nessun documento d’archivio potrà mai sostituire. La domanda che oggi si pongono storici, associazioni e istituzioni è semplice quanto decisiva: come spiegare Vergarolla ai ragazzi che non hanno mai ascoltato il racconto di un esule, che spesso ignorano la storia del confine orientale e che vedono il 1946 come un passato lontanissimo?
È proprio da questa domanda che sono nati i progetti presentati in occasione dell’ottantesimo anniversario della tragedia, promossi con il partenariato del Circolo “Istria” e sostenuti dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Non si tratta di semplici iniziative commemorative. Sono percorsi educativi che cercano nuovi strumenti per fare della memoria una concreta esperienza di conoscenza.

IoDeposito e Opera Viva nelle scuole
La novità consiste soprattutto nel metodo. Per la prima volta la tragedia di Vergarolla viene proposta ai giovani non soltanto attraverso conferenze o lezioni di storia, ma mediante laboratori artistici, visite ai luoghi della memoria, incontri con gli studiosi, raccolta di testimonianze, produzioni multimediali e attività partecipative. L’obiettivo non è chiedere ai ragazzi di imparare una pagina di storia, ma di diventare protagonisti della sua riscoperta.
L’Associazione “IoDeposito” di Gradisca d’Isonzo ha scelto una strada originale, affidando all’arte contemporanea e all’arteterapia il compito di trasformare il ricordo in esperienza condivisa. Il progetto “Vergarolla 80 Counter Monument” coinvolgerà ragazze e ragazzi nella realizzazione di un’opera collettiva ispirata alla tragedia del 1946. Non un monumento tradizionale, ma un “contro-monumento”, capace di parlare il linguaggio delle nuove generazioni e di restituire, attraverso la forza dell’arte, il senso di una memoria frammentata che attende ancora di essere ricomposta.
Il percorso prenderà avvio dalla ricerca storica. Gli organizzatori lavoreranno in stretta collaborazione con il Circolo “Istria”, utilizzando studi, pubblicazioni, testimonianze e documenti raccolti nel corso degli anni attraverso il percorso museale virtuale ESPOES che tutti possono esplorare sul sito dell’associazione. Da questa base nascerà un itinerario che porterà i giovani fino a Pola, sui luoghi della tragedia, dove potranno conoscere direttamente Vergarolla e comprendere il contesto storico nel quale maturarono gli eventi del 18 agosto 1946. Solo dopo questa fase di approfondimento prenderà forma il laboratorio artistico, che trasformerà la conoscenza in linguaggio creativo.

Ricordare per chi non può raccontare
Un’impostazione diversa, ma animata dalla stessa finalità, caratterizza il progetto dell’Associazione Opera Viva di Trieste. “Ricordare per chi non può raccontare” coinvolgerà gli studenti delle scuole superiori italiane dell’Istria e del Friuli Venezia Giulia in un percorso che unisce ricerca storica, teatro, comunicazione visiva, produzione audiovisiva e raccolta delle testimonianze. Saranno gli stessi studenti a intervistare i testimoni, a confrontarsi con gli storici, a realizzare manifesti, mostre, spettacoli e un cortometraggio dedicato alla memoria di Vergarolla.
L’aspetto forse più significativo di questi progetti è proprio il ruolo assegnato ai giovani. Per troppo tempo le nuove generazioni sono state considerate semplici destinatarie della memoria. Oggi diventano invece protagoniste della sua costruzione. Non ricevono soltanto conoscenze: imparano a cercarle, a confrontare le fonti, a interrogare i documenti, ad ascoltare le testimonianze, a trasformare la storia in una riflessione personale. È un cambiamento culturale di grande rilievo.
Un nuovo approccio
La memoria non viene più trasmessa in modo verticale, da chi sa a chi ascolta, ma nasce dall’incontro fra ricerca storica, partecipazione e creatività. È un approccio che permette ai ragazzi di comprendere come la storia non sia una disciplina astratta, bensì un patrimonio umano che continua a interrogare il presente.
In questo percorso assume un’importanza decisiva anche il partenariato tra associazioni, scuole, comunità italiane dell’Adriatico orientale e istituzioni culturali. La collaborazione fra soggetti diversi consente infatti di mettere in comune competenze complementari: da una parte il rigore della ricerca storica e la conoscenza delle fonti; dall’altra gli strumenti educativi e artistici capaci di coinvolgere le nuove generazioni.

Costruire cittadini più consapevoli
Non si tratta soltanto di ricordare una tragedia, si tratta di costruire cittadini più consapevoli. Vergarolla parla infatti di guerra, di pace mancata, di convivenza spezzata, di esodo e di diritti umani. È una storia locale che assume un significato universale e che può diventare uno straordinario strumento di educazione alla pace, al dialogo e al rispetto delle differenze.
Quando gli ultimi testimoni non ci saranno più, saranno proprio i giovani di oggi a custodire quella memoria. È per questo che progetti come quelli promossi per l’ottantesimo anniversario non rappresentano soltanto un’importante iniziativa culturale. Essi costituiscono un investimento sul futuro. Perché una memoria che non riesce a parlare alle nuove generazioni è destinata lentamente a spegnersi. Una memoria che invece diventa ricerca, partecipazione e conoscenza continua a vivere e a costruire coscienza civile.
Ed è forse questo il messaggio più importante che Vergarolla può ancora consegnare al nostro tempo: il passato non chiede soltanto di essere ricordato. Chiede di essere compreso, affinché tragedie simili non trovino mai più spazio nella storia d’Europa. Non chiede di fermarsi davanti a un monumento, ma a costruire una consapevolezza nella conoscenza dei fatti e delle loro conseguenze. E la conseguenza di Vergarolla fu l’esodo.
Il linguaggio del teatro
A questo percorso si affianca anche il linguaggio del teatro, che da sempre rappresenta uno degli strumenti più efficaci per trasformare la storia in esperienza condivisa. In occasione dell’ottantesimo anniversario della tragedia, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha promosso “Vergarolla. Una strage dimenticata”, spettacolo con Paolo Valerio, che ne firma la regia e l’interpretazione, su testi di Lucia Bellaspiga, Davide Rossi e Paolo Valerio.
La rappresentazione affronta la tragedia del 18 agosto 1946 attraverso una narrazione che unisce parola, immagini e musica dal vivo, restituendo al pubblico non soltanto la ricostruzione dei fatti, ma anche il loro profondo significato umano. Lo spettacolo si inserisce idealmente nello stesso percorso culturale dei progetti scolastici e artistici: trasformare la ricerca storica in un’esperienza capace di coinvolgere emotivamente lo spettatore, senza rinunciare al rigore della documentazione. In questo modo il teatro diventa un ulteriore luogo della memoria, capace di raggiungere pubblici diversi e di avvicinare alla conoscenza di Vergarolla anche chi, fino ad oggi, non aveva mai incontrato questa pagina della storia dell’Adriatico orientale.
Questi e altri argomenti sono contenuti nel volume che il Circolo “Istria” ha realizzato dopo la tavola rotonda e che consegnerà a Pola ai partecipanti alla cerimonia per Vergarolla il 18 agosto prossimo.
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