La scuola custode della memoria

Il Ministero dell’Istruzione e FederEsuli rafforzano il percorso formativo sulla memoria della Frontiera Adriatica. Seminari nazionali per raccontare foibe ed esodo: il contributo delle associazioni giuliano-dalmate

0
La scuola custode della memoria
Il Quartiere giuliano-dalmata di Roma trasformato in Museo a cielo aperto. Donatella Schürzel spiega i significati di questo percorso. Foto Rosanna Turcinovich Giuricin

“Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con la Federazione delle Associazioni degli Esuli (FederEsuli), ha avviato un programma di seminari formativi rivolti a dirigenti scolastici e docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, volto ad approfondire la conoscenza della storia della Frontiera Adriatica e a favorire la partecipazione ai Viaggi del Ricordo, in attuazione della legge n. 16 del 21 febbraio 2024”. Questa la dicitura ufficiale di un percorso con le scuole che continua a operare a pieno ritmo: spesso la scuola viene citata come uno dei pochi successi ottenuti dagli esuli nel rapporto con il Governo rispetto ai Sette punti di collaborazione stilati congiuntamente qualche anno fa.

Scuole molto coinvolte anche nel Giorno del Ricordo, alcune premiate durante la cerimonia svoltasi quest’anno alla Camera dei Deputati il 10 febbraio scorso. Ma questa Legge del 2024 a cosa si riferisce? Ne parliamo con la prof.ssa Donatella Schürzel la quale, attiva da sempre nell’associazionismo giuliano-dalmata, ha dato un altissimo contributo all’opera svolta dal Ministero della scuola, contribuendo anche alla formulazione della Legge che stiamo analizzando.

Formazione dei docenti

Di cosa si tratta?

Della formazione in Italia dei docenti attraverso dei seminari, della durata di due giorni ciascuno, che si svolgono in presenza e prevedono momenti di approfondimento storico, testimonianze, confronti e attività didattiche. Durante gli incontri, esperti e docenti universitari trattano tematiche quali la storia delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata, la memoria delle comunità coinvolte, il panorama culturale generale del mondo adriatico orientale e i risvolti didattici per il mondo della scuola.

Recentemente ha partecipato a uno di questi incontri di formazione, cosa può dirci a proposito?

Le prime due tappe del percorso formativo erano state programmate da tempo: la prima ha avuto luogo a Carpi (Modena) il 12 e 13 gennaio 2026, presso l’Hotel Touring; il secondo al quale ho partecipato a Napoli il 21 e 22 gennaio 2026, presso l’Università degli Studi “L’Orientale” di Palazzo Giusso. Ogni seminario vede la partecipazione di 10 dirigenti scolastici e 20 docenti, selezionati in base all’ordine cronologico di iscrizione e nel rispetto di criteri di equilibrio territoriale. Ai partecipanti sono garantite attività formative in presenza, con il supporto di docenti esperti, e sono predisposti incontri di approfondimento online in vista dei successivi Viaggi del Ricordo. Nel mese di aprile ci saranno visite guidate ai luoghi simbolici della memoria storica della Frontiera Adriatica. Il seminario di Napoli era destinato ai docenti delle scuole superiori con gli interventi di Diego Lazzarich, Gianni Stelli, Marino Micich, la sottoscritta, Enrico Miletto, Vanni D’Alessio, Giuseppe Cataldi, moderato da Caterina Spezzano, Dirigente tecnico del MIM.

La visita alla Casa del Ricordo. Foto Rosanna Turcinovich Giuricin

Letteratura e testimonianze orali

Tema del suo intervento?

L’esodo nella letteratura e nelle testimonianze orali. I riferimenti tra ricordo e memoria storica. Per tutti l’invito fondamentale di andare a conoscere persone e luoghi in cui si sono svolti gli accadimenti, laddove la storia ma anche la letteratura hanno lasciato il segno, essere in grado di riconoscerli per comprendere fino in fondo quanto rimane della vicenda dell’Adriatico orientale nel mondo della scuola locale, nelle realtà comunitarie presenti in gran numero in Istria, Fiume e Dalmazia e anche nel mondo del lavoro.

Nello specifico, la conoscenza della letteratura può accompagnare chiunque in questa esperienza mettendo in contatto passato e presente. Lo si può fare scegliendo autori di riferimento, partendo dal mondo triestino dei primi del Novecento e dopo la Seconda guerra mondiale.

Alcuni esempi: inizierei da “L’isola” di Giani Stuparich di Trieste/Lussingrande; poi due scrittrici Aura Timeus di Portole con l’opera “La mia gente”, morta in Argentina e Giuseppina Martinuzzi di Albona, entrambe hanno lavorato sulle donne partendo da posizioni molto diverse. E poi Fulvio Tomizza, Lina Galli giornalista, scrittrice e poetessa dell’Istria, come è stata definita. Paolo Santarcangeli tra Fiume, Budapest e Torino. Magiarista, trasversale e soprattutto sempre memore della sua Fiume, di questa identità atipica. Enzo Bettiza, scrittore e giornalista e il suo cammino personale, puntuale sull’origine del mondo dalmata. Claudio Magris, scrittore, saggista, critico letterario, eccezionale in “Un altro mare” e in “Danubio”. E così via…

Finestre sulla nostra storia

Ma quale criterio porta ad accomunare scrittori affermati e autori alle prime armi?

L’apporto di ciascuno di loro apre una finestra sulla nostra storia. Accanto alle grandi opere anche la memorialistica, le semplici ma significative testimonianze. Così accanto alla descrizione della vita al campo profughi di Trieste, il noto Silos, lasciataci da una grande Marisa Madieri, un amatissimo Gianclaudio de Angelini poeta e linguista, studioso dell’istrioto, ci regala una poesia profonda che racconta la nostra continua sensazione di straniamento. Ne parlava ogni volta che andava o tornava da Rovigno, novello Ulisse che raggiunge Itaca, ma non riconoscere la sua casa. Tornato a Roma scattava inarrestabile il desiderio di ripartire alla ricerca di un posto in cui sentirsi appagato, finalmente convinto. Così scopriamo la prosa di Graziella Fiorentin di Canfanaro ma anche la grande letteratura firmata da Nelida Milani che con l’”Altera pars mea” esprime tutto ciò in tre parole e, nello stesso tempo, riunisce esuli e rimasti.

Subito dopo il Seminario è scattato l’impegno per organizzare anche al Campidoglio il Giorno del Ricordo. Un lavoro capillare che coinvolge l’ANVGD Comitato di Roma di cui sei Presidente. Tra gli interventi, oltre a quelli di Giorgio Marsan, Gianni Oliva, Marino Micich, il suo e quello del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Una responsabilità ma anche la conferma di un’opera svolta in lunghi anni di attività che s’inserisce perfettamente nel lavoro con il MIUR.

Un impegno che dura tutto l’anno

Il Ricordo delle Foibe e dell’Esodo non si esaurisce nel Giorno del Ricordo. Per noi, associazioni degli esuli, è un impegno che dura tutto l’anno, in particolare nelle scuole dove vanno ricordate ricorrenze fondamentali. Sono trascorsi oramai 79 anni dalla stipula del duro trattato di pace di Parigi che sancì la perdita di quasi un’intera regione della nostra Italia. L’anno scorso sono stati 50 anni dal trattato di Osimo (1975), con cui fu definitivamente ceduta la zona B alla ex Jugoslavia.

Quest’anno ricorrono 80 anni dalla strage di Vergarolla del 18 agosto 1946 (100 morti, 64 riconoscibili). Recentemente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la Stella al Merito del Lavoro alla Memoria ai 185 minatori italiani periti nella tragica esplosione della miniera di carbone di Arsia il 28 febbraio 1940. Il decreto, controfirmato dalla ministra Marina Calderone, onora i lavoratori caduti, sottraendoli all’oblio. Se ne parla per la prima volta a significare che abbiamo molto da recuperare. Ma il presidente Mattarella ha voluto anche visitare il MEDIF la “Mostra degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati” al Vittoriano a Roma. Si tratta dell’impegno e del lavoro appassionato di tante donne e uomini con le Associazioni degli esuli, con il mondo degli studi storici, con le accademie, con le collaborazioni e l’attività nelle scuole di ogni ordine e grado e tra i cittadini, permettendoci di far conoscere la storia del confine orientale in modo oggettivo, assolutamente inoppugnabile.

Un mondo condiviso serenamente

Tanti i risultati, ma rimane una preoccupazione di fondo…

Occorre spiegare, soprattutto ai giovani, la storia del confine orientale in una prospettiva di lungo periodo: gli istriani e i dalmati sono italiani autoctoni, cosa sancita anche dalle leggi governative e locali della Croazia e della Slovenia per gli italiani della minoranza, sorti come quelli delle Marche o della Campania, dal disfacimento della koinè romana. Gli istriani, Fiumani e Dalmati hanno sempre continuato a credere nello Stato italiano e a confidare che ci venissero riconosciuti i diritti negati e i danni almeno morali. E questo senza dubbio ha rappresentato l’istituzione del Giorno del Ricordo che, dopo un lungo silenzio durato più di cinquant’anni, ha ripreso la storia del confine orientale che è storia d’Italia e ha restituito ad un popolo sparso la propria dignità.

È giusto dire che il pensiero va alle nostre famiglie?

Sì. I nostri genitori hanno saputo trovare nei loro cuori la forza di educarci all’amore, di usare tutta la loro rettitudine, forza, onestà, per riuscire a ricominciare. Un messaggio che si vuole fare arrivare. È motivo d’orgoglio il fatto che il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, dichiari che per un quarto è di origini lussignane, sua madre era una Vidulich. Tutto questo per noi è riscoperta di un mondo finalmente serenamente condiviso.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display