Si continua a scrivere, fare memoria, escono volumi che raccontano un mondo adriatico composto, ricco di storia e di vicende belle o tragiche. Scrittori, poeti non smettono di cantarne la bellezza scivolando nelle tristezze quando si tratta di vicende familiari legate all’esodo o aprendosi a nuovi campi di speranza sciogliendo i nodi delle incomprensioni, nel caso di storici ed altri specialisti… e tanto tanto altro. Tutto ciò ha prodotto quella che conosciamo come Letteratura di Frontiera diventata poi Letteratura dell’Esodo e dei Rimasti in una categorizzazione mai definita pienamente.
Un elemento accomuna questo mondo di scrittura: l’appartenenza al territorio o il racconto del territorio che diventa oggetto e soggetto, scenario o protagonista.
Essere riconoscibili
Chi appartiene a questo mondo letterario? Non è una domanda banale perché non esistono delle regole precise e nello stesso tempo, non mancano le sfumature. Se ne è parlato a Torino, in occasione del Salone del Libro che si è svolto al Lingotto dal 15 al 18 maggio, ma anche nelle numerose manifestazioni collaterali che hanno occupato tutte le possibili sale disponibili in città. Prese d’assalto le librerie, ma anche altri spazi, per sapere, per conoscere, per lasciare un segno. I Fiumani hanno illustrato il progetto di riproposta della grande letteratura fiumana con personaggi come Morovich, Vegliani, Santarcangeli e Ramous, dando spazio, inoltre, a produzioni recenti che ci aiutano a ragionare sul ruolo di chi scrive per tracciare un percorso che funga da ponte con il pubblico che non ci conosce.
In una serata nella sala convegni dell’albergo Lancaster nei pressi di via Turati, Rosanna Turcinovich, Diego Zandel e Andor Brakus, attraverso le loro esperienze autoriali hanno cercato di ragionare sulla necessità di dare alla letteratura di confine e sul confine una caratterizzazione che permetta di essere immediatamente riconoscibile da chi segue il mondo della scrittura.
Molteplici tematiche
“Le tematiche che definiscono questo mondo – afferma Franco Papetti, presidente dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo che ha voluto questo incontro – sono molteplici: l’amore per i luoghi, le storie di famiglia, la riflessione su ciò che la storia ha prodotto in questo mondo e le conseguenze riscontrate sull’atteggiamento delle generazioni che si sono susseguite e che cercano una risposta sulle proprie radici, sia in loco che da lontano laddove le famiglie hanno spostato le proprie residenze dopo l’esodo in Italia e nel Mondo”.
Non esiste un catalogo che raccolga queste opere, che ne segnali l’esistenza. Non esiste un coordinamento neanche tra le associazioni dell’esodo e le Comunità degli Italiani, ognuna cura il proprio spazio ridotto, dando la sensazione di ambienti ristretti. Una delle conseguenze di tutto ciò è che spesso non si conoscono le esperienze pregresse o parallele, sottraendosi ad un’evoluzione prodotta dal confronto e la possibilità di una promozione capillare e coordinata. Tutto ciò è lasciato alla intraprendenza dei singoli autori che si spendono più o meno supportati dalle case editrici ma procedono in ordine sparso.
Analisi e condivisione
Presentarsi in un unico punto per ragionare insieme su queste tematiche diventa un esercizio di autoanalisi e possibilità di individuare nuove strade di analisi e condivisione. Ma sono solo piccoli esempi sparsi che non producono sistema.
Ecco perché convogliare queste esperienze al Salone del Libro di Torino nello stand che porta i loghi di ANVGD, Associazioni dei Fiumani, dei Polesi (Polesani), dell’Associazione delle Comunità Istriane, dei Dalmati che fanno capo alla FederEsuli, in modo libero ed autogestito, lancia un segnale forte che andrebbe colto in modo ancora più consapevole ma che andrebbe soprattutto vissuto come tale.
“Si dovrebbe procedere – riflette ancora Papetti – secondo uno schema che susciti sempre nuove sfide di crescita e di promozione pubblica congiunta e forte. Entrare nelle antologie come letteratura specifica riconosciuta e spiegata dalla critica sarebbe un risultato straordinario e giusto nei confronti di chi si è speso nel passato e lo fa ancora oggi per testimoniare una realtà ricca di spunti e di richiami emblematici per chiunque ami la lettura e la percorra per conoscere, amare, riconoscere, omaggiare”.
Come arrivare agli editori?
Nessuna attenzione invece si è vista nei confronti delle associazioni degli esuli che non fosse ANVGD. Piccolo inciso: la presenza degli alti esponenti del Comitato 10 Febbraio ha suscitato perplessità e proteste, molti si sono allontanati dallo stand. La ragione? Il suo presidente in diverse occasioni aveva dichiarato che il Comitato vuole sostituirsi agli esuli perché incapaci di portare avanti la propria idea e la propria dimensione. Chissà cosa voleva intendere e se è veramente questa la sua volontà. A differenza delle associazioni degli esuli ufficiali, il Comitato 10 Febbraio opera come emanazione politica e partitica. Un’incongruenza che dovrebbe far riflettere.
Al salone che celebra la letteratura erano presenti gli autori targati ANVGD o che fanno parte dei suoi Comitati, tanto per essere chiari, i libri sono stampati con finanziamenti pubblici e quindi giustamente possono essere distribuiti gratuitamente a chi passa dallo stand. E tutti gli altri autori, quelli che pubblicano con gli editori, dovrebbero essere presentati da quest’ultimi. Mondadori, Feltrinelli, Mursia, Il Mulino… ma quanti nostri autori possono arrivare a queste Case editrici? Parliamone.
Riflessioni necessarie
Sono riflessioni necessarie per chi passeggia tra gli stand del salone, bellissimi, ricchi, coinvolgenti, ci si rende conto di quanto “scrivano” gli Italiani, è un mondo sconfinato: LA SCRITTURA POTREBBE SUSCITARE INDIPENDENZA, leggiamo: è un messaggio fortissimo. Davanti allo stand del Ministero della Difesa un cane robot affascina i visitatori, è la nuova frontiera. L’intelligenza artificiale sa scrivere (ma non capisce… aggiunge qualcuno), i robot saranno in grado di fare tante altre cose, potranno fare la guerra al posto nostro o fare compagnia a chi ne ha bisogno, diverse strade per un diverso mondo che bussa alla porta.
Ad un altro stand offrono di creare degli audio-libri. Non serve stamparlo, si può mandare via mail a chiunque voglia ascoltare mentre viaggia in macchina o passa il suo tempo ascoltando storie… suscita una certa tenerezza, un ritorno al passato, a quando la sera in famiglia si raccontavano novelle, fiabe, ma anche episodi di vita vissuta per suscitare emozioni, ragionare, sentirsi parte di una comunità.
Ci sono anche siti che custodiscono ciò che gli scrittori creano, una specie di Facebook degli autori che si mettono in gioco, si confrontano ma possono anche decidere di dilazionare la pubblicazione dei loro lavori, una specie di deposito a tempo che si chiama Kepown.
Il mondo dei ragazzi
E poi c’è il mondo dei ragazzi, da fare girare la testa, sterminato e divertente. Il MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito) che aveva ospitato le associazioni degli esuli qualche anno fa, è stato abbandonato per una proposta autonoma. È preso d’assalto da ragazzi e insegnanti in un susseguirsi di presentazioni del massimo interesse. Poco lontano lo stand del Friuli Venezia Giulia dove si parla di GO2025! Che sarà raccontata in un numero speciale di Topolino che certamente diventerà da collezione.
Tanti spunti, tanti episodi da raccontare. Al Salone c’erano anche gli ultimi libri dell’AFIM dedicati a Paolo Santarcangeli e, per la prima volta dopo l’esodo, un libro di racconti di Osvaldo Ramous voluto dall’AFIM e realizzato con la Comunità degli Italiani e con il Dipartimento di Italianistica di Fiume. Se ci si pensa un momento “un piccolo miracolo” per un pubblico limitato, ma qualificato. La Letteratura dell’Esodo o di Frontiera è ancora alla ricerca di una voce univoca. Al Salone un grazie sincero perché aiuta a ragionare, ad affrontare considerazioni, ad arrabbiarsi, crescere, pensare a utili e necessarie alternative magari puntando a una presenza più massiccia di autori da queste nostre terre al confine orientale per superare le divisioni, per mescolare le esperienze, per sentirsi più ricchi.
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