Un fine settimana intenso per i Fiumani riuniti nella sede dell’AFIM di Padova per presentare “Fiume città nuvola”, ultimo volume del progetto sul ritorno culturale a Fiume attraverso la letteratura. Serata partecipata, pubblico curioso e coinvolto che non ha mancato di interagire con i relatori: Franco Papetti, anche presidente dell’associazione, Diego Zandel, addetto culturale, Rosanna Turcinovich Giuricin, curatrice del volume.
Il libro contiene quattro anni del carteggio tra due grandi autori nati a Fiume, Paolo Santarcangeli e Gino Brazzoduro, i quali disquisiscono sulla loro appartenenza, analizzano gli estremi di un’amicizia nata dalla necessità di ricomporre una realtà che si rivelerà fondamentalmente “virtuale”, eppure concreta nella loro percezione. Le contraddizioni segnano il loro percorso che non è facile da inquadrare per tutto ciò che ha significato l’esodo, ma si rivela catartico per chi è alla ricerca di una collocazione nell’universo mondo.
Il libro, sin dalle prime battute, è un viaggio che punta alla sostanza, arricchisce e commuove, indigna e affascina. Fiume, città inesistente, si colora di tante sfumature e cresce nella consapevolezza di un’identità composita e meravigliosa, sofferta e forte.
Un’identità che altri autori continuano a indagare per giungere a una ideale ricomposizione.
È così anche per Diego Zandel, il quale ha compreso sin dall’inizio la fondamentale importanza dell’operazione cosiddetta “Carteggio”.
Uomini completi
Anche tu sei uno scrittore di “frontiera” così come Tomizza, Gambini, Ramous e tanti altri…
“Sono nato e cresciuto in un campo profughi, sentivo il confine che mi separava, nel nostro mondo chiuso, da tutti gli altri che abitavano oltre le mura parlando un idioma che non era il nostro dialetto, una divisione che mi porto dentro da sempre. Le mie origini sono Fiume e l’Albonese. In Istria, dove è rimasta gran parte della mia famiglia paterna, sento ancora l’atmosfera di un tempo: nella parola, nelle tradizioni, nell’accoglienza, nel nostro stare a tavola riscoprendo i sapori di sempre, dai fusi ai krafi tutto è memoria e sensazioni forti che sanno di famiglia”.
Che cosa hai provato leggendo le lettere di Brazzoduro-Santarcangeli?
“Sono rimasto impressionato dalla cultura classica-letteraria non tanto di Santarcangeli, che era scontata per i suoi studi specifici, ma di Brazzoduro, un ingegnere che rivela la grandezza degli studi classici, quella volontà di una società di creare uomini completi. Scrivono, oltre che di letteratura, anche di musica, di filosofia in uno stimolo continuo e infinito”.
In che modo li senti vicini?
“Come loro sento la mancanza di Fiume. Anche per me è una nuvola”.
La «nuvola dei pensieri»
Insieme al loro carteggio nasce una nuova categoria di scrittori, inclusivi, che si ritrovano nella “nuvola dei pensieri”?
“Non immaginavo i collegamenti con la Battana e gli scrittori ‘rimasti’, si è scoperto il carteggio con Sequi, Martini, Damiani soprattutto, che non sospettavo. Questa loro vicinanza, a prescindere dalle posizioni del mondo dell’associazionismo dell’esodo. Ero convinto di essere stato il primo a collaborare con la Battana di cui sono stato anche redattore per un certo periodo, non avendo coscienza che avessero collaborato anni prima. È stata una grande sorpresa”.

Una nuvola letteraria che va da Trieste a tutta la Dalmazia. È questa la dimensione virtuale che più ci assomiglia?
“Penso di sì, che sia questa la chiave di lettura. Ho conosciuto autori dalmati come Raffaele Cecconi che aveva scritto ‘La corsara’ e anche per lui Zara era una nuvola, con il rimpianto della sua inesistenza”.
I tuoi prossimi libri?
“Le terre di provenienza della mia famiglia continuano ad essere una fonte d’ispirazione. Uscirà a breve una riedizione di ‘Balcanica, viaggio nel sud-est europeo attraverso la letteratura contemporanea’ che raccoglie le mie letture degli autori di un’ampia area danubiana, compresi turchi e greci”.
«Anni di pietra»
La Grecia è l’altra tua casa…
“Sono cittadino onorario di Kos e il prossimo romanzo, ‘Anni di pietra’ che uscirà a maggio 2026 per i tipi di Voland è ambientato in Grecia e racconta gli anni del dopoguerra e della dittatura dei colonnelli attraverso la vita di un poeta di Kos, Manolis Fourtounis che ho frequentato fino alla sua morte. Un poeta che racconta prigionia e torture durate per anni e la capacità di rimanere sempre e nonostante tutto un uomo libero”.
Il tuo impegno nell’associazionismo riguarda anche il teatro e la collaborazione con Laura Marchig. Sarà un 2026 intenso…
“Porteremo grazie all’AFIM in alcune città italiane la nostra piéce teatrale intitolata ‘Processo a Oskar Piškulić, il boia degli autonomisti’, una vicenda nota ai fiumani ma poco conosciuta da tutti gli altri nonostante sia emblematica delle ingiustizie e vessazioni patite dalla nostra gente”.
Secondo te ci vorrebbe una casa editrice dedicata, magari gestita in parte dagli scrittori coinvolti?
“Se non una casa editrice almeno una collana specifica per mantenere la conoscenza della nostra storia nei vari generi letterari, dalla poesia alla saggistica, purché porti la nostra vicenda al centro della collana e renda merito a tutte le sfumature della nostra storia, anche a futura memoria”.
I nostri grandi… insegnano.
Paolo Santarcangeli, dopo l’esodo s’era trasferito a Torino, pur essendo un avvocato si dedicherà a tutt’altra attività, fonderà la Cattedra di magiaristica esprimendo in questo modo originale la sua conoscenza della letteratura ungherese e il suo amore per una cultura che era Budapest, ma anche Fiume dove aveva frequentato la scuola elementare in lingua ungherese e il liceo in lingua italiana.
Come far convergere questa splendida complessità in un rapporto convinto e sereno con il proprio essere diverso? Una questione che diventerà motivo di dibattito con Gino Brazzoduro. Assolti gli studi di fisica teorica alla Normale di Pisa, Brazzoduro si trasferirà a Genova per lavorare all’Ansaldo fino al pensionamento, che lo porterà nuovamente a Pisa.
Il loro carteggio iniziato nel 1981 si interromperà nel 1989 per la morte di quest’ultimo. Il libro si ferma all’84, ma inquadra esaurientemente la materia del loro dibattere con un saggio finale su “Nascere a Fiume” scritto da Santarcangeli, ma comprensivo del pensiero di Brazzoduro.
Infiniti quesiti
Sono questi gli elementi offerti al pubblico durante la serata padovana e qualche giorno dopo anche a quella romana con la chiara consapevolezza che questi due autori rappresentano un’infinita fucina di idee e considerazioni, un bacino all’interno del quale ognuno può trovare delle risposte ai propri infiniti quesiti sull’appartenenza, la sofferenza del distacco, l’impossibilità del ritorno e tanto altro.
A Roma, la gradita partecipazione del prof. Damir Grubiša, che ha tradotto il libro in lingua croata per l’edizione in cofanetto bilingue che viene ora consegnata alle Biblioteche di Fiume e altre città della Croazia e naturalmente ai ragazzi di Fiume che vogliono conoscere e fare propria la cultura italiana del territorio.
A introdurre la serata a Roma è stato l’editore Mario Festa, che ha ospitato l’incontro nella sala della Casa editrice Argo nella centralissima piazza Rondanini. Al suo fianco anche l’attrice e scrittrice Isabel Russinova, che con la Fondazione MIRA ha reso possibile l’appuntamento romano e che nello stesso tempo si è resa disponibile alla lettura di alcune poesie di Gino Brazzoduro e di alcuni passi del carteggio.
Un appuntamento pieno di calore e considerazioni fondamentali. Grubiša ha inquadrato la dimensione europea ed europeista dei due autori fiumani, immaginifici, per rimanere all’interno di un concetto dannunziano, ma fortemente inclusivi. Difficili da tradurre – ha ricordato – per la ricchezza del vocabolario proposto, a volte è stato necessario osare con dei neologismi per rendere appieno la loro idea, un lavoro “impegnativo, ma gratificante”.
“Lo sapevo – ha concluso il grande editore Mario Testa – che da questo incontro sarei uscito arricchito e vi ringrazio. Considerate la mia casa editrice un luogo in cui tornare con libri e idee, il nostro cammino inizia ora”.
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