Giuseppe Bertinazzo, il tenore fiumano che salvò la vita a Placido Domingo

Esule da Fiume a Milano, emigrò poi in Australia e fondò la Western Australian Opera Company

Giuseppe Bertinazzo (al centro) con il figlio Michael Le Roy-Bertinazzo e la figlia Marie-Chantal

Giuseppe Bertinazzo, famoso cantante lirico a livello internazionale, essendosi esibito per anni regolarmente al famoso Teatro alla Scala di Milano insieme a grandi cantanti dell’epoca tra cui Tito Gobbi, Giuseppe Di Stefano e Joan Sutherland, è scomparso a Australia, a Perth, dove viveva, nell’aprile del 2018, ma merita di essere ricordato in questa nostra rubrica in quanto esule ed emigrato. Nato a Gorizia il 29 gennaio del 1927, trascorse la sua infanzia e parte della gioventù a Fiume, città che amava molto, ma che la guerra lo costrinse a lasciare. Scelse di trasferirsi a Milano. Cresciuto in una famiglia di musicisti (suo padre suonava il violino e aveva anche una bella voce) da giovane vinse un concorso che gli permise di iscriversi nel capoluogo lombardo al Conservatorio “Giuseppe Verdi”, dove studiò accanto a nomi famosi della lirica, del calibro di Giuseppe Di Stefano. Nel 1951 debuttò nella “Norma” di Bellini, iniziando una lunga carriera che lo portò a cantare in alcuni dei maggiori teatri europei. Alla Scala di Milano debuttò nel 1953 dove cantò regolarmente fino al 1966. Durante una tournée in Israele dove aveva un ingaggio in “Sansone e Dalila”, conobbe un giovanissimo Placido Domingo, con il quale divenne molto amico perché gli salvò la vita. Soccorse infatti lui e sua moglie in Israele, un giorno in cui nuotavano insieme al largo di una spiaggia di Tel Aviv. Domingo e sua moglie Marta rischiarono di essere risucchiati da una corrente e stavano per annegare. Bertinazzo trasse in salvo Marta, mentre i bagnini salvarono Domingo. Il celebre tenore spagnolo, durante la sua tournée a Sydney, nel 2013, ricordò quell’evento ringraziando pubblicamente Bertinazzo.

 

Chierichetto dai Cappuccini
Ai tempi della fanciullezza e della gioventù, a Fiume Giuseppe Bertinazzo fu attivista dell’Azione cattolica e chierichetto nella parrocchia dei Reverendi Padri Cappuccini. A scuola non andava male, ma l’inclinazione per la musica e il canto erano estremamente forti e ben presto Giuseppe si rese conto di avere un talento naturale. Entrò così a far parte del coro di voci bianche della parrocchia e in seguito del coro di voci bianche dell’allora Teatro comunale “Giuseppe Verdi”. Spesso gli veniva affidata la parte di solista nelle opere pucciniane, come il pastorello nella Tosca o “Vo’la tromba e il cavallin” ne la “Boheme”. Era affascinato dalle voci dei tenori famosi all’epoca, a partire da Beniamino Gigli, Giovanni Malipiero e Giuseppe Lugo. I suoi esordi teatrali risalgono al 1932, quando salì sul palcoscenico per interpretare la parte del figlio di Cio-Cio-San, in “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini. In seguito, da adolescente, per un breve periodo, Giuseppe rimase senza voce. Ne approfittò per dedicarsi al calcio, ma continuò a lavorare a teatro, sia come comparsa, che come inserviente addetto al trasporto del bagaglio degli attori.

A 15 anni la voce gli tornò
Finalmente, a 15 anni, si accorse che la voce gli stava tornando robusta. Così, da tenore in erba, nel 1942 entrò a far parte del Teatro della fiaba, come primo attore e del Teatro Fenice. Iniziò a studiare canto sotto la guida del maestro Mario Trevisiol, trevigiano, pianista, a Fiume direttore d’orchestra e di coro, pedagogo alle scuole d’avviamento professionale “Emma Brentari” e “Gabriele D’Annunzio”, dalla cui vasta produzione, che andava dall’operetta, alla musica sinfonica, sacra e leggera (“La passione per Fiume”, “Barufe in zitavecia”…) era famoso il “Poema del Carnaro” che venne trasmesso pure alla radio. Nel 1943 la scuola di Bel canto di Fiume offrì a Giuseppe Bertinazzi l’occasione di debuttare in un concerto sinfonico vocale a Teatro, con l’orchestra al completo diretta proprio dal maestro Trevisiol. Cantò in coppia con il fratello Enzo, che era baritono, i duetti “O Mimi tu più non torni” dalla “Boheme” di Puccini e “Amici in vita e morte” dalla “Forza del destino” di Giuseppe Verdi. Fu un grande successo. In seguito interpretò pure piccole parti nelle opere “Lucia di Lammermoor”, in la “Traviata”, ancora in “Madama Butterfly” e nei “Pagliacci”.

Profugo a Milano
Alla fine della guerra Giuseppe Bertinazzo si ritrovò profugo a Milano. I genitori erano rimasti a Fiume. Per potersi mantenere si rivolse alla polizia ferroviaria. Iniziò a frequentare la Scuola di canto sotto la guida del tenore Aureliano Pertile e del Maestro Cesare Chiesa e vinse un concorso del Conservatorio “Giuseppe Verdi”. Successivamente prestò servizio nelle Ferrovie dello Stato, presso la biglietteria della Stazione di Milano Centrale. Ma il canto restò la sua passione, per cui si rimboccò le maniche fino a riuscire a cantare nel coro per la stagione estiva al Castello Sforzesco di Milano e a prendere parte alla prima rivista data nel dopoguerra al Lirico di Milano: Febbre Azzurra, con la compagnia di Erminio Macario. Nel novembre del 1951 debuttò al Teatro “San Materno” di Casoretto come tenore eroico, nel ruolo di Pollione, nella “Norma” di Bellini. Furono due serate di grande successo, con il teatro gremito di pubblico. Era l’anno commemorativo di Vincenzo Bellini e gli impresari lo impegnarono per altre 40 recite della “Norma” che furono eseguite in tutti i teatri della provincia di Milano e Varese. Quel ruolo gli aprì le porte ad altri ingaggi: entrò nel coro del Teatro alla Scala di Milano, dove lavorò con Maestri del calibro di Nino Sanzogno, Antonino Votto, Carlo Maria Giulini e di registi quali Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Franco Enriquez, Dominik Graf e Sascha Hartmann. Iniziò a girare in tournée per tutta l’Italia, poi per l’Europa, l’America, l’Asia e l’Africa, con opere sempre più impegnative: “Cavalleria rusticana”, “La forza del destino”, “La Traviata”, l’“Aida” i “Pagliacci”, “Il Trovatore”, “Ballo in maschera”, “Carmen”, “Sansone e Dalila”, “Macbeth”. Cantò con star della lirica di fama mondiale, quali Maria Callas, Dame Joan Sutherland, Giuseppe Di Stefano…

I tanti ruoli alla Scala
Rientrato a Milano nel 1960, fu scritturato alla Scala fino al 1969, dove interpretò moltissimi ruoli da tenore, cantando da Intendente Marescialla ne “Il cavaliere della rosa” di Richard Strauss e Ordinatore delle feste in “La dama di picche” di Piotr Ilic Ciaikovski nella stagione lirica 1960/1961; fu Secondo poliziotto in “Lo Zar/Histoire Du Soldat” di Kurt Weill e Primo compagno di cella in “Il buon soldato Svejk” di Guido Turchi nella stagione lirica 1961/1962; impersnò Mitrane in “Semiramide” di Gioachino Rossini, un Ufficiale in “Arianna e Nasso” di Richard Strauss e fu Prima voce in “Debora e Jaele” di Ildebrando Pizzetti, nella stagione lirica 1962/1963; e nuovamente Ufficiale ne “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini e Cocchiere in “Katarina Ismailova” di Dimitri Šoštakovič nella stagione lirica 1963/1964; e poi Capitano dei balestrieri in “Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi nella stagione lirica 1965/1966. In televisione si cimentò in scene dell’“Otello” di Verdi.

Una famiglia che adora la musica
Nel 1959, dopo le recite di “Sansone e Dalila”, “Carmen” e “Aida”, al Teatro Platza sull’isola di Mauritius, conobbe colei che sarebbe diventata sua moglie e nella chiesa di Santa Teresa coronò il suo sogno d’amore con Josée Le Roy. Ebbero una figlia e un figlio: Marie-Chantal, nata nel 1960 e Michele le Roy, nato un anno dopo, che hanno entrambi seguito le orme del padre. Quando la moglie si recò a Mauritius per avere il terzo figlio, Stefano, Giuseppe decise di trasferirsi con la famiglia in Australia. Un sogno che covava fin da giovanissimo. Nel 1961, durante una delle sue recite alla Scala, incontrò il soprano australiano Dame Joan Sutherland che lo incoraggiò a compiere il viaggio dal vecchio al nuovo continente, ma lo avvertì ricordandogli che nel Western Australia non esisteva una compagnia d’Opera. “Non importa. Se non c’è la fondo io”, le rispose. E così fu. Nel 1966 Giuseppe Bertinazzo lasciò l’Italia e si stabilì a Perth dove aprì una Scuola di canto e fondò poi, insieme ad altri collaboratori, la West Australian Opera Company, oggi West Australia Opera, seconda maggiore compagnia d’Opera australiana, della quale assunse la direzione senza interrompere l’attività artistica presso teatri, radio e televisione. Prese parte anche a vari film come attore e regista. Nel 1997 e nel 1998 diresse al Teatro Regal di Subiaco la “Traviata” e la “Boheme”. Per la sua attività di promozione dell’opera lirica e della cultura italiana in Australia fu insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale della Repubblica d’Italia e dell’Australian Order Medal dal governo australiano. Giuseppe continuò a cantare e a dirigere per la compagnia, canalizzando il suo talento musicale per promuovere l’opera in Australia finchè poté e ad oggi è ancora una figura celebre e popolare all’interno della comunità della West Australia Opera. È scomparso a Perth all’età di 91 anni.

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