«Dieta di nessuno», uno sguardo al passato per migliorare il futuro

Al Convegno tenutosi online, organizzato dal Consiglio regionale del Veneto in collaborazione con Federesuli, sono state aperte nuove e interessanti prospettive di studio

Franco Luxardo, Roberto Ciambetti, Renzo Codarin e Davide Rossi a Palazzo Ferro Fini

La “Dieta di Nessuno” e la valenza politica che tale avvenimento storico ha avuto per l’Istria, nonché il concetto di “autonomia” sono stati al centro del Convegno scientifico che si è tenuto in occasione del Giorno del ricordo 2021, nella Sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto.

 

 

Un momento di estrema importanza
Ricordiamo che la “Dieta di nessuno” è un avvenimento oggi pressoché sconosciuto ai più in Italia ma che rappresentò un momento singolarissimo nella storia dell’Istria e della Dalmazia. Dopo la caduta della Serenissima nel 1797, vissuta la parentesi dell’occupazione francese, anche nei territori dell’ex Repubblica di Venezia si fecero sempre più forti le resistenze anti-austriache tanto che non pochi istriani e dalmati furono tra i protagonisti a Venezia della difesa della Repubblica di Manin e di Niccolò Tommaseo, che, non dimentichiamolo, nacque a Sebenico e si formò negli studi a Spalato prima di giungere a Padova.

Con queste premesse, nelle vicende risorgimentali italiane, entra a pieno titolo la Dieta di nessuno del 1861. L’imperatore Francesco Giuseppe aveva promosso un Parlamento bicamerale chiamato a dibattere materie di carattere generale lasciando a 17 Diete provinciali di nuova costituzione la gestione di competenze in materia di affari locali e, sino al 1873, l’elezione dei deputati chiamati a rappresentare il territorio al Parlamento di Vienna.

La Dieta istriana fu insediata a Parenzo il 20 marzo 1861.

La Dieta era chiamata ad eleggere i due rappresentanti istriani a Vienna ma per due volte i 21 rappresentanti italiani scrissero sulla scheda “Nessuno”, un chiaro rifiuto del riconoscimento dell’autorità imperiale austriaca.

Persone cadute nell’oblio
In apertura dell’incontro intitolato “L’autonomia delle terre venete, uno sguardo tra passato e presente: a centosessant’anni dalla Dieta del nessuno”, Roberto Ciambetti, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha sottolineato l’estrema attualità del tema, nonostante il secolo e mezzo che ci separa dalla vicenda.

“La Dieta di nessuno è stata una contestazione dura, ma pacifica – ha puntualizzato Ciambetti – e non possiamo celebrare il Giorno del ricordo senza ricordare questa vicenda e ribadire l’italianità dell’Istria e della Dalmazia. Parliamo di uomini che rivendicarono l’identità italiana con un gesto simbolico e che vennero espulsi dai libri di storia, cadendo nell’oblio.

Nella storia di Venezia gli istriani e i dalmati hanno avuto un ruolo fondamentale e ricorderemo pure la Legione dalmato-istriana che la difese. Alla Dieta di nessuno di Parenzo 20 su 30 deputati si rifiutarono di piegare la testa di fronte al potere centralizzato dell’Impero. Persino il poeta Biagio Marin, parlando del confine orientale dopo la Seconda guerra mondiale, si rese conto del totale disinteresse da parte dell’Italia per questa importante fetta di storia nazionale”.

Ottimi i rapporti tra Italia e Croazia
All’incontro virtuale hanno preso la parola pure i rappresentanti italiani in Croazia, Pierfrancesco Sacco, Ambasciatore d’Italia in Croazia e Davide Bradanini, Console generale d’Italia a Fiume. Il primo si è dichiarato d’accordo con la necessità di studiare più a fondo tematiche di questo tipo, ovvero legate al concetto di autonomia, un termine talvolta strumentalizzabile, altre volte meglio messo a fuoco. Autonomia è fonte di responsabilità, ha spiegato, e dinamizza la vita pubblica.

“Noi come rappresentanti dell’Italia nel mondo, siamo orgogliosi di rappresentare un Paese che fa dell’autonomia uno dei suoi principi fondanti – ha dichiarato Sacco -. Siamo orgogliosi anche di rappresentare la Regione del Veneto e il Friuli Venezia Giulia, soprattutto in una prospettiva di collaborazione futura. In quest’area geografica siamo in una fase di rilancio dei rapporti, in quanto si sta sviluppando un nuovo approccio all’Europa sudorientale incentrato su una capitale come Zagabria, che merita un’attenzione più viva. A coronare questa nuova era di collaborazione transfrontaliera ci sarà in questi giorni la firma di un accordo tra Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto e Blaženko Boban, presidente della Regione di Spalato e della Dalmazia”.

Collaborazione e iniziative comuni
Il Console generale Bradanini ha salutato la decisione di esplorare fenomeni e contesti storici poco frequentati anche perché la costituzione della Dieta istriana è sconosciuta al vasto pubblico italiano, ma è una parte costituente della storia nazionale. Purtroppo le vicende di queste terre nel secondo Ottocento sono state travolte dalle memorie del Novecento.

“Nel contesto odierno ci si offre la preziosa occasione di rivalutare gli antagonismi nazionali – ha puntualizzato Bradanini -, ma abbiamo anche le possibilità di collaborazione e iniziative comuni”.
Nel corso dei discorsi introduttivi ha preso la parola pure lo studioso Davide Rossi, dell’Università degli Studi di Trieste, il quale ha parlato del concetto dell’autonomia e del suo valore in quanto strumento tecnico per la gestione della pluralità e la tutela delle minoranze.

L’autonomia come concetto chiave
Franco Luxardo, presidente dell’Associazione dei Dalmati Italiani del Mondo, ha ricordato, a fianco della Dieta di nessuno, la Dieta dalmata a Zara nello stesso anno e ha proposto di prenderla come spunto per il prossimo convegno.

Renzo Codarin, Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha spiegato che il Giorno del ricordo “ha permesso agli italiani di conoscere la nostra storia e ci ha permesso di essere riconosciuti”. Il vecchio spirito laborioso e di rispetto delle contaminazioni etniche della Serenissima aveva creato un mare, identitario ma non etnicocentrico, che ora è europeo.

Giuseppe de Vergottini, dell’Università degli Studi di Bologna e Presidente di FederEsuli ha esposto la lezione intitolata “Il concetto di ‘autonomia’ nel Novecento costituzionale: un inquadramento concettuale”.
De Vergottini ha parlato soprattutto di diplomazia e rapporti bilaterali, salutando i passi avanti che sono stati fatti negli ultimi anni e che rappresentano delle premesse di lavoro interessanti.

Ha ricordato pure il rapporto con l’Unione Italiana e le CI sul territorio, una risorsa preziosa da rafforzare e sfruttare. Nella seconda parte dell’esposizione ha parlato di autonomia in quanto potere inquadrato nel concetto di sovranità nazionale e spazio di libertà per le comunità locali.

De Vergottini ha illustrato anche il rapporto della Repubblica veneta con le realtà territoriali, da una parte assorbite e controllate, ma al contempo riconosciute e rispettate a condizione che fossero leali alla nuova amministrazione veneziana.

Importante l’esperienza fiumana
Il secondo intervento della serie è stato quello di Kristjan Knez, presidente della Società di Studi storici e geografici di Pirano, il quale ha offerto una prospettiva più ampia dei rivolgimenti storici dell’epoca, suggerendo di includere nel novero dei movimenti autonomistici pure il coevo episodio di Fiume, che dal 1848 era nell’orbita d’influenza croata.

Nel 1868 Fiume si astiene dall’invio dei quattro deputati alla Dieta di Zagabria prima degli eventi di Parenzo.

La modalità di protesta non violenta è la stessa con le schedine che citano Nessuno da inviare alla capitale. Alle seconde elezioni, estese a tutta la cittadinanza, di 870 votanti, 840 scrivono Nessuno. La terza volta viene allargata la base degli aventi diritto al voto e di 1.484 votanti più di 1.400 scrive “Nessuno”.

La quarta volta l’autorità austroungarica decide di scegliere i deputati tra i nomi esistenti, annullando le schedine con la parola “nessuno” e in quest’occasione le elezioni vengono disertate e il Consiglio comunale viene sciolto.

Per questo motivo è importante considerare la Dieta di nessuno istriana non come un fenomeno isolato, ma un episodio che s’inserisce nelle vicende Risorgimentali d’Italia.

La prima metà del Novecento
Ester Capuzzo, dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha parlato de “La fine del sistema autonomistico nelle Nuove Provincie”, ovvero dell’amministrazione particolare di territori come il Trentino Alto Adige, la Venezia Giulia (con Trieste), la provincia di Gorizia (Friuli austriaco), tutta l’Istria e la Dalmazia ricevuta dall’Italia sulla base del patto di Londra del 1915.

Capuzzo si è concentrata sul periodo della prima metà del Novecento e le tendenze a salvaguardare il sistema autonomistico nelle province. Figure di spicco di quest’epoca sono stati Francesco Salata, convinto autonomista e il trentino Alcide de Gasperi, entrambi mediatori tra il sistema vigente nelle loro terre d’origine e il quadro istituzionale e normativo italiano. Hanno appoggiato il mantenimento del sistema autonomistico asburgico in alcune parti, ma senza soluzioni di tipo separatista o federalista.

Prospettive per il futuro
L’ultimo intervento del Convegno è stato quello di Dario Stevanato, dell’Università degli Studi di Trieste e membro della delegazione della Regione Veneto nel negoziato con lo Stato per il conseguimento di ulteriori forme di autonomia, il quale ha parlato delle “Prospettive dell’autonomia”, esponendo un tema di estrema attualità, ovvero la prospettiva dell’autonomia differenziata per alcune regioni italiane.
Le spinte di una decina di anni fa per un assetto maggiormente federalista sono rimaste solo parzialmente attuate e recentemente è in atto un tentativo da parte di alcune regioni, tra cui Veneto ha un ruolo guida, di attivare quella possibilità prevista da una norma della Costituzione riformata nel 2001 e cioè l’esplorazione di un regionalismo rafforzato o differenziato e un’autonomia a geometria variabile.
La singola regione può ottenere maggiori spazi di autonomia nelle materie a legislazione concorrente e maggiori risorse finanziarie se ha ottenuto l’ampliamento delle competenze.

Il tentativo di autonomia differenziata, ha concluso Stevanato, non è un tentativo di scissione ma una gestione autonoma all’interno del perimetro costituzionale.

Gli interventi presentati al Convegno verranno pubblicati in una raccolta di saggi a cura della Regione.

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