La conoscenza. Non si sottolinea mai abbastanza la sua importanza a tutti i livelli e in tutte le situazioni. In questa nostra pagina del sabato ci occupiamo di Storie di Esodo e di associazionismo giuliano-dalmato, ma se capita di ragionare con un pubblico che si rapporta in modo superficiale o disattento con questo mondo sparso, spesso ci rendiamo contro che nella maggior parte dei casi non si conosce la struttura entro la quale si muove il popolo degli esuli giuliano-dalmati nel mondo.
Un piccolo aneddoto: anni fa – parecchi – a una conferenza mi trovai a occupare il posto vicino a Silvio Delbello, personaggio in vista dell’associazionismo, nato a Umago, esule a Trieste. Nonostante l’attenzione nel cercare di capire gli interventi dei vari relatori, una cosa era difficile da inquadrare: chi rappresentavano e perché ognuno dichiarava una diversa appartenenza all’interno del mondo della diaspora.
Ebbene, con il suo aiuto fui in grado di disegnare una mappa.
L’associazionismo giuliano-dalmato in Italia non ha una realtà piramidale, ma è l’impronta consolidata nel tempo, di scissioni, divisioni, trasformazioni, unioni che hanno caratterizzato il suo sviluppo fin dal 1943.
Il primo comitato di aiuto ai profughi, nasce a Napoli per dare sostegno ai rifugiati dalla località di Zara. La città venne ripetutamente bombardata dagli alleati costringendo chi s’era riuscito a salvare, a partire. Se ne andarono soprattutto via mare raggiungendo l’Italia, Napoli in particolare: personaggi in vista che la storia ricorda e altri, furono di sostegno alle proprie genti. Ma sarà a Milano che nel 1947 verrà fondato il primo nucleo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia con Comitati che sorgeranno lentamente in tutte le città italiane dove gli esuli trovarono casa uscendo dai campi profughi, riunendosi spesso in comunità.
Gli interessi e i diritti degli esuli
Un Comitato ANVGD sorse anche a Trieste dove esistevano già altre realtà destinate a curare gli interessi e i diritti degli esuli: il lavoro, la casa, in primo luogo. La prima associazione a formarsi a Trieste fu l’Associazione delle Comunità istriane, emanazione del CLN dell’Istria. Il mondo era diviso in blocchi, il confine faceva paura, la battaglia per la sopravvivenza divenne con gli anni anche battaglia politica, era necessario cercare l’aiuto dei partiti in base alle proprie necessità e tendenze, che non sempre collimavano. Le famiglie e le comunità contraddistinte dai colori dei loro gonfaloni e dalla forma dei loro campanili, vissero una prima scissione e nacque l’Unione degli Istriani.
Solo con gli anni, accanto a queste formazioni impegnate a mantenere viva la realtà delle compagini, continuando a esprimere la loro cultura, il dialetto, il canto, l’amore per il teatro e così via, ingaggiando battaglie per i beni abbandonati, l’idea del ritorno… sentirono il bisogno di un salto di qualità. Venne creato l’Istituto regionale per la Cultura istriana-fiumana-dalmata, IRCI, con una prima sede in P.zza Ponterosso poi trasferito in Via Torino. A Roma invece nasceva la Società di Studi Fiumani e l’Archivio storico di Fiume nel Quartiere giuliano-dalmato di Roma. Vale a dire due istituti autonomi per l’attività di carattere storico-scientifico che si occupano comunque della realtà del mondo degli esuli, ambedue sono riusciti a creare dei Musei sulla cultura di un popolo andato esule, a raccogliere testimonianze sulla storia istriana-fiumana-dalmata, a fermare il tempo con documenti e oggetti che il Museo di Roma e l’esposizione oggi al Magazzino 26 di Trieste ben rappresentano.
Alla metà degli anni Sessanta dall’ANVGD si staccheranno tre realtà importanti: i cosiddetti Liberi Comuni di Fiume, Pola e Zara che opereranno per consolidare il senso d’appartenenza a una specifica comunità con la sua storia, gli uomini illustri, la cultura industriale e scientifica che avevano bisogno di una maggiore coesione tra le proprie genti. Nascono a Padova e dintorni e continuano ancora oggi a operare in piena efficienza. Nell’ultimo decennio i tre Liberi Comuni in Esilio hanno cambiato Statuto e descrizione definendosi Associazioni, un concetto che meglio aderisce alla necessità di coinvolgimento delle giovani generazioni e a quella di un dialogo con le località di origine. Insieme alle Comunità e Famiglie triestine, avvieranno una stagione di Raduni nelle città d’origine su un confine reso permeabile e quasi inesistente dall’allargamento europeo a est e poi con l’adesione di Slovenia e Croazia al Trattato di Schengen.
«Ci vuole un grafico»
Di tutta questa realtà solo alcune hanno aderito al coordinamento al vertice demandato alla Federazione delle Associazioni degli esuli, ormai nota come FederEsuli. L’ANVGD con i suoi Comitato dispersi in 16 regioni in tutta Italia; l’Associazione delle Comunità istriane di Trieste con la sua sede in via Belpoggio; i tre Liberi Comuni di Fiume, Pola e Zara.
Non fanno parte di FederEsuli né l’Unione degli istriani, né gli Istituti di carattere scientifico – oltre ai due già citati operano anche le Deputazioni di storia Patria a Trieste, a Venezia e a Roma –; né il Circolo di Cultura istro-veneta “Istria” nato nel 1982, emanazione di un gruppo di esuli intellettuali di sinistra e oggi a capo del primo Museo Virtuale ESPOES che si può visitare sul sito dedicato; né la Lega Nazionale con la sua lunga storia legata soprattutto alla scuola; né il Coordinamento Adriatico; le nuove formazioni.
Nel corso degli ultimi decenni sono sorte altre realtà associative vicine al mondo degli esuli, si tratta di tentativi di rivitalizzazione di alcuni aspetti dell’attività tradizionale: con Internet sorgerà il CDM a Trieste con un importante sito “arcipelagoadriatico” e il Salone del Libro “La Bancarella”; la Mailing List Histria che si porrà come “gruppo di dibattito e sensibilizzazione sui grandi temi degli esuli” e che opera ancora oggi, soprattutto nelle scuole della costa adriatica orientale con l’ormai famoso Concorso che coinvolge centinaia di studenti; altre realtà sono nate e si sono spente nel giro di pochi anni; altre stanno nascendo sempre traendo spunto dall’impegno delle associazioni degli esuli. Ultima in ordine di tempo la rete del Comitato 10 Febbraio che si pone come “stampella” per l’aiuto alle attività degli esuli, ma che non coinvolge – se non in rari casi – gli esuli e i loro discendenti, usando i simboli e le istanze degli esuli per una propria visibilità, a volte tollerati, a volte meno.
“Ci vuole un grafico”, s’era commentato con Silvio Delbello, “per rappresentare questa realtà”, alla quale vanno aggiunte le testate della stampa giuliano-dalmata – fino a qualche anno fa “Difesa adriatica” era l’importante organo d’informazione che “univa” tutti i Comitati ANVGD riportando cronache e commenti della loro attività, ma anche notizie sull’impegno di FederEsuli nel dialogo sui grandi temi del mondo degli Esuli. Ad oggi rimangono comunque una manciata di periodici che testimoniano l’attività delle singole associazioni – e naturalmente tutti i Circoli e Club che operano all’estero e negli altri continenti e fanno capo all’Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste che è un’emanazione della Regione Friuli Venezia Giulia alla quale fa capo con le altre associazioni dei corregionali nel Mondo della medesima regione.
Semplificare il dialogo
E magari a questo elenco manca qualche elemento – non ci sono dubbi – come succede quando si vogliono elencare i nomi dei setti nani, a doverli citare tutti, uno sfugge sempre, si nasconde senza ritegno, tanto per creare maggiore confusione.
Perché non unire tutte queste sigle, almeno quelle che rappresentano il mondo degli esuli? La domanda è frequente e quasi scontata, ma rimane sospesa, o magari ne innesta altre: con quale finalità, a quale scopo, con che tipo di gestione. Le risposte sono molteplici. Magari per semplificare il dialogo col Governo e con i Ministeri, magari per addivenire a una piattaforma di iniziative che evolvano il ruolo dell’associazionismo a favore di una migliore definizione dell’identità di questo mondo sparso. Chi sono oggi i giuliano-dalmati e soprattutto che cosa si sentono le giovani generazioni? Raccontiamo un piccolo popolo che, per ragioni anagrafiche, sta scomparendo ma, a questo punto, ribadiamo pure che non si deve permettere che scompaiano le sue istanze e quella forza intrinseca rappresentata dalla sua storia, cultura, tradizioni, linguaggi che ne determinano l’importanza e il diritto a uscire dall’indifferenza del resto del mondo con dignità e onore, lontano dagli interessi della politica, dalle imposizioni dei partiti, in omaggio alla civiltà di un essere ancora vivo e pensante.
Un suggerimento, munirsi di carta e matita, elencare tutti i soggetti in campo, unire i trattini, in un gesto scaramantico, forse utile a risvegliare il gigante.
Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.
L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.









































