Un muro invisibile

Sabato, 9 novembre si sono interrotte le trasmissioni satellitari di Radio e TV Capodistria su Hotbird

I programmi della Radio e di TV Capodistria sono scesi dal satellite a svantaggio di tutti, a prescindere dall’entità dell’urto subito dalle singole realtà informative o dalla diffusione dell’uso delle piattaforme eventualmente sostitutive tra gli utenti. L’interruzione delle trasmissioni satellitari, un progetto avviato nel 2006 con il sostegno dell’Unione Italiana e grazie ai finanziamenti erogati alla CNI dal governo italiano e dalla Regione FVG e in una seconda fase anche a quelli assicurati da Lubiana, segna la chiusura di un ponte ideale che collegava tre Stati. Lo faceva assicurando un servizio che definire un valore aggiunto modesto come fatto di recente da qualcuno che, parlando dei programmi proposti dall’emittente capodistriana li ha definiti “non interessanti per il grande pubblico” suona ingeneroso e scollato dai principi alla base del servizio pubblico radiotelevisivo. Principi che attengono a valori e che le Costituzioni fanno propri quando parlano di libertà di parola e di diritto di informare e di essere informati, ma anche di pluralismo. Il servizio pubblico radiotelevisivo, infatti, trova la sua ragion d’essere anche come strumento volto a diffondere la cultura per concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese. Un compito non sempre facile e sicuramente sempre meno economicamente vantaggioso, ma non per questo meno utile. Ecco perché nel riconoscere l’interesse generale che sorregge l’erogazione del servizio pubblico radiotelevisivo e gli obblighi particolari ad esso connessi in Europa gli Stati invitano ad adeguare la tipologia e la qualità della programmazione alle specifiche finalità di tale servizio, non piegandole alle sole esigenze quantitative dell’ascolto e della raccolta pubblicitaria e non omologando le scelte di programmazione a quelle proprie dei soggetti privati che operano nel ristretto e imperfetto mercato radiotelevisivo. Concetti che ben si sposano con i principi ai quali si richiama la normativa europea. “Il sistema di radiodiffusione pubblica negli Stati membri è direttamente collegato alle esigenze democratiche, sociali e culturali di ogni società, nonché all’esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione”, precisa infatti, tra l’altro, il Protocollo 27 allegato al testo del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa.In queste ore i messaggi di solidarietà alle redazioni capodistriane si moltiplicano dando all’appello volto a individuare soluzioni adeguate carattere transfrontaliero e istituzionale. In alcuni di questi emerge in modo evidente quanto il prodotto informativo creato giorno per giorno in modo professionale in una realtà della CNI incida su un territorio ben più vasto di quello che coincide con l’insediamento storico e quanto questo stesso prodotto contribuisca all’affermazione dei diritti di tutti nel pieno rispetto della filosofia europea. Appelli rispetto ai quali l’auspicio è che non si guardi dall’altra parte, ma si vada oltre evitando così che il 9 novembre – giorno in cui si celebra la caduta del Muro di Berlino – debba essere ricordato anche come la data in cui la chiusura di un ponte televisivo ha creato un muro che per quanto invisibile riesce a dividere famiglie, amici, destini… nella comune casa europea.

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