Turismo. Avanti, costi quel che costi

Una ragazza prende il sole sulla spiaggia di Cantrida, a Fiume. Foto Goran Kovacic/PIXSELL

La Croazia non ha rinunciato alla stagione turistica, a prescindere dall’emergenza sanitaria. Del resto ciò significherebbe rinunciare a priori a un buon 20 per cento del prodotto interno lordo, con effetti economici e sociali dirompenti. Quale sia l’importanza dell’industria dell’ospitalità lo dimostra il fatto che Zagabria si è mossa in anticipo rispetto agli altri Paesi, aprendo di fatto le porte unilateralmente agli stranieri, che non debbono più sottostare al periodo di quarantena. Di fatto non è obbligatoria nemmeno la misurazione della temperatura alle frontiere. Ben difficilmente una simile fuga in avanti sarebbe stata fatta senza motivazioni di carattere economico ben precise. La convinzione delle autorità nazionali è chiaramente quella che i benefici di una simile iniziativa siano superiori rispetto ai pericoli d’una seconda ondata della pandemia. In altre parole siamo in presenza di un rischio calcolato, che si ritiene vi sia la possibilità di affrontare dall’ottica epidemiologica, sanitaria.
Ma sul fatto che i confini siano realmente permeabili, ovvero aperti ai turisti, permangono sfumature nelle dichiarazioni che lasciano intendere come la situazione sia ancora tutta in divenire. Tanto più che gli altri Paesi ancora tentennano. Il ministro degli Interni Davor Božinović non ha dubbi: i turisti possono venire in Croazia, le frontiere sono aperte e gli alberghi pure. Basta in pratica prenotare l’alloggio. Sulla stessa linea il ministro del Turismo Gari Cappelli, il quale conferma che Zagabria si atterrà al protocollo dell’Unione europea, ma con alcuni Paesi, ad esempio la Repubblica ceca, procederà ad accordi su base bilaterale per agevolare i flussi turistici. Come dire si ricorrerà ai famosi corridoi. La convinzione di Cappelli è che con la Slovenia già fra qualche giorno ci sarà l’accordo. Il premier Plenković ha pure confermato colloqui bilaterali con una serie di Paesi tra cui la Germania.
A frenare, ovvero a raccomandare più cautela, però sono paradossalmente le autorità locali. Il responsabile della Protezione civile istriana Dino Kozlevac ha avvertito che se dovesse verificarsi un’escalation dell’epidemia non si esiterà un attimo a ripristinare la quarantena. Già per questo fine settimana l’Istria si attende centinaia se non migliaia di stranieri in entrata. Il timore di Kozlevac è che questo possa mettere sotto pressione il sistema sanitario. Ma gli esperti di Zagabria, a cominciare dalla direttrice dell’Istituto per la medicina d’urgenza, Maja Grba-Bujević e membro della Task force della Protezione civile, sono convinti che l’Istria abbia le carte in regola per avere una buona estate turistica, visti gli ottimi risultati conseguiti finora nel contenimento della pandemia. Certo è però che gli epidemiologi vanno con i piedi di piombo, sono comunque più cauti dei politici, mettono le mani avanti e invitano comunque i cittadini al rispetto perlomeno delle regole sul distanziamento sociale..
Resta però sul fronte politico l’incognita rappresentata dal fatto che l’Europa fatica a definir regole certe, vincolanti per tutti o che almeno tutti s’impegnino a rispettare. Nelle sue raccomandazioni l’Unione ha di fatto dato la possibilità ai Paesi membri di muoversi liberamente, in base alla situazione epidemiologica nelle singole zone. L’Italia, per bocca anche del premier Giuseppe Conte, ha lasciato intendere che non gradisce l’idea dei corridoi turistici. Sul campo la situazione è variegata, ma nell’insieme gli Stati non accennano a liberalizzare la circolazione. Pure laddove c’era il regime di Schengen le frontiere sono ancora nella maggior parte dei casi rigorosamente chiuse, a parte le eccezioni per motivi di lavoro o umanitari. Alla fine, secondo gli analisti, la principale vittima politica dell’epidemia da coronavirus in Europa potrebbe essere proprio la libertà di circolazione. Una volta innalzate le barriere non sarà facile abbatterle. Chissà che la pandemia non si porti via pure Schengen, temono alcuni. E sui confini “aperti”, sulle esternazioni contraddittorie che arrivano, che dire? Così è se vi pare…

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