TACKLE Aspettando il Mondiale

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TACKLE Aspettando il Mondiale
Foto Shutterstock

Sono 28 le tessere già incastrate nel puzzle del Mondiale 2026 extralarge di calcio in programma dall’11 giugno al 19 luglio negli Stati Uniti, in Canada e in Messico e che vedrà per la prima volta l’allargamento del numero di partecipanti da 32 a 48. Con più squadre in lizza, sono naturalmente aumentate le opportunità di qualificarsi per le nazionali di tutto il mondo. C’è chi ha prontamente colto la palla al balzo per riscrivere la propria storia, raggiungendo un traguardo che segna un prima e un dopo nella loro storia calcistica. La rassegna iridata nordamerica accoglierà così tre squadre esordienti assolute: Uzbekistan, Giordania e Capo Verde, che in un contesto diciamo con un formato più conservativo difficilmente avrebbero difficilmente ottenuto un posto nell’élite pallonara. Ma proprio per permettere questa “ventata di novità” è stato uno dei motivi, se non il principale, dell’ampliamento voluto fortemente dalla FIFA, come spiegato all’epoca dal presidente Gianni Infantino: “Sedici squadre supplementari avranno l’opportunità di partecipare al Mondiale, un evento magico. Nulla aiuta più lo sviluppo del calcio che la prospettiva di partecipare a una Coppa del mondo”, aggiungendo che “la durata della competizione non sarà aumentata e, al massimo, una nazionale giocherà sette gare, proprio come accadeva con il format a 32 squadre”. In quasi in tutti le confederazioni la situazione è piuttosto chiara – mancano da limare soltanto alcuni dettagli –, e c’è chi come il Sudamerica conosce da tempo le selezioni qualificate.
Nel percorso europeo il primo verdetto è arrivato dal Gruppo K, dove l’Inghilterra ha fatto il suo dovere ottenendo il pass alla fase finale del prossimo Mondiale con due partite di anticipo. Ci sono comunque altre nazionali che attendono soltanto il conforto dell’aritmetica per stappare lo champagne (Croazia), altre che hanno raggiunto l’obiettivo minimo dei play-off (Italia) e altre ancora che sono praticamente fuori dai giochi (Slovenia). La nazionale di Dalić si trova in una botte di ferro. Basta un pareggio in una delle ultime due gare per ottenere il punto necessario a qualificarsi e visti gli avversari (Faroe a Fiume e Montenegro in trasferta) non dovrebbero esserci sorprese. Il discorso per gli azzurri di Gattuso cambia radicalmente. Saltare l’appuntamento iridato per la terza volta consecutiva sarebbe un disastro epocale o ancora peggio, ma si sa bene che i play-off nascondono sempre e comunque delle insidie come l’Italia ben sa. L’entusiasmo che si è creato negli ultimi mesi dopo l’en plein di vittorie (4 su 4) sotto la guida di Ringhio è però un pochino esagerato: dovrebbe rientrare nella normalità battere due volte Israele ed Estonia, ma con l’unico avversario serio, la Norvegia, è arrivato un brutto KO, con gli scandinavi che aspettano pure la certezza matematica della qualificazioni, forti anche di una differenza gol mostruosa in caso di arrivo a pari punti con gli azzurri. La Slovenia invece si aggrappa soltanto alla teoria per raggiungere almeno i play-off: deve battere in casa il Kosovo (a +4 sulla truppa di Kek), quindi la Svezia in trasferta e sperare… nel miracolo.

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