Simboli, politica e geometrie variabili

Foto Goran Žiković

L’anticipo di campagna elettorale che s’impone agli onori delle cronache e all’attenzione dei cittadini in vista del voto amministrativo in agenda a maggio propone geometrie variabili. Il discorso politico si presenta fluido e duttile, come se i contenuti fossero pronti ad assumere forme nuove, quasi a voler interpretare il concetto di resilienza.
Ci sono formali alleanze che si sfasciano in un palazzo del potere per ricomporsi in un altro nonostante per arrivare da uno all’altro basti fare letteralmente pochi passi, tant’è breve la distanza fisica che li separa. Attori della scena politica che hanno assicurato la maggioranza necessaria al Bilancio cittadino e a progetti che hanno generato divisioni e dibattiti e che finanziariamente sono più che impegnativi, non soltanto qui e ora ma nel tempo, sostengono ora un discorso elettorale per il quale sarebbe impossibile assumere impegni chiari senza avere una visione altrettanto chiara dello stato delle finanze cittadine. C’è chi si propone a funzioni di vertice nell’amministrazione municipale presentando nuove alleanze in contrapposizione con quanti fino a ieri ha criticato, per poi dirsi pronto a un passo indietro nel caso chi siede ai banchi verso i quali le critiche erano indirizzate dovesse accogliere la mano tesa recante una proposta di collaborazione. Altri scoprono la vocazione politica e si mettono in gioco presentandosi con il proprio bagaglio di competenze ed esperienze. C’è anche chi è in corsa per il posto di vicesindaco e la propria visione la racconta attraverso le sue opere, piazzandole sui manifesti del partito del quale è candidato. È quella stessa stella a cinque punte che era stata collocata sul Grattacielo di Fiume e finanziata, sotto il marchio CEC 2020 – alla pari di altre opere dello stesso autore – con denaro pubblico, che aveva provocato non poche polemiche e che la politica non commenta perché le libertà artistiche tali sono e tali devono rimanere.
Nuove tendenze o vecchi modelli che riaffiorano? A ragion di memoria risulta che le alleanze in politica si sono strette e sciolte più o meno da sempre, che i partiti si possono trasformare, che gli antagonisti di un tempo possono diventare alleati in altre stagioni. Gli imprenditori che scendono in campo non sono una novità già da diversi decenni e la storia politica registra anche artisti che non hanno detto no alla possibilità di fare politica attiva. Viene in mente Guttuso, che per due legislature fu senatore eletto nelle file del suo Pci. Quello stesso Pci per il quale all’inizio degli anni ‘50 disegnò il simbolo, la falce e martello su sfondo tricolore. Lo fece però appunto per il partito e non sotto il cappello di un programma culturale finanziato da tutti i contribuenti. A fare un’opera d’arte di quel simbolo fu, una ventina d’anni dopo, Andy Warhol, che lo destrutturò e mise sul mercato, lasciando a questo il giudizio sul suo Hammer and Sickle.

Facebook Commenti