SECONDO ME Quello che le parole non dicono

Adoro le campagne elettorali. Le a-do-ro. Innegabilmente ci sarebbero, anzi, ci sono modi migliori per trascorrere il tempo: un buon libro, una passeggiata, un po’ di mare, uscite con gli amici, giardinaggio… eppure, su tutto ha la meglio la campagna elettorale. Non tanto per questioni di politica, che m’interessa e mi piace, ma in queste nostre turbolente geografie è ben lontana dall’essere “la scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”, come recita l’autorevole Treccani e diventa quello che, forse meno autorevolmente ma certo vedendoci meglio dice qualcuno: una “signora dai più che facili costumi” (abbiamo parafrasato). Perché, allora, abbuffarsi di campagna elettorale? Per vedere quello che le parole non dicono. Tanto, a promettere sono bravi tutti. E, una mano sul cuore… cioè, no, che sarebbe di parte (politica), diciamo allora che a onor del vero, più o meno tutte le formazioni partitiche e no in corsa promettono una vita migliore, pensioni più alte, stipendi minimi garantiti che basterebbero ad arrivare a fine mese senza fare niente, riforme sanitarie, diritti, garanzie… salvo poi non dire come realizzare il disegno.
Abbiamo esperienza di come vadano a finire le cose. Mi piace guardare le persone, il come dicono le cose, lo strano gioco tra politici ed elettori in un rincorrersi di promesse-illusioni-delusioni. Perché di colpo tutti sanno tutto, hanno la ricetta giusta, la risposta esatta, la soluzione talmente ovvia. Le opzioni in corsa sono quasi una settantina (66, se ho contato bene. Un numero che fa sentire odore di zolfo). Più che tante, troppe.
Timidamente, i poster elettorali avevano già iniziato ad ammiccare, complici, dal bordo strada, dalle facciate…
“Hrvatska se voli radom”, ovvero “La Croazia si ama col lavoro”. Firmato HNS (Popolari). Ebbene, signori, conosco gente che ha lavorato sodo e tanto da dispensare amore a tutto il mondo, ma purtroppo non è stato ricambiato. Un amore da stalker, tanto hanno lavorato, che comunque non li ha portati da nessuna parte. Sentimento non ricambiato. Amor ca nullo amato amar perdona… ma solo a chiederlo al Sommo Poeta.
Senza firma, ma su sfondo bluette, un indicativo “Ime mi je Istra. Prezime Kvarner” – “Mi chiamo Istria. Di cognome faccio Quarnero”. Whaaaat? Per favore, urge spiegazione. Qualcuno sta tentanto-proponendo-annunciando un matrimonio forzato? Una ricucitura amministrativa del territorio?
Rosso di poster bel risultato si spera? Mah. Comunque, su sfondo rosso (latore del messaggio individuabile) “Izađi i promjeni” – “Vota e cambia”. Hmm. Slogan scontato e un po’ annacquato.
“Bero nije rješenje, HDZ je uništenje” – “Bero non è la soluzione, l’HDZ è la distruzione”. Firmato Mirando Mrsić (Democratici-Laburisti-Partito del lavoro). Come dire, due piccioni con una fava, sparando a SDP e Accadizeta. Ricordiamo che Mrsić ha restituito proprio la tessera dell’SDP.
“Identità e orgoglio. Viva noi!”: lo slogan è indirizzato alla CNI. Excuse me: con tutto il rispetto è un po’ stantio, ripetitivo e generico. Probabilmente sono attenti a identità e orgogliosi dell’appartenenza anche francesi, tedeschi, americani, maori…
E i confronti in TV? Dai! Non potete lasciarvi sfuggire rinfacci, anche offese, i panni sporchi che non si riescono a trovare in fondo agli armadi! Non è pettegolezzo, ma semplicemente indicativo di dove non si possa e non si voglia arrivare per raggiungere il fine. Ah, Nicolò, saggi insegnamenti, i tuoi. Per qualcuno.
La politica piace. I candidati che guardano al Sabor sono sempre più numerosi e di varia provenienza che verrà il giorno che per ogni cittadino ci sarà un partito o un’opzione civica. Siamo fatti così. Ma del resto è difficile sottrarsi all’incanto della poltrona. Così, tra politici di carriera, ecco cantanti, sportivi, comici (che la faccenda sia tutta da ridere?!), ex qualcosa.
Ci vorrà del tempo prima che nell’acqua politica si sedimenti quello che prettamente politica non è. Ci vorrà del tempo (ma quanto?) per emulare le democrazie storiche, nelle quali si danno battaglia due-tre schieramenti altrettanto storici e con un volto ben definito. Non che questo proliferare di candidati non abbia un suo perché. Motivi di essere felici e soddisfatti, in effetti, non ce ne sono. Quelli che emergono, in tempi di campagna elettorale con maggiore frequenza e potenza, non sono pettegolezzi, ma casi gravi al punto da venire catalogati in voci contemplate dal Codice penale. E succede che i tristi autori non sentano nemmeno il bisogno di farlo di nascosto. Sì, c’è di che essere delusi. Non sono sempre buoni gli esempi che arrivano dalla politica e dai politici. Non tutti, ben inteso. Ma i cattivi esempi sono sempre più rumorosi e numerosi degli altri. Questo spiana la strada al populismo che non può essere politica. Può piacere a livello di sfogo, ma certo non può seriamente andare oltre.
Difficile dire che cosa succederà alla fine. Alla destra, Miroslav Škoro e coalizione probabilmente tolgono un po’ di sonno all’Accadizeta per un probabile fagocitare di preferenze. L’SDP ha fatto salire sul vagone abbastanza gente e il tutto potrebbe essere difficile da gestire. Sullo stesso treno è salita pure la DDI e qualcuno ha letto in questo una certa qual debolezza del partito della capra. O forse anche dell’SDP. Se la memoria non ci inganna, alle precedenti Parlamentari, DDI, Alleanza Litoraneo montana e Lista per Fiume nell’VIII circoscrizione avevano fatto tutto da soli. Nel 2015 altrettanto. Nel 2011 era nella coalizione Kukuriku assieme a SDP, HNS e HSU. L’SDP in penisola mastica amaro per chi non è in corsa e nelle autonomie locali tra Socialdemocratici e Dieta non solo non è amore ma è proprio un guardarsi in tuta mimetica imbracciando il fucile. Un vespaio. Con intrecci che nessuna soap messicana o turca riuscirà mai ad imitare. E poi dite che le campagne elettorali non sono interessanti!?

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