Croazia in Schengen. Istria e CNI unite

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Croazia in Schengen. Istria e CNI unite
Il confine croato-sloveno di Castelvenere, in Istria

Inutile dire che in Croazia si registra un clima di grande soddisfazione per quello che si configura realmente come il raggiungimento di un obiettivo strategico. Con il venir meno dei controlli alle frontiere con i Paesi confinanti dell’Unione europea la Croazia è ora davvero a pieno titolo integrata all’Europa. Per non parlare dell’adesione all’eurozona che ormai da tempo era ormai cosa fatta. Ma è soprattutto l’Istria, senza dimenticare il Quarnero a tirare un sospiro di sollievo. È la Comunità Nazionale Italiana, uno degli autentici elementi d’unione di queste terre con la Mitteleuropa e l’Occidente europeo, a gioire in primo luogo. Per lunghi decenni la componente italiana dell’Alto Adriatico aveva vissuto il confine sul fiume Dragogna, ma anche quello alle spalle di Fiume, come una barriera anacronistica, che limitava la possibilità di spostarsi agevolmente, specie d’estate quando alla frontiera si formavano code chilometriche. Erano soprattutto i lavoratori e gli studenti transfrontalieri a soffrire, a chiedere vanamente l’apertura di valichi supplementari per il piccolo traffico di confine, convinti che i politici nelle capitali non li stavano a sentire e restavano magari impassibili ai loro disagi. Ma la diplomazia silenziosa, a volte esasperatamente lenta, almeno per il modo di sentire della gente comune, alla fine ha compiuto il miracolo, come già aveva fatto una prima volta nel 2007. Ora tutto dovrebbe cambiare. Gli italiani della Regione istriana e di quella litoraneo-montana si ritroveranno uniti a quello spazio senza frontiere che già esiste tra la Slovenia e l’Italia, che ha dato i suoi frutti, facilitando gli scambi, i momenti d’incontro, contribuendo a rasserenare gli animi laddove il peso della storia si faceva ancora sentire e a gettare le basi per la creazione di un clima autenticamente europeo a cavallo delle frontiere. Se a tutto questo aggiungiamo la presenza del bilinguismo – magari imperfetto o incompiuto da qualche parte – nelle zone d’insediamento storico delle minoranze per le aree di frontiera si schiude una nuova epoca di vicinanza e comprensione reciproca. Le nuove generazioni un giorno forse nemmeno riusciranno a comprendere appieno i disagi di quelle vecchie all’idea di dover attendere per ore pazientemente in fila sotto un sole cocente per approdare in un Paese vicino di cui nella maggior parte dei casi s’intende la lingua e si conosce la cultura che peraltro è parte della stessa civiltà europea e non certamente da oggi né da ieri.

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