ROBE DE MATTEONI Voglia di vita spericolata

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ROBE DE MATTEONI Voglia di vita spericolata
Matjaž Kek. Foto Roni Brmalj

Girando per il mondo virtuale, qualche giorno fa vidi una faccia che mi ha subito scaldato il cuore. Forse è la logica nostalgia dei bei tempi passati, chi lo sa, ma sta di fatto che in quegli anni Vasco Rossi girò quella canzone dell’album che era come un’ode alla gioventù e al desiderio di nuove emozioni, sfide, esperienze e idee ribelli…

Siamo nel 1983, quando il celebre rocker italiano cantava: “Voglio una vita spericolata… una vita maleducata, piena di guai…”. All’epoca, a 21 anni, ancora verde di esperienza, non capisci quello che la vita ti insegnerà nei prossimi 20-30 anni. Appena chiudi il periodo della “spericolata gioventù”, ecco che incomincia la ricerca della pace interiore, di una vita più regolare e confortevole. Capirlo prima o dopo, sta lì la chiave di come lo si vive…

Negli anni Ottanta un grandissimo intenditore della musica aveva i suoi bei anni del (v)enti. Giocava a calcio nel Maribor, poi andò in Austria, allo Spittal e al GAK, per ritornare dopo dieci anni al Maribor. Un bel giro di vent’anni, nei quali fai il mestiere più bello: giochi a calcio e ti pagano profumatamente per farlo. Spensieratezza, un po’ di egoismo perché sei centrato su te stesso e sui tuoi interessi…

Il secondo personaggio di questa storia è più giovane. Negli Ottanta viveva la sua adolescenza e i suoi più bei anni da teenager. Aveva la stessa passione per il calcio del primo personaggio, ma non le stesse potenzialità per giocare da professionista. Così, anche se tredici anni più giovane, intraprese la carriera da tecnico nello stesso periodo. Gli inizi degli anni Duemila…

Matjaž Kek il primo, Javier Cabello il secondo personaggio. Uno sloveno, l’altro spagnolo, due mentalità e diverse visioni del calcio. Domenica, a Rujevica, se la vedranno nel loro primo derby dell’Alto Adriatico come allenatori del Rijeka e dell’Istra 1961.

Per Kek è un ritorno. Nella sua prima epoca al timone del Rijeka ha avuto modo di giocarsela contro i gialloverdi per ben 24 volte. La prima, il 10 maggio 2013, l’ha persa 0-1, dopo di che sono arrivate solo vittorie e qualche pareggio (18-4), con un’altra sconfitta il 14 ottobre 2017. Entrambi gli 0-1 sono stati consumati al Drosina…

Javier Cabello ha avuto tutt’altro tipo di carriera. Lui, che si è diplomato in giornalismo, ha capito subito che la vita spericolata del giornalista è molto diversa da quella dell’allenatore. Forse non tanto per lo stress, quanto per i guadagni. Il mitico tecnico spalatino Tomislav Ivić diceva: “È un lavoro che ti consuma, stressa e stanca, ma si guadagna alla grande”.
Cabello lavorava come direttore sportivo all’Elche, tecnico nelle giovanili del Villarreal e del Valencia, poi fu per quattro anni assistente nella prima squadra del Deportivo Alavés, nonché del Dallas. Grande feeling con Sergio Fernández, capo del settore sportivo dei baschi, che lo manda a Pola a guidare il nuovo e giovane Istra 1961.

Prima della preparazione, intorno al Rijeka cresce l’ottimismo perché Matjaž Kek è una leggenda del club e, nello stesso tempo, una garanzia di serietà e responsabilità. All’Istra regna un’atmosfera diversa. La dirigenza ha venduto i migliori giocatori, ha abbassato il budget della prima squadra, che di fatto è diventata praticamente un’Under 21. La più giovane squadra dell’Istra nella storia, ma anche una delle più giovani squadre della HNL.
Praticamente si prevedeva un Rijeka al vertice e un Istra di nuovo nell’agonia della lotta per la salvezza.

Ma la vita degli allenatori non è mai scontata. Se vogliono un quotidiano pieno di guai, come canta Vasco Rossi nella “Vita spericolata”, non devono nemmeno pensarlo, ancor meno chiederlo.

Kek ha perso la partita a Varaždin e ha criticato vari giocatori. La tifoseria è sulla stessa lunghezza d’onda, però ha già da recriminare sul modo in cui lavora il Kek II. Per non parlare del presidente Mišković, che deve ascoltare di nuovo le lamentele per i fatti mancati del mercato, leggasi poca qualità nuova nello spogliatoio.

Al Drosina, guarda tu, dopo le “ribellioni” della tifoseria, le opinioni negative dei media e i vari pronostici degli opinionisti nazionali, che dicevano che l’Istra avrebbe dovuto essere felice perché in campionato c’è il Rudeš (il che vuol dire che è vicino alla retrocessione), c’è un’euforia da non credere.

Nel giro di tre turni, cominciando il campionato con la sconfitta in casa contro la Lokomotiva, è tutto cambiato. Dalla tesi secondo cui la dirigenza avrebbe dovuto portare almeno 7-8 giocatori di esperienza e rinforzare la rosa, in un mese siamo arrivati ai messaggi sui social: “Non rovinate lo spogliatoio con innesti superflui”.

Il calcio del XXI secolo, l’”opinione pubblica” dell’epoca digitale… altro che vita spericolata.
Domenica, a Rujevica, i locali faranno di tutto per imporsi “alla tradizione Kek” sui polesani. Il Rijeka, a dire il vero, ha avuto anche una difficilissima partita in Europa contro il forte Midtjylland, in casa.

L’Istra? La gioventù di Cabello, con vari teenager e il brillante danese Frederiksen, che con i suoi 25 anni è il “vecchio” della squadra, gioca veramente un bel calcio, propenso all’attacco. Nello stesso tempo, i gialloverdi paiono spericolati e lasciano molti spazi agli avversari.

Kek è una volpe. Se sarà così anche a Rujevica, ne approfitterà. In tal caso, per l’Istra prevedo un “atterraggio” e un ritorno alla realtà.

I giovani portano tanta energia, spensieratezza ed entusiasmo, ma sono tutti fattori di durata limitata se non hanno l’appoggio dei giocatori esperti.

Vediamo allora in campo cosa dice il calcio giocato…

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