ROBE DE MATTEONI Una storia tutta da raccontare

Veduta aerea dell'Aldo Drosina di Pola

Giovedì mattina mi sono recato al Drosina per un bellissimo revival. I ragazzi della casa produttrice Medvid stavano effettuando le riprese per un documentario sulla storia del calcio polese dal 1961 a oggi. Uno dei collaboratori del progetto è Anton Percan. Di professione fa l’architetto e ha dedicato tutta la sua vita lavorativa al cantiere navale Uljanik. Percan è anche uno di coloro che, causa il fallimento dell’ Uljanik, ha trascorso gli ultimi due anni che lo separavano dalla pensione da disoccupato, con tutte le conseguenze del caso. Anton è un grande appassionato del calcio polese. Nel 2010 mi chiese se avessi qualcosa da ridire sulla sua idea di documentare la storia del calcio locale. Gli risposi se per caso fosse scherzando e gli dissi che lo avrei volentieri aiutato a realizzare questo lodevole progetto. Gli assicurai che mi sarei premurato di trovare gli sponsor per la pubblicazione del libro perché così avremmo fatto una bella cosa per Pola. Eravamo ai tempi dell’ormai quasi conclusa ricostruzione del Drosina. Il sindaco era entusiasta del fatto che eravamo riusciti ad “assicurare” la partita Croazia-Repubblica Ceca per l’inaugurazione del nuovo impianto. Il libro “La storia del calcio di Pola” era la ciliegina sulla torta…
La documentazione storica è una delle mie grandi passioni. Era da tanto tempo che avrei voluto scrivere un libro dedicato al calcio polese, ma non ne ho avuto mai il tempo. Percan lo aveva, così è stato realizzato il primo documento credibile sulla storia del calcio, ma allo stesso tempo anche di quella urbana di Pola. Il calcio è una metafora della vita. Raccontando la storia dei club locali, Percan, in qualità di architetto, scrisse anche dello sviluppo della città.
Bene. La storia dei 60 anni del calcio di Pola è veramente complessa. Non si può dire che sono stati sei decenni della società Istra 1961, perché in quell’anno si fusero i due club cittadini, Pula e Uljanik. Nacque così l’Istra, che voleva tra l’altro rappresentare una sinergia locale fra economia, politica e sport, con l’ambizione di costruire un club solido e in grado di arrivare all’allora Seconda Lega. L’argomento della storia di Pola e del suo calcio è comunque un continuo tormento. Negli anni Venti, sotto l’amministrazione Italiana, c’era il Grion, club che militava nel campionato Appenino. Erano i tempi quando Pola sfornava grandi calciatori, come i fratelli Vojak, Ostroman e tanti altri che sono diventati protagonisti in squadre importanti quali Juventus, Milan, Napoli o Lazio. Ecco, era da questo precedente storico che s’iniziò ad affrontare il tema dei problemi finanziari del calcio polese, di più società che sono troppo deboli per ambire alla promozione. Erano gli anni quando iniziò a serpeggiare l’idea delle fusioni, ma anche vari dibattiti sulla necessità che gli imprenditori locali, insieme alle autorità politiche, facessero qualcosa per il bene del calcio locale. E nel 1961 finalmente si materializzava l’unione dei due maggiori club cittadini. Dopo appena un anno il nuovo Istra centrava la storica promozione nell’allora Seconda Lega jugoslava…
Gli attuali proprietari dell’Istra 1961, il gruppo Basconia-Alaves, hanno voluto celebrare i 60 anni della realizzazione di quell’idea, dell’”accordo” di unione di tutte le potenzialità locali per fare il salto di qualità. In questo modo la storia del calcio polese, con ancora molti testimoni viventi, viene raccontata alla tifoseria più giovane. E al contempo si realizza anche un documento che sarà eccome utile per le future generazioni.
Ecco, sono intervenuto pure io. Durante le riprese a momenti mi sembrava di parlare di un club degno della tradizione dei fondatori della… Superlega. Qui sta il bello. Poter parlare del club della tua città e della tua gente ti dà emozioni che non si possono descrivere, anche perché vissute in prima persona. Ho chiuso con gli auguri per i 60 anni della realizzazione dell’idea, facendo un semplice auspicio che il club possa crescere ulteriormente, ma puntualizzando che la cosa più importante è che ci sia sempre l’occasione per i tifosi di gridare dagli spalti “forza Istra”. Nella storia del calcio polese questi auguri sono stati “traditi” varie volte per il semplice fatto che la volontà di unione per il bene del calcio locale, vecchia un secolo, non ha avuto una continuità. Quindi è impossibile parlare di tradizione di un singolo club. Il 1961 era e rimane il punto di riferimento. Dopo 60 anni, mi piace pensarlo, con il gruppo spagnolo Basconia-Alaves la speranza di una base calcistica solida sta diventando realtà. Ecco perché la sconfitta contro il Rijeka, mercoledì sera al Drosina, non fa fatto particolarmente male…

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