ROBE DE MATTEONI Una storia iniziata male e finita ancora peggio

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ROBE DE MATTEONI Una storia iniziata male e finita ancora peggio
Foto Sasa Miljevic/PIXSELL

Come ce lo aspettavamo, così è successo. Sugli spalti del Drosina, per la partita tra Istra 1961 e Hajduk c’erano 8.124 spettatori. Dal “comportamento” del pubblico si potrebbe dedurre che i tifosi ospiti erano circa 3.000-3.500, il che vuol dire che quelli dell’Istra erano tra i 4.500-5.000. Lo considero un gran bel numero per le “dimensioni” del club e di Pola. Come spiego da tempo, l’Istra soggiorna nell’élite calcistica dal 2004, con una pausa di due anni (2007-09) in Seconda Lega. In due decenni non si può diventare per i criteri di Pola un club che porta al Drosina 7-8mila persone. O almeno non ancora. Se un giorno i gialloverdi cresceranno ulteriormente, per esempio assicurandosi un posto in Europa, allora sì che ci sarà il salto decisivo per arrivare a numeri più importanti. A quel punto non ci saranno più polemiche se il settore est del Drosina bisogna lasciarlo a metà a coloro che tifano Hajduk. Non esistono modalità per fermare la vendita di tali biglietti, siccome parliamo di persone residenti in Istria. Quando la tifoseria dell’Istra sarà così numerosa da avere “bisogno” di tutti gli spalti, tranne il settore (sud) ospiti, ecco che da tutte le parti dello stadio si udirà il coro “Forza Istra!”.
Avevo scritto lo scorso venerdì che la partita con l’Hajduk potrebbe essere la conferma della crescita dello status del club gialloverde. Il sold-out di domenica lo dimostra. Il record di presenze, 8.606, registrato due anni fa con lo stesso avversario, non è caduto anche se sono stati venduti 8.700 tagliandi. Infatti almeno un terzo della tribuna sud, quella dei tifosi ospiti, non era al completo.
In campo l’Hajduk ha dominato. Gonzalo Garcia è un validissimo allenatore, che legge bene le partite e sa come prepararle. Perciò ha saputo come comportarsi con l’Istra di Oriol Riera. Ha optato per un pressing alto, ha messo Rebić sulla fascia e maltrattato Kadušić con i raddoppi di Hrgović, ha tagliato i rifornimenti delle ali polesi dal centrocampo e ha messo al centro del attacco l’esterno Šego. Garcia ha allargato il blocco dell’Istra e con i centrali e i mediani si infiltrava facilmente al centro del campo avendo sempre più giocatori rispetto ai locali. Infine, il contachilometri ha segnalato che 6-7 giocatori dell’Hajduk hanno corso fra gli 11 e i 13 chilometri, mentre nessuno dei gialloverdi è andato oltre i 10. Sta qui tutta la differenza tra le due compagini.
Garcia è stato preso di mira dal pubblico, che fino a giugno era “pazzo” di lui. Una storia d’amore, quella che si viveva tra i tifosi e l’uruguaiano, che però è stata bruscamente interrotta dopo la decisione di Garcia di andare all’Hajduk. Nulla di nuovo per come vanno le cose nel mondo del calcio, ma non ci si aspettava che la delusione dei tifosi producesse offese di vario tipo all’indirizzo del tecnico. Intendiamoci, nulla di che, soltanto il tipico folclore che si verifica in tutto il mondo. Però ho capito che a Garcia ha provocato tantissimo dispiacere. Me ne ha parlato prima e poi dopo la conferenza stampa al Drosina. Anche se ha vinto alla grande, confermandosi un bravissimo allenatore, Garcia era esausto e pensieroso. Mentre mi spiegava il suo stato d’animo, la tristezza per tale accoglienza del pubblico che fino a pochi mesi fa stravedeva per lui, ripeteva la sua versione della storia. La nostra conversazione la ritengo un qualcosa di privato, perciò non sarebbe corretto renderla pubblica. Posso solo dire che mi pare che nemmeno Garcia, come anche coloro che gli danno ragione ad aver lasciato per la seconda volta in due anni Pola, non capiscono il vero perché di questa storia andata male e finita ancora peggio. Garcia era per i polesi quel fattore mancante con cui si poteva, finalmente, fare il grande salto di qualità. Gli volevano bene e perciò lo hanno accolto a braccia aperte a gennaio quando è ritornato per la seconda volta. Pensavano che quella prima volta se n’era andato perché stanco di un club non all’altezza delle sue ambizioni. Così lo hanno capito. La seconda esperienza era iniziata alla grande, anche perché l’Istra aveva una squadra forte, il club era in crescita in ogni senso e Garcia si ritrovava con un contratto che un allenatore nella storia di tutto lo sport polese e istriano poteva soltanto sognarselo. Sul più bello ha mancato la qualificazione europea, però la tifoseria scandiva il suo nome a Osijek, quasi un tacito accordo per realizzare il sogno nella prossima stagione. Quando hanno capito tutti che già da settimane l’uruguaiano si prometteva all’Hajduk, è logico che si siano sentiti traditi e presi in giro. Forse Garcia non lo intendeva così, però poteva pensarci. Magari dire al club che se ne andrà. Continuare a spiegare le sue ragioni dimostra che non si sente a suo agio con i fatti.
Adesso non ha più importanza. La storia fra Pola e Garcia è finita male e non si può più rimediare. Poi, il tecnico farà strada nel suo lavoro, ma i vecchi sentieri non si percorreranno più. La tifoseria dell’Istra gli ha mostrato tutta la sua delusione e la vicenda appartiene alla storia. Il futuro prossimo è l’Istra di Riera, che dopo tre partite positive ha perso. Ci sono interrogativi sulla prestazione della squadra e sulle scelte tattiche. Le prossime partite, con la Lokomotiva a Zagabria e poi in casa con il Vukovar, saranno importanti per capire dove va questo Istra di Riera.

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