ROBE DE MATTEONI Una brutta piega

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ROBE DE MATTEONI Una brutta piega
Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

Ci si aspettava un altro scenario. Il neopromosso Varaždin ha espugnato il Drosina. Meritatamente, per quanto visto in campo. Anche se bisogna dire due cose importanti. La prima che l’Istra 1961 è ancora un cantiere aperto, mentre la matricola dello Zagorje ha cambiato poco rispetto all’ultima stagione. Ciò significa che Gonzalo Garcia è stato costretto
a improvvisare. Il pubblico polese si è comunque dimostrato comprensivo nei confronti della propria squadra per il brutto gioco espresso, consapevoli del fatto che è un momento piuttosto delicato. I Demoni si sono fatti sentire fino al triplice fischio. Sulla spinta dei 1.300 presenti sugli spalti – numeri di tutto rispetto per questo tipo di partita – i gialloverdi sono
passati in vantaggio, salvo poi venire subito ripresi dopo un’amnesia difensiva. La seconda cosa importante è che anche in questo match il risultato era in bilico e i locali avrebbero potuto salvare un punto (e toglierne due al Varaždin). Ma così non è stato perché a metterci lo zampino ci ha pensato l’arbitro Fran Jović. Colui che varie volte aveva già fatto dei torti ai
polesi. Stavolta però è stato ancora più subdolo. All’83’ ha fischiato un rigore per gli ospiti. Dalla tribuna il fallo del portiere Majkić su Posavec sembrava evidente, ma il direttore di gara è stato richiamato per rivedere l’episodio dal VAR. Peccato però che Jović abbia dato soltanto una rapida occhiata al monitor, visionando una sola sequenza delle tre possibili da altrettanti
angoli, confermando la sua decisione. In quel momento l’Istra ha perso la partita… Rivedendo le immagini al termine della partita ho capito subito perché la VAR Room lo abbia richiamato: non solo Majkić non commette fallo, ma è proprio Posavec che cerca il contatto con la gamba per poi crollare a terra. Una simulazione bella e buona che andava punita con
l’ammonizione. Al di là dei meriti del Varaždin e dei demeriti dell’Istra, fatto sta che proseguono i torti arbitrali verso la squadra di Garcia. E quello di Jović non è certamente il
primo (e temo nemmeno l’ultimo). La scorsa stagione è stato capace di far ripetere per ben due volte un rigore al Rijeka proprio nel derby con i polesi. Peraltro giustamente, ma c’è da chiedersi perché non abbia applicato lo stesso metro di giudizio in altre occasioni. Perché lui, ma anche altri suoi colleghi, hanno quest’atteggiamento nei confronti dell’Istra? O meglio, perché gli arbitri croati non rispettano le regole? In tutte le occasioni e con tutte le squadre?
Per l’Istra non è certamente un buon segnale. La strada che porta alla salvezza passa proprio dagli scontri diretti con squadre come il Varaždin. Se si ripetono di continuo simili episodi, allora sarà difficile salvare la pelle. Naturalmente è giusto parlare di problemi tecnici, di una squadra in cui manca qualità, ma ciò non ha nulla a che vedere con il comportamento
arbitrale, e quindi degli organi federali, verso l’Istra. Stasera i polesi faranno visita alla Dinamo.
Una partita dall’esito scontato. Nei 29 precedenti giocati al Maksimir, l’Istra ha strappato solamente 4 pareggi e incassato 25 sconfitte. Mai vinto con gli zagabresi in trasferta e con ogni probabilità non accadrà nemmeno oggi. Però sarà molto importante capire se da parte della squadra ci sarà una reazione dopo le due sconfitte contro Hajduk e Varaždin. Con
l’arrivo di nuovi giocatori come Bakrar, Kadušić, Caseres, Mumba, Erceg, nonché con il rientro degli infortunati Lisica, Rovis, Knežević e Laus, sicuramente il tasso qualitativo è destinato ad alzarsi. Ma ci vuole tempo perché la rosa è stata profondamente rinnovata. Ora però
bisogna tirare fuori il carattere perché è soltanto combattendo che si possono superare i momenti difficili. Per adesso la stagione ha preso una brutta piega. Bisognerà attendere la fine di agosto e del mercato per avere un’idea più chiara su che tipo di campionato aspetta l’Istra. Forse il più complicato della gestione basca…

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