Alla fine degli Anni Settanta ero un fiero membro della scuola giovanile dell’Istra. Erano tempi quando il calcio era tutta un’altra storia rispetto a oggi, con più romanticismo, amore per il pallone, meno ossessione per il denaro e la notorietà/esposizione mediatica. Intendiamoci, non è che non eravamo ambiziosi, che non sognavamo in una carriera da professionisti e giocare nella massima divisione jugoslava. Però, siccome per noi a Pola in particolare e in Istria in generale il massimo delle aspirazioni era arrivare in seconda divisione e possibilmente venire notati dal Rijeka, che dal 1974 faceva parte dell’élite calcistica federale, un po’ tutti noi eravamo molto reali. Era difficile varcare la soglia del professionismo, solo i più bravi come Cukon, Poldrugovac, Kozić, Korać, Bubić e poi ancora Radmanović, Scoria, Kurtović, Omerhodžić, Pamić sono risciti a fare un salto di qualitć. Però parliamo di un periodo di 40 anni, quindi non è che siano tanti…
All’epoca per noi delle giovanili dell’Istra, che non avevamo concorrenza in Penisola, la madre di tutte le battaglie era quella contro il Rijeka. Loro dominavano nella propria “lega” e partivano sempre favoriti nello spareggio per andare alla finale del Campionato croato. La mia generazione era riuscita due volte in dieci anni a passare questo ostacolo, poi nella fase finale eravamo troppo inferiori alle fortissime Dinamo, Hajduk e Osijek.
Ma l’appuntamento più sentito e gradito, molto importante per tutte le generazioni, era il torneo Riviera del Quarnero. Sempre in programma a fine stagione, in giugno, rappresentava la prova del nove per capire di che pasta era fatta la generazione. Il famoso torneo, organizzato dal Rijeka, per noi era il massimo. Pola era una delle città che ospitava un girone e anche da raccattapalle (sempre i pulcini della scuola giovanile dell’Istra) ero eccitato dall’idea che un giorno avrei fatto parte anch’io del torneo. Dietro le porte del
Comunale correvo a prendere la palla pure per Giovanni Galli, che al torneo era arrivato con la Fiorentina. L’Istra di Ivan Bezjak superò la giovane Viola e ricordo che Galli se la prese di brutto anche con noi che nel finale ritardavamo a far ritornare la palla in campo…
Il torneo era per noi di Pola la tappa più importante. Avversari forti quali Hajduk, Dinamo, Juventus, Fiorentina, Giappone, Iraq, Crvena zvezda Sarajevo e altri rappresentavano un trampolino di lancio per meritarsi l’inserimento nella squadra seniores dell’Istra. Per la mia generazione ci è voluto proprio quel torneo, edizione 1980, per far capire alla dirigenza che avevamo potenzialità.
Nel gruppo c’era la nazionale dell’Iraq, una squadra polacca e la Crvena zvezda. Vincemmo le prime due partite e nella terza ci aspettava la fortissima squdra belgradese, con i vari Stojanović, Komadina, Stošić, i fratelli Boško e Milko Djurovski, Krkić… Un’esperienza indimenticabile, sugli spalti tremila spettatori, tanta attenzione mediatica e avversari noti nel campionato jugoslavo. Eravamo già un pochino stanchi dopo due partite in tre giorni. Ricordo che i crampi, anche per motivi psicologici prima della partita, li sentivamo già camminando in centro città. Ci sentivamo importanti, la gente diceva “sono i ragazzi del Istra”, perché indossavamo le tute del club…
Ce la giocammo alla grande. Nel primo tempo loro in vantaggio con Milko Djurovski e noi che quasi subito pareggiamo e… pressiamo l’avversario. Nel finale del primo tempo un netto rigore a nostro favore non venne giudicato tale dall’arbitro, che era di Pola… Lì svanì il grande sogno. Nel secondo tempo la Zvezda dominò in campo, erano fisicamente di un altro pianeta per noi. Krkić, che poi andò all Barcellona (come poi suo figlio…), faceva quello che voleva: dribbling, scatti veloci, traversoni al bacio. Milko Djurovski, se non sbaglio, segno una tripletta…
Alla fine eravamo esausti, ma orgogliosi dell’applauso del pubblico e dai complimenti ricevuti dagli avversari, che poi faranno grandi e importanti carriere. E noi? In sette siamo passati alla prima squadra, incominciando anche il campionato a fine agosto. Poi, chi aveva scelto di proseguire con gli studi dovette andare all’obbligatorio servizio di leva. Un anno perso, che per molti di noi significò la fine dei sogni, o meglio dire intendere la realtà. Giocavamo dopo ancora nell’Istra, ma nelle leghe regionali, il che ci condannò alle qualificazioni per la promozione in Seconda Lega. Non eravamo all’altezza…
La scorsa settimana, guardando la partita tra Istra 1961 e Lokomotiva, pensavo come i giovani di oggi hanno anche a Pola la grande possibilità di fare carriera. Raul Kumar 17 anni, Dukan Ahmeti 18, Nik Škafar-Žužić 16, Dominik Celija 19, senza menzionare gli stranieri delle giovanili, hanno avuto a disposizione molte occasioni con le giovanili per dimostrare il loro talento. Giocano la Prima Lega di categoria, fano parte delle nazionali, hanno a disposizione campi di allenamento, tecnici qualificati e tutte le attrezzature tecniche. Hanno cioè tutto quello che mancava alle generazioni prima del Indipendenza della Croazia e anche nei primi vent’anni di questa. La mia generazione? Due partite importanti e due occasioni uniche per dimostrare la potenzialità. Oggi i giovani hanno praticamente ogni settimana per dimostrare il proprio valore.
Voglio dire che da quando si è rafforzata la scuola calcio, con tanto di investimenti della proprietà basca, l’Istra ha cominciato a sfornare talenti per la prima squadra, ma anche per importanti trasferimenti in altri importanti club. Basti dire che Mateo Lisica, Mauro Perković e Rocco Žiković da allievo, hanno portato sei milioni di euro nelle casse della società, con annesi vari bonus che faranno crescere gli introiti. Come dire, più o meno a pari condizioni di lavoro, è stato finalmente sfatatu il tabà che i giovani in Istria non sono interessati al calcio, al lavoro e al sacrificio e che non hanno talento. A me sembra che sia esattamente il contrario.
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