ROBE DE MATTEONI Quando l’atmosfera è giusta

Luka Modrić e Zlatko Dalić

Era un venerdì e allo stadio di Rujevica contarono 7.578 biglietti venduti. Per il piccolo impianto di Fiume era da ritenersi il tutto esaurito. Da quando giocavo a pallone, ma soprattutto approfondendo il concetto con i giocatori croati sparsi nei club più titolati d’Europa, ho capito che l’atmosfera allo stadio non dipende dal numero di spettatori presenti sulle tribune. La cosa più importante è quella sensazione del “pienone” e l’incitamento della tifoseria che si sente in campo… A Rujevica, come del resto succedeva regolarmente allo stadio di Cantrida, circa 8mila spettatori testimoniano proprio quell’atmosfera che piace ai giocatori.
Poi, a Rujevica l’ambiente è “all’inglese”, non c’è la pista d’atletica, tutto è più intimo, tifosi e giocatori sono a stretto contatto.
La Croazia di Ante Čačić balbettava nelle qualificazioni per il Mondiale 2018. Era assolutamente necessario vincere contro la Finlandia, squadra di quarta fascia. Mario Mandžukić trovò il gol del vantaggio al 57’, ma era una partita troppo sofferta e il vantaggio non offriva nessuna garanzia. Gli ospiti scandinavi giocavano meglio, sembravano la… Croazia e la Croazia la… Finlandia. E infatti al novantesimo Soir siglava l’1-1. Al termine della partita, non erano passati 5 minuti, mi chiamò uno dei membri dell’Esecutivo della Federazione dicendomi: “È fatta, si cambia il selezionatore. Šuker ha già contattato Robert Jarni”.
Il mio era un informatore affidabile. La Croazia era con un piede fuori dalla rassegna iridata. L’unica cosa che rimaneva da fare era quella di andare in Ucraina e vincere la partita per assicurarsi i play-off. A dieci minuti dalla fine mi ritrovai con i seguenti pensieri: la nazionale gioca male, non c’è compattezza, manca un punto di riferimento tecnico.
Robert Jarni è un amico dai tempi di Francia ‘98. Era stato anche l’allenatore dell’Istra 1961. Siccome è un amico gli dissi che non mi aveva impressionato sulla panchina polese. Esonerato dopo qualche mese, mi confessò che avrebbe cambiato molte cose in caso di una seconda chance. Che non era arrivata, il che la dice lunga sulla considerazione che gode negli ambienti calcistici. Uno che ha vissuto una grande carriera da giocatore, e Jarni è sicuramente uno di questi avendo militato anche alla Juve e al Real Madrid, non deve per forza di cose diventare un grande allenatore. Perciò l’ipotesi di Jarni traghettatore in nazionale non mi pareva una buona idea.
Nelle ore successive allo shock di Rujevica mi chiamò uno dei giocatori più importanti della nazionale. Erano le 2 del mattino, il sonno ai giocatori dopo le partite notturne non arriva prima dell’alba. Vogliono parlare, allentare lo stress… E mi disse che Jarni non intendeva prendersi la responsabilità in questo momento cruciale. Poi lo scoop… “Mi è stato riferito dai membri della Federazione che arriva Zlatko Dalić”.
Dalić? Non mi pareva logico, ma in quella situazione poco… logica era forse la scelta migliore. È un tecnico sufficientemente anonimo, la nazionale è quasi fuori dal Mondiale, chissà che il destino questa volta… Sappiamo tutti bene come andò a finire. La Croazia vinse in Ucraina ed eliminò la Grecia nello spareggio. Benvenuti in Russia. E non solo, con Dalić la Croazia spiccò il volo, con tutte le fortune di questo mondo che le generazioni precedenti non avevano avuto, arrivando in finale. Dalić e i “Vatreni 2018” per l’eternità.
A tre anni e mezzo di distanza dalla Finlandia a Rujevica arriva Cipro. Tre giorni dopo la batosta di Lubiana, dove il vecchio volpone Kek ha incastrato Dalić come se fosse un novellino. Siamo al revival. Dalić come Čačić è in bilico. Forse non per la Federazione, bensì della critica, tra i tifosi e, infine, la cosa più delicata, fra i giocatori. La Croazia nel dopo Russia gioca costantemente male, perde tante partite, e non si vede l’uscita da questo tunnel. A tre mesi dall’Europeo, dopo l’ennesima sconfitta, tutto si è terribilmente complicato.
Sabato a Rujevica contro Cipro, poi tre giorni dopo contro Malta, Dalić si gioca la fiducia dei giocatori. Per uno che ha conquistato l’argento ai Mondiali e già un brutto segno. Un’eventuale perdita di punti contro gli outsider del girone farebbe esplodere il caso all’HNS, dove tutti si stanno preparando per le elezioni di fine anno. Facile capire che la posizione del tecnico, se i risultati saranno negativi, diventerebbe il punto debole della presidenza attuale.
È un po’ il cerchio della vita. Le “disgrazie” di Ante Čačić hanno lanciato Zlatko Dalić. Rujevica potrebbe diventare un nuovo capolinea, ma allo stesso tempo anche un nuovo inizio. Pure per Dalić che, però, dovrebbe cambiare il modo di guidare la nazionale. Può farlo dopo quasi tre anni dal Mondiale? Vedremo già sabato…

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